Dark Moor: Welcome To The Hall – Intervista

La Spagna è diventata nel corso degli anni una vera fucina di talenti nell’ambito del metal classico, sfornando acts che in quanto a fantasia e originalità non hanno nulla da invidiare a ben più blasonati colleghi europei. Tra questi, accanto agli epici Tierra Santa e ai ‘piccoli Jethro Tull’ Mago De Oz (solo per citare i più noti), sono ormai da considerare anche i Dark Moor, una band che alla sua nuova release (intitolata semplicemente ‘Dark Moor’, una sorta di terra fantastica sulla quale si snodano parte delle liriche dei nostri) matura finalmente un sound personale e ben più convincente rispetto al passato.

Un passato di certo non disonorevole, ma forse fin troppo ancorato ai canoni di quell’epic/speed metal sinfonico che aveva spopolato in seguito al successo di alcune band e che negli ultimi tempi (diciamoci la verità…) corre fin troppo spesso il rischio di rimanere intrappolato in una formula sonora interessante ma piuttosto statica. ‘Dark Moor’, presenta invece una notevole combinazione tra un heavy metal classico dal sapore maideniano e stuzzicanti sfumature epico/sinfoniche, brani più diretti (che paiono essere stati composti per la dimensione live), si giustappongono a lunghe suite, sempre ricche di intarsi e ricami sonori ma mai eccessivamente complicate.

Ragione principale di questo cambiamento sembra essere innanzitutto l’aver rinnovato ben tre quinti della line-up, come traspare dalle parole del bassista Anan Kaddouri, che rilascia alcune dichiarazioni per Metallus:

“Abbiamo fatto diverse audizioni prima di scegliere un nuovo cantante, poi la decisione definitiva è ricaduta su Alfred Romero. Alfred è un cantante perfetto per noi, possiede tutte le caratteristiche che stavamo cercando in un vocalist. Josè Garrido, il nostro nuovo chitarrista, è un amico della band da molto tempo e si è unito alla line-up con entusiasmo, coinvolgendo anche Andy C., suo conoscente ed attuale batterista dei Dark Moor.”

Il titolo del nuovo album è semplicemente ‘Dark Moor’, un po’ come se la band tenesse a sottolineare la propria identità all’interno della scena, o come se volesse in un certo senso ripartire da zero, mostrando a tutti le reali capacità di cui è dotata.

“Trovo che con questo album abbiamo finalmente raggiunto un sound ed uno stile molto personali. Ascoltandolo, non sono più ovvi i consueti paragoni con i vari Rhapsody o Helloween, ma si percepisce subito il nostro sound…è il nostro modo per dire: ‘eccoci, questi siamo noi, siamo i Dark Moor!’ Siamo tutti molto orgogliosi del nuovo album e concordi nell’affermare che sia senza ombra di dubbio il nostro migliore lavoro di sempre.”

Un altro elemento a favore di questo disco è poi il suo background lirico. Pur non seguendo un concept l’album narra attraverso le canzoni, le gesta di alcuni personaggi a cavallo tra storia e leggenda, tra cui spiccano i nomi di Cyrano di Bergerac, Filippo II di Spagna (qui citato per le sue supposte doti medianiche), il Conte di Montecristo e Attila l’Unno.

“Siamo tutti appassionati di storia e di letteratura, prima di scrivere i testi delle canzoni abbiamo fatto diverse ricerche che ci potessero permettere di incamerare più materiale e conoscenze possibili sui personaggi che andavamo a descrivere. Troviamo notevoli in particolare la suite ‘Dark Moor’ e il mini concept epico dedicato a Attila l’Unno. In ‘Dark Moor’ abbiamo l’interazione di tre personaggi: il Viaggiatore, interpretato da Alfred, lo Spirito dell’Arte (la soprano Beatriz Albert) e il Demone dell’Avidità, interpretato dal nostro chitarrista Enrik Garcìa. La storia è una sorta di metafora della vita reale, parla della battaglia interiore di un uomo e del suo oscillare tra il Bene e il Male. Il mini concept su Attila è invece la parte più epica dell’album ed è composta da cinque canzoni: ‘Overture’, ‘Wind Like Stroke’, ‘Return For Love’, ‘Amore Venio’ e ‘The Ghost Sword’. I brani parlano di come Attila sia giunto fino a Roma, abbia combattuto l’Impero e alla fine, come una normale persona, si sia arreso all’amore.”

Anan conclude poi la nostra chiacchierata, lasciando un pensiero particolare proprio al nostro paese:

“Anche questo album è stato registrato presso i New Sin Studios di Luigi Stefanini. Veniamo spesso in Italia e amiamo il vostro paese, in particolare il cibo e le donne, ah, ah, ah!!! Seriamente, vi ringrazio di cuore per il sostegno che ci date, keep the spirit of heavy metal alive!”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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