Walls Of Babylon: “Sudden Demon” – Intervista a Valerio Gaoni

Ci sono passi da compiere, ci sono sfide da affrontare per ripartire e mettersi in gioco. Iò quintetto marchigiano (tra Fabriano, Sassoferrato e Genga per la cronaca nda.) Walls Of Babylon affronta il passo di un disco d’esordio che vuole essere trampolino di lancio e pietra d’angolo per un progetto che non nasconde ambizioni e potenzialità. Ne abbiamo parlato con il cantante Valerio Gaoni, che ci ha raccontato i retroscena di “A Portrait Of Memories”.

Primo disco “ufficiale” per i Walls Of Babylon dopo una autoproduzione. Come siete arrivati in contatto con la Revalve Records?

Beh a dire il vero, già con il nostro primo lavoro, “The Dark Embrace”, avevamo cominciato a sondare il terreno inviando l’album a diverse etichette per sapere se erano interessate nel produrlo. Una di queste fu proprio la nostra attuale etichetta Revalve records, decidemmo di rifiutare queste offerte perché eravamo certi che il nostro percorso si sarebbe sviluppato in maniera diversa, da qui la scelta di autoprodurci e dare alla luce il nostro primogenito “The Dark Embrace”. Col senno di poi, ed in tutta sincerità ritengo che sia stata la scelta più giusta da prendere in quel determinato momento. Avevamo bisogno di creare un amalgama all’interno del gruppo, sia da un punto di vista musicale e quindi di groove e di “connessione” professionale, sia a livello personale, consci del fatto che la pressione di un contratto, di un etichetta o comunque di persone che lavorano per te e  con le quali ・necessario instaurare un rapporto professionale sarebbero state motivo di distrazione da quello che ・sempre stato il nostro obbiettivo principale, ovvero creare una band solida di amici, ma con le solide basi di un progetto sulla quale potessimo concentrare tutte le nostre capacità artistiche, dovuto anche al fatto che, il nostro prodotto, registrato e fisicamente nelle nostre mani aveva risvegliato in noi la consapevolezza che “Sì, possiamo dire la nostra”. Dopo un anno di promozione ed un anno e mezzo di scrittura e registrazione ci siamo trovati con un prodotto che questa volta eravamo intenzionati a promuovere e vendere in tutto il mondo, così abbiamo affrontato lo stesso iter di divulgazione di due anni prima per trovare chi avesse intenzione di lavorare con noi. Di nuovo i nostri “amici” di Revalve Records ci hanno contattato e … beh il resto lo conosci già altrimenti non saremmo qui a parlare di “A Portrait of Memories”.

 Una band che esiste già da qualche anno, ci racconti come sono nati i Walls Of Babylon? Da che tipo di esperienze musicali provenite?

Ricordo benissimo il giorno del mio “reclutamento” con i WOB: stavo lavorando, chino su di un collo da spedire, imprecando con il nastro adesivo, mentre Francesco (chitarrista e compositore della band nda.), con cui avevo già lavorato per anni nei  Death Riders, durante la sua pausa pranzo si affaccia dal bancone e mi chiede se ero intenzionato a cantare nella sua nuova band, composta per lo più da mie vecchie conoscenze e amici. Ricordo che non ero entusiasta della cosa perché la delusione derivata dall’interruzione dei lavori con la nostra vecchia band, dovuti per lo più a problemi logistici, bruciava ancora forte. Francesco dal canto suo riuscì a convincermi puntando l’accento sul fatto che questa volta era una cosa solo per divertirsi e farsi due birre mentre si suonava qualcosa. Inutile dire che mi incastrò completamente in quello che sarebbe poi divenuto un progetto molto più ambizioso di una sbornia tra musicisti. E per questo non sarò mai nei suoi confronti abbastanza riconoscente. Ecco la storia degli Walls of Babylon dal mio punto di vista: amici e musicisti che si ritrovano in un paesello per suonare insieme e dare sfogo alla propria passione, che inutile dire, non era andare in discoteca il sabato sera o farsi i selfie nel nuovo modello di bmw. Musicalmente parlando ognuno di noi ha avuto le proprie esperienze in altre band, come i succitati Death Riders, Gli Exaedron di Marco (Batteria nda.) o i Mindsphere di Matteo (Basso nda.). Diciamo che siamo tutti abbastanza vecchi da non essere alla nostra prima esperienza in ambito musicale e soprattutto metal.

Analizziamo il vostro metodo di lavoro come nasce una vostra canzone ?

Il nostro modus operandi principia da Francesco, il nostro chitarrista solista, che porta in sala prove, o semplicemente girandoci il file, una traccia, un riffing o una struttura sulla quale poi ognuno di noi apporta il suo contributo con modifiche, arrangiamenti e altro, ed eventuali ritocchi. E poi si prosegue finché il risultato non ci soddisfa completamente sia a livello compositivo che esecutivo. Questo punto per noi è fondamentale: un pezzo può sembrare bellissimo in studio, ma poi ti rendi conto che suonandolo non ha il piglio giusto o la famosa “botta”, quindi o cancelli tutto o apporti modifiche significative. Il nostro obbiettivo è sempre stato quello di portare dal vivo la stessa carica che si può ascoltare nei nostri album, su questo non si transige.

Come avete lavorato per registrare il vostro disco?

