Breach: “Kollapse” – Intervista a Tomas

Un gruppo che ha rappresentato lo scorso anno una curiosa emersione a livello di popolarità in ambito estremo con ‘Venom’, un lavoro oscuro e cattivo, un disco che molti hanno pensato picco inarrivabile e difficilmente superabile dagli svedesi. Sul finire dello scorso anno, invece, Breach ha invaso le coordinate dell’estremo andando ulteriormente avanti, fissando nuovi confini per la proposta musicale della band, essenziale e fresca nella sua colata massiccia di riff e atmosfere regalandoci non solo un grande disco come ‘Kollapse‘, ma il compimento della storia artistica degli svedesi. Proprio partendo da queste considerazioni abbiamo iniziato la chiacchierata con Tomas, chiedendogli di raccontarci la genesi e la formazione artistica di Breach.

Abbiamo iniziato a suonare come Breach attorno al 1992 formandoci dallo split di due altre band. I componenti rimasti in parte formarono i Breach ed in parte i Fireside, un’altra band svedese della quale non so se si conosca molto a livello europeo. Noi iniziammo come una band punk, tutto sommato, affrontavamo la musica ad un livello molto semplice sia strutturalmente che tecnicamente. Di seguito, iniziammo ad entrare in contatto con lo straight edge e l’hardcore newyorchese che influenzarono sia le nostre vite che la nostra musica ed iniziammo a scrivere il nostro materiale a partire dal 1994 con un altro spirito ed un’altra attitudine. Il nostro primo mini cd infatti è sostanzialmente un disco che paga un grosso tributo a quella scuola, è un disco New Yorchese in definitiva con tutti i pro ed i contro che si possono riscontrare non solo in un’opera prima, ma anche in Breach come band allora. Dopodichè iniziarono i primi cambi di line up che si sono susseguiti nel tempo sino ad oggi , visto che del nucleo iniziale sono rimasto il solo all’interno di Breach. Decidemmo man mano di portare delle variazioni alla musica, grazie sia ai nuovi componenti il gruppo che portavano le proprie idee che al fatto di registrare il disco in uno studio svedese specializzato in death metal, il Sunlight Studio dove registrarono anche Entombed e Dismember fra gli altri. ‘Friction’, il nostro primo album, è nato lì e credo inizi a risentire di quell’ambiente nel 1996. Abbiamo staccato il passo dalle sole influenze hardcore e sono entrati gli influssi metal, soprattutto a livello della produzione del disco. In un certo senso è stato il metal a contaminare Breach e non il contrario (ride). Da quel punto non so più spiegarti cosa sia successo esattamente, ogni volta abbiamo differenziato l’approccio della nostra musica perché sono cambiate le influenze ed i riferimenti all’interno della band che ha iniziato a crescere ed a diventare quello che oggi siamo. E’ stato un processo naturale, alla fin fine, anche se ‘It’s me God’ e ‘Venom’ sono distanti – e parecchio – dalle nostre prime cose e sembra che ci sia uno strappo fra i primi dischi e questi, ma ti assicuro che anche noi nel frattempo come artisti e come persone siamo decisamente mutati. Credo che la colpa maggiore del cambiamento sia da imputare al metal, quello che abbiamo ascoltato in questi anni (ride).

Ed è a partire da ‘It’s Me, God’ che si può parlare di identità Breach, o è solo una mia impressione?

Esattamente, abbiamo iniziato da lì a sviluppare un discorso artistico che davvero riuscisse a soddisfarci, a mettere in pratica tutto quello che avevamo in mente ma che ancora non eravamo riusciti a focalizzare, a mettere esattamente su nastro, o almeno a tentarci seriamente, quello che ci passava per la testa. Da lì siamo partiti con una nostra identità, abbiamo realizzato consciamente che c’era quella strada e quella strada erano i Breach.

Di conseguenza, appare come il terzo capitolo di una trilogia, Kollapse, il nuovo lavoro….

“Oppure come una nuova partenza. Credo che gli ultimi tre dischi siano man mano la fotografia di ciò che eravamo al meglio in quel momento. Rappresentano un continuo nella nostra vita musicale e personale, come se fossero delle fotografie su documenti di identità prese a cinque anni di distanza l’una dall’altra sebbene questi dischi siano usciti nell’arco di quattro anni.

