The Gentle Storm: “The Diary” – Intervista ad Arjen Lucassen

Avere la possibilità di avere una lunga conversazione faccia a faccia con Arjen Lucassen non è cosa che accade spesso ed è una di quelle esperienze che vanno oltre ad ogni aspettativa. Dopo il grandissimo successo derivato da “The Theory of Everything”, il maestro olandese torna sulle scene con un’altra grande creatura musicale, The Gentle Storm, che oltre la presenza dello stesso polistrumentista vanta anche la partecipazione della bella Anneke Van Giersbergen. In occasione dell’imminente debutto discografico con “The Diary“, abbiamo avuto la possibilità di intervistare questo grandissimo artista che ci ha parlato orgogliosamente di questo nuovo progetto, dimostrando una disponibilità ed un forte entusiasmo nei confronti del proprio lavoro che in pochi oggiogiorno riescono ancora ad avere.

© Photo: Tim Tronckoe

Ciao Arjen. Benvenuto su Metallus.it. Per noi è un onore averti qui oggi con noi. Alles goed? Tutto bene?

Va tutto bene, grazie! Bueno. Bellissimo, ehehehe.

Oggi siamo qui in tua compagnia per parlare del progetto The Gentle Storm, la tua nuova creatura che ti vede protagonista insieme ad Anneke Van Giersbergen. Ti andrebbe di accennarci qualcosa riguardo la nascita di questo tuo nuovo capitolo musicale?

Inizialmente avevo pensato di idearlo come un progetto che, poi, si è trasformato in una vera e propria band; infatti, come potete vedere, Anneke è in tour con me. Il debut album contiene 11 tracce ed è composto da due formati diversi, da due versioni: la prima è basata principalmente su melodie carezzevoli, è molto più delicata, mentre l’altra è più heavy, più orchestrale. Per me realizzare le stesse canzoni riarrangiandole in due diverse versioni è stata una sfida molto ardua, ma abbiamo pensato di accontentare tutti. Se vi piace il genere acustico, con melodie delicate arricchite dalla musica folk, allora per voi ci sarà “The Gentle”, mentre “The Storm” è indirizzato a chi ama il metal a tutto tondo. Anneke, ovviamente, ha preso parte ad entrambi gli adattamenti, e come ben sapete, per realizzare un disco di questa portata bisogna affidarsi ad una cantante veramente talentuosa. La prima persona che mi è venuta in mente è stata lei, in quanto credo che sia una delle migliori cantanti al mondo. Ero arrivato al punto di confermare lei come cantante, stavo pensando a lei quando Anneke stessa mi ha mandato un messaggio privato su Facebook chiedendomi di collaborare con lei. È stata veramente una grossa ed inaspettata coincidenza! Ovviamente ho colto l’occasione e le ho parlato di questa mia idea riguardo alla realizzazione di “The Gentle” e “The Storm”, lei ha apprezzato particolarmente e da questo punto, è iniziato il nostro percorso.

Questo progetto è sconosciuto ai più, ma sappiamo che la stampa vi ha rivolto una particolare attenzione. Quali sono stati i feedback riscontrati finora?

