Orphaned Land: Yossi Sa’aron – Intervista a Yossi

Dopo l’ottima esibizione offerta sul palco del Transilvania incontriamo Yossi, chitarrista della band e vero eroe della serata. Il suo atteggiamento sul palco ha infatti conquistato tutti i presenti: un entusiasmo da bimbo al parco giochi, sorriso stampato per tutto il concerto, dava proprio l’idea di una persona che si diverte, e che apprezza moltissimo le reazioni del pubblico, rispondendo ad ogni cenno e stabilendo un contatto molto più profondo di quanto accada solitamente.

Vederti suonare dal vivo è un piacere. Sei sempre sorridente e felice!. Come fai?

“Grazie! Una persona dovrebbe essere sé stessa, non fare pose quando è su un palco. Semplicemente sono me stesso, sempre. Quello che suono mi viene dal cuore, nella vita reale sono una persona felice quindi su un palco non faccio finta di essere un tipo oscuro, faccio la mia musica che è metal e che mi esce dal cuore, non è black metal, quindi mi comporto naturalmente.”

È sempre stato così o in passato, ad esempio nel periodo di Sahara, era diverso?

“Al tempo di Sahara era tutto più duro, più rigido, poi fa parte del processo di maturazione di una persona lasciar stare le pose anche perché sono 14 anni che suoniamo assieme, è passato tanto tempo, abbiamo fatto tanta strada e siamo cresciuti.”

Per te la musica sono solo note o è qualcos’altro?

“La musica per me è il sapore della vita. Quando suono ci metto tutto me stesso, Orphaned Land per me è il ‘lavoro della vita’. Faccio tante cose, studio, lavoro, ma la musica è la mia priorità. Mi accompagna da sempre, è come un viaggio, continuo a suonare e a comporre ovunque questo mi porterà. Non sono sicuro di cosa comporrò o suonerò nel futuro, ma sono sicuro che continuerò a farlo. Posso dire che il metal continua ad essere il genere che mi tocca più nel profondo; suono un sacco di cose diverse, rock, blues, jazz, tanta chitarra classica utilizzando le dita. Ma nulla mi da le sensazioni di un accordo distorto. Puoi suonare un sacco di cose (e mima con le dita accordi complicati e assoli) ma quando faccio un ‘braaaaaang’ (mimando un accordo), diamine, sono soddisfattissimo. Questo è il fascino del metal, faccio un ‘braaaaaaang’ e mi sento bene.”

Cosa puoi dirci sul nuovo album?

“Ho finito di scrivere tutto il nuovo materiale, inizieremo presto a lavorarci con tutto il gruppo. Entro la prossima estete probabilmente avremo il nuovo disco.”

Sarà un concept?

“Non ne ho idea, di quello si occupa Kobi, io mi occupo solo della musica. È possibile che si tratterà di un concept, ma non so niente di preciso. Anche perché il concept di Mabool è cresciuto ed è maturato in diversi anni… è stato cotto a fuoco lento! Per quanto riguarda l’apetto musicale, come sempre ci saranno molte parte melodiche e della tradizione mediorientale combinate con diversi stili di metal, power, progressive, death, parti acustiche e parti più pesanti… rappresenterà tutte le diverse sfaccettature del metal.”

Qual è il vostro modo di comporre?

“Normalmente scrivo la musica, poi la spiego e la suono con Matti (altra chitarra), poi la facciamo sentire al gruppo, Kobi lavora sui testi e infine la arrangiamo con tutto il gruppo. Ognuno porta le sue idee aggiungendole o tagliando e alla fine abbiamo i brani pronti.

Tutte le nostre canzoni nascono quindi dalla chitarra elettrica, persino le parti acustiche o le parti più orchestrali.”

Nel vostra musica si nota la ferma volontà di unire aspetti molto lontani tra di loro, musica occidentale, musica mediorientale, strumenti elettrici, acustici e diverse forme di metal. Allo stesso modo la musica può unire anche le persone?

“Assolutamente. La musica è un linguaggio musicale, ci sono tante lingue che non parlo, ma se suonassi assieme a un austriaco o a un vietnamita, di cui ignoro le rispettive lingue, mi divertirei e rideremmo felici tutti e tre e ci capiremmo. Perché tutti possono capirla e questo è il bello della musica per me. Questo messaggio universale è anche importante per creare la pace, noi siamo ebrei ma suoniamo anche in paesi musulmani e continuiamo ad unire persone.”

Anche fan palestinesi?

“Si, ne abbiamo qualcuno, non tantissimi, ma spesso vengono ai nostri spettacoli. Abbiamo fan in Siria, Libano, Egitto, Libano, Giordania che ogni tanto riescono a venire a vederci. “

Come vi ha cambiato la vita Mabool? Ora è ‘sesso droga e rock’n’roll?

“Tutto quello che si dice sulla vita ‘on the road’ è vero. È sesso droga e rock’n’roll. Il problema degli Orphaned Land è che per noi è principalmente ‘rock’n’roll’ con un po’ di ‘sex’. Niente droghe, non è permesso. Io non ne uso e non le permetto nel gruppo. Se qualcuno le toccasse lo manderemmo via.”

Ora parli come un padre (ndr: la seconda figlia di Yossi è nata poche settimane fa)!

“No, no! Sono serio! È importante siamo qui per suonare, non per rovinarci la vita! Il Rock’n’roll la cosa più importante. Quanto a Mabool, è uscito dopo un lungo periodo di silenzio, e ora sentiamo tantissima energia, il nostro nome è ‘caldo’, abbiamo suonato per decine di migliaia di persone in 30 diversi paesi del mondo, abbiamo suonato in festival e in piccoli club, per poche e per tante persone e va benissimo così.”

Hai un lavoro impegnativo e suoni, riesci a conciliare i tuoi impegni?

“Siamo 3-4 mesi dell’anno in tour e ho un chitarrista sostituto che suona al mio posto quando ho problemi con il lavoro. Lavoro, studio, suono, ho la mia famiglia, le prove con il gruppo e tutto il resto. Devo bilanciare tutto e organizzarmi al meglio a seconda delle priorità del momento. Ad esempio fra poco dovrò sostenere un esame per un master. Ora sto studiando legge, ho un master in informatica e uno in economia. Per fortuna ho solo trent’anni e quindi ho tempo! Ahahah Posso assicurarvi di una cosa, con il rock non si fanno molti soldi, devi avere un lavoro normale per andare avanti. Per questo anche il merchandising diventa molto importante, vendere le magliette e i propri album direttamente è una maniera di finanziare un minimo l’attività live. Venire da Israele è molto costoso, i gruppi europei possono affittare un pullman e guidare, noi dobbiamo spostarci in aereo con tutta l’attrezzatura.”

Per il futuro

“Posso dire ‘grazie’ a tutti è stato un fantastico spettacolo grazie a voi, abbiamo passato dei bei momenti con gli italiani. ‘Allora’ cos’altro posso dire… dico ‘ciao’, dico che ci rivedremo nel 2006. Il vostro paese è ‘fisso’, si dice così per dire che è una tappa obbligata? Ah! Ieri per la data in veneto mi hanno fatto bere un sacco di Spritz, mi è piaciuto tantissimo! Fate bevande ottime! Ahahahahh”

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login