Vanden Plas: “The Ghost Xperiment – Awakening” – Intervista a Stephan Lill

A distanza di qualche giorno, “The Ghost Xperiment – Awakening” si è rivelato un buon album da un gruppo che spesso offre garanzie certe come i Vanden Plas. L’album segue una storia complessa, e verrà rivelata del tutto solo col prossimo album. Avevamo molte curiosità su questo e sul gruppo in generale, così abbiamo contattato Stephan Lill via telefono. Purtroppo, abbiamo avuto vari problemi con i contatti all’estero e la linea telefonica, quindi, in questi 30 minuti circa di telefonata, già slittata di un’ora rispetto  al suo orario stabilito, abbiamo discusso sulla situazione passata del gruppo, sullo stato attuale del mondo musicale e di tante altre cose.

Ciao, Stephan, e benvenuto su Metallus. L’ultimo album dei Vanden Plas, The Ghost Experiment – Awaening, è stato pubblicato ad ottobre, quest’anno. Com’è stato accolto finora?

L’album è stato ricevuto molto bene. Ho letto gran parte delle recensioni, e molte di esse fanno notare la pesantezza dell’album: abbiamo ricevuto un gran feedback.

La registrazione e la produzione del vostro ultimo album devono aver impegnato molto sforzo, poiché non avete ancora programmato nuovi concerti. D’altro canto, siccome Andy e tu suonate in musical da teatro, non potete fare molti tour. Secondo te, qual è la cosa più dura da sopportare durante I tour?

Guidare, perché guidare per ore per suonare in paesi esteri è una delle cose più difficili nei tour.

Ho ascoltato l’album alcune volte finora, e lo trovo buono. Come gran parte della vostra discografia, non si avventura esattamente nella sperimentazione sonora, ma è una continuazione dei groove monolitici e degli arrangiamenti su vasta scala del gruppo. Ho notato che dura solo 46 minuti, quindi è l’album più corto del gruppo. Questo significa che funziona anche come un album di singoli, vero?

Sì, perché quando volevamo pubblicare l’album, capimmo che era troppo lungo: gran parte delle canzoni durano 8 minuti. Il nostro prossimo album sarà pubblicato nel 2020 e conterrà anch’esso 6 canzoni, e dura quasi 60 minuti.

The Ghost Xperiment – Awakening è un concept a due parti che riguarda la storia di un personaggio, anche se, non avendo letto I testi, la trama non mi è molto familiare. Vorresti riassumere la storia intera? Cosa vi ispirò nello scrivere la trama, I personaggi e le canzoni?

L’idea era di creare la storia di alcune persone che creano altre persone mai esistite. La trama riguarda un esperimento, qualcosa creato da una persona che non è mai esistita. Andy [Kuntz, cantante del gruppo] era così impressionato da questo esperimento che ha costruito la base del concept.

Sono particolarmente legato a “Devil’s Poetry”: è un pezzo di quasi 10 minuti con una sezione più calma con sintetizzatori che emulano clarinetti, arpe e tromboni. Vorresti descrivere più appropriatamente la canzone e la sua genesi?

Ah ah ah, mi spiace, è l’unica canzone dell’album che non ho scritto, quindi non ti posso dire nulla sulla sua genesi.

L’album è stato prodotto da Markus Teske, membro dei Red Circuit che ha anche lavorato sugli album di Astralion, Dark Sky, Firewind e dei Mob Rules, assieme a tutti gli album dei Vanden Plas a partire da Beyond Daylight. Cosa ne pensi di lui? Pensi che abbia fatto un buon lavoro nel mostrare il potenziale del gruppo?

Markus, come molti produttori, è come un sesto membro per noi, perché durante la registrazione di “Beyond Daylight” lui era nello studio ad aiutarci: inoltre, è un gran songwriter, e ha prodotto molti grandi nomi. Anche se non è un nostro membro, collaboriamo con lui da 17 anni, da molto tempo.

