Virgin Steele: “Nocturnes Of Hellfire And Damnation” – Intervista a David De Feis

Dopo ben cinque anni dall’uscita del precedente “The Black Light Bacchanalia” tornano con un nuovo album gli intramontabili Virgin Steele. Non perdiamo allora l’occasione di raggiungere telefonicamente il sempre disponibilissimo frontman David De Feis: approfittiamo di quest’intervista col carismatico cantante non solo per farci presentare l’ultimo disco “Nocturnes Of Hellfire And Damnation”, ma anche per fare un tuffo nel passato e informarci sulle future attività della band.

Ciao David! Cominciamo parlando naturalmente del nuovo album: “Nocturnes Of Hellfire And Damnation” è un concept?

No… non è esattamente un concept album, non nella maniera in cui lo è ad esempio “The House Of Atreus”, dove c’è una storia che procede dal punto “A” al punto “Z”. E’ comunque presente una sorta di connessione tra i brani, c’è una sorta di concept dietro la maggior parte delle tracce. Il tema principale è quello delle relazioni tra le persone, di ciò che accade quando una persona ne incontra un’altra, ma il rapporto non decolla, si verificano interazioni negative. Ci sono però allo stesso modo momenti di humor e di positività: direi che il concetto è quello delle passioni che abbiamo, delle relazioni tra di noi, delle cose che amiamo e di quelle che non amiamo, delle cose che ci possiedono.

A cosa si riferisce il titolo del disco?

Un “nocturne” è una canzone della notte, una pièce notturna: questo disco è una canzone notturna che si sviluppa attraverso il fuoco, il fuoco dell’inferno; è una torcia, un faro nella notte dei dannati! Ahah!

Come presenteresti l’album ai fan dei Virgin Steele?

Direi che “Nocturnes Of Hellfire And Damnation” vuole essere un disco schietto, notevolmente heavy, onesto e completamente nuovo. Siamo tornati, e in maniera molto diretta… check it out!

Cosa rappresentano le immagini che vediamo in copertina nei differenti artwork del CD, in un caso un angelo, nell’altro un gargoyle?

Abbiamo un angelo e abbiamo un diavolo! Ogni volta che realizziamo un nuovo disco, mi guardo sempre intorno nell’ambiente in cui vivo, pensando a ciò che ha l’aspetto giusto per rappresentare la maniera in cui l’album suona. Vado alla ricerca del soggetto giusto fino a ché non dico “ah, vedo proprio bene quell’elemento in copertina!”. Così è successo con l’ultimo album: avevo questa foto di un gargoyle di pietra e mi sono detto “ah, guardalo, rappresenta il concetto del disco!”. L’artista che ha realizzato il lavoro aveva invece quest’altra foto dell’angelo di pietra, che aveva scattato in un cimitero, e abbiamo messo il tutto insieme, abbiamo elaborato delle immagini che si sposavano bene con le tematiche espresse nei testi.

Cosa puoi dirci invece del processo di song-writing e della produzione del disco?

Dunque, quasi tutte le canzoni nascono al piano, partono dall’elemento musicale: l’idea di un brano nasce da lì, poi mettiamo insieme testi e musica. Altre volte però lavoro in maniera completamente differente: è il testo la prima cosa che mi viene in mente, a volte una canzone nasce mentre sto scrivendo una poesia. A volte lavoro al piano da solo, altre volte faccio delle jam session con Edward (Pursino, chitarrista della band, n.d.r.) e ce ne usciamo insieme con il pezzo finito. Non mi fermo mai nel processo di registrazione e di scrittura, in alcune occasioni arrivo con la canzone finita proprio all’ultimo minuto.
Per quanto riguarda la produzione, abbiamo cercato di ottenere un risultato che suonasse più appropriato, più genuino, più diretto… un suono più aspro, che non sapesse tanto da registrazione in studio.

