The Night Flight Orchestra: “Transmissions” – Intervista a David Andersson

I The Night Flight Orchestra sono senza dubbio uno degli esperimenti musicali più interessanti degli ultimi anni, un mix di amore per il rock classico e la carica metal che solo chi milita anche in band come Arch Enemy e Soilwork può avere.
Ne abbiamo parlato con un disponibilissimo David Andersson, che ha risposto a tutti i nostri dubbi su come un gruppo di scapestrati death metaller svedesi abbia potuto mettere in piedi la combo più retro-futuristica di sempre.

Ciao David, innanzitutto grazie per il tuo tempo! “Aeromantic” arriva due anni dopo “Sometimes the World Ain’t Enough”: sono stati due anni intensi, con vari impegni che hanno coinvolto anche i Soilwork…parlamene un po’.

Figurati, grazie a te. Come hai detto anche tu, dopo “Sometimes the World Ain’t Enough” siamo stati impegnati con il tour europeo, poi ci sono state le registrazioni del nuovo disco dei Soilwork, seguito da un po’ di date e festival; nel mentre siamo riusciti ad inserire alcune registrazioni per il nuovo album dei The Night Flight Orchestra, insomma, ci siamo tenuti occupati. Personalmente ho delle ottime sensazioni in merito al disco, spero di aver portato il sound ad un livello nuovo.
Tu l’hai ascoltato? Che ne pensi?

Sì, e sono onesta nel risponderti che mi piace davvero molto! E di solito non sono una fan del genere, prediligo altri stili tipo il power…

Sì, capisco…sai, quando abbiamo iniziato molte persone si chiedevano come mai un gruppo di ragazzacci come noi potesse amare un genere come il classic rock. Ma credo che se ti piace davvero il metal, noterai che in ogni genere e sottogenere c’è sempre dell’ottimo songwriting. Ci troviamo spesso a parlare con persone che di solito odiano il genere dei The Night Flight Orchestra, ma ci dicono di apprezzare la nostra musica, e questo per noi è il complimento più grande che possiamo ricevere. Significa che nel nostro sound ci sono delle qualità universali che tutti possono riconoscere. Non so se conosci la scena musicale svedese, ma qui abbiamo molti cantanti in cima alle classifiche pop (a parte Taylor Swift e cose del genere), che erano in origine dei metallari e che poi hanno iniziato a scrivere canzoni pop. Credo che il metal e il rock siano delle ottime basi da cui partire, e anche se i The Night Flight Orchestra suonano qualcosa di diverso, credo che si percepisca quell’energia speciale che arriva dall’heavy metal e penso che senza questo background il nostro sound non sarebbe lo stesso. Arriviamo tutti da contesti differenti, io ad esempio ho suonato la chitarra classica e quella jazz, ma le mie radici sono soprattutto nell’hard rock e nel metal e penso che senza questa componente non si potrebbe mai raggiungere quella speciale energia. O almeno, questa è la mia teoria!

Infatti, “Aeromantic” unisce elementi molto diversi tra loro, da suoni vintage all’elettronica, dal rock fino a melodie pop molto catchy. Come descriveresti il sound del disco?

Diciamo che il nostro obiettivo è proprio che l’album non si possa descrivere in poche parole, perché ogni canzone è come un piccolo universo. Ad esempio, se ascolti alcuni tipici album rock, come “A Night At The Opera” dei Queen o “Sergeant Pepper” dei Beatles, i pezzi sono molto diversi tra loro e a volte fai fatica a credere che si tratti della stessa band. Credo che, in generale, “Aeromantic” sia delicato, un po’ malinconico, molto melodico, a volte hard rock, a volte funk e disco, in stile west coast. Cerchiamo sempre di rendere i nostri album molto variegati: ascoltare i The Night Flight Orchestra deve essere come partire per un viaggio e vogliamo che gli ascoltatori si creino delle immagini nella loro testa, una fuga della realtà, che è anche uno dei principali temi della nostra musica. Vogliamo aiutare le persone a fuggire dalla realtà e portare della magia nelle loro vite.

C’è un filo comune che unisce le tracce del disco?