Finora è andato tutto molto bene e quando dico, intendo dire che è andato veramente alla grande, anche se ammetto di essermi sentito spaventato! Sai, quando lavoro ad un’opera o ad un album parto sempre con molto entusiasmo, mi convinco di aver composto la migliore roba del mondo, e poi ti tocca aspettare almeno tre mesi prima della release ufficiale. Sai, giustamente la casa discografica ha bisogno dei suoi tempi per organizzare ogni minima cosa e, ovviamente, in questi momenti ricompare la mia insicurezza e mi porta a pensare: “Oddio, avrò fatto tutto bene?” . Abbiamo avuto la possibilità di fare questo mini tour promozionale a Gennaio, siamo stati a Parigi e a Berlino e per noi era la primissima volta che parlavamo con i giornalisti. Abbiamo ricevuto un sacco di riscontri positivi e per me è stato bellissimo, addirittura un ragazzo si è avvicinato a noi e ci ha detto: “Non ditelo a nessuno, ma a me piace molto l’arrangiamento fatto in “The Gentle”!; un’altra ragazza, tutta elegante e con tanto di tacchi veramente alti, mi ha detto di aver preferito la versione metal del cd. Abbiamo riscontrato molti pareri simili al suo, molte persone ci hanno detto di aver apprezzato entrambe le versioni… per cui finora è andato tutto molto bene! Si sa, all’inizio si vogliono sapere solo le cose positive, anche se si sa che la gente tende ad avere sempre delle aspettative; proprio per questo motivo abbiamo pubblicato il lyric video su Youtube per il singolo “The Endless Sea”. È il primo singolo che apre l’album, è il nostro primo lyric video e sono convinto che sia un buon inizio per dare un’idea alla gente di quello che si andrà ad ascoltare.

“The Diary” è il vostro debut album ed è incentrato sulla storia d’amore e di perdita di una coppia del 17 secolo, che, vedendosi separata, mantiene vivo il proprio amore comunicando tramite lettere, che vanno a comporre i testi del disco. Ti andrebbe di svelarci qualcosa in più sulle tematiche?

Sì, certo. La storia inizia con Anneke che si trova in mansarda e trova questa vecchia scatola. Una volta aperta, trova questo libro molto vecchio, lo apre e alcune lettere cadono al suolo, lei guarda attentamente e si accorge di avere tra le mani un diario e non un libro. Il diario è un racconto di questa donna olandese vissuta nel 17esimo secolo, Anneke legge queste lettere e si rende conto che queste lettere erano una forma di comunicazione tra questa donna e il suo amato, un marinaio. Anneke legge questo diario, legge queste lettere e  in sostanza, come dicevi tu, le canzoni sono le lettere che queste due persone si scrivevano. È una storia d’amore molto drammatica, si tratta di una storia romanzata, seppur alcuni fatti siano accaduti davvero: la nave sulla quale questo marinaio è salpato è esistita davvero, si chiamava “The Merchant” e salpò nel 1666, una data che trovo molto interessante… Ehehehe.

È molto metal!

Lo è, ehehe!  Come ti dicevo, la storia è molto immaginaria, anche se i dettagli storici si rifanno ad episodi realmente esistiti. Ovviamente è una storia d’amore molto triste, Anneke ed io abbiamo lavorato alla storia, lei voleva qualcosa di romantico, mentre io volevo qualcosa di drammatico, ahahahah.

Avendo menzionato il 17esimo secolo, è impossibile non riferirsi all’età d’oro olandese e a Rembrandt con il suo “Cristo nella tempesta sul mare di galilea”, il cui stile artistico sembra aver influenzato la creazione dell’artwork. Cosa ci puoi dire a riguardo?

