RPWL: Intervista a Yogi Lang

Ci troviamo a parlare con Yogi Lang, cantante della prog rock band tedesca RPWL, autrice di un ottimo album, ‘Stock’, che farà sicuramente parlare di se in futuro. Allora Yogi, pur avendo pubblicato già tre album è solo con ‘Stock’ che avete raggiunto il successo. Dunque presenta la tua band a coloro che ancora non vi conoscono. “Il nostro gruppo si è formato nel 1997 quando facemmo alcune jam sessions insieme per suonare pezzi dei Pink Floyd. La maggior parte di noi già si conosceva, perché proveniva da un altro progetto formatosi attorno al 1991. Dopo averci visto una casa discografica ci ha proposto un contratto, purché ci mettessimo a lavorare su qualcosa di nostro. Così venne alla luce il nostro primo lavoro, “God Has Failed” e, successivamente “TRYING TO KISS THE SUN”, il nostro secondo full-length. Il tutto è diventato per noi molto speciale, e visto che molto materiale non era stato pubblicato su questi due album abbiamo deciso di pubblicare “Stock”, che include materiale inedito.”

Per quanto riguarda la musica di ‘Stock’ io vi definirei una tipica prog rock band con riferimenti a gruppi come Pink Floyd, Porcupine Tree ma anche ai vostri connazionali Alias Eye, con i quali condividete un particolare approccio vocale e chitarristico. Cosa ne pensi? “Sì, conosco gli Alias Eye, che sono nostri compatrioti. Ma, ti dirò, quando si compone musica, almeno nel nostro caso non pensiamo a chi vogliamo assomigliare. Prendi, ad esempio, un album come “Stock”. Non è di certo facile catalogarlo o dire a quale gruppo assomigliamo in quel disco, in quanto ogni brano è molto diverso dall’altro, è un mix di molti stili essendo una compilation. Ciò che cerchiamo di fare è dare libero sfogo alla nostra creatività in ogni canzone che scriviamo, cercando comunque di mantenere un qualche elemento nelle canzoni che possa far dire all’ascoltatore: “Questo è un pezzo dei RPWL”! Quando, per esempio, abbiamo ascoltato la versione finale di “Stock”, quella che hai sentito anche tu, ci siamo detti: “Wow, suona proprio come un album!” in quanto c’è comunque la nostra impronta dietro ogni pezzo, anche se sono stati scritti a diversi anni di distanza.”

Devo comunque farvi i complimenti perché trovo ‘Stock’ uno degli album più interessanti dell’ultimo periodo.. “Oh, ti ringrazio molto!! Il nostro intento iniziale era proprio rendere l’album quanto più interessante possibile. Del resto avevamo così tante belle canzoni non stampate che sarebbe stato davvero un peccato non pubblicarle. Credo che il fascino di Stock stia proprio nella diversità dei brani, ed è ciò che lo rende interessante.”

Ho apprezzato particolarmente la canzone “The Way It Is”, che mi puoi dire al riguardo? “La canzone che mi hai citato, The Way It Is è, ad esempio, una canzone d’amore, anche se non è la tipica canzone d’amore. Doveva essere pubblicata su “God Has Failed”, ma, per quanto ci piacesse, la canzone ci sembrava inadatta per le atmosfere di quell’album, ed ecco quindi che l’abbiamo pubblicata su “Stock”. Concordo con te.. è anche tra le mie preferite!”

Cosa mi puoi dire sui testi e sulle emozioni e messaggi che intendete trasmettere? Credo che la vostra musica possa essere definita “ emozionale” proprio perché è in grado di dare emozioni diverse e molto forti… “Si certo ma dipende molto anche dal disco. In “God Has Failed” i testi erano molto incentrati sul senso della vita. Credo che un po’ tutti, quando qualcosa che non vogliamo accade, ci siamo detti che “God Has Failed”, e le mie riflessioni, le mie emozioni a riguardo, in particolare per quanto accadutomi personalmente a mio padre, sono raccolte in quell’album. Posso lasciarti immaginare che in “Stock” vi sia un mix di emozioni diverse, quindi in definitiva non è importantissimo quale sia l’emozione che trasmettiamo, bensì è importante il fatto di trasmettere qualche emozione, ed è anche bello che sia l’ ascoltatore a formularsi un proprio pensiero su una canzone. Per noi la cosa più importante è che tu possa immergerti nella nostra musica, ed è una sensazione che speriamo di trasmettere anche nel DVD di prossima uscita.”

Il disco si apre con una cover del grande genio assoluto, Syd Barrett. Che mi puoi dire al riguardo? “Uhm.. domanda interessante! Ti dirò, lo split coi Pink Floyd mi è sempre dispiaciuto molto. Certo, se lui fosse rimasto con loro il gruppo avrebbe preso una piega diversa, magari non raggiungendo il successo che poi hanno ottenuto, ma io trovo che il suo modo di suonare e di concepire la musica sia uno dei modi più innovativi e geniali che si siano mai intrapresi. Il suo modo di fare assoli, ad esempio, era allo stesso tempo divertente ed estremamente nuovo. “The Madcap Laughs” ad esempio è un lavoro brillante, quasi un demotape, ed è divertente il modo con cui l’ha registrato, il fatto ad esempio di lasciare delle canzoni in sospeso. In definitiva, un genio.”

Che pensate di fare prossimamente? (ride, ndr) “Abbiamo già fatto un tour promozionale per “Try to Kiss the Sun”, e la pubblicazione di “Stock” ci darà senz’ altro la possibilità di girare ancora un po’ per l’Europa. Non credo verremo in Italia, almeno non durante questo tour. Non abbiamo progetti per il futuro, per adesso c’è il tour. Dopo vedremo di metterci al lavoro per un nuovo disco.”

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