Trick Or Treat: “Scarlet Needle” – Intervista ad Alessandro Conti

10 anni, scarsi, ultimi mesi di scuola e zapping furioso cercando di passare il tempo tra una partita di calcio e l’altra con gli amichetti. Poi l’impatto, la visione, la rivelazione di 5 strani personaggi difesi da armature colorate e bellissime. Una storia emozionante uscita dalla matita di Masami Kurumada come manga prima e come anime poi, arrivato dalle nostre parti su oscure reti minori quasi al tramonto del secondo millennio. A distanza di 30 anni da quella visione iniziatica, i Trick Or Treat hanno deciso di raccontare i Cavalieri dello Zodiaco, raccontando una parte di quella storia, narrando fatti e personalità attraverso gli occhi dei Cavalieri d’Oro del Grande Tempio di Atene. Una storia senza tempo per nuove generazioni di appassionati. Ne abbiamo parlato con il cantante della band italiana Alessandro Conti, a caccia dei segreti di “The Legend Of The XII Saints”.

Ciao Alessandro, vorrei iniziare questa intervista con due date: la prima quella dell’uscita di “The Legend Of The XII Saints” su Scarlet Records e quella della prima messa in onda dell’anime in Italia su Odeon TV de “I Cavalieri dello Zodiaco”. 24 aprile 2020 e 26 marzo 1990. Una cosa studiata a tavolino o una semplice casualità?

Ora che me lo fai notare ti posso dire che è una cosa del tutto casuale, ma visto che il caso ci ha aiutato ti dirò che era già stato tutto programmato da tempo! (ride nda.)

Raccontaci il vostro primo incontro con l’opera di Kurumada e come mai avete scelto di dedicare un album intero ad una delle saghe più amate da tanti appassionati?

Noi siamo la generazione cresciuta negli anni ’80, uno di quelli più in voga, ed io come gli altri e come tanti ne rimasi subito affascinato. Tra le altre cose uno di quelli con un adattamento davvero ben riuscito, con dialoghi ricercati ed una epicità incredibile. Abbiamo poi scelto di adattare musicalmente una parte dell’avventura dei cavalieri per una concomitanza di idee. La prima si lega ad una strategia commerciale diversa: l’idea di pubblicare una nuova canzone ogni mese e rimanere al centro dell’attenzione per un periodo più lungo rispetto alla normale produzione di un disco, quindi una collezione di singoli come in molti fanno anche al di fuori del mondo metal. La seconda, il concept legato ai 12 cavalieri d’oro, è stata una scelta che ci è subito sembrata vincente anche dopo il successo di “Re-Animated” perché far uscire il pezzo dedicato al cavaliere d’oro nel giorno di “ingresso” nel segno era il massimo dell’epicità nerd possibile.

Come avete sviluppato a livello musicale il percorso di “The Legend Of The XII Saints”?

Un lavoro decisamente articolato, anche perché al momento dell’annuncio della campagna di crowdfunding avevamo quasi metà delle canzoni composte. Avevamo registrato dei demo e le canzoni rimanenti erano da completare. Dal punto di vista della lavorazione abbiamo deciso a tavolino l’atmosfera delle canzoni a seconda del Cavaliere d’Oro da raccontare. L’imponente del Cavaliere di Toro, il mood orientale e così via. Un approccio che ci ha permesso di sperimentare di più e ci ha permesso di osare un po’ di più all’interno del power metal. A livello lirico abbiamo scelto di puntare sui Cavalieri d’Oro sulle loro personalità.

Tra le molte canzoni che ho apprezzato c’è stata quella dedicata ad Aquarius, “Aquarius – Diamond Dust”, con il suo mood decisamente “scandinavo”…

Esattamente! E proprio dietro questa canzone c’è una bella storia da raccontare, una cosa che mi succede spesso: mi “sogno le canzoni”. Stavo guidando la macchina ed ascoltando la radio stavano passando un singolo degli Stratovarius. Ma non era una loro canzone ma il ritornello che potete sentire all’interno del disco! Mi sono svegliato ed immediatamente ho preso il cellulare e registrato quanto appena sognato. Poi il tributo agli Stratovarius non è finito certo lì, perché nel disegno che ho fatto per presentare il Cavaliere d’Oro il volto è ispirato a Timo Kotipelto, cantante dei finlandesi. Cosa che poi ho fatto con altri personaggi: Fish, che nella storia è di origine svedese è stato disegnato con i tratti del volto di Joey Tempest degli Europe.

A livello di registrazione e produzione? Descrivimi il vostro lavoro.

È sempre stato un work in progress, è stato piuttosto complicato anche per una questione di tempi. Per questo motivo non abbiamo lavorato con Simone Mularoni ma con Eddy Cavazza perché a livello logistico sarebbe stato improponibile impegnarlo per un anno. Abbiamo registrato una prima tranche di canzoni aggiungendo poi dettagli, cori ed orchestrazioni. Le successive sono state registrate in sessioni diverse e a fine di tutto il processo abbiamo fatto un processo di remix per dare omogeneità senza dimenticare anche qualche modifica ai brani. Una cosa voluta a tavolino, perché il rischio di una uscita di questo tipo era quello di un lavoro già noto e non volevamo che accadesse. Ecco spiegata quindi la “doppia versione”.

Come ospite in “Gemini – Another Dimension” c’è Yannis Papadopoulos dei Beast In Black, mi spieghi questa scelta?

Una voce nuova della scena, una grande voce ed una voce graffiante. Molto aggressiva, molto “cattiva” e perfettamente adatta nel contesto del “personaggio Gemini” dove io racconto la parte buona mentre Yannis quella negativa. Il brano anche molto particolare perché gioca su scambi di tonalità che rappresentano la doppia faccia di Gemini. E poi è greco come il cavaliere di Gemini.

In “Sagitter – Golden Arrow” c’è un estratto, in italiano, dal cartone animato. Come mai?

È una sorta di easter egg che si lega al canto di protezione di Micene che salva Lady Isabel, la reincarnazione della Dea Atena, affidandola ai Cavalieri di Bronzo. Un tributo all’edizione italiana. Ma non è il solo perché il giro di basso di “Cancer – Underworld Wave” che si trova all’inizio della canzone è lo stesso della musica che si sentiva nel cartone per ricordare i fatti dell’episodio precedente.

Anche voi siete finiti nel turbine del covid-19, del lockdown e dello stop delle attività live. Come avete affrontato questo blocco in prospettiva 2021?

Ci ha colto alla sprovvista, ma in questa emergenza tutti hanno perso molto. Dal nostro punto di vista speriamo di recuperare i live al più presto, ma questo blocco ci ha impedito di spedire i materiali per chi ci ha aiutato con il crowfunding. Abbiamo avuto vari ritardi per materiali non arrivati e poi una volta recuperati non potevamo spedire niente fino alla fine della cosiddetta “zona rossa”.

Come avete incontrato la Scarlet Records?

Conoscevamo già Filippo Bersani da tempo, ci sarebbe piaciuto collaborare con loro e viceversa. Come etichetta lavorano molto bene e siamo contenti di questo rapporto che proseguirà con il successore di “The Legend Of The XII Saints” che sta già prendendo forma.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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