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Thy Art Is Murder: “Puppet Master” – Intervista ad Andrew Marsh

Di sicuro una delle realtà più affermate del deathcore mondiale corrisponde al nome dei Thy Art Is Murder: da sempre portatori sani di cupezza e breakdown, di atmosfere sonore opprimenti e che lasciano ben poco spazio alla melodia e alla gioia espressa sul pentagramma, col nuovo album “Dear Desolation” il tragitto lungo un sentiero oscuro si compie ulteriormente. Metallus.it ha raggiunto telefonicamente il chitarrista Andrew Marsh per  porgli qualche domanda.

Ciao Andrew! Come stai?

Ciao Fabio! Tutto bene! E’ un vero piacere parlare con voi. Tre mesi di pausa da tour vari e di relax sono una buona cosa: al momento sto camminando nei dintorni di casa mia e mi sto godendo la mia famiglia.

Il piacere è nostro, te lo assicuro! “Dear Desolation”, il vostro quarto album, sarà presto fuori: permettimi di dirti subito che ho trovato questo CD molto piùdinamico dei precedenti lavori, specie di “Holy War” e vorrei che ci introducessi questo nuovo lavoro dei Thy Art Is Murder.

Innanzitutto penso che tu abbia ragione e che si senta da subito che è più dinamico in termini di composizioni e testi: ci sono momenti più leggeri e più pesanti rispetto al passato e il tutto è arrivato riuscendo ad avere un equilibrio dinamico che mai avevamo raggiunto prima, a nostro parere, quindi il fatto che tu lo abbia notato non può che farci piacere. Il suono e il mood è quello che volevamo fin dal primo momento. Ti chiedo subito qual è la tua canzone preferita…

Direi “Puppet Master” e “Into Chaos We Climb”…

Beh, in effetti è una delle più articolate e diverse dal passato, pur mantenendo la foga caratteristica del gruppo!

Partiamo dalla copertina… Perché questo dipinto e da dove viene?

E’ di Eliran Kantor, un artista di base a Berlino che ci ha impressionato per il concept di questo album: diversi argomenti che possono essere sintetizzati in questa immagine. Ha lavorato per Hatebreed (“The Divinity Of Purpose”), Testament e tanti altri e ci piaceva il suo stile! Lo abbiamo contattato e abbiamo fatto sì che scegliesse  la miglior cosa dal suo punto di vista: la lupa che allatta l’agnello per noi era una bellissima immagine.

La prima canzone “Slaves Beyond Death” è un vero e proprio assalto sonoro ed il video è apocalittico: dicci qualcosa riguardo la canzone, il video e se avete intenzione di girare altri video per i brani di “Dear Desolation”.

Una canzone molto semplice ma molto difficile da suonare, un po’ diversa per noi. Il testo riguarda le persone che comprano nuove scarpe, nuove automobili e occupano la maggior parte della propria vita così, spendendo soldi e tempo, roba di cui non hanno bisogno e che quando moriranno i loro figli e i loro parenti dovranno finire di pagare: una schiavitù che continua anche dopo la morte, quindi, un grosso problema in America, in Australia… Il video è caratterizzato da questo sole nello sfondo che rappresenta poi anche l’inutilità delle persone in relazione a tutto ciò che sopravvive a loro ed è sempre esistito. Sì, abbiamo altri video in serbo ma al momento non vogliamo svelare nulla… Sorpresa!

Il vostro suono è cresciuto, penso ad esempio a canzoni come ”Death Dealer”, pur mantenendo il vostro marchio di fabbrica: cosa puoi dirci di questa canzone e dell’evoluzione della vostra musica attraverso gli anni?

