Tsjuder: “Antiliv” – Intervista a Draugluin

Tempo di come back per i veterani norvegesi Tsjuder. Il nuovo album “Antiliv” ribadisce l’assoluta adesione ai canoni classici del black metal, eppure la band possiede una straordinaria abilità nel rigenerarsi in continuazione, offrendo un ascolto vario, diverso e completo. Ai nostri microfoni, il chitarrista Halvor “Draugluin” Storrøsten rivela tutti i particolari del disco. Una solida conferma per chi è rimasto legato ai risvolti tradizonali del genere.

Grazie del tempo che ci concedi e dell’intervista. “Antiliv” è il vostro quinto album in 22 anni di attività e ancora una volta si tratta di puro black metal, tradizionale e privo di compromessi. Come vedi il vostro ruolo di una delle ultime band realmente estreme in Europa e che ancora non si è lasciata sedurre dal music business?

Fin dal principio, era il 1993, abbiamo voluto che i Tsjuder fossero una band di black metal. crudo e senza compromessi. Abbiamo visto la scena cambiare attono a noi sul finire degli anni’90. Band ben poco estreme e più orientate alle necessità commerciali stavano diventando famose e la gente iniziava a confonderli con il vero black metal. Ma ai Tsjuder questo non importa, noi vogliamo solo continuare a suonare ciò che abbiamo sempre voluto. Che poi la scena black metal sia buona o cattiva è del tutto irrilevante.

Dal mio punto di vista “Antiliv” è il vostro album più maturo, di certo il più tecnico e vario, inoltre possiede atmosfere epiche e solenni. Sei d’accordo? Vuoi rivelarci qualche particolare sulle varie fasi di composizione e registrazione?

Grazie. “Antiliv” è di certo l’album più vario che abbiamo registrato, ma non credo sia il più tecnico. E’ stato composto interamente nella nostra sala prove. Di solito un pezzo parte da un mio riff, poi Nag e Antichristian aggiungono le parti vocali e la batteria. Credo che sia un buon modo di lavorare perchè ci lascia la possibilità di sperimentare e perchè rende la parti di batteria molto più potenti. L’album è stato registrato negli Oslo Klang Studio e nei Farm Studio, poi missato e masterizzato nei Sonic Train Studio da Andy LaRocque. Ha fatto un ottimo lavoro e si sente sul disco.

Spesso l’album tributa il metal estremo di stampo classico. Ad esempio la canzone “Demonic Supremacy”, tra le altre, mi ha ricordato i primi Bathory e Celtic Frost, mentre “Ved Ferdens Ende” possiede un riff slayeriano all’inizio. Una sorta di tributo alle vostre influenze?

Sei un buon ascoltatore. Nag ed io ascoltavamo band come Bathory, Celtic Frost, Slayer e Venom prima che emergessero i Darkthrone, i Mayhem e i Burzum. Le nostre radici musicali soo assolutamente classiche e questo si sente nella nostra musica. Tsjuder è black metal ma ci sono anche elementi rock e thrash ed è evidente in modo particolare su “Demonic Supremacy” e “Antiliv”. E’ così da sempre se consideri che “Ved Ferdens Ende” fu composta nel 1994.

Ogni album dei Tsjuder è black metal tradizionale, eppure ciascuno è diverso da un altro e suggerisce emozioni differenti. Non vi interessano l’originalità o l’innovazione ma siete in grado di reinventarvi ogni volta. Come ci riuscite?

Non saprei, suoniamo solo quello che vogliamo. Abbiamo però una visione ben chiara di come debba essere l’album quando iniziamo a lavorarci sopra. Inoltre siamo molto selettivi nella scelta dei pezzi e delle idee. Se un riff non va bene, via, lo escludiamo. Anche il sound e la produzione sono fondamentali come collante tra le varie canzoni. Chi non ha mai avuto esperienza di registrazione sarà probabilmente sorpreso di sapere quanto il suono sia importante nel dare la forma finale a un disco.

Tra le canzoni che avete reso disponibili per lo streaming prima dell’uscita dell’album, c’è “Djevelens Masterwerk”. Il pezzo parla di una persona che diventa un’emanazione del diavolo stesso e porta con sè morte e distruzione. E’ l’argomento principale dei brani? “Antiliv” è un concept?

“Antiliv” non è propriamente un concept come ad esempio lo è “Abigail”. Però il titolo “Antiliv” sottolinea con forza il contenuto di ogni canzone e il significato del disegno in copertina. “Antiliv” traduce “avverso alla vita”, si tratta di black metal senza compromessi e i testi parlano di morte, disperazione, demoni e guerra. Abbiamo voluto che l’album fosse freddo e spietato. “Antiliv” è la morte, è l’avversario della vita.

Il disegno in copertina è opera del disegnatore Vincet Fouquet, che cosa rappresenta quella specie di scultura di ossa e che significato possiede?

L’artwork è appendice al contenuto lirico di “Antiliv”. I disegni nel libretto possono avere parecchi significati se li osservi attentamente. Ogni testo è riportato su una pagina accompagnato da un’illustrazione complementare. Lavorando con un artista come Vincent, l’artwork è diventato fondamentale. Abbiamo discusso a lungo su come dovesse apparire il soggetto, ad esempio sul particolare dei quattro angoli in copertina. Credo che abbia fatto un ottimo lavoro.

A tuo parere quali sono i pezzi più rappresentativi dell’album e perché?

Non credo di poter scegliere una canzone “migliore” o una che rappresenti “Antiliv”. Ogni pezzo per noi ha un significato e un valore, altrimenti non sarebbe stato compreso. Dico questo perchè forse la composizione e la registrazione dell’album sono ancora molto vicine ed è difficile rispondere. Vedremo quali canzoni supereranno l’ostacolo del tempo che trascorre.

Avete intenzione di promuovere l’alnum dal vivo? Avremo la possibilità di vedervi in Italia?

Per il momento ci sono un paio di date, ma non suoniamo dal vivo perchè vogliamo promuovere “Antiliv”, piuttosto perchè i Tsjuder appaiono nella loro forma più pura ed onesta quando sono sul palco. Non abbiamo concerti pianificati in Italia, ma è solo questione di tempo. Di certo torneremo nel vostro paese.

Sull’edizione limitata di “Antiliv” avete compreso alcune versioni demo dei brani, poi due cover, dei Mayhem e dei Beherit. Vuoi parlarcene?

Volevamo qualcosa di speciale per l’edizione limitata e le versioni demo sono perfette testimoni del processo di creazione di “Antiliv”. I primi Mayhem sono stati fondamentali per lo sviluppo della scena black metal in Norvegia, mentre “Drawing Down The Moon” dei Beherit è un album che meriterebbe decisamente più attenzione. E poi ci piace suonare quei pezzi dal vivo.

Non ultimo, vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Sì. Se volete capire “Antiliv” prendetevi il tempo necessario. Ascoltatelo bene, leggete i testi e analizzate i disegni. E’ un lavoro completo e non di facile ascolto.

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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