Credo che l’artwork sia stato uno dei tanti elementi importanti di questo disco ed è anche per questo motivo che abbiamo voluto realizzare il lyric video. Sai, si possono fare così tante cose a livello visivo, c’erano tantissime e bellissime immagini che ritraevano il 17° secolo, per cui fondamentalmente quello che ho fatto è stato fare una ricerca su Google Immagini e fare una selezione accurata di alcune immagini ad alta qualità libere da ogni copyright. È stato un processo facile, poiché le foto attualmente sono libere da tutti i diritti, puoi fare tu stessa delle foto a questi quadri ed utilizzarle, in quanto non c’è più il possesso del copyright. Ho, quindi, raccolto le migliori immagini e le ho inviate sia al ragazzo che ha realizzato il video, sia al grafico dicendo loro che avrei voluto avere un art work che si rifacesse totalmente a quel periodo storico e culturale, inserendo anche molti elementi nordici, come la bussola e molte altre cose. La copertina è stata realizzata da Alexandra V Bach e ho scoperto questa ragazza grazie al lavoro che ha fatto per l’ultimo lavoro degli Stream Of Passion (“A War Of Our Own”, 2014). Sono andato sul suo sito internet e ho visto tutti i suoi lavori che, principalmente, si basano su idee fantasy, libri e cose così… Alexandra ha realizzato la copertina principale e credo che abbia fatto un lavoro eccellente, mentre Thomas Ewerhard ha fatto tutto il resto. Sai l’album verrà rilasciato con un gran bel pacchetto, che includerà un digibook, un pezzo davvero unico ossia un art book di 36 pagine realizzato tutto sullo stile da me richiesto, dove potrete persino leggere le lettere del diario che spiegano chiaramente i testi delle canzoni! Sempre all’interno di questo pacchetto, troverete anche la cronologia riguardante quel periodo storico, ritrovata piena di errori ed incongruenze, tant’è che per le correzioni ci siamo affidati ad un professore di storia specializzato soprattutto nell’epoca d’oro olandese e che abbiamo scoperto essere un nostro grandissimo fan! Anche questa è stata una vera coincidenza, è stato tutto un insieme di coincidenze. Anche per questo motivo ho deciso di intraprendere questo tour che va ben oltre a quello che mi ha suggerito la mia insicurezza. Ho voluto fortemente tornare on the road, per cui va benissimo!

Perché “The Diary” è suddiviso in due cd, chiamati “The Gentle” and “The Storm”? Pensi che la pubblicazione di due versioni nello stesso disco sia una formula vincente?

Lo spero, ehehe. Fondamentalmente, non ha nulla a che fare con la storia, questa era l’idea dalla quale volevo partire, era già in fase di sviluppo prima ancora di costruire la storia. Sinceramente, non c’è un motivo particolare dietro a questa scelta, io cerco di sfidare me stesso, cerco sempre nuove sfide e, come ti dicevo all’inizio, questa per me è stata un’impresa molto ardua. Come ho detto prima, la versione “The Storm” è più facile, abbiamo grosse parti strumentali, chitarre heavy,  un bravo batterista, tutti elementi che in qualche modo fanno una buona impressione… poi arriva la parte tosta, dove ti ritrovi a ri-arrangiare tutti questi brani in una versione acustica, che rende il tutto molto più interessante ma allo stesso tempo diventa molto difficile. Secondo me è stata questa la vera sfida! Abbiamo voluto fortemente realizzare “The Gentle” come il primo album, portando così la gente a pensare che fosse una sorta di bonus album.

Come collocheresti musicalmente i The Gentle Storm all’interno dei tuoi numerosissimi progetti?

Beh, credo che la gente sicuramente lo collocherà in maniera abbastanza drammatica all’interno del filone chiamato “female-fronted metal”, ovvero tutto quel campo dedicato a band come Nightwish, Within Temptation, Epica. Non so, le mie radici derivano tutte quante dagli anni ’70, gli anni dei Led Zeppelin, Rainbow, Thin Lizzy. Queste sono le band con le quali sono cresciuto, non c’era tutta questa corrente moderna legata alle voci femminili. Personalmente, credo che sia una situazione diversa, non è affatto un album che si lega al gothic metal o a questo tipo di direzione musicale. Ovviamente anche io sono curioso, spero che queste persone che etichetteranno il disco possano ugualmente apprezzarlo, soprattutto spero che i fan dei Nightwish possano apprezzarlo. Sai, trovo che i Nightwish siano la migliore band al mondo, per cui sarebbe bellissimo se riuscissi ad incuriosire il loro pubblico. Mi auguro davvero che questo nuovo progetto possa piacere a queste persone, soprattutto se a loro piace la musica folk o Loreena McKennitt o ancora i Blackmore’s Night o cose così… È sempre difficile riuscire a raggiungere questo tipo di pubblico, quindi spero che possano essere allettati da questo album.

