Three Trapped Tigers: “Tekkers” – Intervista a Tom Rogerson, Adam Betts e Matt Calvert

Non facile il compito di Tom, Adam e Matt: i Three Trapped Tigers sono stati chiamati ad aprire lo show dei Deftones del 7 giugno, dimostrandosi in grado di affrontare un’audience molto vasta in maniera coinvolgente e professionale con la loro proposta di rock elettronico prettamente strumentale, non immediato ma strappando parecchi consensi inaspettati. Prima dello show abbiamo raggiunto la band che, dopo il soundcheck, si è dimostrata disponibile a una chiacchierata corale e divertente.

Ciao ragazzi! E’ un piacere avervi qui con noi! Benvenuti in Italia! Come va?

Ciao! Tutto bene, grazie! Il piacere è tutto nostro.

Prima volta in Italia?

Sì… No, anzi! E’ la seconda e non vedevamo l’ora di tornare: siamo venuti l’anno scorso per un festival a Bolzano e prima abbiamo sempre avuto delle date organizzate ma che per motivi indipendenti dalla nostra volontà sono state annullate.

Perché il nome “Three Trapped Tigers”? E come definireste il vostro suono?

Deriva da un libro che Tom ha letto… All’inizio eravamo in quattro e il nome non calzava al 100% ma poi, quando ci siamo ritrovati in tre sembrava un segno del destino e tutto era perfetto! Il nostro suono è praticamente la summa di ciò che abbiamo sempre ascoltato e potremmo dire che è un mix fra “British Electronica”, rappresentata da gente come Squarepusher, Aphex Twin, Boards Of Canada e il rock più inteso come tale: volevamo dare un tocco più rock alla parte elettronica, di solito riconducibile a contesti non propriamente suonati come classicamente intesi sul palco, con le imprecisioni e il fattore umano che di solito sono più ascrivibili all’altro genere che sentiamo nostro come band.

Il vostro ultimo CD, “Silent Earthling” ha ricevuto ottime recensioni. Siete soddisfatti?

Dal punto di vista commerciale sì ma come gruppo siamo abbastanza perfezionisti quindi comunque vorremmo cambiare qualcosa: pensiamo sia un processo naturale e che comunque rimane solo nella testa di chi ha creato i brani… I responsi sono stati positivi, specie per quanto riguarda l’originalità della proposta e abbiamo apprezzato il fatto che sia stata notata un’evoluzione, in senso positivo, rispetto alle prove precedenti, cosa che ci inorgoglisce come musicisti. Man mano stiamo raggiungendo sempre più pubblico e il passaparola si sta spargendo in fretta, considerando anche il genere particolare che proponiamo: il fatto che la gente viene ai concerti e interagisce con noi, apprezzando l’umanizzazione della musica strumentale, ci fa toccare con mano l’interesse crescente. Occasioni come quelle di stasera, poi, non possono che essere molto favorevoli per noi: suonare con un gruppo che dispone di un audience molto open-minded come i Deftones, beh, è decisamente il massimo… In Inghilterra oramai il nostro genere è sdoganato e apprezzato sempre di più dal grande pubblico, quello più attento ovviamente: a volte la musica strumentale sembra inaccessibile per via della mancanza delle parole, quando invece a volte può essere un vantaggio per la possibilità di interpretazione.

Perché la scelta di suonare quasi del tutto strumentale e quali sono state le vostre influenze principali?

Difficile da dire adesso: i nostri primi due EP e in parte il nostro primo album, hanno molti synth derivanti dagli ascolti “elettronici” che ti abbiamo detto prima ma c’è anche una linea più riconducibile a band come i Lightning Bolt, che suonano musica pesante ma non normalmente intesa come “metal”. Per esempio trovo molto simili Squarepusher e Lightning Bolt, specie dal punto di vista della resa sonora live; nell’ultimo album penso si faccia più fatica a definire riferimenti che possono essere totalmente riconducibili a qualche artista in particolare e penso che abbiamo raggiunto il “nostro” sound, che potrà ancora cambiare in futuro, chissà.

Come proseguirete il tour?

Avremo altri due concerti coi Deftones, in Germania e faremo una parte delle prossime date da soli in Germania, Belgio e Olanda. Al momento siamo molto concentrati sull’aspetto live e ti possiamo anticipare che non stiamo ancora lavorando al nuovo album: l’ultimo “Silent Earthling” ha richiesto parecchio tempo e per adesso vogliamo solo ricordare alla gente che  esistiamo ancora… Sai, sono passati 5 anni fra una prova e l’altra in studio: non vogliamo far passare un’altra volta un periodo così grande. Comunque c’è anche la volontà di tornare in Italia, nel periodo autunno/inverno di quest’anno ma non c’è ancora niente di definito: vorremmo comunque suonare in piccoli club.

Cosa vi aspettate dal concerto di stasera?

Speriamo di vedere gente presa dalla nostra musica e gente confusa dalla nostra proposta: di sicuro non siamo uguali ai Deftones quindi alla fine qualcuno sarà spiazzato ma penso che la gente, generalmente, sarà in grado di apprezzare. Però è bello quando riesci a vedere sguardi fra il pubblico di gente che sembra pensare “Cosa diavolo sta succedendo sul palco?”: è divertente!

Quali sono i migliori CD che avete ascoltato ultimamente?

“Mutant”, di Arca, un DJ/produttore venezuelano: interessantissimo che collabora con Björk, anche se non potrei ascoltarlo ogni giorno… Abbiamo rispolverato i Godflesh, sempre immensi: una vita che non li ascoltavamo ed è veramente musica da fine del mondo, fatta con strumentazione economica ma con idee brillanti e avanti anni luce, si riesce a sentire l’odore di piccole ed economiche sale prova di provincia…

Grazie mille! E’ stato un piacere e potete lasciare un messaggio ai vostri fan e ai lettori di Metallus.it

Se vi piacciono la musica pesante e l’elettronica, siete avventurosi e adorate i fucking riff dateci una possibilità e ascoltateci! E speriamo di vederci presto in Italia alla fine dell’anno!

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