Sinceramente mentre eravamo impegnati con l’album non capivamo quale canzone era la nostra preferita ma alla fine ci siamo resi conto che “Death Dealer” è di sicuro una di queste: all’inizio non avevamo nemmeno i testi quindi era più difficile. Prima è venuta la musica poi i testi: questo brano è cangiante, è progressivo, pesante al centro e con un finale niente male: la canzone parla dell’oppressione che persone di religione cristiana, principalmente, perpetrano nei confronti di persone che non rientrano (il più delle volte) in questa cerchia, perciò parliamo di problemi come scelta nell’aborto, comunità gay e ciò che è sotto gli occhi di tutti in America e nel mondo occidentale in particolare. Il nostro songwriting penso sia migliorato e sia giunto a ciò che volevamo: quando ti perdi a volte è proprio un attimo prima di trovare la quadratura del cerchio… Di solito Sean (Delander, basso) scrive la musica e io i testi ma stavolta è stato un lavoro che abbiamo fatto insieme per entrambe le cose: c’è stato più lavoro di squadra e forse anche per questo suona tutto in maniera più organica. Ci piace il nostro vecchio materiale ma stavolta siamo soddisfatti al 100%, finalmente!

Un’altra canzone che mi è piaciuta molto è la title-track: cosa puoi dirci del testo e dei testi dell’album in generale?

Il testo parla di una delle ultime persone rimaste al mondo che guarda tutto dall’alto (da qui il senso della desolazione) e non può rivolgersi a nessuno. I testi in generale per “Dear Desolation” parlano dell’esperienza umana in relazione alla morte per quanto riguarda aspetti come la moralità, i rapporti, il possesso…

Quali canzoni sceglieresti per rappresentare il CD e come pensi che sarà la risposta del pubblico?

“Puppet Master”, molto forte… Parla del Vaticano: a volte gente facente parte dei piani alti del potere cristiano manipola miliardi di persone come un burattinaio. Puoi credere o no in Dio ma devi renderti conto che la Chiesa è un potere ed influenza la società, l’economia, la morale e la vita di parecchie persone. Questa canzone è un esperimento per noi, molto aggressiva e molto diretta dal punto di vista lirico e musicale, una prova per noi: semplice alla fine, ma pesante, e a noi piace tantissimo perciò speriamo piaccia anche al pubblico.

Come è stata l’esperienza delle “The Depression Sessions” e perché la cover di “Du Hast” dei Rammstein?

Beh, guarda, siamo molto amici dei Fit For An Autopsy e volevamo fare uno split con loro da parecchio: alla fine siamo riusciti a finalizzare tutto insieme ai The Acacia Strain. In Germania abbiamo suonato parecchie volte negli ultimi anni e adoriamo essere in tour in Europa: secondo noi al momento i Rammstein sono la più grande metal band al mondo, in grado di fare una performance quasi teatrale, non solo musicale. Abbiamo cominciato ad interessarci ai Rammstein, a guardare loro video e siamo rimasti impressionati: poi “Du Hast” è un hit anche in paesi dove il tedesco non è parlato ed è una cosa eccezionale.

Verrete in Italia ad ottobre: direi che con la domanda precedente tu mi abbia già risposto ma ti volevo chiedere se vi piace essere in tour e cosa ne pensate del pubblico italiano.

Abbiamo suonato poco in Italia fino ad ora e vorremmo venire di più… Ci piace essere in tour ed è il sogno di ogni giovane musicista viaggiare per lavoro (chiamiamolo “lavoro”): amiamo il cibo quindi non possiamo che amare l’Italia e siamo fortunati perché pagati per suonare e viaggiare. L’Italia è strana per noi perché il pubblico è fuori di testa!!! Amiamo Bologna, abbiamo suonato lì e abbiamo avuto la possibilità di visitare la città: una meraviglia, la storia ti circonda e ti ispira. I fan ti ispirano e sentire blasfemie associate a ciò che per me è “porchetta”, “prosciutto” o “mortadella” (in perfetto italiano) mi ha fatto ridere… E poi non siamo neanche mai stati a Roma e adoriamo il vostro caffè…

OK Andy, grazie mille! E’ stato un piacere! Puoi lasciare un messaggio ai vostri fan.

Grazie per la bellissima e divertente intervista. Vi amiamo. CI vediamo presto e spero di poter venire lì tante volte perché la vostra accoglienza nei nostri confronti è stupenda. Grazie!

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