We Came As Romans: “Regenerate” – Intervista a David Stephens

Metallus raggiunge telefonicamente David Stephens, voce dei metalcorers We Came As Romans per parlare del loro ultimo album eponimo, su etichetta Spinefarm Records. Ecco il resoconto.

Ciao Dave e benvenuto su Metallus! Come va?

Ciao! Tutto benissimo, grazie!

Allora, il vostro nuovo CD è in uscita in questi giorni: cosa puoi dirci riguardo questo “We Came As Romans”?

Beh, diciamo innanzitutto che abbiamo impiegato molto tempo per scriverlo e questa per noi è una cosa nuova perché di solito eravamo più rapidi in fase di songwriting, visto che impiegavamo ogni momento sul tour bus, in viaggio e in ogni fase per occuparci di questo. Per il nuovo siamo andati a Detroit, New York, Nashville, Detroit per scrivere ed eravamo completamente immersi solo in questa operazione, abbiamo prodotto 35 canzoni e selezionato solo le canzoni migliori: penso che si senta, sia a livello di maturità che di qualità.

Guardando i titoli dei vostri CD sembra quasi di vedere un processo organico, come una pianta il cui seme è piantato (“To Plant A Seed”, 2009), cresce (“Understanding What We’ve Grown To Be”, 2012) ma non si dimentica delle radici (“Tracing Back Roots”, 2013) fino a raggiungere la maturità completa, come di solito si dice quando un gruppo dà il proprio nome all’album: cosa ne pensi?

Per quanto riguarda i titoli in effetti è una cosa che è stata cercata durante il percorso. Per quanto riguarda la maturità, ringraziandoti per il complimento, posso dirti che al momento è una rappresentazione al 100% di come siamo: per la prima volta abbiamo scritto solamente canzoni che vogliamo ascoltare e suonare e ci siamo resi conto che alla fine devi scrivere solo per te stesso, in maniera onesta, altrimenti si sente che non è così e ti riduci a fare qualcosa controvoglia, oltretutto. Fare questo CD ci è costato molto anche in termini di fatica: lezioni individuali per migliorare, perché in molti ci hanno spronato per diventare qualcosa di meglio.

La copertina del CD è stata scelta e pensata da voi?

Sì, diciamo che è stata un’idea corale, una bella immagine di qualcosa che ci balenava in testa già da un po’: siamo come una grande famiglia e viviamo insieme, ci sosteniamo, quindi a volte è normale pensare grosso modo le stesse cose…

Magari qualcuno, un po’ cattivello, dirà che questo CD è più morbido, più radiofonico, anche se non è vero: cosa gli risponderesti?

Le band si evolvono e noi stiamo cambiando in questa maniera e comunque penso che in certi frangenti abbiamo raggiunto, in questo lavoro, picchi più aggressivi rispetto al precedente: penso che lo zoccolo duro dei nostri fan si godrà l’album e speriamo che anche nuovi ascoltatori possano apprezzarci. Se suonassimo sempre la stessa cosa ci annoieremmo noi e si annoierebbero quelli che ci ascoltano.

Quali canzoni di questo vostro nuovo album sono le più rappresentative, a tuo parere?

Veramente difficile scegliere… “The World I used To Know” è un’ottima candidata, direi . Personalmente apprezzo tantissimo anche la opener, “Regenerate” perché significa molto per me e spero che anche dal vivo i fan la apprezzeranno: è una “chiamata alle armi”, divertentissima anche da suonare.

Stavolta avete composto in maniera diversa dal solito, a parte il fatto che vi ci siete focalizzati al di fuori del tour?

Io e Josh (Joshua Moore, chitarra solista) siamo i compositori principali: lui ci ha portato una vagonata di canzoni e anche io col resto del gruppo ne avevamo alla fine tantissime quindi abbiamo dovuto scegliere e siamo arrivati a 15 canzoni e scremato ulteriormente durante quei viaggi che ti dicevo prima, tornando a lavorare tutti insieme su quei pezzi che prima erano abbozzati.

Cosa hai ascoltato ultimamente, che magari vi ha pure influenzato nella composizione di questo vostro ultimo “We Came As Romans”?

Gli Architects, di sicuro! Li adoriamo! Ma pure Ed Sheeran, One Republic… Penso che ogni cosa che si vada ad ascoltare, in maniera più o meno incisiva andrà ad influenzare la tua maniera di intendere e creare la musica: e poi anche a livello inconscio penso che questo meccanismo sia abbastanza presente. Abbiamo gusti molto variegati, che vanno dal pop all’elettronica…

Con chi vi piacerebbe suonare dal vivo?

Guarda, senza voler passare per ruffiano ti dirò che ora siamo nel mezzo del “Warped Tour”, con band di ragazzi che sono fra i nostri migliori amici ed è bello, quasi una festa in famiglia: ma di certo mi piacerebbe aprire per gli Slipknot o i Linkin Park!

Avete hobbies particolari in tour?

Sinceramente mi piace fare palestra e mi porto dietro i pesi! Piace a tutti noi del gruppo tenerci in forma, anche perché spesso è dura stare al ritmo dei tour, quindi è meglio stare in forma! Poi, logicamente, essendo comunque giovani maschi ci piace giocare ai videogame e a volte a carte!

OK Dave, grazie mille per l’intervista! Speriamo di vedervi presto in Italia!

Grazie mille a te e speriamo davvero di essere presto nel vostro Paese (probabilmente verso fine anno)! Ascoltate il nostro disco! Ciaooo

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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