The Blood Brothers: USA Nails – Intervista

Curiosi di sapere novità sul conto dei Blood Brothers, abbiamo raggiunto la band a Milano poche ore prima della loro esibizione di spalla ai Liars. Un lungo tour, questo, in cui i nostri non perdono tempo per concretizzare le nuove idee che saranno a disposizione di tutti quando il successore di ‘Burn, Piano Island, Burn’ vedrà la luce. E’ un giovanissimo Jordan (uno dei due cantanti) il nostro interlocutore:"Il tour coi Liars sta andando molto bene, è fantastico, questa è per noi un’esperienza eccitante, anche perché stiamo suonando in posti in cui non eravamo mai stati prima. Poi, i Liars sono ottime persone e sta nascendo una buona amicizia fra di noi. Direi che il bilancio è positivo!". Questo tour probabilmente darà più visibilità alla band, proprio ora che il nuovo disco sta prendendo una forma e una direzione ben precisa:"Abbiamo riflettuto molto su come volevamo il nuovo disco, sul metodo di lavoro da utilizzare e sull’approccio nei confronti dei pezzi. Non abbiamo intenzione di fare un secondo ‘Burn, Piano Island, Burn’ perché ora come ora non ha molto senso per noi e per la nostra crescita artistica. Vogliamo cambiare, apportare ulteriori novità soprattutto per quel che riguarda la nostra strumentazione che adesso può vantare di un maggior numero di sintetizzatori e altri supporti alquanto bizzarri! I brani saranno molti istintivi, avranno un mood particolare, è molto divertente suonarli e proporli durante questo tour. Inoltre, lavoreremo con un nuovo produttore che si chiama John Goodmanson. Lui ha prodotto un sacco di band che ci piacciono, come Sleater-Kinney e Blonde Redhead. Volevamo registrare il disco a Seattle e lui si è reso disponibile, abbiamo intenzione di produrre il disco in modo totalmente diverso rispetto a quello precedente, con una diversa attitudine." I Blood Brothers hanno a che fare sempre con nomi importanti, ricordiamo infatti che la produzione di ‘Burn, Piano Island, Burn’ era stata affidata a Ross Robinson:"Quella di lavorare con Ross Robinson è stata un’opportunità che abbiamo avuto e che abbiamo ovviamente sfruttato fino in fondo, era qualcosa di nuovo per noi. Ross ha un modo di lavorare tutto particolare, ricordo che aveva trovato dei suoni strani per la batteria usando effetti che non avevo mai visto prima! Comunque, abbiamo imparato molto da lui, ha prodotto un sacco di cose diverse fra loro, dai Korn ai Cure con i quali sta lavorando proprio in questo periodo, anzi sono proprio curioso di sentire il prossimo disco…". Catalogare anche solo in minima parte la musica dei Blood Brothers è difficile, ogni singola nota sfugge al controllo, loro stessi non sanno come definirsi e lo fanno con ironia:"Oddio, mi cogli impreparato (ride, Nda). Ok, allora…ehm…la musica dei Blood Brothers è…divertente! Scherzi a parte, ascoltiamo un sacco di cose diverse e non so nemmeno se tutte le nostre preferenze che vanno dai Germs ai Converge possano essere citate come nostre influenze. Per me, comunque, la musica non ha limiti, è totale espressione di libertà." I Blood Brothers sono sensibili alle questioni riguardanti il loro Paese di provenienza – l’America – e nei testi esprimono questo tipo di sensibilità che si traduce poi in un concreto senso critico:"La cultura americana dalla quale proveniamo è una cultura prettamente materialista, basata sull’accumulazione di beni e denaro. Questo tipo di comportamento lo si nota in ogni aspetto della vita del nostro Paese, soprattutto in politica. Tutti i politici ragionano in base a convenienze materiali, senza badare agli aspetti più "umani" della società. La guerra che l’America sta portando avanti non è altro che uno spreco di risorse, oltre ad essere assolutamente ingiusta e disgustosa. Noi cerchiamo di raccontare tutto questo nelle nostre canzoni." Ma ora lasciamo che i Blood Brothers si preparino alla serata, in attesa del prossimo disco che vedrà la luce gli ultimi mesi dell’anno. Ne vedremo delle belle…

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