Una volta complete tutte le tracce e soddisfatti della loro resa entriamo in studio e ci mettiamo a testa bassa per completare il tutto nel minor tempo possibile e con tutta la precisione a livello esecutivo che, sia la buona musica che soprattutto il nostro genere musicale richiede. Il tutto naturalmente cercando di “smarcare” i mille impegni lavorativi e personali che ognuno di noi deve affrontare nel quotidiano

Voglio entrare più nello specifico ora: raccontami di una canzone come “Sacred Terror” una delle più interessanti del vostro debut

“Sacred Terror” parla di una mia convinzione che mi accompagna da tutta la vita: Non nascondere, non fare finta che non esistano o cercare di non pensare alle tue paure più grandi. Affrontale, pensaci, a costo di rimanere paralizzato nel letto prima di dormire, perché solo così crescerai, solo così migliorerai te stesso. Probabilmente non riuscirai mai a sconfiggerle, ma la consapevolezza della loro esistenza ti aiuterà a scegliere e a vivere. “Non azzardarti ad aprire una cantina e riempirla del tuo sacro terrore … o prima o poi tornerà a reclamare la tua anima”.  Qui l’aggettivo sacro sta a descrivere questa paura come, intoccabile, inimmaginabile, la quale diventerà una divinità con cui non potremmo mai competere se covata in profondità nell’anima perché traboccherà nutrendosi di quest’ultima.

So che c’è una storia dietro le lyrics di “Sudden Demon”. Ci puoi svelare cosa ti ha portato a scrivere un testo del genere?

Dietro ogni canzone che scrivo c’è una storia, a volte magari appena accennata, ma ho bisogno che l’ascoltatore entri nel pezzo per capirne veramente il significato e perché no, dargliene uno lui stesso secondo la propria e libera interpretazione. In “A portrait of memories” ogni traccia descrive un’emozione e più precisamente un istantanea di un sentimento umano preso al suo più alto apice, quei momenti nella vita di qualcuno, belli o brutti che siano, in cui si stringe lo stomaco e si capisce che la propria vita sarà più la stessa, un momento dal quale non si tornerà mai più indietro. Mi trovavo davanti la scrivania, con il pc aperto e in attesa di dare vita al testo di “Sudden Demon” di colpo… il vuoto. Non sapevo cosa dire, non avevo un tema su cui scrivere una delle mie storie; ma ecco che, poco prima di perdere le speranze, ecc o una scossa di terremoto. Non feci una mossa, in quel momento si accese la lampadina nella mia testa e mentre la gente in strada gridava io cominciai a scrivere il testo di quella che sarebbe poi divenuta “Sudden Demon”. Perché non parlare proprio di quella sensazione che aveva sconvolto tutti noi? Accettai la sfida con me stesso ed immaginai la sensazione di un padre che dopo una grande scossa si precipita a casa per accertarsi dell’incolumità della propria moglie e dei suoi figli; trovando solo un cumulo di macerie sopra quella che una volta era la sua famiglia. Ascoltate bene il brano e capirete il senso di impotenza che pervade ogni singola nota del bridge e del ritornello.

Come primo singolo  è stata scelta una canzone piuttosto particolare: “Let Me Try”: una sorta di ballad con un buon crescendo di intensità.  Una scelta fatta per “raccontare” al meglio il vostro spettro di influenze musicali?

Abbiamo scelto “Let Me Try” come primo singolo in quanto ci permetteva di abbracciare un maggior numero di persone e di gusti musicali, facendoci ascoltare sia da chi non ama il metal o il progressive, sia da chi, avvezzo al genere avesse voglia di addentrarsi nei meandri dei mille arrangiamenti che si celano sotto la facciata da pop song e delle linee vocali melodiche e catchy, come le hanno definite alcuni vostri colleghi.

So che c’è stato un release party nella vostra città e che qualche giorno dopo avete condiviso il palco con un’altra realtà territoriale per un concerto nel giorno della Liberazione. Quanto credi sia importante suonare per una band emergente e soprattutto lavorare gomito a gomito con i vostri ”Compagni di palco” provenienti dal territorio?

Dopo mille peripezie e imprevisti siamo andati finalmente live con “A Portrait Of Memories” lo scorso 20 aprile, soprattutto grazie al nostro caro amico Cristian che con il suo The Tunning Pub ci ha permesso di offrire una serata piena di musica, birra e merchandising a tutti i nostri amici, fan, concittadini e non Successivamente, dopo solo 5 giorni, siamo saliti sul palco per aprire ai nostri amici Hidden Lapse, in uscita su Rockshot lo scorso maggio con il loro fantastico lavoro progmetal “Redemption”. La questione live ci sta molto a cuore in quanto sarà il fulcro del nostro lavoro ed il nostro focus da qui in futuro. Il nostro desiderio principale, sin da quando eravamo poco più che dei ragazzi, era quello di suonare. Non tanto per la fama e la gloria, quanto semplicemente per poter mostrare e far ascoltare la nostra passione, la nostra musica, la nostra vita a chiunque avesse la voglia. Il tempo di trovarsi di fronte a noi nel momento in cui esprimevamo noi stessi. Credo proprio che questa possa essere la definizione e l’essenza dei concerti dal vivo. Ecco perché non credo sia solo importante suonare  e farlo affiancato da altre band del territorio, quanto fondamentale ed imprescindibile per rendere reale il nostro sogno.

Cosa bolle in pentola per i W.o.B. ? State già lavorando al successore di “A Portrait Of Memories”?

Siamo praticamente all’inizio della promozione dell’album, quindi abbiamo di fronte a noi un intero anno di live, singoli e musica…anche se qualcosa sta già bollendo in pentola in vista del prossimo album.

Saverio Spadavecchia

view all posts

Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login