The Mute Gods: “Do Nothing Till You Hear From Me” – Intervista a Nick Beggs

Una delle uscite progressive di punta di questo inizio 2016, “Do Nothing Till You Hear From Me” vede la presenza di Roger King, Nick Beggs e Marco Minneman insieme sotto il monicker di The Mute Gods. Le influenze dei maestri Hackett/Wilson sono presenti, ma Beggs è riuscito a creare un album “leggero ma artisticamente profondo”, come già detto in sede di recensione. Abbiamo parlato di questa nuova creatura proprio con il mastermind della band. 

Quando hai avuto l’idea di intraprendere questo viaggio musicale e come hai scelto i tuoi compagni nella band?

L’idea mi fu suggerita da Thomas Waber di Inside Out Records e io gli sono poi andato dietro. Direi che col senno di poi, l’idea è stata molto buona. Per quanto riguarda i membri della band, ho scelto persone con cui avevo lavorato precedentemente, di cui conoscevo i loro punti forti. E’ stato poi fondamentalmente un lavoro di mettere ogni componente nel giusto posto man mano che le cose andavano avanti.

Da un punto di vista concettuale, abbiamo realizzato che l’idea che sta alla base dei testi non è per niente superficiale ma riflette i vari mood dei brani.

E’ correto. Dovevo essere sicuro di avere qualcosa di cui scrivere. Quindi ho scelto il nostro mondo del 21esimo secolo e il modo in cui ci stiano disconnettendo da esso.

Musicalmente, ho trovato qualche somiglianza con lo stile di Steven Wilson. Pensi che sia una percezione semplicemente dovuta al fatto che hai lavorato con lui per anni?

Sì, penso che per associazione, le persone facciano questo collegamento. Ma non penso sia una visione così accurata. Gli stili musicali sono molto differenti, in diversi modi. Ovviamente alcune somiglianze ci sono.

Ho visto che ti sei focalizzato molto nella parte visuale, soprattutto da un punto di vista promozionale; pensi sia un veicolo essenziale oggi giorno?

Se sei in grado di utilizzarlo come uno strumento di marketing, allora è una buona cosa. Poi sta all’individuo dare un significato al video. Personalmente mi piace realizzarli, è una cosa che faccio anche per me. Quindi non vedo l’ora di farne altri.

Come mai la scelta di inserire “Last Man On Earth” e “Mavro Capelo” come bonus tracks?

E’ stato un suggerimento della casa discografica. Sono contento che ti siano piaciute ugualmente rispetto agli altri brani. Ormai ogni edizione limitata ha un paio di brani extra nell’edizione deluxe, quindi ho scelto quei due.

C’è qualche brano dell’album a cui ti senti particolarmente legato? 

Penso che “Father Daughter” sia il brano più importante. Parla della rottura del mio primo matrimonio e della conseguente perdita parziale di contatti con la mia figlia Lula. Penso che avrà un forte significato per molti.

Pensi che i The Mute Gods resteranno uno studio project o hai qualche idea di portare sul palco questi brani?

Direi che se ci fosse un numero sufficiente di persone a cui piace l’album e che volesse vederci dal vivo, potrei considerare di andare sul palco magari dopo il secondo album.

Quali sono le tue prossime mosse?

Questa sera suonerò uno sold out show a Bochum in Germania con Steven Wilson e sarò in tour con lui per il resto dell’anno. Devo anche imparare due ore di nuova musica per le date estive con Steve Hackett e inoltre sto già scrivendo il nuovo album dei The Mute Gods. Quando sarò finalmente a casa, porterò fuori il mio cane!

The Mute Gods - Official - 2016

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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