Vivaldi Metal Project: “The Four Seasons” – Intervista a Mistheria

Non c’è che dire: “The Four Seasons” è un’opera imponente, che ha richiesto molti anni di lavoro e che vale tutti gli sforzi che sono stati necessari per portarla a termine. Alla base del Vivaldi Metal Project c’è un progetto ambizioso, ma ancora una volta ben riuscito, da parte del suo mastermind Mistheria, un musicista che abbiamo imparato a conoscere da anni grazie alle sue innumerevoli collaborazioni e ai suoi lavori solisti. MIstheria ha voluto realizzare una sua versione delle Quattro Stagioni di Vivaldi, a cui ha aggiunto però una complessa rielaborazione, inserendo molte parti cantate (realizzate da ospiti speciali di tutto rispetto) e fondendo ancora una volta heavy metal e musica classica. E’ lo stesso Mistheria a spiegare i dettaglli del progetto, con tutte le fatiche ma anche le soddisfazioni che aquesto porterà.

Ciao Mistheria e bentornato sulle nostre pagine. Vorresti, per cominciare, descrivere a grandi linee il progetto Vivaldi Metal Project, come questo è nato e come si è sviluppato, fino ad arrivare alla realizzazione di “The Four Season”?

Vivaldi Metal Project è una all metal star, che fin dall’inizio prevedeva la partecipazione di alcuni tra i nomi più grossi del panorama metal, pder eseguire e registrare le Quattro Stagioni di Vivaldi, un’opera capolavoro del barocco italiano, che mi ha sempre affascinato fin da quando ho iniziato lo studio della musica. Avevo 12 o 13 anni, ero al primo anno di Conserevatorio, e mi capitò sottomano una registrazione delle Quattro Stagioni, tratta da una raccolta di musica classica che si acquistava in edicola, eseguita dai Solisti Veneti. Ho iniziato a tenerlo come sottofondo, anche quando facevo i compiti il pomeriggio, poi nel corso degli anni l’ho ascoltata in varie interpretazioni in maniera assidua, fino ad arrivare a quattro, cinque anni fa, quando ne ho trovato una trascrizione fatta per pianoforte. Ho iniziato a studiarla, personalizzandola e pubblicandola su You Tube suddivisa per movimenti. Studiando uno dei vari movimenti, in modo particolare il primo dell’estate, ho deciso che volevo renderlo in una chiave più metal; così ho inciso un demo, che ho pubblicato sempre su You Tube, ottenendo un bel responso. Così ho deciso di realizzare tutta l’opera. Pochi giorni dopo mi contattò il mio amico Alberto Rigoni, che si dichiarò interessato a collaborare al progetto; io a mia volta ho invitato diversi amici con cui avevo collaborato in diversi contesti nei miei progetti precedenti, come John Macaluso, Steve DiGiorgio e Rob Rock, e l’idea era di avere diversi musicisti, un po’ come fu con il mio primo disco, “Messenger Of The Gods“, in cui erano presenti 30 musicisti. Alla fine il progetto si è ampliato di molto, invece di avere 30 musicisti ospiti ce ne sono 130, sono stati tre anni di lavoro intenso ma entusiasmante.

The Four Seasons” contiene infatti tutti i brani delle Quattro Stagioni di Vivaldi, più due brani inediti, uno all’inizio e uno alla fine dell’album. Come mai questa scelta?