In un certo senso sì. Nel titolo stesso, “Aeromantic”, c’è un gioco di parole tra “aria”, “areoplano” e “romantico”. Io sono un inguaribile romantico, cosa che puoi capire subito leggendo i miei testi, e per noi volare rappresenta un modo per scappare dalla realtà, inseguire i tuoi sogni. Alla fine di ottobre abbiamo pubblicato un video, “Cabin Pressure Drops”, che spiega l’idea dietro l’album: molti di noi sono finiti a vivere una vita, senza neanche sapere come, e sono terrorizzati dall’idea di prendere dei rischi per cambiare le cose. Ma c’è una sorta di magia che attende ognuno di noi, se ci apriamo ad essa. Quindi con questo disco vogliamo ricordare a tutti che siamo mortali, un giorno moriremo, per cui se vogliamo fare qualcosa dobbiamo farlo subito, senza aspettare, perché potrebbe già essere troppo tardi.

Oggi i The Night Flight Orchestra sono una band con molti musicisti e strumenti, avete anche due coriste che sono entrate ufficialmente in formazione dal 2017. Come nasce un vostro disco?

Sin dall’inizio della band, abbiamo sempre registrato e prodotto tutto da soli, senza mani esterne, dato che alcuni di noi lavorano come ingegneri del suono e sono molto bravi in studio. Molte band, quando registrano un disco, si chiudono in studio per qualcosa come due mesi e, di conseguenza, dopo tre settimane già cominciano ad odiarsi. Noi agiamo diversamente: io mi occupo dell’80% del songwriting, Björn e Sebastian fanno il resto, per cui arriviamo in studio con già molto materiale e organizziamo delle sessioni di registrazione brevi, di solito a Skara, una cittadina della Svezia dove conosciamo il proprietario di uno studio di registrazione. Il posto è molto carino e ci rimaniamo per una settimana o dieci giorni, beviamo champagne, ci divertiamo; le sessioni sono come un periodo di vacanza per noi e poi ci prendiamo una pausa di un paio di mesi. Per cui siamo sempre contenti di essere in studio, è come una festa: inoltre, abbiamo moltissimo materiale, anche per dischi successivi a quello che stiamo registrando; è un processo che non si chiude mai. Il passo successivo è capire quali pezzi si sposano meglio tra loro: se avessimo il tempo, pubblicheremmo un album all’anno. Purtroppo, però, abbiamo altre attività che ce lo impediscono. Diciamo che per i vari impegni, anche famigliari, non riusciamo a vederci tanto spesso, per cui per me il processo di scrittura si svolge di solito in casa con il mio portatile, dove scrivo e registro delle demo. Ma in studio siamo tutti molto coinvolti e ognuno porta il suo tocco personale, per cui il risultato finale è un lavoro di gruppo. Per quest’album abbiamo anche aggiunto un violinista, un musicista eccezionale, che ha dato una dimensione del tutto nuova ai brani.

I The Night Flight Orchestra si muovono tra due poli opposti: un sound vintage e old school e un approccio molto futuristico, anche dal punto di vista visuale. Cosa ne pensi?

Credo che il termine corretto per definire il nostro approccio sia retro-futuristico. Mi piace molto il modo in cui le persone immaginavano il futuro negli anni ’60 o ’70: immaginavano che nel 2000 la gente avrebbe potuto volare o si sarebbe vestita in modo strano. Mi piace pensare a questi futuri alternativi, un altro modo per scappare dal futuro in cui siamo ora, con persone come Donald Trump e tutto il resto. Anche noi cerchiamo di creare un futuro alternativo con il nostro approccio visuale, la nostra musica, i testi e il sound delle nostre canzoni. Come in un film fantasy o fantascientifico, tutto può succedere: odio i film realistici, voglio mostri, esplosioni, navicelle spaziali, vampiri, adoro il soprannaturale e tutto ciò che è straordinario. Se guardi agli anni ’70 oppure ’80, le persone non avevano paura di spingersi oltre il limite, lo vedi in certi outfit o nelle acconciature, nei video, nelle copertine o nelle produzioni dei dischi. Tutto era esagerato, forse un po’ troppo, ma comunque fantastico. Oggi, invece, molti hanno paura di superare quel limite, mentre noi vogliamo andare esattamente lì, oltre. Non ci prendiamo seriamente, ma prendiamo seriamente la nostra musica: se le persone pensano che siamo un gruppo di svedesi folli, ci va bene, ma sulla musica non si scherza e il nostro obiettivo è fare qualcosa che sia diverso da ciò che si vede di solito.

