Xandria: “Forsaken Love” – Intervista a Steven Wussow

I tedeschi Xandria sono quasi riusciti a portare a termine l’ambizioso progetto di pubblicare tre album in tre anni e, dopo l’EP “Fire & Ashes” del 2015, tornano alla ribalta con il full length “Theater Of Dimensions”, disco ambizioso che segna un piccolo passo avanti nell’evoluzione del sound della band.
Ne abbiamo parlato con il bassista Steven Wussow, ancora convalescente dopo una brutta influenza presa sul lavoro durante le registrazioni del video di “Call Of Destiny”, girato nelle fredde lande berlinesi.

Ciao Steven, innanzitutto benvenuto su Metallus.it e grazie per il tuo tempo. Parliamo del nuovo album degli Xandria, “Theater Of Dimensions”; cosa puoi dirci di questo disco?

Ciao e grazie a te! “Theater Of Dimensions” è il passo successivo che abbiamo fatto da “Sacrificium” e che avevamo introdotto in “Fire & Ashes”, in cui avevamo inserito tre nuovi brani che già andavano nella direzione del nuovo album. Questo disco è l’evoluzione naturale degli Xandria e spero che i fan lo apprezzeranno.

Si tratta del tuo secondo disco con gli Xandria. Come si è sviluppato il processo di registrazione?

Il processo di registrazione non è stato molto diverso da quello per gli album precedenti. Di solito, Marco mette insieme le idee iniziali, ne parla con il nostro produttore e insieme lavorano alle prime demo. Poi subentra Dianne, che si occupa delle parti vocali. A questo punto, ci vengono restituite le demo e il resto della band lavora ai propri arrangiamenti e alla parte ritmica, per poi spostarci tutti quanti in studio per la registrazione. E’ un processo collettivo e, anche se la parte creativa principale arriva da Marco, alla fine si tratta di un lavoro di team.

Sei entrato a far parte degli Xandria nel 2013, insieme a Dianne, la vostra vocalist. Nel corso degli anni, la band ha attraversato una serie di cambiamenti di lineup, tra cui alcuni molto importanti perché relativi alla voce, uno degli elementi distintivi di un gruppo. Pensi che questi cambiamenti abbiano influenzato la registrazione dei vostri ultimi due dischi?

Credo che la storia della band possa essere divisa in due parti: la prima comprende tutto ciò che ha a che fare con Lisa [Lisa Middelhauve, ndr] e poi una seconda fase quando Manu [Manuela Kraller, ndr] si è unita alla band. In ogni caso, i cambiamenti non sono stati così traumatici, anche se a volte i media tendono ad esagerare la portata degli avvicendamenti nella sezione vocale. Anche se il cambio della voce è certamente importante, alla fine è Marco che si occupa del songwriting. Per questo direi che lo stile è sempre quello degli Xandria, non ci sono molte differenze tra il sound di “Sacrificium”, che era stato scritto per Manu, e “Theater Of Dimensions” o “Fire & Ashes”, che vedono Dianne dietro al microfono.

“Sacrificium” è uscito nel 2014, poi nel 2015 è stata la volta dell’EP “Fire & Ashes”. E’ stato un periodo davvero creativo per voi!

L’idea era quella di pubblicare tre dischi in tre anni, ma non ce l’abbiamo fatta a causa dei circa 150 show che abbiamo sostenuto nel corso del 2016. Però volevamo cavalcare il momento, perchè i fan ci chiedevano della nuova musica. Perciò abbiamo pubblicato l’EP nel 2015 e nel 2016 abbiamo cominciato a registrare il nuovo disco: abbiamo terminato alla fine di Agosto ed era troppo tardi per un’uscita nel 2016. E così eccoci qui a Gennaio 2017!

L’evoluzione della band dai primi dischi ad oggi vi ha visti sempre più discostarvi dale influenze gothic, per avvicinarvi a lidi più symphonic metal. Quali sono oggi le componenti del sound degli Xandria?

