Wednesday 13: “Condolences” – Intervista a Wednesday 13

A dispetto delle apparenze, Jospeh Poole, in arte Wednesday 13, si è rivelata una persona loquace e affabile. Con la voce nasale di chi ha chiaramente un potente raffrreddore, il buon Jospeh si è sottoposto con assoluta disponibilità alla nostra raffica di domande in merito al nuovo album di studio dal titolo “Condolences”, in uscita a Giugno dopo un contratto fresco di stampa con Nuclear Blast.
Un Wednesday 13 che non si è scomposto neppure quando gli abbiamo chiesto aggiornamenti sulla reunion dei Murderdolls che, a detta del vocalist, avverrà “senza dubbio”, anche se tra un paio d’anni.
Non vi anticipiamo altro: non vi resta che leggere per scoprire di più sulla prossima fatica del principino dell’horror punk.

Ciao Jospeh, innanzitutto grazie per il tuo tempo!
Hai da poco firmato un contratto discografico per il tuo nuovo album di studio, “Condolences”. Come è nata questa collaborazione con Nuclear Blast?

Ciao e grazie a te.
Abbiamo registrato e completato il disco l’anno scorso, quindi prima di concludere l’accordo. Da quel momento ci siamo messi alla ricerca di un’etichetta e Nuclear Blast era in cima alla lista. Per me hanno il miglior roster di gruppi e il miglior team di professionisti, alcuni dei quali già conoscevo perchè lavoravano con i Murderdolls. Volevo con me il miglior gruppo di persone possibile: per fortuna il disco è piaciuto molto a Nuclear Blast e adesso siamo contenti di essere parte della famiglia.

Pensi che questa nuova relazione con Nuclear Blast possa aggiungere qualcosa al tuo lavoro di musicista o influenzarlo in qualche modo?

Direi di no, perchè durante la registrazione non ho avuto tempo di guardarmi intorno per una label, dato che la mia priorità era completare il disco quando mi era possibile, considerato che siamo stati in tour per qualcosa come 9-10 mesi. L’unica cosa che speravo era di trovare un’etichetta ed effettivamente, per fortuna, è andata così.

I titoli dei tuoi lavori sono spesso molto istrionici, penso ad esempio a “Monsters Of The Universe: Come Out And Plague” o “Transylvania 90210: Songs Of Death, Dying And The Dead”: il tuo nuovo album, invece, ha un titolo breve e conciso, “Condolences”. Qual è il significato nascosto dietro questa parola?

In questo caso, non volevo bruciare subito il significato dell’album, dato che alcuni dei titoli lunghi e spesso divertenti che ho avuto in passato, come quelli che hai citato, facevano subito intendere il contenuto del disco. Questo platter è dark e con degli angoli bui, per cui non volevo scoprire le mie carte troppo in fretta. E’ questo il significato del titolo: voglio che sia l’album a parlare per se stesso. La differenza rispetto al passato è proprio che in questo disco ho lasciato andare alcuni aspetti camp che caratterizzavano i lavori precedenti.

Cosa possiamo aspettarci dal sound di quest’album? Sarà in pieno stile Wednesday 13 o ci sarà una sorta di evoluzione?

Credo che sia decisamente un passo in avanti: siamo una band da tanto tempo ormai e questo ora si riflette nella nostra musica più che in passato. Il sound è più heavy, diverso, ma senza perdere il rispetto per le nostre radici; è un’evoluzione naturale e credo che i fan lo adoreranno. A me piace definirlo un greatest hits di pezzi del tutto nuovi.

Hai lavorato nuovamente con Chris Harris, con cui avevi già collaborato nell’epoca Murderdolls. Cosa puoi dirmi di questa rinnovata collaborazione?

Ho lavorato per la prima volta con Zeuss nel 2010, per un disco dei Murderdolls: era stato Joey ad introdurmi a lui e abbiamo passato un mese a collaborare su quell’album, finendo per conoscerci molto bene.
Siamo rimasti amici e ci siamo ripromessi che avremmo lavorato di nuovo insieme; abbiamo continuato a pensarci e così, quando ho registrato questo disco, ci siamo risentiti e abbiamo fatto in modo di conciliare i nostri impegni. Per me è stato un approccio del tutto nuovo, perchè abbiamo prodotto noi stessi i nostri dischi precedenti ed è stato strano andare in studio e lavorare con un produttore, una persona che ti dice se qualcosa va bene o no.
E’ stato davvero rivitalizzante per me, perchè di solito sono io stesso a decidere se qualcosa mi piace o no nella mia musica.

Come definiresti il processo creativo di “Condolences”? E’ stato più razionale o istintivo?

Non penso molto quando scrivo musica, tutto arriva naturalmente. Di solito compongo delle demo che poi faccio avere alla band e solo in seguito ci riuniamo per finire il processo di scrittura dei pezzi. Questa volta è stato del tutto diverso: ci siamo seduti alcune settimane e ogni giorno abbiamo provato a scrivere un’intera canzone. E’ stato un processo di alcune settimane in cui ogni giorno era dedicato alla stesura di un preciso brano dell’album; si è trattato di un approccio differente rispetto al passato e credo che il lavoro dedicato al disco si senta.