Di certo è una domanda che ti fanno spesso, ma ho una curiosità. Tu e Björn suonate nei Soilwork, Sharlee D’Angelo negli Arch Enemy, eppure ad un certo punto premete l’interruttore che vi porta dal death metal al rock psichedelico. Credo sia una cosa che sta avvenendo sempre più spesso nel panorama metal, penso anche a Nergal e al suo progetto “Me And That Man”. Secondo te, come mai? Forse oggi i musicisti metal si sentono più liberi di esprimere altri lati di se stessi?

Quando abbiamo dato vita ai The Night Flight Orchestra nel 2010, i Soilwork erano una band affermata e ancora di più gli Arch Enemy, quindi pensavamo che sarebbe stato facile trovare un contratto discografico. Niente di più sbagliato, era praticamente impossibile. Le etichette ci dicevano che, anche se interessante, il nostro progetto era troppo strano e il rock classico che proponevamo non era un genere facile da piazzare. Alla fine abbiamo pubblicato il primo disco con un’etichetta italiana, la Coroner Records, in cui militavano degli amici di Björn e a cui sarò sempre grato per la possibilità che ci hanno dato. Questo è successo solo nove anni fa, e già in occasione del nostro secondo album la Nuclear Blast ci ha contattati e ci ha proposto un contratto. Abbiamo iniziato qualcosa: prima di noi, non si sentiva parlare spesso di band metal con side projects non metal. Concordo che oggi questo sia diventato molto più comune e credo dipenda anche dal fatto che i generi non abbiano più l’importanza di una volta. Ai nostri show ci sono sempre dei metallari, ovviamente, ma anche ragazzini che non hanno nulla a che fare con la scena metal e ci hanno scoperti tramite i social media oppure collezionisti a cui piace questo nostro lato nerd. Trovo davvero liberatorio vedere gente con la maglia dei Mayhem che balla sulla nostra musica, mi dà fiducia nel genere umano. Quando ero più giovane, il genere rappresentava tutto. Sono cresciuto in una piccola città in Svezia e mi piacevano anche altri generi musicali a parte il rock, ma avevo paura di parlare del mio amore per i Depeche Mode! Oggi non è più così: certo, ci saranno sempre i troll che sparano a zero sulle band che si sono “vendute” o che non sono rimaste fedeli al loro primo disco. Ma sono loro a perderci. Oggi, in generale, il pubblico è più aperto mentalmente. Sia che si tratti di musica, uguaglianza di genere, diritti omosessuali, vedo meno chiusura mentale e ne sono contento; ciò vuol dire che le persone si pongono meno limiti.

Passiamo al vostro tour, che vi vedrà in Italia a Marzo. Cosa possiamo aspettarci dal vostro show? [come sappiamo, il concerto è stato annullato a causa dell’emergenza Coronavirus in Nord Italia, ndr]

Cercheremo di portarvi il miglior spettacolo rock dell’anno; quello che ci distingue da molte band in circolazione è che tutto ciò che si vede e sente sul palco viene suonato dal vivo, non ci sono tracce registrate. E poi vogliamo sempre coinvolgere il pubblico il più possibile: andare ad un concerto dei The Night Flight Orchestra deve essere come andare alla migliore festa di sempre, dove le droghe sono le migliori sul mercato, lo champagne è gratis e tutti sono bellissimi; è come entrare in una dimensione parallela dove tutto è possibile e non puoi fare altro che ballare, perché non riesci a stare fermo.

E per finire, avete pubblicato un singolo e a breve uscirà anche il video di “Transmissions”, secondo singolo, nonché uno dei miei pezzi preferiti dell’album. Quali sono i prossimi step per la promozione di “Aeromantic”?

Innanzitutto, grazie per “Transmissions”, è una mia canzone e anche la mia preferita del disco! Abbiamo alcuni altri video in programma, che usciranno intorno alla fine di febbraio. Al momento siamo impegnati con le interviste, o meglio lo sono io, perché Björn è partito per l’Arizona lasciandomi qui con tutte le interviste da fare! Ma mi piace rispondere alle domande, per cui va bene così. E sono anche molto contento dell’interesse che stiamo ricevendo da molte testate e webzine europee, è veramente fantastico. L’Italia, in particolare, sembra essere davvero interessata alla nostra musica, il che è molto promettente per il nostro show: per favore, fateci entrare nelle classifiche di vendita italiane!
Potrebbe anche diventare la nostra nazione preferita, che ne dici?

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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