Trivium: “Vengeance Falls” – Intervista a Matt Heafy e Corey Beaulieu

I Trivium, da sempre, sono una garanzia, perlomeno in Italia! In occasione dell’imminente uscita discografica del loro nuovo lavoro, “Vengeance Falls“, abbiamo incontrato Matt e Corey, che in questa intervista esclusiva, ci narrano tutto ciò che si nasconde dietro (e dentro) quest’ultimo disco.

Domande a cura di Marcella F.
Traduzione a cura di Arianna G. e Serena M.

Ciao Matt, ciao Corey. Benvenuti su Metallus. Oggi siamo qua a Milano per parlare del vostro nuovo disco, “Vengeance Falls”. Vi andrebbe di accennarci qualcosa a riguardo e dirci, soprattutto, da dove è cominciato tutto?

Matt: Abbiamo iniziato a scrivere la musica per quello che poi sarebbe diventato “Vengeance Falls” subito dopo la pubblicazione di “In Waves”. Abbiamo lavorato durante il corso del tour promozionale volto a quel disco. Per la stesura dei brani, posso dirti che in origine c’è sempre una persona che si occupa delle parti di chitarra di un intero brano, non facciamo circolare troppo le cose all’interno della band, ognuno poi la trasforma a modo proprio. Abbiamo spedito il nostro demo al nostro produttore David Draiman e abbiamo deciso agli inizi che sarebbe stato lui il responsabile della produzione del disco, quindi in seguito gli abbiamo inviato le tracce, lui ci avrebbe aiutati nella costruzione dei brani ma chi ha fatto tutto siamo stati noi. Ci siamo anche occupati della pre-produzione con un ingegnere del suono e poco alla volta avevamo già pronte le tracce. Ci abbiamo impiegato circa un anno e mezzo tra la stesura del materiale e l’effettivo lavoro fatto da noi.

L’intero album si differenzia dagli altri lavori precedenti, eccezion fatta per “In Waves” del 2011. Sembra che quest’album sia più melodico, le canzoni sono più melodiche rispetto ai vostri primi dischi. Potremmo considerare, quindi, questo come un album di passaggio, dato che voi stessi state pensando di più al vostro sound, al tipo di musica da voi proposta, o state ancora valutando di cambiare sonorità alla vostra musica?

Matt: Personalmente, non vedo “Vengeance Falls” come un cambiamento, è più che altro una combinazione di tutti gli ingredienti dei nostri precedenti 5 dischi. A dire il vero non trovo che abbia un collegamento con “In Waves”, a parer mio racchiude un po’ tutti i 5 dischi, per cui l’interpretazione fornita dalla gente in cui dicono che quest’album sia più melodico è bizzarra. Abbiamo ricevuto pareri da alcune persone che hanno trovato questo disco più brutale e heavy, quindi sta all’ascoltatore dare una propria opinione a riguardo, ma secondo noi possiede gli ingredienti stilistici migliori presi dai nostri vecchi lavori.

Molte persone, dopo aver ascoltato il singolo su Youtube, hanno pensato che la tua voce fosse lievemente più bassa rispetto alle tue precedenti performance vocali su questo disco…

Matt: Questa è un’interpretazione abbastanza strana, perché in quest’album raggiungo tonalità alte come non ho mai fatto prima d’ora. Probabilmente la gente non ha ancora ascoltato del tutto i brani presenti sul disco.

Io ho avuto modo di ascoltare una sola canzone su Youtube recentemente…

Matt: Ah ma stai parlando del singolo “Strife”, è corretto?

Sì, “Strife”! ovviamente ho avuto modo di ascoltare tutto l’album!