Ora parliamo un po’ sugli inizi della band. Veniste fondati nel 1986, ma prima del vostro album di debutto, “Colour Temple”, pubblicaste solo un singolo e un promo. Fu difficile per voi iniziare la vostra carriera a Kaiserslautern a quei tempi?

Più o meno. Nel senso che: il 1986 era un anno molto differente da oggi, ed era più difficile ottenere una produzione o perfino un contratto di registrazione. Allora c’era il bisogno di supporto da parte delle etichette: non era difficile pubblicare demo, ma i veri e propri album in studio, sì, anche perché gli studi di registrazione erano molto costosi.

Poi venne il vostro secondo album, “The God Thing”, che includeva testi e composizioni più complessi, una strada che seguiste negli album seguenti fino a “The Seraphic Clockwork”. Quanto è frustrnte leggere così tanti paragoni con i Dream Theater, i Fates Warning e i Symphony X?

Nessuna frustrazione, perché anche noi facciamo musica progressive. Però penso che succeda con tutte le band: c’è il bisogno di fare paragoni per descrivere I gruppi, anche se non facciamo esattamente lo stesso genere.

Se non sbaglio, avete suonato in Italia solo una volta, nell’edizione del 2016 del Frontiers Metal Festival, supportando Primal Fear. Come veniste accolti? Vi piacerebbe suonare in Italia altre volte?

In Italia abbiamo suonato varie volte prima, penso che la prima volta in assoluto fosse il 2002. Il concerto al Frontiers Metal Festival fu grandioso, era come se la gente apprezzasse davvero tanto la nostra musica. Ci piacerebbe molto suonare di più lì.

Tutti i membri dei Vanden Plas avevano altri progetti musicali prima, alcuni dei quali suonavano addirittura metal estremo: i più famosi sono Abydos, Place Vendome e Missa Mercuria. Riguardo gli ultimi, ci sarà un’altra pubblicazione con il suddetto moniker?

No. Missa Mercuria era solo un progetto fondato per fare un album in quegli anni, ma non ci fu mai il piano di registrare un secondo album.

Come musicista, vorresti parlare un po’ sulla tua strumentazione? C’è una ragione specifica sul fatto che tu abbia scelto l’accordatura in Mi bemolle? Anche se è una domanda retorica, qualcuno di voi ha studiato teoria musicale?

Io uso una Gibson, una Ibanez, e come altri chitarristi, uso e altri modelli più recentemente, ma la mia chitarra principale è stata fabbricata da una compagnia chiamata DGM. Non uso leve tremolo, uso prevalentemente amplificatori Marshall e anche una pedaliera per manipolare i suoni. Uso più chitarre perché ce n’è bisogno in uno studio di registrazione: per esempio, una canzone potrebbe suonare meglio con una Gibson o una Ibanez, dipende dai casi. Io amo l’accordatura in Mi bemolle, perché corrisponde al mio gusto personale e mi rende più facile muovermi fra i tasti. Noi tutti abbiamo studiato teoria musicale, e ne usiamo le basi nelle nostre composizioni.

Ora una domanda spinosa. Sappiamo i problemi del business musicale: gli album non vengono più venduti, i gruppi ottengono riscontro sopratutto nei social media, i pagamenti diventano più difficili e i tour sono diventati vitali nell’economia di una band. Non è solo un problema dell’industria musicale: quasi tutti i posti di lavoro hanno questi problemi, e la competizione è spietata. Pensi che i Vanden Plas siano colpiti da questo fenomeno?

Sicuramente tutti i gruppi nella terra soffrono di quello che dici, sia quelli grandi che quelli piccoli. L’anno scorso, per esempio, abbiamo cercato di suonare molti concerti in un teatro, ma poi abbiamo dovuto fermarci, perché il teatro ospita anche gli spettacoli come Jesus Christ Superstar. Hai ragione sui concerti, ma come sai, noi siamo su Frontiers Records, che ci ha aiutato molto, perché hanno fermamente creduto in noi e nella musica progressive.