I tuoi testi sono sempre agrodolci, al confine tra comico e oscuro: cosa ha ispirato i testi dei nuovi brani?

Alcuni brani rientrano nel tipico stile Wednesday 13, allo stesso tempo dark e in un certo senso divertente, ma per la maggior parte si tratta di testi più oscuri, per i quali ho utilizzato del materiale proveniente da storie di veri crimini e serial killers.
Sono cresciuto guardando così tanti film horror che ad un certo punto sono diventati noiosi per me: adesso sono affascinato da storie di orrore reale e ho letto alcune cronache incredibilmente orribili. Questo spiega perchè il risultato di qest’album è qualcosa di ancora più dark.

C’è un pezzo di “Condolences” a cui ti senti maggiormente legato e, se sì, perchè?

Ho ascoltato il disco molte volte e ogni volta è un brano diverso ad essere il mio preferito. Sicuramente l’ultima traccia, “Death Infinity”, è una delle mie preferite fin da quando abbiamo registrato il disco.
Doveva essere solo un’intro, non un brano completo, ma alla fine è diventata una vera canzone. E’ una delle prime che ho scritto per l’album, mentre ero nel mio appartamento con la mia chitarra acustica. Il mio gatto la adorava e, tutte le volte che suonavo il riff, lei si alzava e cominciava a correre in giro, per cui ho capito che doveva essere per forza un riff davvero figo.
E’ un brano diverso, quello “lento” del disco, ma non so, è una delle mie tracce preferite.

Hai previsto dei video per alcuni brani di “Condolences”?

Abbiamo girato il video di “What The Night Brings”, che uscirà la prossima settimana [rispetto alla data di conduzione dell’intervista, ndr]. Questo weekend, invece, gireremo il secondo video che uscirà a fine aprile. Credo che prima dell’uscita del disco avremo almeno tre video pronti; per me questo è stato molto importante nel siglare l’accordo con Nuclear Blast, perchè volevo che anche visivamente la band fosse rappresentata al meglio, una cosa che ci è mancata negli ultimi anni proprio perchè pretendo che, se deve essere fatto, un video sia girato in maniera professionale. Volevo che questa band fosse rappresentata nel migliore dei modi, come lo è dal vivo.

 

 

Hai sempre dimostrato un certo interesse per gli show acustici, come dimostra anche il tuo live album “Undead Unplugged” e il tour acustico in corso proprio in questo periodo. Qual è la differenza principale che percepisci tra l’eseguire i tuoi brani dal vivo in versione acustica o in un “normale” concerto metal?

Un paio di anni fa ho dato il via a questi appuntamenti acustici, che di solito tengo nel Regno Unito per qualcosa come dieci date; quest’anno avevo dei mesi liberi e non avevo intenzione di stare a casa a far niente, per cui ho deciso di portare il tour negli USA e poi in Inghilterra e Australia, per una totale di circa 35 show acustici. Ne restano ancora tre e mi sono divertito molto, ma dopo 35 show non voglio più toccare la mia chitarra acustica per un bel po’!
Ho voglia di sentire le chitarre elettriche e la batteria: questi appuntamenti acustici sono divertenti anche per i fan, perchè permettono di ripercorrere la carriera, sedersi con il pubblico e raccontare storie, ma mi piace farlo in maniera sporadica. Diciamo che ho capito che farlo per tre mesi di fila forse è un po’ troppo!

La collaborazione con Chris Harris riporta in mente alcune tue recenti dichiarazioni circa una possibile reunion dei Murderdolls, che tu non escluderesti a priori. Ci sono novità su questo fronte?

Direi di no. Ho letto anch’io alcune dichiarazioni online, esattamente come i fan, e anch’io sarei curioso di vedere cosa succede. Non parlo con Joey da sei anni e un mese fa ho letto alcune dichiarazioni in cui lui si diceva interessato ad un nuovo album dei Murderdolls. Per me sarebbe fantastico, ma si tratterebbe di qualcosa che accadrebbe in futuro, almeno tra un paio d’anni, perchè con l’uscita di questo album il mio anno è completamente pieno e anche Joey ha i suoi impegni.
Spero che la reunion sia qualcosa che in futuro si possa fare, magari partendo con alcuni show per poi magari passare, se va bene, ad un nuovo album. Andrebbe fatto un passo per volta, ma sono molto positivo al riguardo, sento che è qualcosa che succederà senza dubbio.

L’album sarà pubblicato a Giugno e so che, tra gli appuntamenti estivi, ti esibirai ad esempio al Download Festival. Immagino che la promozione del disco prevederà un lungo tour: ci sarà la possibilità di vederti anche in Italia?

Sì, abbiamo sicuramente dei piani per il tour e sono in costate evoluzione. Al momento abbiamo due show in Irlanda e due in Germania, uno in Olanda e poi torneremo in America per cinque settimane. L’Italia è sempre sulla lista, ma non credo che riusciremo ad arrivare prima della fine dell’anno. Sarà un anno molto impegnato per noi!

Grazie mille, Jospeh! Ti andrebbe di chiudere l’intervista con un messaggio finale ai lettori di Metallus.it?

Certo! Grazie per il supporto che ci avete dato negli anni, non vedo l’ora che ascoltiate il nuuovo disco e ci vedremo presto in tour!

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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