Matt: Uhm, quello che posso dire è che non sono effettivamente mai stato un cantante “alto”, nel senso non sono mai andato in alto con la tonalità della voce. Con questo disco, è stata una questione di incrementare le migliori caratteristiche che noi possediamo e che abbiamo, effettivamente con “Strife” abbiamo voluto fare qualcosa di difficile, siamo sempre stati una band che vuole andare oltre i propri limiti e con questo singolo, ho esemplificato un altro range vocale, cosa che non avevo mai fatto prima d’ora in un verso proprio perché a livello di sound ottempera tutto ciò che di buono abbiamo sempre fatto. Ho esplorato anche la tonalità più bassa della mia voce ma non è mai successo prima d’ora come è successo adesso. Scrivendo il disco, ho scoperto di poter salire di tonalità, grazie soprattutto all’insegnamento fornitomi da David Draiman, il nostro produttore… per cui posso dire che abbiamo dato il massimo in questo nuovo lavoro discografico!

Ok, focalizziamoci ora sull’artwork. Personalmente, mi piace molto, e mi stavo domandando se si basasse su una foto o su un disegno. Come siete giunti alla sua creazione?

Corey: Il tizio che ha reso tutto questo possibile è Brent White e sicuramente molti nostri fans riconosceranno il suo lavoro non appena vedranno la copertina. Ha avuto modo di disegnare un sacco di nostre magliette in questi anni e, conoscendo il suo lavoro, ciò che egli produce, sapevamo già dove volevamo andare a parare. Gli abbiamo fornito praticamente tutto: il titolo, la musica, i testi delle canzoni e alcuni spunti per trarre la giusta ispirazione, gli abbiamo dato carta bianca affinché potesse creare qualcosa che, a livello visivo, potesse dare un certo impatto. Dal nulla è riuscito a creare questa rappresentazione che, in un modo o nell’altro, si lega perfettamente al concetto che il disco vuol esprimere. Dal primo momento in cui l’abbiamo visto, ce ne siamo innamorati e abbiamo pensato che si adattasse in tutto e per tutto al disco. È una combinazione tra il disegno e arte computerizzata…. Cavoli, Matt come lo definiresti?

Matt: È roba fatta al computer basandosi su schizzi disegnati a mano.

Corey: Ecco, è una combinazione di arte digitale e di disegni fatti a mano. Il grafico è veramente talentuoso, tutto ciò che fa è eccezionale ed è riuscito a realizzare esattamente ciò che volevamo per questa copertina!

Cosa potete dirci del titolo? È stato scelto alla fine del processo o prima?

Corey: In teoria, avevamo già in mente il titolo ancora prima di iniziare a registrare il disco, era già una cosa che si era stabilita nella nostra mente. Per quest’album, avevamo già un’idea della direzione che volevamo intraprendere, il titolo temporaneo che avevamo scelto era “Wake”, e non appena siamo entrati in studio, Matt aveva già pronta la registrazione per la titletrack, o perlomeno le parti vocali e David (Draiman, il produttore, ndr) lavorando con Matt, ha avuto un’idea. Si è messo a leggere tutto il testo della canzone, per capirne il significato e per vedere se vi fosse una sorta di filo rosso con le altre tracce del disco. Ad un certo punto, ha menzionato qualcosa sul fatto che la musica a volte deve parlarti, e ha suggerito “Vengeance Falls” come titolo più appropriato, in quanto cattura il significato e l’atmosfera del disco stesso… Anche il testo della canzone trasmette molte più sensazioni rispetto al testo di “Wake (The End is Nigh)”, l’ultima traccia del disco. Ci abbiamo pensato e abbiamo trovato più adeguato questo titolo, dava maggior senso a tutto.

Ho avuto modo di ascoltare l’album e ho notato che vi sono alcuni elementi che provengono da sonorità dei vecchi album, ma vi è anche qualche elemento innovativo: ad esempio, “Strife” è un brano molto particolare, così come “Through Blood and Dirt and Bone”. A parer mio, questi due brani sono piuttosto differenti da tutte le altre tracce presenti nel disco. Anche la titletrack potrebbe essere considerata un brano preso da “In Waves”, volendo azzardare… Cosa ne pensate?

