Nibiru: “The Vanishing Point” – Intervista alla band

Con buona pace di David Meade e delle sue profezie semestrali, la manifestazione più concreta del pianeta X è una band nata nel 2012 (un caso, direbbero i Maya) nelle placide lande del Piemonte. Freschi di contratto con la Ritual Productions, i Nibiru si presentano con il lavoro più sperimentale della loro (nutrita) discografia, un percorso musicale e spirituale che rinuncia allo sludge più tradizionale per un suono mai così coraggioso e personale. Del disco, di musica estrema e di concerti abbiamo parlato con Ardat (voce, chitarra), Ri (basso) e L. C. Chertan (batteria). 

La prima impressione che si ha ascoltando “Salbrox” è di smarrimento: il precedente “Qaal Babalon”, lasciava presagire, pur rimanendo in un ambito estrem, il desiderio di percorrere un sentiero più tradizionalmente metal, mentre qui dopo pochi minuti si ha l’impressione di non avere coordinate con cui orientarsi. In alcuni punti il suono mi ha fatto pensare a “Netrayoni”, ma in quel lavoro figurava una massiccia dose di psichedelia suadente, qui ENHB ha i toni di un soliloquio che scivola verso la follia. Insomma, qual è il messaggio intorno al quale si è sviluppato il concept del disco, se di concept si tratta?

Ardat :Salbrox” è un viaggio interiore, intimo , molto spesso destabilizzante e di conseguenza rinnegato, che ognuno di noi percorre con maggiore o minore consapevolezza, fa paura guardarsi dentro senza convincersi, a forza di retorica acquisita, di essere acqua limpida, ma molto spesso, tutt’altro. E’ vero “ENHB”, è un soliloquio estremamente doloroso, l’evidenza di un percorso volutamente solitario verso la sana follia . “Netrayoni” è percepibile , si respira nuovamente la paura e il fascino di sentirsi rarefatti, non più materia.

Questo è il primo disco (se non sbaglio) in cui i testi sono principalmente in italiano: da cosa nasce l’ispirazione per le (poche, a dire il vero) parole fissate in questi pezzi?

Ardat :La visione e la voce” di Aleyster Crowley è la principale ispirazione nei testi di Salbrox, in quanto il concept del disco trova ideale sfogo nel relazionarsi concretamente con altri stati dimensionali, rarefatti nel nostro statico, comodo,inutile universo personale.

L’album sembra procedere su due vie parallele: da una parte ci sono episodi più tenui, che incorporano diversi elementi tribali e vivono di recitativi e passaggi psichedelici (penso alla open track ma soprattutto a HCOMA, che è il brano che preferisco), dall’altra c’è lo sludge, e faccio fatica a ricordare suoni e ritmi così slabbrati, persino nei vostri dischi. Estremizzando, si potrebbe immaginare Salbrox come un dialogo tra una componente umana (quella che emerge nei recitativi) ed un “altrove”, che di umano ha ben poco.  Come è nata l’esigenza di creare questa continua corrispondenza, e quanto conta per voi l’improvvisazione in studio, per la creazione di un pezzo?

Ardat: Nessuna esigenza; questa è, per quanto mi riguarda, l’assoluta normalità: cercare di comunicare con se stessi e rendersi conto di  trovarsi davanti uno sconosciuto che spesso neppure ti ascolta.

Qualche tempo fa all’ATM fest avete tenuto un set “Psychedelic Ritual Ambient”. Quanto di quell’esperienza è finita in “Salbrox”?

Ardat : nulla e tutto; quella e’ stata una prova interessante e stimolante gestita solo da me e Ri alle “macchine” ,quindi, ne percussioni ne batteria e nemmeno basso. Un set totalmente improvvisato, l’alterazione dei propri stati di coscienza attraverso suoni e mantra enochiani, che poi  è ciò che Nibiru ha sempre voluto raggiungere, anche in passato. I mezzi per farlo, d’altronde, sono infiniti.

RI: Ovviamente qualsiasi esperienza live che possa lasciare massima libertà esecutiva e spazio all’improvvisazione stimola ed accresce sempre il nostro bagaglio musicale e mentale; sì, in qualche modo può avere lasciato “qualcosa” in noi.

 

In alcuni frammenti del disco mi è parsa di sentire l’influenza degli Acherontas o almeno,  del loro progetto ambient Shibalba; in generale, quali sono gli artisti (musicali e non) che vi hanno influenzato nella preparazione di Salbrox?

Ardat: Aleyster Crowley, come ho già detto; per il resto SALBROX è influenzato dalla storia di Nibiru e nient’altro; ho sempre ascoltato di tutto (se valido). Inconsciamente, questo ha di certo permesso di creare fin da      “Caosgon” il nostro sound.

Nel 2017 siete stati i protagonisti di un live al Roadburn e di un documentario che testimoniava l’evento. Che ricordi avete di quell’esperienza?

