Balance Of Power: Intervista a Tony Ritchie

Ciao, Tony è fuori da pochi giorni il vostro quinto lavoro “Heathen Machine”: ce ne puoi parlare?

Quest’album è stato concepito in un periodo in cui inspiegabilmente ci sentivamo tutti “incazzati” ed irascibili. Credo che parte di questa aggressività si senta nella musica contenuta sull’album così come anche le vocals di John K. (il nuovo cantante – N.d.A.) sono molto viscerali e sentite…diciamo quindi che il mix di queste caratteristiche ha dato origine al sound più heavy che i Balance of Power abbiano mai avuto. Calcola anche che era trascorso un po’ di tempo dall’ultimo Cd in studio quindi avevamo un sacco di idee pronte ad essere sfruttate.

Come poni quindi in relazione questo lavoro coi precedenti? Noi non abbiamo mai realmente cambiato metodo compositivo: come dice il proverbio “if it ain’t broke, don’t fix it”!!!!! Quindi ogni nostro album avrà sempre lo stesso feeling in una maniera o nell’altra…ma non dimentichiamo che il tempo e la coscienza dei propri mezzi ti aiutano sempre a progredire di quel tanto che basta per differenziare ogni nuovo lavoro rispetto ai precedenti; noi ad esempio siamo soliti guardare con attenzione a quello che abbiamo realizzato in precedenza e capire dove ci si può migliorare. Per “Heathen Machine” credo che la produzione sia il maggior balzo in avanti che abbiamo compiuto: Lionel (Hicks, batterista – N.d.A.) e Todd Fitzgerald (agli Oarfin Studios) hanno veramente fatto un buon lavoro questa volta. Tutto ciò va unito all’eccitazione che c’era nell’aria per sentire come poteva unirsi la voce di John alle nostre parti strumentali.

Mi puoi dire dare le tue veloci impressioni per ognuno degli album che avete realizzato? Quali sono sinteticamente le tue opinioni per questi cinque CD? Per “When the World Falls Down” ricordo che ci divertimmo un sacco. Ci eravamo conosciuti da poco e quindi anche la band era alle prime armi: ne scaturì un lavoro molto A.O.R…ma non lo ritengo un difetto. “Book of Secrets” fu interessante da un punto di vista compositivo: si cercò di realizzare un concept in cui però le canzoni potessero essere valutate anche singolarmente. Fu la prima volta che scrissi del materiale destinato ad un altro cantante…ma è anche vero che di fronte al range vocale di Lance (King, ex cantante – N.d.A.) mi sentii come un pittore al quale viene affidata una tela bianca su cui dare libero sfogo alla sua creatività…la mia immaginazione era l’unico limite! Un fatto strano legato a quell’album fu che io scrissi tutti i testi basandomi sui racconti degli altri membri del gruppo che in quel periodo avevano un trip collettivo incentrato sulla Bibbia. All’epoca “Ten More Tales…of Grand Illusion” eravamo ormai più abituati a lavorare insieme quindi la realizzazione delle canzoni fu decisamente più facile: penso che questo si possa sentire soprattutto nei ritornelli…tutti di gran presa. “Heathen Machine” è per il sottoscritto un gradino sopra tutti gli altri ed un passo nella giusta direzione!!! Come già detto l’album è nato da un mix di novità e divertimento coniugati alla frustrazione che avevamo sopportato a livello personale.

Dove avete scovato il nuovo singer John K di cui mi parli in maniera così entusiasta? Eravamo in contatto con alcuni cantanti abbastanza noti ma purtroppo quando hai a che fare con gente di una certa caratura sai che dovrai affrontare le esigenti pressioni dei management. Questi fattori hanno ristretto automaticamente la scelta e come conseguenza è diventato fondamentale l’incontro con V. Brotheridge (promoter della Bloodstock U.K.) che ci mise in contatto con alcune band di cui lui si occupava; tra di queste vi erano i Biomechanical, il gruppo di John, il quale si dimostrò interessato. Realizzammo alcune demo e mentre John cantava in studio ricordo che si dipinsero dei grossi sorrisi sui nostri volti…!

E cosa mi dici sulla fine della collaborazione con Lance King? Lance ha abusato della nostra fiducia quindi personalmente non ho voglia di parlare di lui…di sicuro non avremo più niente a che fare con questa persona. Devi sapere che Lance agiva come nostro rappresentante d’etichetta negli U.S.A. ed essendo nella band pensavamo non ci fosse bisogno di stipulare un contratto come con la Massacre o la Marquee Avalon in Giappone. Conclusione: lui ha agito per il suo profitto personale senza il nostro benestare; si è comportato da vero impertinente!

Pensa che io volevo chiederti, dato che mi sembrate una vera famiglia, se non vi era la possibilità che egli rientrasse nel gruppo…magari come tastierista?(in riferimento al fatto che proprio Tony fu il cantante all’epoca del primo album e che si è poi riciclato come bass player – N.d.a.) Forse solo quando i Beatles si riformeranno nella formazione originale!!!?!

Allora parliamo della vostra etichetta: come sono i rapporti che vi legano alla Massacre Rec….pensate di ricevere una buona promozione? La Massacre sta facendo un lavoro fantastico. Ci organizzano un sacco di interviste da fare ogni volta che pubblichiamo un album, siamo stati in tour con due delle nostre band favorite (Axxis e Pink Cream 69 – N.d.A.) e ci stanno preparando una nuova serie di concerti in Inghilterra, nel resto d’Europa e negli U.S.A. per ora non possiamo proprio chiedere di più.

Quali sono le vostre influenze dal passato? Io, Lionel e Pete (Southern, chitarrista – N.d.A.) abbiamo sempre avuto gli stessi gusti: dal glam a Bon Jovi, David Lee Roth, gli Extreme ma anche i classici Deep Purple, Black Sabbath, Pink Floyd e Queensryche.

E le vostre preferenze attuali? Devo dire che c’è un sacco di roba interessante: ti citerei Audioslave, Muse, Evanescence, Masterplan…

Una curiosità personale: come mai fin dal primo album utilizzate la batteria elettronica mentre gli altri strumenti suonano più ruvidi e naturali? Lionel suona la batteria come qualsiasi altro batterista, ma ci piace “generare” (il famoso ed abusato verbo “to trigger” – N.d.a.) degli ulteriori suoni oltre quelli naturali. Facendo questo si possono stratificare i suoni e cambiarli come si vuole in studio. Si possono “lavorare” le tracce di batteria attraverso i samples Pro Tool e generare a piacimento un nuovo suono. Se esiste la tecnologia perché non sfruttarla?

Qualcosa da dire in conclusione ai fan italiani? Sappiamo che il nostro tour europeo includerà molti paesi tra cui l’Italia: non vediamo l’ora di condividere un po’ di sano rock con voi…”keep it heavy”!

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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