Matt: No, per noi non è mai stata una questione nel decidere come voler suonare, non abbiamo mai pensato “Hey, vogliamo avere uno stile diverso”. Lo avevamo fatto con i dischi precedenti, abbiamo mostrato ed esplorato tutti i lati che la band possiede, abbiamo provato alcune cose differenti negli album scorsi. “Vengeance Falls” è il disco che noi volevamo cantare, volevamo che avesse la musica che noi volevamo sentire in quanto band nonostante ciò che potesse succedere, per cui non è stata affatto una questione di rendere il disco in tale maniera o in un’altra. Scrivendo quest’album, non abbiamo mai dato peso alla tecnicità o al ritmo o alla lentezza o agli “ingredienti” che volevamo mettere nelle canzoni. Ci siamo semplicemente focalizzati su come poter rendere buona una canzone, per cui guardando ora al disco nella sua totale interezza, vediamo che comunque possiede gli elementi dei precedenti album ed è costruito sulla base di quest’ultimi. Si possono vedere momenti di quello che abbiamo fatto in quanto band in ogni singola canzone, ma a volte sembra quasi indefinibile, a volte è complicato trovare similitudini con altri lavori in quanto non utilizziamo gli stessi strumenti utilizzati precedentemente…È un po’ come annotavi tu poco fa… “Vengeance Falls” è una canzone che tu potresti collocare facilmente in “Wake”. Oh scusa! È una canzone che potresti collocare in “In Waves”, si percepisce un nuovo sviluppo, non è un tentativo consapevole di realizzare qualcosa di diverso, si parla della normale evoluzione della band. Siamo stati capaci di esplorare diversi lati del nostro sound e in termini di sound, ho notato che tutti noi siamo migliorati. Oggi giorno mi sento più a mio agio in veste di cantante rispetto al passato.

Ok c’è una canzone fra tutte di cui vi piacerebbe parlare? Sì, voglio dire: vi è qualche brano a cui vi sentite maggiormente legati?

Matt: Personalmente, la prima canzone che avevi menzionato, “Through Blood and Dirt and Bone”, sicuramente rientra tra le mie preferite di questo disco, per il semplice fatto che essendo una canzone “lenta”, molto sobria, melodica, con una propria intensità riesce a darmi le stesse sensazioni che provo ascoltando anche le tracce più veloci che abbiamo mai composto sinora. A parer mio, è come se avvertirsi qualcosa di oscuro in quella canzone, lo si potrebbe percepire ascoltandola la prima volta. Nel complesso, è un disco molto arrabbiato e solo per il fatto che tu abbia notato questo fattore, per aver menzionato questo brano in particolare che, a quanto sembra, è stato uno dei primi a saltarti all’occhio e mi rende felice sapere che questa sensazione viene trasmessa e percepita anche da altri.  “Through blood and dirt and bone” e “Wake” sono pezzi che si fanno notare e abbiamo capito che anche a te piace “Wake”, per cui…

Corey: Sì, anche per me potrebbe valere la stessa cosa. Le canzoni che ascolto molto spesso sono “Through Blood and Dirt and Bone”, “Wake (The End is Nigh)” e “Strife”. Mi piacciono per svariati motivi, ma su tutti posso dire che offrono qualcosa di differente. A parer mio, “Through Blood and Dirt and Bone” è un brano veramente interessante, è una canzone che risalta, perché possiede tutte le caratteristiche che noi abbiamo come band. Siamo riusciti a prendere quegli elementi per scrivere una canzone che potesse spiccare fra molte, senza risultare un clone di un’altra era o così via. Non vi è niente che si possa paragonare a ciò che abbia fatto in passato, siamo stati in grado di combinare tantissimi elementi insieme e creare dei brani oscuri, malinconici… Il tema e il contenuto dei brani, mischiati alla musica, creano veramente una canzone potente. Ovviamente, quel brano è una delle tracce che tuttora mi regala i brividi, ogni volta che la ascolto mi fa lo stesso effetto, data la sua atmosfera scura, potente, è veramente un highlight di questo disco ed è considerata tale da tutta la band. Anche “Wake (The End is Nigh)”, che è l’ultima traccia del disco, è un brano che spicca tra tanti, per la sua struttura, per il fatto che ha un sacco di cambi di tempo, ha un testo molto forte, ci sono delle partiture di chitarra molto melodiche e pulite sin dall’inizio, dando così modo di creare una bella atmosfera. Dato, poi, che questo brano è stato scelto come brano conclusivo del disco, termina con un finale epico ma allo stesso tempo molto “triste”, l’ultima sezione che riguarda le voci e le chitarre, l’outro, ha un finale molto heavy ,intenso, molto emozionante, se così possiamo dire… A tema di testi, è un album molto oscuro, arrabbiato, ti dà quella sensazione di solitudine… A parer mio, è un buon modo per concludere un disco!