Giusto ieri sera hai avuto modo di presentare due brani dell’album all’audience milanese. Quali tipi di riscontro hai avuto?

È stato fantastico! Abbiamo proposto tre brani e non due. Il pubblico ha cantato “The Endless Sea”, in quanto abbiamo pubblicato il video per questo brano e, guardando gli astanti, ho visto che tutti quanti conoscevano già il pezzo, anche se mi hanno dato l’impressione che stessero più che altro scimmiottando le parole. A Roma, invece, la gente urlava. Letteralmente! Abbiamo suonato “Valley Of The Queens”, non so se tu la conosca ma è un brano veramente calmo e abbiamo notato un personaggio che ha spiccato fra tutti perché urlava, mentre le altre persone accompagnavano la performance! È stato divertente, Anneke a stento è riuscita a non ridere e ci siamo dovuti fermare nel bel mezzo dell’esecuzione proprio per questo motivo. Sai, la canzone parla di una persona che sta morendo, è un brano molto triste e vedere questa gente che urlava con una tale enfasi è stato fantastico. Abbiamo persino proposto una ballad per vedere le reazioni degli astanti, mentre il terzo pezzo, “New Horizons”, li ha visti partecipare solo nel pezzo centrale, dove hanno persino applaudito. È sempre una cosa bella!

Come mai avete scelto di intraprendere questo tour acustico un mese e mezzo prima della release ufficiale?

Si è trattato di una serie di circostanze, abbiamo fatto questa specie di tour in giro per l’Europa per promuovere l’album ai giornalisti e abbiamo pensato di fare anche un tour acustico mentre portavamo avanti la promozione dell’album. Ci siamo detti “Perché non farlo?” e abbiamo visto che questa idea stava vendendo molto, andando persino quasi soldout. Abbiamo pensato di aggiungere più date e abbiamo iniziato a valutare un vero e proprio tour, cosa che a me non piace… come ben sapete non sono un tipo a cui piace andare in tour. Abbiamo iniziato con questo tour promozionale a Gennaio e successivamente abbiamo fatto qualcosa il mese successivo, arrivando a prenotare show anche per Marzo e tutto questo mi stava rendendo nervoso, ero persino arrivato a non dormire più la notte perché avevo gli incubi! Non ne volevo sapere niente, l’unica cosa che volevo sapere era legata al numero delle date e quando ho visto che c’erano oltre 11 show confermati, ho detto “Oh cavolo, sono 11 show, due settimane in tour, non c’è modo di tornare indietro!”.  Non era una cosa che avevamo programmato, ma ho visto che ha ugualmente funzionato! Non è, comunque, un tour targato The Gentle Storm, è più un tour legato al mio nome e a quello di Anneke, siamo noi due che ci esibiamo in versione acustica. Potremmo definirla più una sorta di presentazione dei The Gentle Storm.

È per questo motivo, quindi, che avete deciso di non portare alcuna live band?

A dire il vero non ne abbiamo mai parlato, perché in fondo si trattava solamente di me e Anneke nel rilasciare interviste promozionali e ci siamo detti “Portiamoci dietro una chitarra”, non “Portiamoci dietro anche una band!”.

Pensi, però, che potrete mai portare una vera live band dal vivo in futuro?

Sì, Anneke ha già in programma di fare una cosa simile! Ha già una band che la seguirà in tour e avrà modo di portare sul palco la versione “The Storm”, quindi una versione più metal. Io non ci sarò ma al suo fianco ci saranno persone magnifiche, troverete Ed Warby, che nell’album ha curato la batteria e che a parer mio è il miglior batterista di sempre, Johan Van Stratum, bassista degli Stream Of Passion nonché bassista per questo album, Joost Van Der Broek, che a sua volta ha collaborato con me in “The Diary” e particolarmente conosciuto in quanto ex tastierista degli After Forever e tastierista degli Ayreon e Star One. Potremmo definire questa lineup come una “all star band”, una top band! Hanno fatto le prove per parecchi mesi e si esibiranno per la prima volta live il prossimo 26 marzo, anche se non sono sicuro… Come anticipazione, posso dirti che ci sarà una piccola parentesi acustica e io sarò presente solo per questa data!