 Ardat: Ho ricordi contrastanti; il documentario è stata un’esperienza interessante, al Roadburn ho provato emozioni intense e indimenticabili, ed il fastidio per un’esibizione che, per quanto valida, avrei voluto “diversa”; in ogni caso eravamo in un momento cangiante a livello di line-up , bisognava riequilibrare il tutto, ed è ciò che è stato fatto subito dopo.

RI: Il Roadburn è un’esperienza unica, sia da spettatore che da artista. Regna dalla prima all’ultima ora sull’Afterburner un alone ammaliante e magnetico. Impossibile dimenticare quel giorno, quel palco, il caldo soffocante, il riscontro del pubblico accalcato…rimarrà un ricordo indelebile.

L.C.Chertan: Personalmente è un qualcosa che non scorderò mai. L’intensità emotiva provata su quel palco ha raggiunto livelli altissimi. Oltre a questo, il ricordo del pubblico schiacciato fino sotto al palco, il non riuscire quasi a respirare dal caldo e l’atmosfera che si era creata sono segni che rimarranno indelebili nella mia mente per sempre. Il Roadburn bisogna viverlo per capire realmente di cosa si tratta. Il documentario è stata un esperienza interessante che tuttavia rifarei in modo diverso.

Che ci crediate o no, la vostra popolarità in crescita, tanto che recentemente un paio di amici mi hanno chiesto “Come sono questi Nibiru?” A una domanda del genere io di solito rispondo “Andate ai loro concerti”, perché, per quanto i dischi possano essere interessanti e ben riusciti, il vostro approccio live non lascia indifferenti, per effetto visivo e per esecuzione. Come pensate di proporre il nuovo album in concerto?

 Ardat : Vederci on stage è sicuramente il modo migliore per iniziare il viaggio. Salbrox sarà gestito in modo differente a seconda delle occasioni e della presenza un quarto elemento alle percussioni, come già è accaduto al Metalitalia Festival l’anno scorso, con Deadsoul, che ha partecipato anche al disco. Nelle date in cui saremo in tre , il tutto sarà gestito in ogni caso gestito senza alcuna mancanza: registriamo da sempre live per scelta, pretendiamo da noi stessi di riproporre fedelmente Nibiru al pubblico, questo atteggiamento non cambierà mai.

 L.C.Chertan: Penso che assistere a un nostro live/rituale sia il modo migliore per confrontarsi con noi e con la nostra musica. E’ fondamentale creare un legame energetico con chi ci ascolta, proprio per riuscire a comunicare al meglio le nostre sensazioni e le nostre visioni. Di sicuro chi ci viene a sentire in concerto, si renderà conto di aver fatto un viaggio interiore non indifferente. Proporre “Salbrox” dal vivo non sarà semplice, ma abbiamo sempre lavorato duramente per riuscire al meglio in quello che facciamo e per riproporre nella maniera più fedele possibile la nostra musica in sede live e con il nuovo album sarà così. Sono sicuro che sarà un esperienza emotivamente destabilizzante, sotto ogni punto di vista.

Si riesce a vivere solo di musica, specie se così estrema? E nel caso, come si concilia il vostro impegno nella musica con la vita di tutti i giorni?

 Ardat : con coerenza e ferma convinzione nei propri mezzi; sono certo  che il nostro percorso sia solo all’inizio .

 C. Chertan: Io credo che solo con la dedizione e la convinzione più totale in quello che si fa, si possa riuscire a creare qualcosa di unico e al tempo stesso portare avanti il proprio percorso come persona e come musicista.

Sono sempre curioso per quanto riguarda gli ascolti altrui: quali sono i dischi che più amate, non necessariamente in ambito metal?

 Ardat : , la new wave più folle, schizofrenica, dissonante  e malata (Alien Sex FiendVirgin Prunes, Birthday Party, i Christian Death di Rozz Williams e tutti i suoi progetti, in ogni caso sempre destabilizzanti), il black metal, quello vero e marcio, Xasthur ne e’ un esempio, il goth che ha fatto storia, come Fields of the Nephilim o i Sisters of Mercy. In ogni caso musica, arte che in qualche modo, nel bene e nel male mi faccia guardare “al di là”.

RI: Personalmente ricerco e ascolto da sempre l’estremo in ogni sua forma. Metal, ambient, elettronica… Sin da bambino ho sempre ricercato musicalmente “l’oltre”, ho sempre cercato di capire se e come si poteva superare un limite conosciuto. Affascinante, stimolante… Il “canonico” mi può divertire, certo, ma anche annoiare molto.

L.C.Chertan: Adoro la musica estrema da sempre in ogni sua forma, sia musicalmente che concettualmente. Personalmente spazio dal metal (death metal, black metal, grindcore ecc.) alla ambient e all’elettronica d’avanguardia di Fennesz fino ai lavori di John Zorn. L’importante è che quello che ascolto mi scuota dentro e mi faccia andare oltre i limiti conosciuti.

 

Etichetta: Ritual Productions

Anno: 2019


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