Perché non fare un disco allegro, a questo punto?

Corey: Perché non sarebbe metal! Non sarebbe uno spasso! (ride)

Matt: Io credo che questo disco parli comunque di una lotta interiore che avviene dentro ognuno di noi, parla della tribolazione, dell’angoscia, di tutte quelle cose che stanno accadendo ora nel mondo. È quello che succede a me con la musica, specialmente se parliamo della pop music, dove tutto si basa sul concetto che la vita sia una festa, un locale dance, dove tutti pensano solamente ad ubriacarsi al fine di vivere una vita degna di essere chiamata tale. Questo non è il modo corretto di vivere, non sto dicendo che la gente ha bisogno di un terreno concreto e degli aspetti negativi della vita stessa, sto dicendo che è importante che ognuno di noi riesca ad affrontare le brutte cose che accadono e che riesca a rendersi conto che purtroppo quest’ultime succedono. Spero di essere in grado di sottolineare maggiormente questo messaggio, tutti noi dovremmo essere in grado di accettare la razza umana, questo per me è importantissimo! Ho sempre sostenuto che l’essere umano deve accettare ogni essere umano di ogni tipo a prescindere da che tipo sia a patto che questi tipi non facciano del male ad un altro. Questo disco tratta di violenza e della gente, parla di come sia riuscito a superare le difficoltà, quegli aspetti della vita che poi son riuscito ad incanalare nella musica, per cui in questo disco non vi è un lieto fine. Ad ogni modo, quello che il disco mostra è come si riesca ad incanalare la negatività e trasformarla in qualcosa di positivo, si parla di qualcuno che è riuscito a farlo, c’è una liberazione in questo disco, che incanala tutto ciò in musica piuttosto che utilizzare questo male per ferire le persone o se stessi. Mi piacerebbe che tutti gli esseri umani si rendessero conto di ciò che fanno, anziché annaspare in ciò che di cattivo fanno nei confronti di se stessi o nei confronti degli altri. Dovrebbero incanalare tutto questo nell’arte, nella musica, in un hobby! La malattia mentale e la debolezza mentale sono cose reali e a volte la gente ha bisogno di chiedere aiuto e se non riscontrano aiuto dagli amici o dalla famiglia, non dovrebbe vergognarsi di trovare aiuto altrove e questo aiuto può essere cercato nella musica o al di fuori di essa… quindi tornando al discorso iniziale, il disco parla del lato più oscuro del mondo e di come riuscire a superare tutto questo.