Bene, siccome questa è la mia prima intervista con te (e solo la terza del nostro portale), sappi che hai vinto un po’ di domande “retrospettive”!
Parliamo innanzitutto di “Noble Savage”; una canzone che amo particolarmente di quell’album è “Thy Kingdom Come”, specialmente per il suo testo: qual era lo scopo della canzone? L’avete scritta per superare un momento difficile, oppure come un invito generale a non arrendersi mai?

Avevo scritto quella canzone per me stesso, per riprendermi e ricominciare ad agire: ero molto giù in quel periodo e ne avevo bisogno. L’ho scritta per darmi un calcio, per smuovermi!

In capolavori come “The House Of Atreus”, “Invictus”, o la canzone “The Burning Of Rome” da “Age Of Consent” possiamo trovare continui riferimenti al mondo greco e romano: possiamo dire che avete un legame speciale con la cultura mediterranea?

Assolutamente sì! Io sono italiano, sono cresciuto in una casa italiana, mi sono state fatte conoscere le opere di Verdi, tutte le bellezze che l’Italia possiede, la cultura del cibo, la musica… Come vicino di casa avevo un uomo che era un regista teatrale, perciò sono cresciuto tra performance di drammi greci e di Shakespeare: tutto ciò è stato per me una grande fonte d’ispirazione, una spinta a mescolare il metal con la musica classica, con una notevole varietà d’elementi. Il mondo greco e romano, gli dei di queste culture sono sempre stati molto presenti nel mio mondo: mi fluttuano attorno, sono nell’aria, alla luce del sole, nel mio cortile… ovunque! Non sono mai lontani da me. Mi piace usare questi riferimenti culturali per spiegare, raccontare ciò che sta succedendo ora; provo a usarli per esprimere ciò che voglio dire sulla vita: non sempre vengo compreso, ma è ciò che tento di fare!

In quegli album, e in un altro capolavoro come “The Marriage Of Heaven And Hell”, possiamo respirare il vero spirito dell’epica: dove trovate l’ispirazione per scrivere questo tipo di musica?

Penso che derivi dal fatto di vivere immersi nel rock, nel metal, nella musica classica e nell’opera, venendo ispirati da tutto ciò, creando qualcosa che rappresenti una sintesi di tutti questi elementi. Imparando a suonare il piano, spingendo la mia voce a fare cose folli, seguendo ciò che faceva mia sorella (la sorella di David è una cantante lirica, n.d.r.), ho cominciato a comporre musica in maniera abbastanza seria nei primi anni ’90, a studiare per davvero: è così avvenuta una sorta di esplosione in me, un vero e proprio Big Bang a partire da “Marriage” e da lì in avanti.

Ora torniamo al presente: state pianificando alcuni concerti in Italia, o almeno in Europa, per promuovere il nuovo album?

Sì, abbiamo appena cominciato a pensare a questo: abbiamo già pianificato uno show ad Atene e sicuramente ne organizzeremo altri in Europa e sicuramente dobbiamo suonare in Italia. Adoriamo venire in Italia, ci piace sempre moltissimo. Se non ricordo male la nostra ultima volta è stata all’Evolution Festival, un concerto che ci piacque moltissimo. Sicuramente torneremo sia in Europa che in Italia, sicuro!

Durante la vostra lunga carriera non avete mai fatto uscire un live album/DVD ufficiale: non pensate che sia il momento giusto per farlo?

Sì, è una cosa che voglio realizzare da tantissimo tempo. Ci siamo andati vicini con il bonus CD di “Invictus”, “Fire Spirits” (la ristampa di “Invictus” del 2014 comprendeva questo bonus disc, con versioni acustiche di vari brani della band registrati dal vivo, n.d.r.): si tratterebbe in verità di pezzi acustici… ma registrati live! Ahahah! Comunque, mi piacerebbe davvero fare qualcosa di simile, assolutamente: vogliamo produrre un DVD sui vari show che abbiamo suonato in tutti questi anni. Mi piacerebbe tantissimo realizzare questo, assolutamente!

Virgin Steele - David De Feis

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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