Ad un certo punto, mentre lavoravo sui vari arrangiamenti, ho cominciato a pensare che volevo avere un’introduzione mia all’opera, un po’ come la prefazione di un libro, e una chiusura, per creare una sorta di ciclo. Il primo brano inedito, che si intitola “Escape From Hell“, è stato scritto con la partecipazione di Rob Rock e vuole identificare il percorso dell’album. “The Four Seasons” è stato pensato come un concept ed è un parallelismo tra le quattro stagioni della natura e le epoche di vita di un uomo, non solo inteso a livello fisico, che dalla giovineza passa alla vecchiaia, ma anche con un’evoluzione dell’anima, che è inversamente proporzionale a quella del corpo: il corpo invecchia e la mente ringiovanisce, nel senso che acquista sempre maggiore consapevolezza, mentre il corpo, con la vecchiaia, decade. “Escape From Hell”, il brano d’inizio, indica che siamo tutti all’interno di una sorta di inferno prima di venire al mondo, mentre invece, quando veniamo alla luce, seguiamo una strada, che porta all’accrescimento dell’anima. L’ultimo brano, “Doomsday“, inteso come il nostro ultimo giorno, è una suite dove l’ultimo tempo, che si intitola “Resurrection“, parla di come nell’aldilà noi riviviamo tutti i momenti della nostra vita. Musicalmente, ho scelto di miscelare tutti i temi vivaldiani in questa suite per indicare che noi dopo la morte manteniamo comunque i nostri ricordi, sperando che in vita siamo riusciti a creare qualcosa di buono.

Possiamo quindi dire, grattando un po’ sotto la superficie, che l’utilizzo delle Quattro Stagioni sia solamente, passami il termine, un pretesto, per poi andare a parlare di qualcosa di più profondo?

Assolutamente sì, ed è quello che vorrei che venisse colto da parte di chi lo ascolta. Il mio concetto dell’arrangiamento è stato proprio questo: usare la partitura di Vivaldi come pretesto per creare non dico qualcosa di diverso, ma comunque far vedere che la musica di Vivaldi può dare ancora tanto, può permettere di sviluppare molte idee e un concetto quasi filosofico. E’ questo che dovrebbe differenziare, secondo me, e spero che questo arrivi anche agli altri, il mio tipo di arrangiamento da altri fatti nel passato, come le versioni di Uli Jon Roth o di Patrick Rondat. Quelli sono stati arrangiamenti in cui il violino è stato trasposto sulla chitarra elettrica in una versione metal, ma la partitura è quella, mentre la mia idea di arrangiamento era quella di sviluppare dalla partitura di Vivaldi una forma di scrittura assimilabile a quella vivaldiana; infatti, ogni brano ha sia una parte di arrangiamento che una parte compositiva. Ad esempio, il secondo movimento dell’estate, che è contenuto nel brano “Immortal Soul“, è praticamente una ballad rock, in cui della partitura originale è rimasto veramente poco, e ha creato quasi un nuovo brano. Questo per dire che, quando la musica è grande, come appunto quella di Vivaldi, può essere sviluppata ancora in migliaia di forme.

Hai anticipato quella che sarebbe stata la mia domanda successiva, cioè in che modo volevi differenziarti da altri musucisti che hanno già lavorato sulla musica classica, come appunto Uli Jon Roth, o anche gli Emerson, Lake & Palmer con “Pictures At An Exhibition”. Pensi che questo modo di lavorare tra metal e musica classica possa essere un nuovo filone musicale che poi troverà anche delle altre espressioni in futuro?

Non credo che questa potrà diventare una nuova strada. Io ho detto la mia. Ho arrangiamento diversi brani di musica classica nel corso degli anni, ad esempio ho lavorato su brani di Mozart, Beethoven, Rimski – Korsakov, che poi appariranno sul mio prossimo disco strumentale. La mia visione dell’arrangiamento è questa: il passaggio da qualcosa di proprio, di originale, e qualcosa di arrangiato deve essere indolore per l’ascoltatore, quasi irriconoscibile, le due cose devono essere inscindibili. Secondo me un arrangiamento troppo simile alla partitura originale ha poco senso, è riduttivo. Come hai detto tu, esempi simili ce ne sono pochi, gli altri esempi che mi vengono in mente sono comunque molti fedeli all’originale. E’ il mio approccio, e lo hanno capito molto bene gli arrangiatori che hanno lavorato com me al progetto, che hanno fatto un lavoro che è andato oltre le mie aspettative, e hanno capito perfettamente la mia intenzione; se poi potrà essere un’influienza per qualcosa di futuro, lo si vedrà negli anni.