Corey: Anche se i nostri testi siano oscuri e trattino comunque temi abbastanza cupi, io credo che le persone dovrebbero provare questo tipo di sentimenti e sensazioni, come sentirsi depressi o sentirsi persi nel mondo o ancora, dovrebbero sentirsi arrabbiati per qualcosa. Come menzionava prima Matt, potremmo dire che “la vita è una festa e tutto si basa sugli arcobaleni e gente felice”, le persone non sarebbero in grado di identificarsi e di avere una connessione con quel pezzo, ma se dovessero ascoltare una canzone con un tema forte, come il suo testo o la sua intensità, allora la questione cambierebbe. La canzone parla di ciò che la gente prova e se la gente provasse a creare una connessione con quel brano, allora si sentirebbe meglio, la aiuterebbe a sentirsi meglio. In passato abbiamo avuto canzoni che parlavano dell’abuso sui bambini e della violenza domestica e tutte queste cose, c’erano persone che venivano da noi e dicevano che la canzone le avevano aiutate a uscirne fuori, che le hanno aiutate durante i periodi bui. A livello tematico, non suona molto positivo, me ne rendo conto, ma la gente ritrova la speranza in brani che attualmente parlano di ciò che loro provano e sentono, non si parla di un brano che tratta di felicità, di essere felici, di arcobaleni e cose così. Non provano questo. Sai, ci sono sempre un sacco di fattori. Loro non riescono ad identificarsi con questo perché semplicemente non sono sulla nostra stessa barca.

Matt: E questo accade quando la gente finalmente tira fuori la testa dalla sabbia, realizzando che non può sostenere più tutto questo, capisce che è tutto reale e che la situazione sia più pesante del dovuto, quindi non si riesce più ad ignorare.

Avete terminato un tour da poco. Ricordo che avete avuto modo anche di suonare a Cervia e adesso vi ritroviamo qui a promuovere il vostro nuovo lavoro discografico, quindi la domanda viene da sé: intraprenderete a breve un nuovo tour, volto alla promozione di questo disco?

Matt: Lo show tenutosi a Cervia è stato incredibile, vi sono stati personaggi (fans) che addirittura si son presentati due giorni prima del concerto e che hanno fatto la fila per aspettarci, i nostri fans cantano tutto, dalle parti eseguite con la chitarra a “Strife” nella sua interezza. È stato veramente fenomenale! Metà della band è italiana, per cui per noi è sempre un piacere essere qui, sai, Nick e Paolo sono Italiani quindi… anche per questo motivo siamo sempre qui. Credo di parlare più italiano io di quanto loro facciano (ride).  Sì, siamo sempre qua, sicuramente avremo modo di tornare qua a Gennaio, Febbraio, Marzo. Non siamo ancora sicuri di quando questo tour da headliner potrebbe verificarsi…

L’uscita per quest’album è prevista per il 15 Ottobre. Se non erro, vi sarà anche una special edition…

Matt: Sì! La special edition includerà tre canzoni, mentre la versione giapponese ne prevede quattro. L’edizione speciale verrà pubblicata ovunque nel mondo, ci saranno due canzoni originali, una canzone è “No Hope for The Human Race” e un’altra intitolata “As I Am Exploding”. Ci sarà anche una cover dei Misfits, per il brano “Skulls… We Are 138”. Quella cover è stupenda, mentre l’altra cover, quella che farà parte dell’edizione giapponese, è una cover dei REM, per cui dovrete scavare a fondo per scoprire quale sarà.

marcella.fava

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Marcella Fava nasce a Reggio Emilia il 30 aprile 1988. Figlia d’arte, il padre è Antonio Fava, grande scrittore, regista, ma soprattutto attore teatrale e insegnate di Commedia dell’Arte di fama mondiale. La sua prima macchina fotografica è la polaroid di Barbie, all’età di 6 anni, che tutt’ora utilizza per divertimento. Le fotografie vengono fuori di qualità scarsa dati gli anni che ha, ma contengono tanta tenerezza e tanto affetto. Frequenta e si diploma presso il Liceo D’arte “Paolo Toschi” di Parma, a seguire il Centro Sperimentale di Fotografia “Ansel Adams” di Roma fino ad ottenere il Postgraduate Certificate in Professional Studies – Photography presso il Central Saint Martins – College of Art And Design di Londra, specializzandosi in reportage e fotografia analogica. Attualmente è fotografa a tempo pieno con sede a Reggio Emilia (anche se non si nega viaggi reportagistici in girando il mondo) e scatta per Metalus.it da circa 4 anni, unendo insieme alla fotografia l'altra sua grande passione, la musica!

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