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While She Sleeps: “Silence Speaks” – Intervista ad Aaran McKenzie

Le connessioni lente e le linee telefoniche intermittenti non ci hanno impedito di raggiungere Aaran McKenzie, bassista dei While She Sleeps, per parlare del prossimo disco della band dal titolo “You Are We”.
L’album è stato registrato grazie ad una campagna di crowdfunding finanziata dai fan del giovane gruppo inglese, ormai arrivato con questo disco al terzo full length.
Tra scream, riff potenti e linee melodiche azzeccate, i While She Sleeps si ergono a paladini del metalcore moderno, sì, ma non fateglielo notare.

Ciao Aaran, innanzitutto grazie per il tuo tempo. Parliamo del nuovo album dei While She Sleeps, “You Are We”: qual è il significato nascosto dietro al titolo del disco?

Ciao e grazie a te! “You Are We” nasce da un’idea di unità di persone ed esperienze individuali: in questo album parliamo di come le azioni di ognuno abbiano delle conseguenze sul mondo intero. Il nostro disco precedente, “Brainwashed”, era pieno di rabbia e molto pesante, ma credo che da allora siamo cresciuti tanto a livello personale. Chi siamo noi? “Voi siete noi”, questa è la risposta.
Ad un altro livello, però, “You Are We” è anche un messaggio per i nostri fan, perchè senza di loro non avremmo potuto produrre questo album in modo indipendente. Nel titolo, quindi, si trovano vari aspetti interpretativi.

Il vostro stile musicale unisce con grande equilibrio elementi aggressivi e melodie, rendendo i brani potenti e orecchiabili al tempo stesso. C’è una scelta consapevole, magari effettuata in sede di registrazione, dietro questa ricerca della melodia?

Il nostro stile musicale guarda ad una certa varietà di influenze e noi non ci identifichiamo a tutti gli effetti con il mondo “metal”. Questo approccio è un’evoluzione naturale che arriva dai nostri primi dischi, ma non direi che è una scelta precisa che facciamo prima di registrare un album: non deicdiamo a tavolino come vogliamo che suoni. Arriva e basta. La direzione che prenderà il disco, poi, emerge durante le registrazioni e credo che sia un risultato dell’influenza di ciò che ascoltiamo.
In generale, però, non amiamo il concetto di genere, vogliamo superare i confini in ogni aspetto della nostra musica, a livello melodico, vocale e tutto il resto. Credo che il risultato di alcuni brani sia un’estremizzazione del nostro rifiuto di riconoscerci in un genere ben preciso.

Alcune tracce del disco parlano di rivolta, di ribellione. Da dove arriva l’ispirazione per i testi dei brani?

L’ispirazione arriva da esperienze personali; fin dall’inizio dei While She Sleeps abbiamo deciso di lasciare il nostro lavoro per dedicarci alla band e nessuno di noi si aspettava che saremmo arrivati così lontano. Questo ci ha dato la possibilità di guardare al mondo da un altro punto di vista, che non fosse confinato nella routine del quotidiano, del lavoro necessario per pagare le bollette o il mutuo.
Siamo fortunati ad essere nella posizione in cui siamo ora e con i nostri testi vorremmo invitare le persone a liberarsi di questo sistema: è in questo senso che i nostri testi parlano di “ribellione”. Vorremmo che le persone vivessero la loro vita al massimo delle sue potenzialità e speriamo che le nostre parole possano spingerle a farlo.

Avete lavorato con Oli Sykes dei Bring Me The Horizon per la traccia “Silence Speaks”. Cosa puoi dirmi di questa collaborazione?

Noi e Oli ci sonosciamo da alcuni anni, perchè abbiamo avuto modo di suonare con i Bring Me The Horizon. L’anno scorso abbiamo parlato ad Oli del nuovo disco e lui ci ha chiesto se poteva aiutarci in qualche modo con uno dei brani. E’ così che è nata la collaborazione per “Silence Speaks”, anche perchè pensavamo ormai da un po’ di includere un ospite sul disco, ma non avevamo ancora trovato la canzone e la persona giusta.
Siamo entrati in studio e poi nel giro di una settimana abbiamo anche girato un video per questa traccia.

La vostra carriera è iniziata all’inizio del nuovo millennio: proprio questi ultimi anni hanno segnato un cambio radicale in come la musica arriva alle persone e come il pubblico si relaziona con la musica. Se poteste tornare indietro nel tempo, cosa cambiereste della vostra esperienza in questo business?

Forse cercherei solo di essere più consapevole della corruzione che può esserci in questo sistema, ma è normale, ogni business ha la sua dose di corruzione a cui stare attenti.
Ma non credo che, potendo tornare indietro, cambierei qualcosa, perchè questo influenzerebbe il risultato. Credo che per noi sia stato necessario passare attraverso varie fasi e aspetti della nostra vita, per arrivare dove siamo. Non siamo persone che vivono nel passato, ci piace essere qui adesso. Non ci sono rimpianti.

Nonostante la vostra mancata identificazione in un genere preciso, la vostra musica può essere accostata al metalcore, che oggi ha una grande popolarità soprattutto tra chi comincia ad avvicinarsi al metal. Come spiegheresti il successo di questo genere?

E’ sicuramente molto bello vedere il successo che band come noi, i Parkway Drive o gli Architects stanno avendo in questi anni; credo che ciò sia dovuto anche al messaggio positivo che lanciamo: nei nostri concerti c’è molta onestà e, soprattutto, passione.

Sarete in tour in Inghilterra e Irlanda ad Aprile. Cosa vi aspettate da questo tour e ci sarà una possibilità di vedervi dal vivo anche in Italia?

Innanzitutto, sappiamo che ci sono già alcuni spettacoli sold out nel nostro tour in Inghilterra e Irlanda e ne siamo davvero molto contenti! Per quanto riguarda l’Italia, non sono sicuro di potermi sbottonare particolarmente, ma credo che ci sia qualcosa in programma per la fine dell’anno.

Grazie mille, Aaran. Ti va doi concludere l’intervista con un messaggio finale ai lettori di Metallus.it?

Certo! “You Are We” uscirà tra poche settimane e, se vi va, potete pre-ordinarlo dalla nostra pagina Pledge: ve ne saremo eternamente grati!

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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