In Flames: Tradizione e innovazione, ecco il ‘Clay Man’! – Intervista con Anders Friden

Il caldo milanese è opprimente, e il centralissimo albergo scelto come quartier generale per i doveri promozionali degli In Flames sguazza in una pozza di catrame e smog. E’ così un piacere varcarne la soglia e fare conoscenza con l’aria condizionata, questa sconosciuta. Il piacere aumenta quando Anders Friden si mostra, per quanto stanco, rilassato, sorridente e loquace.

Ovviamente siamo qui per un motivo ben preciso, e cioè che manca meno di un mese all’uscita del nuovo disco ‘Clayman’, e che gli In Flames tra pochissimi giorni suoneranno in Italia, e precisamente al Gods Of Metal. (Che a posteriori avrà tributato loro un’accoglienza caldissima, grazie anche ad una prova dinamica e coinvolgente, malgrado il suono non fosse dei migliori). La prima domanda è quella a cui hai risposto parecchie volte, e che altrettante volte ti porranno in questi giorni: la genesi di ‘Clay Man’ e la sua collocazione nella storia degli In Flames.

“Non mi stancherò facilmente di parlarne, in fondo siamo molto fieri e soddisfatti di questo lavoro, e non saranno certo le levatacce per prendere aerei qui e là che spegneranno il mio entusiasmo (ride). Quello che credo noi stiamo facendo è prendere gli elementi classici del suono degli In Flames e mischiarli con delle nuove influenze che abbiamo acquisito, e cercare di farli convivere. Per ora siamo soddisfatti di quello che abbiamo raggiunto, e forse guadagneremo anche alcuni nuovi fan senza tradire quelli vecchi, tutto questo divertendoci e scrivendo la musica che più ci piace! Credo che per la prima volta abbiamo un disco composto esclusivamente da “canzoni”, in ‘Clay Man’ ce ne sono 11, e secondo me tutte buone, tutte dotate di uno “scopo” e di una direzione. Anche negli altri disci c’erano delle vere “canzoni”, ma spesso eravamo più concentrati sulla velocità e sull’aggressione. Adesso invece succedono tante cose contemporaneamente: abbiamo la batteria, abbiamo il basso, abbiamo le chitarre, la voce, i sample, i drum loop, e tutto converge per dare senso alla canzone. La cosa di cui sono fiero è che -comunque- noi scriviamo i pezzi partendo da chitarra, basso, batteria e voce, non scriveremo mai un pezzo partendo da un effetto elettronico o da un suono campionato. Lavorare in studio con tutti questi elementi era una sfida, perché avevamo quantomeno sette “strati” da far fluire contemporaneamente…”

Ed è stato difficile, quindi?

“No, sorprendentemente è stato tutto facilissimo, non abbiamo avuto il minimo problema, ed è strano, soprattutto se consideri che non avevamo scritto nulla fino ad un mese prima di entrare in studio!”

Sono Jesper (Strömblad, chitarra) e Björn (Gelotte, altro chitarrista) a scrivere praticamente tutta la musica, esatto?

“Esattamente, nella maggior parte dei casi se ne occupano loro due, poi la presentano a noialtri e decidiamo insieme che farne. Infine arrivo io con i testi, che sono compito esclusivamente mio. La fase di preproduzione è stata molto intensa, ma anche bella da vivere. Eravamo in studio costantemente, mangiavamo, dormivamo e bevevamo lì. Facevamo delle jam, ogni tanto usciva qualcosa e allora ci lavoravamo sopra insieme. Scrivevamo due pezzi, poi altri due, e via via ci siamo trovati per le mani un disco intero, e abbiamo deciso cosa lasciar fuori e cosa tenere e registrare. In definitiva è stata una prova molto corale, tutti hanno contribuito a quello che ‘Clay Man’ è.”

A livello lirico c’era una connessione evidente fra ‘The Jester Race’ e ‘Whoracle’, mentre ‘Colony’ era abbastanza slegato dal concept. Con ‘Clay Man’ si ritorna sugli stessi temi o si apre una nuova strada?

“Al tempo scrivevo ancora i testi insieme a Mikael dei Dark Tranquillity, mentre ora me ne curo esclusivamente io, non voglio quindi “copiare” il suo approccio. Lui è grandissimo a scrivere i testi, però ha una prospettiva diversa dalla mia. I testi che lui scrive sono molto ” artistici”, se capisci cosa voglio dire, sono splendidi da leggere perché fa un uso fantastico delle parole, ma io preferisco concentrarmi sul significato. Devo stare attento a dire queste cose, perché altrimenti la gente comincia a pensare che voglio creare tensioni, ma sono esclusivamente scelte personali, i testi di Mikael sono splendidi! In ogni modo, i testi riguardano sostanzialmente le mie esperienze personali, 8 dei testi sono di questo tipo, e i restanti 3 esprimono la mia visione su determinati aspetti della società.”

I primi 3 pezzi del disco sono abbastanza “sperimentali”, ovvero mettono sicuramente in primo piano la commistione di elementi nuovi e vecchi di cui parlavi prima. E’ una scelta intenzionale?