Date le tue numerose pubblicazioni, come sei stato capace di selezionare solo determinate canzoni degli Ayreon da proporre dal vivo?

È stata una combinazione di canzoni possibili da riproporre in sede live, non tutti i brani della discografia si adattano ad un ambiente acustico: ad esempio, canzoni come “Dawn of a Million Souls” non sono proponibili in chiave acustica, a causa di molti fattori. Ho optato per canzoni che si adattassero bene alla voce di Anneke o che a lei stessa piacciono, visto che deve sentirle sue, deve trasmettere al pubblico quello che sente; se io le proponessi un determinato brano e lei mi dicesse di non sentirlo suo, scarterei la canzone dalla scaletta, per cui sono stato io a selezionare le canzoni che potevano adattarsi a lei e che ci sarebbe piaciuto eseguire dal vivo e abbiamo anche voluto aggiungere un paio di cover, per rendere tutto ancora più unico. Non vi era nulla di programmato, ho semplicemente pensato di scegliere i brani che la gente avrebbe voluto ascoltare. Questa è la cosa fondamentale.

Potrebbe essere presto per parlarne, ma pensi che ci potrebbe essere un futuro per questo progetto?

Non vorrei che questo diventasse l’ennesimo progetto con un solo disco alle spalle, in quanto ne ho già fatti altri in passato come è successo per gli Ambeon e i Guilt Machine e praticamente non hanno mai avuto un seguito in quanto non hanno avuto molta fortuna. Mi piacerebbe che accadesse il contrario per i Gentle Storm, vorrei che diventasse un progetto affermato e mi piacerebbe rilasciare un secondo album. Vorrei che diventasse una band di successo e oggi giorno è veramente una causa difficile da portare avanti, perché ci sono troppi gruppi, c’è troppa competizione. Non ho ancora le idee chiare, ma spero di poter portare avanti questa creatura che mi auguro possa diventare ancora più affermata. Il successo porta a vendere abbastanza album e porta di conseguenza la casa discografica a chiederti di comporre un secondo disco. Mi piacerebbe poter portare in porto la cosa, sì.

Focalizzandoci, per un istante, sugli altri progetti, cosa ci puoi dire degli Ayreon? Qual è la situazione attuale? E cosa ci puoi dire di Star One, la cui ultima release è avvenuta nel 2012?

Al momento non c’è nulla di nuovo, non faccio mai progetti perché sono convinto che se fai progetti in qualche modo limiti te stesso! Lascio sempre che le cose arrivino da sé, non pianifico mai nulla e posso assicurarti che nessuno dei miei progetti si fermerà di punto in bianco. Ogni progetto che avevo ha sempre avuto un seguito, con gli Ayreon il processo andrà avanti finché non sarò io a gettare la spugna, è la mia creatura, il mio bambino! Per quanto riguarda gli Star One, ti do la stessa risposta. Nessun piano futuro al momento, anche se mi piacerebbe poter fare qualcosa di nuovo con gli Star One. Non so ancora se poter coinvolgere dei nuovi cantanti o mantenere gli stessi del passato, ma realizzare un nuovo album con questo progetto è decisamente un’opzione che mi tengo buona!

Riguardo, invece, al tuo progetto solista, sappiamo che hai pubblicato solo due album (“Pool Of Sorrow, Waves of Joy” e “Lost In The New Real”) a distanza di 18 anni l’uno dall’altro. Perché è passato così tanto tempo tra una pubblicazione e l’altra?