Il fatto che i social media sono diventati il punti di riferimento principale sulla promozione e lo scambio di denaro rende la musica più liquida, ma può anche privarla del suo valore artistica. Voi venite dalla Germania, uno dei paesi che più supportano la musica. Quale pensi che sia la differenza più evidente sul consumo della musica negli anni 70 e 80 comparato agli anni 2000, oltre i social media?

Ero un ragazzino negli anni 80, e tra i ragazzini, allora l’heavy metal era popolare. Per esempio, ascoltavamo i vinili dei Whitesnake e degli Iron Maiden, e c’era anche uno scambio commerciale, perché raccomandavi i gruppi validi agli amici. In questi giorni, la gente ascolta milioni di canzoni di Youtube. Una cosa che ho notato fra i miei studenti è questa: spesso non sanno nemmeno chi o quale band ha scritto una canzone, né gli arrangiamenti, invece negli anni 80 le canzoni degli Iron Maiden e dei Whitesnake te le imparavi a memoria.

I Vanden Plas sono definiti come una band progressive metal, il che spesso implica un’influenza primaria da Yes, Genesis, Rush e Emerson, Lake & Palmer, assieme a Iron Maiden, Judas Priest e Queensrÿche. Hai altre influenze particolari?

Veramente non sono assolutamente influenzato da nessun gruppo progressive rock che hai citato: né i Pink Floyd, né i Genesis, né gli Yes, né i Rush. Iniziai ascoltando AC/DC, Iron Maiden e molte delle band degli anni 80 nella mia giovinezza. Non penso che bisogna per forza essere influenzati dai gruppi progressive rock per fare progressive: io, per esempio, preferisco musica molto più dura, come gli Slipknot.

I Vanden Plas sono uno dei pochissimi gruppi al mondo che hanno mantenuto una singola formazione per tutta la loro esistenza. Immagino che vi consideriate più come amici che colleghi.

È un 50/50. Da un lato siamo colleghi, dall’altro amici, tanto che spesso usciamo fuori insieme. Già, siamo stati insieme per molti anni.

È risaputo che lavorare nella musica è più difficile di quello che sembra, tra lezioni, concerti, comprare la strumentazione, la pesante organizzazione dei tour e la lenta progressione nell’essere musicisti sempre più bravi. Che consiglio daresti a quelli che cercano di formare una band, di iniziare una carriera nella musica o che vogliono diventare famosi con essa?

Oh, non saprei cosa dire. Forse una cosa molto importante è questa: quando fondate una band, di solito suonate cover da altri gruppi, ma è molto importante scrivere canzoni che sono composte da voi, e cercare di creare il vostro stile.

Quindi immagino tu non abbia una buona opinione dei gruppi cover?

No no, ho una buona opinione su di loro, perché sono bravi: però, se si vuole suonare in altri posti oltre al posto in cui si vive, come all’estero, bisogna comporre canzoni inedite. Se gruppi come i Metallica avessero fatto solo cover, nessuno si sarebbe interessato a loro.

Qualche altro interesse in particolare che vorresti condividere, film, album preferiti o raccomandazioni ai nostri lettori?

In realtà non ho altri veri e propri interessi oltre alla musica. Consigli? L’anno scorso ho visto dal vivo Dee Snider, ex-Twisted Sister, e fui sorpreso dalla sua musica, così potente.

Ok, l’intervista è finita, Stephan, grazie per il tuo tempo. Era la mia prima intervista a tempo reale col telefono, prima usavo solo le mail. Arrivederci e… auf wiedersehen!

Ah, quindi anche la tua intervista era un “esperimento”! Grazie, sei il benvenuto.

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  1. Andrea 71

    Beh, direi che bisogna prepararsi un po ‘ di più prima di un’intervista. I Vanden plas hanno suonato diverse volte in Italia. La prima è stata nel 1997 di spalla ai Dream Theater a Milano per il tour di Falling into infinity. Non una grande esibizione perché Andy Kuntz aveva la febbre alta e una brutta tracheite

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