“Non volevamo che all’inizio rimanessero per forza i pezzi più accessibili o riconoscibili, perché era nostra intenzione far sì che ad ogni ascolto del disco uscisse qualche particolare nuovo, che non tutto fosse svelato subito. Volevamo anche mantenere un’idea di “flusso” però, una continuità che all’ascolto del disco venisse fuori con chiarezza. In particolare il primo pezzo ‘Bullet Ride’ ha tutti gli elementi che appartengono al suono del gruppo da anni, ma contiene anche tutti quelli nuovi. Ad un certo punto ci sono 3 strati di batteria, includendo quella elettronica. Volevamo mantenere la dinamicità nello scegliere le’ordine dei pezzi. Per noi non vale la regola che il primo pezzo del disco è il più bello, e poi mano a mano che si procede le canzoni diventano meno interessanti. Ci devono essere degli alti e dei bassi, dei cambiamenti, e questo lo senti anche nell’ambito della sola ‘Bullet Ride’. ‘Only For The Weak’, il terzo brano in scaletta, è la cosa più accessibile che abbiamo mai fatto, ho quasi paura a dirlo ma è praticamente una ” pop song”.”

So che avete girato un video per ‘Pinball Map’, com’è venuto?

“Faceva freddissimo, l’abbiamo girato in Svezia, sulla costa. C’era un vento terribile, pioveva e si gelava. E’ un video abbastanza classico, nulla di particolarmente sconvolgente, ci sono primi piani e particolari di noi che suoniamo, inquadrature ravvicinate di tatuaggi e particolari simili.”

Nel tour che seguirà l’uscita di ‘Clay Man’ che tipo di scaletta dobbiamo aspettarci?

“Già da Domenica cominceremo a suonare pezzi nuovi, anche se non avremo alcun apparecchiatura elettronica sul palco. In seguito ovviamente integreremo il materiale nuovo col vecchio repertorio, che non abbiamo intenzione di abbandonare” (e infatti al Gods Of Metal hanno suonato un’ottima versione di ‘Clad In Shadows’ da ‘Lunar Strain’ N.d.A.).

Quasi sempre i gruppi che progrediscono da un sound molto classico ad uno più moderno e contaminato sono formati da membri che ascoltano svariati stili di musica, oltre a quello con cui hanno cominciato a suonare: gli In Flames confermano questa regola?

“Assolutamente si! Posso dire senza timore di smentite che ognuno di noi ascolta roba diversissima. Personalmente ascolto veramente tutto, sono molto sicuro di me stesso e so da dove provengo, cioè dall’heavy metal, ma questo non mi impedisce di “assaggiare” generi di musica diversissimi da esso. In questo modo non sono nemmeno obbligato ad ascoltare sempre gli stessi dischi a ripetizione (Ride)! C’è tantissima musica interessante in giro, non vedo perché fermarsi al metal, e questo include chiunque altro del gruppo. “

E credi che si traspaia dalla musica che suonate?

“Si, sono sicuro che sia abbastanza chiaro. Infatti il nostro pubblico include sia la classica audience metal, che gente che ascolta pop ed è colpita dalla nostra potenza, ma anche altri tipi di pubblico diversi. Ci piacciono anche molte cose tecnologiche e “moderne”, fra i miei dischi preferiti ci sono il recentissimo ‘Mer De Noms’ degli A Perfect Circle e ‘Dummy’ dei Portishead.”

Se fai scivolare il discorso sulla tecnologia non posso fare a meno di chiederti cosa pensi del fenomeno Napster. In effetti il discorso sta diventando stancante, ma è sempre interessante sentire l’opinione di qualcuno che è sia artista che fan. Anche se probabilmente conosciamo già il punto di vista che stai per esprimere, visto che almeno ad un livello superficiale si tratta di una questione quasi oggettiva…

“Capisco cosa vuoi dire, ma mi sento di poter pensare che Napster in realtà non danneggi gruppi come noi. Credo di poter dire anzi che per noi sia un buon veicolo promozionale, perché sono certo che se qualcuno scarica un nostro MP3, molto probabilmente gli piacerà e andrà in un negozio a comprarsi il CD. Parlando da fan ovviamente ti dirò che preferisco decine di volte avere in mano l’oggetto fisico, con l’artwork, la copertina e tutto il resto, ma questo mi sembra assolutamente normale. Una cosa che invece mi pare strana è che siano proprio i Metallica ad aver alzato tutto questo polverone, quando fino a qualche anno fa erano proprio loro a invitare i fan a portare addirittura le telecamere ai concerti e a filmarli. Ora hanno tutti i soldi del mondo, non vedo come possano preoccuparsi… L’unica cosa che veramente non mi piace è che qualcuno che si procura dischi con questo metodo illegale poi li venda alla gente, credo sia sleale e scorretto, ma d’altronde anche se si creassero delle regole non credo funzionerebbero… Assomiglia molto al tape-trading che era diffusissimo parecchi anni fa, ma qui la musica viene trasmessa in digitale e non perde qualità, non possiamo che attendere e vedere.”

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