The Neal Morse Band – “The Grand Experiment” – Intervista a Neal Morse

Neal Morse è un musicista e compositore eclettico, in grado di realizzare un numero gigantesco di album e canzoni nell’arco di non tantissimi anni di carriera e con gruppi sempre estremamente interessanti per tutti i fan del prog, dagli Spock’s Beard ai Transatlantic, dai Flying Colors alla The Neal Morse Band. Attualmente, con quest’ultimo gruppo, Neal si presenta al proprio pubblico con un album, The Grand Experiment, frutto di un lavoro dal sapore anni ’70, nato in studio senza quasi nulla di pre-costruito. Tutti i membri del gruppo, da Mike Portnoy (batteria) a Randy George (basso), da Eric Gillett (chitarra) a Bill Hubauer (tastiere), hanno contribuito nella stessa misura a completare un CD privo di ombre che propone forse una delle migliori line-up attualmente attive di progressive rock. Grazie alla disponibilità di Neal cerchiamo di approfondire tutte le sfaccettature del nuovo album.

Neal, come prima cosa volevo chiederti di spiegarci il significato della scelta del titolo dell’album, ossia “The Grand Experiment”; sembra legato anche all’illustrazione dell’artwork.

Il titolo, “il grande esperimento”, l’abbiamo scelto perché quando ci siamo ritrovati (per la prima volta da quando esiste la band) non avevamo nulla di pronto ed abbiam visto cos’eravamo in grade di realizzare in studio per alcuni giorni partendo da idee completamente nuove. Il risultato è un album molto spontaneo, nato al momento e frutto quindi di un vero e proprio “esperimento”, cosa che non avevamo mai fatto prima.

Se non sbaglio questo CD non è un concept ed ogni canzone affronta una tematica differente…

Si, è così, non si tratta di un concept.

Ti andrebbe di descriverci il contenuto dei testi di ogni pezzo del CD?

Certo! Con molto piacere. Devo dirti comunque che questa volta non ho scritto io tutti i testi. “The Call” parla del fatto che arrivati ad un certo punto è opportuno, per non dire vitale, lasciarci il passato alle spalle e affrontare il futuro con il conforto di Dio al nostro fianco.
“The Grand Experiment” è praticamente una canzone sul rapporto fra me e mia moglie; io sono un avventuriero, un sognatore mentre mia moglie ha i piedi ben piantati a terra. Credo che Dio ci abbia voluti insieme proprio per bilanciare i nostri personali difetti e raggiungere la giusta armonia.
“Waterfall” parla di trovare quel luogo spirituale segreto che è in ognuno di noi in cui possiamo incontrare il Signore e tornare alla vita terrena.
“Agenda” è una canzone dal testo simpatico che parla della grazia di Dio, della grazia che il signore concede agli uomini.
“Alive Again” racconta di cosa significa essere morti spiritualmente e quindi di come si risorge tramite Cristo a nuova vita. Credo che questo sia il messaggio principale dell’album.

Ho avuto modo di intervistarti alcuni anni fa e mi raccontasti di come intendevi la tua vita di uomo e musicista, ossia una testimonianza di cosa significa risorgere nella salvezza di Cristo; avevi aggiunto che in questo senso intendevi utilizzare la tua musica come strumento per raccontare della tua esperienza al mondo. Sei oggi della medesima opinione?

Si, assolutamente, oggi più di ieri. Certo, molte cose son successe da quando ho iniziato a vivere la mia vita nella fede… sai… è come sperimentare nuovi territori che non conoscevi in passato. Sento che Dio mi spinge a muovermi in nuovi luoghi che non conosco e questo fa parte del “grande esperimento” che il Signore ha per me e per tutti noi.

Nella band tu e Randy chiaramente siete credenti; che mi dici degli altri membri?

Eric e Bill sono anche loro credenti e del resto sarebbe per me difficile lavorare con musicisti che non hanno la mia stessa sensibilità e fede; Mike è l’unico “non credente” ma è anche una persona profondamente spirituale, ama la nostra musica e condivide i messaggi dei nostri testi.

Continui anche con la tua attività di autore di worship music?

Si, certo. E’ una soddisfazione enorme per me; suono in diverse chiese e a breve uscirà un mio
nuovo album di worship music.

Se non erro ti esibisci nelle chiese pentecostali vero?

Non solo, io suono in tutte le chiese cristiane… cattoliche, luterane, pentecostali, metodiste… tutte.

Tornando a parlare del nuovo album puoi dirci come vi siete divisi la composizione dello stesso visto che stavolta non ti sei occupato tu di tutto?