Nuovo lavoro che ha all’interno alcune canzoni davvero eccezionali come, ad esempio, ‘Mr Marshall’…

“E’ una specie di storiella cantata. Oscura, dai toni molto bassi sia musicalmente che a livello di testo, una storia infelice che parla di una vita quotidiana veramente schifosa, siamo riusciti con l’aiuto del cantante di un’altra band svedese a rendere l’atmosfera del pezzo, raffigura esattamente come noi abbiamo immaginato questa persona…

C’è una canzone che sembra riassumere tutto il percorso di Breach, è ‘Teeth Out’…

“Beh, questa è davvero carina (ride), una canzone classica di Breach. Fondamentalmente abbiamo sempre sperimentato con questo genere di cose e di soluzioni, non abbiamo mai avuto il coraggio di registrarle, ma questa canzone è davvero quello che noi siamo (ride). Noi come esseri umani e come artisti. Sai, in definitiva, per la prima volta posso dire che la dinamicità di un disco come ‘Kollapse’ sia esattamente quello che avremmo sempre voluto fare con Breach, lo sviluppo dell’identità del gruppo. E’ un disco eterogeneo, abbiamo fatto esattamente quello che ci pareva stavolta senza lasciar fuori quelle canzoni che magari dovevano uscire nei dischi precedenti ma che per pudore non abbiamo incluso nelle versioni definitive. Si, posso dirti che da sempre un pezzo come ‘Teeth Out’ doveva essere incluso in un disco. E questa volta abbiamo voluto metterlo, alla faccia di chi lo dovrà subire (ride).”

‘Old Ass Player’, invece?

“E’ nata da un’intro che usavamo nei concerti del Venom Tour. L’abbiamo riarrangiata, costruita e ci abbiamo messo delle parole sopra, è nata così, vedi è difficile e strano per me parlarti di queste cose perché in effetti secondo me non c’è nulla di nuovo in ‘Kollapse’, è difficile anche da dire perché potrei sembrare un buffone, ma in definitiva ci stavo proprio pensando ora. Noi non abbiamo fatto altro che tirare fuori nel disco quello che siamo naturalmente. Abbiamo soltanto sperrimentato un po’ di più rispetto a ‘Venom’ ma alla fine se vado a riascotlare quello che è rimasto fuori due anni fa, non è davvero lontano da ‘Kollapse’… è stranissima questa cosa. Adesso che mi hai fatto focalizzare la nascita di ‘Old Ass Player’ mi rendo conto ancora di quanto sia stato naturale questo stato evolutivo nella nostra musica. Si, strano, o del tutto normale. Non per essere retorico, ma posso dirti che siamo felicissimi di questo disco, forse per la prima volta al 100%. E’ paradossale perché mentre componevamo i pezzi per il disco abbiamo anche discusso di un possibile split della band, perché oltre a me anche gli altri cinque avevano diversi progetti, non ti parlo di direzioni musicali ma strettamente personali, cose come la famiglia o il lavoro… è un disco nato dalla decisione fermissima che Breach avrebbero fatto però ancora un disco, avrebbero rispettato la scadenza con l’etichetta discografica, eravamo in ritardo, dovevamo fare tutto bene ed in fretta, ed ora eccoci qui a parlarne. Si, ironico, assolutamente ironico. E per noi perfetto a questo punto. Addirittura a volte penso che questo disco noi lo abbiamo scritto durante tutti questi anni nei quali ci conosciamo, ed in pochissimo tempo lo abbiamo realizzato, ma nelle nostre teste era già presente da tantissimo tempo. Il problema, adesso, è che abbiamo scoperto come vogliamo lavorare e cosa vogliamo suonare. Non ho idea di chi ci possa far ricredere sulla validità di ciò che facciamo. Non c’è nulla di proibito in ciò che potremmo sperimentare… che ne so, ad esempio oggi ascoltavo delle cose di Massive Attack e credo non siano affatto male da prendere in considerazione all’interno di qualche nostro pezzo, hai presente quei suoni? Ecco, potrebbe esserci anche qualcosa di quel tipo, non siate mai sicuri di nulla (ride).

Quindi i problemi all’interno della banda l momento sono acqua passata?

“Penso che vi terrorizzeremo ancora (ride). Intanto, stiamo studiando il piano per una tournee europea, credo che Breach non si fermi oggi come oggi. Continuiamo a scrivere musica, questo si, oggi abbiamo trovato la nostra strada, ci piace e ci si addice come artisti e come persone, non posso però farti previsioni a lungo termine, un po’ per scaramanzia, un po’ perché non so cosa ne pensano oggi esattamente gli altri (ride) e visto come sono andate le cose nel periodo di stesura di ‘Kollapse’ non azzardo nulla.”

Perché nell’artwork del cd c’è quell’ ‘Alarma’ scritto in rosso?

“(ride) Nessun significato se non la simmetria grafica della copertina. Pensa che quando hai nominato la parola “artwork” mi è venuto da pensare “oh, no, ancora sulla strage dell’11 settembre a New York” (ride), me lo chiedono tutti, ma non c’è alcun nesso! Altrettanto per il titolo di “alarma”, veniva una bella simmetria, tutto qui. Forse significa qualcosa per chi ha disegnato materialmente la copertina, ma non per noi. A noi però, ti confesso, piace. Questa parola ispanica, questa notte in rosso… forse sarebbe meglio mi preparassi qualcosa di intelligente da dire la prossima volta che me lo chiederà qualcuno.”

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