Abbiamo tutti le nostre radici nel metal, spaziando tra il classic metal degli anni ’80, attraverso gli anni ’90 e il gothic, ma senza perdere di vista influenze moderne. A noi tutti, ad esempio, piacciono gli In Flames, gli Architects, e ovviamente la componente classica. Marco e Dianne adorano la musica classica, ma è mettendo insieme tutti questi elementi che si ottiene il sound distintivo degli Xandria.

“A Theater Of Dimensions” è probabilmente il brano più sperimentale mai scritto dagli Xandria, il più lungo e anche il più prog. Puoi parlarci di questa traccia? Come è nata?

Ricordo chiaramente quando Marco mi ha mostrato la demo e mi ha detto di voler scrivere una sorta di mini opera, di circa 10 o 15 minuti. Mi ha chiesto cosa ne pensavo e gli ho detto che non ero sicuro che avrebbe funzionato. Poi però la prima demo completa mi ha convinto e adesso questa è la mia traccia preferita dell’album. Mi piace perchè siamo andati oltre i nostri limiti, è la canzone più lunga e complessa che abbiamo mai scritto, c’è la parte vocale maschile ed è davvero variegata. Anche il testo è davvero bello: parla di una ragazza che ha una sorta di macchina del tempo e  la utilizza per viaggiare attraverso varie dimensioni, inseguita nello spazio e nel tempo da un malefico antagonista. Ci sono un po’ di colpi di scena nella storia, con anche una punta di critica sociale. Vale davvero la pena prendersi del tempo per leggere il testo e darne una propria interpretazione.

“We Are Murderers (We All)” vanta invece una collaborazione con Bjorn “Speed” Strid dei Soilwork. Com’è andata?

Fin dall’inizio volevamo una voce death metal per il brano: siamo tutti dei fan dei Soilwork e abbiamo suonato anche a dei festival insieme, ci conoscevamo, per cui abbiamo chiesto a Bjorn se voleva aiutarci e lui ha detto sì. Ha dimostrato ancora una volta che è uno dei migliori cantanti del genere. E’ davvero fantastico.

Parliamo invece un po’ di te: com’è nata la tua passione per la musica? Dalla breve biografia sul vostro sito internet ho notato che i tuoi interessi musicali sono davvero vaiegati.

Sì, ho un fratello di 7 anni più grande di me, che da adolescente mi passava le sue cassette; sono cresciuto ascoltando hard rock e metal, il mio primo concerto è stato degli Skid Row nel 1991. E’ stato allora che ho visto Rachel Bolan con il suo basso e ho capito che volevo fare questo nella vita. Ho sempre amato la musica onesta: non mi piace categorizzare la musica, è una cosa stupida da fare, per cui se mi piace una canzone bene, altrimenti non la ascolto, indipendentemente dal genere cui appartiene. Ascolto di tutto, dai Pain Of Salvation, ai Parkway Drive e agli Architects, da Bruce Springsteen ai Pearl Jam.

Avete già annunciato alcuni show per il 2017, tra cui la 70.000 tons of metal, che deve essere davvero una figata! Quali sono i piani per la promozione del disco da ora in poi?

Stiamo aspettando la conferma del resto del tour, che dovrebbe attraversare l’Europa tra Marzo e Giugno. Poi ci saranno i festival estivi; per quanto riguarda la 70.000 tons of metal, ci siamo già stati alcuni anni fa ed è una cosa davvero fantastica. E’ una vacanza pagata: sei sulla nave con migliaia di fan, puoi incontrare amici musicisti e vedere un sacco di show.

Vi vedremo anche in Italia?

Lo spero! Non ho la conferma definitiva, ma so che uno o due show in Italia sono nei nostri piani. Non ho ancora alcun dettaglio, però. Lo scoprirete nelle prossime settimane.

Grazie ancora, Steven! Ti va di chiudere con un messaggio ai fan italiani degli Xandria?

Certo! Vorrei ringraziare gli amici e i fan italiani per il supporto. Spero che “Theater Of Dimensions” vi piaccia quanto è piaciuto a noi registrarlo, e mi auguro di vedervi on the road!

 

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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