Ad essere sinceri, il primo album è stato un flop totale, eehehehe. È stato un episodio brutto e difficile della mia vita, in quanto la mia vecchia band, i Vengeance, non aveva più voglia di continuare e io stesso mi sono sentito perso. Ho pensato di realizzare qualcosa di commerciale e di scrivere, di conseguenza, canzoni stupide come “Midnight Train” (Lucassen accenna a una strofa della canzone, ndr). Mi sentivo veramente sperduto e ho pubblicato quella canzone, con il risultato che nessuno l’ha compresa affatto. Credo che gli amanti del pop si saranno chiesti “Cosa diavolo è questa schifezza?”, mentre gli amanti del metal si saranno chiesti cosa diavolo avessi tirato fuori. È stato un completo disastro! In seguito ho creato gli Ayreon e qua è arrivata la fama, mi sono concentrato prevalentemente su questa nuova creatura fino a che sono arrivato al punto di tentare di fare un altro album solista che potesse essere meglio del primo; infatti, ho pubblicato “Lost In The New Real” e posso dire con fierezza che questo è l’album di cui possa sentirmi veramente orgoglioso, perché è piuttosto personale.

Durante il corso della tua lunghissima carriera, hai avuto modo di collaborare con Anneke per due volte: la prima in occasione del terzo disco degli Ayreon, “Into The Electric Castle”, e la seconda con il settimo album dal nome impossibile. Da dove è nata l’idea di collaborare nuovamente insieme?

Ho ascoltato i The Gathering, in particolar modo ho dato un ascolto a “Strange Machines” alla tv e rimasi sorpreso perché all’epoca non esistevano band con voce femminile. Era una novità assoluta e questa ragazza aveva una voce potentissima, quindi mi sono detto: “Wow, ma che cos’è? Questa ragazza ha talento, ha una bellissima voce, ha tanto carisma, mi piacerebbe moltissimo lavorare con lei”. È stato difficile convincerla a collaborare insieme, perché era piuttosto impegnata ma fortunatamente sono riuscito nell’impresa e l’ho chiamata per una partecipazione in “Into The Electric Castle”. È stata bravissima, è stata fantastica e speravo che non fosse la prima ed ultima volta. Quando composi il settimo album, chiesi nuovamente la sua collaborazione accettò immediatamente, fu piuttosto facile. Io stesso ho partecipato ad un suo album, “Pure Air” e dalla allora siamo rimasti in contatto. Suo marito, nonché il suo manager, è un mio caro amico e posso affermare con certezza che, prima o poi, avremmo dovuto collaborare assieme e così è stato!

Il nostro tempo, purtroppo, è finito, per cui colgo l’occasione di ringraziarti per il tempo concessoci e, come la nostra tradizione vuole, ti lascio la possibilità di rivolgere i tuoi personali saluti ai nostri lettori e a tutti i tuoi fan italiani?

Grazie. Vorrei concludere dicendo che siamo stati in Italia per due giorni, come giustamente avevi detto tu poco fa, ed il pubblico è stato caloroso, stupendo, molto entusiasta! È stato un piacere ed il pubblico italiano si è dimostrato veramente molto educato, ascoltava la musica in religioso silenzio e quando abbiamo chiesto agli astanti di partecipare, si sono dimostrati inclini alla partecipazione! È figo, spero che possano veramente apprezzare i Gentle Storm, così come spero possano dare un ascolto ad entrambi gli arrangiamenti del debut album. Mi starà bene anche se vi piacerà entrambe le trasposizioni, così come accetterò il fatto che l’album possa anche non essere di vostro gradimento. Avrete ugualmente due versioni disponibili, per cui poco importa, ehehe. Mi auguro davvero che gli italiani possano apprezzare il disco e vi invito a lasciarmi la vostra opinione su Facebook se volete, io rispondo sempre a tutti quanti riguardo a qualsiasi cosa. Mi piace molto rispondere alla gente, a chi mi sostiene, per cui vi invito a farlo se avrete voglia di dirmi qualcosa!

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