Anche se immagino che non possa essere un’impresa facile, pensi che ci possa essere una trasposizione dal vivo del progetto?

Sì, è una cosa di cui si è cominciato a parlare molto presto, quando ancora il disco era in fase di realizzazione, tramite messaggi che ci scambiavamo tra di noi. L’idea di portarlo dal vivo c’è, anche perchè abbiamo ricevuto diversi inviti da Paesi stranieri come la Polonia e la Bulgaria, e potremmo avere anche la possibilità di arrivare a Venezia, città natale di Vivaldi. Vedremo chi avrà la forza e la voglia di mettere su un palco questo progetto, e con un numero gestibile di musicisti.

Abbiamo citato diversi musicisti, fra cui alcuni tastieristi. Quali pensi che siano quelli che ti hanno influenzato di più nel tuo percorso artistico?

La mia formazione principale è comunque classica, ma c’è da dire che anche i grandi maestri del genere rock, come Keith Emerson e Jon Lord, che sono comunque i nomi grossi che influenzano tutti per forza di cosa, erano a loro volta musicisti con una formazione classica e gli stessi riferimenti ai compositori che ho io, per cui alla fine facciamo sempre riferimento agli stessi “grandi”. A mia volta, ho ascoltato moltissimo Deep Purple, Rainbow, EL&P, ma non sono stato influenzato molto dai musicisti degli ultimi 60, 70 anni, è un periodo molto breve per me. Sono i grandi compositori come Bach e Mozart ad influenzarci, noi poi interpretiamo.

La preparazione dell’album ha richiesto un periodo di tempo molto lungo. Hai mai avuto dei momenti di scoraggiamento, in cui hai pensato che non ce l’avresti fatta a finirlo?

No, non in questi termini. In realtà ho pensato di più a quando finirlo, in modo da non farlo coincidere con tutte le mie attività, perchè in alcuni periodi mi potevo dedicare di più, in altri di meno. C’è stato ad esempio un periodo abbastanza lungo, di due, tre mesi, in cui non ho avuto veramente tempo di dedicarmi al disco, e mi chiedevo quando lo avrei finito. Quando poi l’etichetta ci ha dato un termine massimo entro cui finirlo, c’erano ancora diverse cose importanti da fare, come la registrazione di un brano con l’orchestra e di tre brani con il coro, e quello è stato un periodo difficile dal punto di vista della produzione. Poi, per fortuna, anche con il supporto di tutti i musicisti che hanno lavorato con me e all’etichetta stessa, siamo riusciti a finire tutto in tempo.

Parliamo ora del futuro. Al di là della promozione del Vivaldi Metal Project, hai anche altri album a cui stai lavorando?

Sì, ho due dischi solisti che ormai sono fermi da tre anni. Ci sarà un album di metal strumentale, che era praticamente terminato, mancava solo il mixaggio, e anche qui il progetto ha preso il sopravvento, ed è un album che raccoglie tutti i miei brani strumentali scritti fino ad oggi, che include arrangiamenti di brani classici come la sonata Al chiaro di Luna di Beethoven, il Volo del Calabroneo l’Adagio di Albinoni, e altri miei brani originali. Poi c’è il nuovo album pianistico, di tipo classico – new age, e poi, non prima di uno o due anni, ci sarà un nuovo album cantato, il successore di “Dragon Fire“, che è uscito nel 2010.

Concludi pure come vuoi l’intervista. 

Voglio ringraziare ancora tutti i musicisti e gli arrangiatori perchè, nonostante questo progetto sia mio, non ho voluto pubblicarlo sotto il nome di Mistheria, e questo è anche il motivo per cui non tutti gli arrangiamenti sono miei. Volevo che questo restasse un progetto, e non un mio album solista. Questo progetto è stato possibile grazie a loro, e per questo vanno veramente ringraziati tutti, inclusa l’etichetta. Con Metallus poi ho un rapporto che va avanti da diversi anni, avete sempre seguito le mie attività, quindi sono veramente conten to che oggi abbiamo potuto parlare del Vivaldi Metal Project.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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