Difficile a dirsi perché non è che qualcuno di noi ha fatto tutto in una singola canzone; possiamo dire che c’è stata una certa prevalenza mia o di George o di altri ma poi magari qualcuno ha cambiato un riff o qualcun altro alcune parole del testo…
Per esempio Eric Gillette ha composto i ritornelli di “Alive Again”; inoltre si è occupato di portare avanti tutte le parti più metal del pezzo ma poi ognuno di noi ha detto la sua. Ad esempio Randy e Mike hanno aggiunto e modificato molto di questo brano.
Io mi sono occupato quasi integralmente di scrivere i versi del testo di “Waterfall” e il ritornello di “The Grand Experiment.” Un’altra cosa che ritengo interessante e accattivante è che abbiamo cantato in tanti in questo CD, non c’è solo la mia voce.

Si, questo è evidente e risulta un’arma vincente dell’album. Puoi precisarmi che canta nei vari pezzi?

Esatto… in “The Call” Bill canta all’inizio, io canto nei versetti ed Eric nel ritornello; in “The Grand Experiment” e “Agenda” canto fondamentalmente io con la collaborazione di Mike nella title-track mentre in “Waterfall” ci siamo divisi ancora le linee vocali io, Eric e Bill. In “Alive Again” io canto nei versetti, Eric nei ritornelli e Bill in un passaggio particolare.

Cosa puoi dirmi in particolare di “Agenda”? Sono rimasto colpito dalla linea vocale filtrata e dallo stile quasi pop-rock davvero inusuale per la tua band; cosa mi puoi dire circa l’ispirazione per questo pezzo?

Posso dirti che questo brano ho iniziato a scriverlo io (uno dei pochi del CD) durante le session del mio solista “Songs From November.” Non saprei dirti esattamente come è nata la canzone… l’ho scritta di getto una mattina e mi sono accorto subito che non andava bene per l’album citato e che si trattava di qualcosa di differente da quanto ho sempre fatto.

Un altro brano davvero entusiasmante è “Alive Again”, una suite di 26 minuti e rotti che contiene idee per un album intero; prima hai detto che siete arrivati in studio con quasi nulla di pronto quindi ti chiedo… in quanto tempo avete scritto questa canzone?

Dunque… credo proprio si tratti del primo pezzo su cui abbiamo lavorato per il CD ed infatti qui puoi notare tutta la spontaneità con cui è nato “The Grand Experiment”; l’abbiamo composto e registrato in tre giorni intensi di lavoro.

Per quanto riguarda la title-track… sei d’accordo se ti dico che sembra fortemente influenzata dai Kansas?

Si, assolutamente; credo che sia questo sia dovuto a Bill Hubauer, che è fortemente legato ai Kansas. Amiamo tutti quella band ed io sono un loro grande fan quindi considero un complimento il fatto di riconoscere la loro influenza sul pezzo “The Grand Experiment.”

Il nuovo album è uscito in tre edizioni differenti ed ho notato in particolare che quella limitata contiene un secondo CD con ben cinque pezzi in più! Puoi descrivermi questo materiale?

Credo che questa volta l’edizione limitata sia davvero molto molto interessante per i nostri fan; il secondo CD contiene tre pezzi da studio ossia “New Jerusalem (Freedom Is Coming)”, “Doomsday Destiny” e “MacArthur Park” (cover; il pezzo originale è dell’attore Richard Harris che a sua volta ha coverizzato Jimmy Webb); poi Mike ha voluto anche aggiungere due pezzi dal vivo registrati al Morse Fest, ossia “The Creation” e “Reunion”. Le tracce registrate in studio fanno parte della stessa sessione di lavoro di “The Grand Experiment” ma non ci sembravano adatte all’idea che avevamo dell’album e così le abbiamo tenute da parte per questa versione speciale dello stesso; un omaggio ai nostri fan.

Negli ultimi mesi hai realizzato tre CD con tre differenti band senza contare l’enorme mole di composizioni che in questi anni hai realizzato; dove trovi tutta l’ispirazione per scrivere così tanta musica?

Beh, innanzitutto va detto che comporre musica è la cosa che più mi piace e mi soddisfa in assoluto. Quando scrivo pezzi ecco… quelle sono le ore più felici della mia vita; credo che Dio mi abbia dato questo dono e spero di farlo fruttare al meglio. Inoltre aggiungo che mi trovo sempre a lavorare con musicisti eccezionali; per l’ultimo album dei Neal Morse io ho scritto in realtà solo il 20% di ciò che ascoltate e questo perché gli altri membri della band sono compositori davvero impareggiabili.

Se non erro ora partirete per un tour che ha un nome emblematico, “Alive Again”, che toccherà USA, Canada ed Europa. Puoi concludere l’intervista con un saluto ai vostri fan italiani e darci qualche anticipazione su cosa potranno ascoltare dal vivo nel tour?

Certo. Noi siamo molto legati ai nostri fan; purtroppo in questo tour non passeremo dall’Italia ma spero ci vedremo in Europa, magari in Germania. Dal vivo suoneremo pezzi nuovi e vecchi della Neal Morse Band ma ci saranno anche delle sorprese perché suoneremo alcuni pezzi dai vari gruppi che hanno fatto parte della mia carriera.
Grazie a tutti per il vostro continuo supporto in tutti questi anni!

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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