Acciaio Italiano 2012: Live Report

La terra trema, cade la pioggia, ma i fan dell’heavy metal di casa nostra se ne fregano e accorrono a omaggiare con la loro presenza la seconda edizione di Acciaio Italiano. In una delle domeniche più cupe dell’anno, e non solo per il brutto tempo, il festival si svolge senza quasi nessun intoppo (a parte un amplificatore degli Skanners che non ne vuole sapere di funzionare e ritarda l’inizio del loro concerto), a beneficio di chi decide che è meglio stare in compagnia per vincere la paura. Come accaduto per l’edizione 2011, anche questa volta si può parlare di un bilancio positivo, sia per quanto riguarda la partecipazione di pubblico (ed è un bene vedere spuntare diversi giovani e giovanissimi vicino alle teste spietatamente ingrigite) che per quanto riguarda la qualità dei gruppi che si sono esibiti. È importante che si portino avanti iniziative di questo genere, dove la musica suonata e ascoltata col cuore vale più di tanti proclami e di tanta retorica.

l viaggio verso Marmirolo, dove nella zona coperta si tiene il festival, ci fa perdere le esibizioni dei primi due gruppi, ovvero i Fallen Fucking Angels  e i Graal. I Morgana però, guidati dalla grinta e dalla voce scintillante di Roberta Delaude, unica e indiscussa protagonista sul palco sonno una realtà da apprezzare in ogni suo aspetto. La cover di “Bang Bang”, tratta dall’ultimo album della band, l’alternanza fra brani recenti (“Golden Hours”, “How Do You Feel”) e meno recenti (“Lady Winter”, “Show Me The Way”), compongono un mosaico elaborato e originale. Un gradito ritorno per chi conosce bene i gruppi dell’epoca, e una piacevole scoperta per le nuove generazioni.

L’arrivo dei Ciododici  potrebbe destare un po’ di stupore dato il genere proposto, ma la presenza sul palco di Manuel Merigo dei compianti In.Si.Dia, che nella seconda parte dell’esibizione si arricchirà di  altre presenze della stessa band, dà subito un senso alla cosa. L’occasione per l’ascolto di questo connubio fra thrash metal e crossover, con aggiunta di cantato in italiano, è la ristampa da parte di Jolly Roger Records dei due storici album degli In.Si.Dia, e l’accoglienza tributata a tutti è calorosa in un modo quasi sorprendente.

Tenebre, demoni, candelabri neri sul palco, maschere e luci basse. Si cambia drasticamente atmosfera con l’arrivo de L’Impero delle Ombre, altra punta di diamante della scuderia Jolly Roger, che con il suo cantato in italiano porta alta la bandiera di casa nostra e sa farsi apprezzare da subito.  Si sfocia in sonorità che si rifanno ai film horror e all’esoterismo, ma niente paura, il calore e lo stretto contatto fra la band e il pubblico sono da sigillo a un’alleanza che non può che portare frutti positivi. Capeggiati dalla voce potente e sempre adeguata di Giovanni Cardellino, il gruppo conquista un apprezzamento immediato da parte di tutti.

I Danger Zone anticipano il loro show per agevolare i TIR, che arrivano da Roma e sono ancora per strada. È più o meno ora di cena, ma i bolognesi, che entro la fine dell’anno dovrebbero pubblicare il tanto atteso successore di “Victims Of Time”, non temono certo cose di questo tipo. A partire dalla cover di “Children Of The Revolution”, attraversando la storia della band con  brani come “Let Me Rock” e “Line Of Fire”, il quintetto non sbaglia un colpo. Notevole in particolare l’esecuzione di “Love Still Finds A Way”, rielaborazione di un vecchio demo della band, riproposto e rielaborato come anticipazione del prossimo album. Se fino ad ora il livello dei gruppi che si sono esibiti era già alto, con i Danger Zone si alza ulteriormente.

Dopo uno show del genere, il compito dei TIR appare decisamente ingrato. Invece, anche per i romani il bilancio è decisamente positivo, rappresentazione di una vecchia guardia che percorre lunghe distanze pur di portare il proprio nome ovunque. Anche in questo caso è da evidenziare lo strettissimo contatto con il pubblico, mentre sul palco si svolge un’associazione fra componenti originali e nuove entrate che lascia intravedere spiragli positivi anche per il futuro.

Si chiude con gli Skanners, che nonostante arrivino dritti dalla Germania, dove si sono esibiti la sera prima, o forse proprio per dimostrare che il pubblico italiano è più caloroso di quello tedesco, infiammano gli animi nel migliore dei modi. Sembra che l’attesa per sistemare il guasto tecnico contribuisca a dare più energia a tutti piuttosto che toglierne, e quando si parte con l’accoppiata iniziale composta da “Welcome To Hell” e “We Rock The Nations” il consenso è davvero unanime. Un’altra grande prova per la band di Bolzano, che porta avanti con ostinazione il proprio progetto e sta raccogliendo consensi sia in Italia che all’estero. Si torna a casa soddisfatti, un po’ meno tristi e un po’ meno impauriti, e ci rivediamo il prossimo anno.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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