Sentenced: The Funeral Interview – Intervista

Decisamente strano approcciarsi a un gruppo che ha già annunciato il proprio scioglimento. Se poi questo gruppo arriva da una carriere più che decennale passata a parlare di depressione e suicidio, costruendo ai propri componenti la fama di freddi e misantropi uomini del nord, le possibilità di una buona riuscita dell’incontro paiono davvero al lumicino. A questo si aggiunga che troviamo Miika (chitarra) e Ville (voce) assolutamente disperati e alterati (leggi: con, forse, un sopracciglio alzato) a causa dell’esaurimento delle scorte pomeridiane di birra, e il quadro delle premesse negative si completa dell’ultimo tassello. Fortunatamente alla riscossa arriva immediatamente la efficientissima quanto perplessa dal volume di alcool scomparso Vanessa di SpinGo!, che rimpingua le scorte delle due idrovore finlandesi, permettendo al colloquio di iniziare. La tensione sparisce immediatamente appena realizzato che i due, costretti dall’attività promozionale ad autografare poter che li ritraggono a tinte fosche all’atto della sepoltura di uno di loro, li stanno in realtà scarabocchiando in tutti i modi, con un florilegio di falli, schizzi e quant’altro, facendo riaffiorare lontani ricordi prepuberali… insomma, subito un netto contrasto con la immagine di depressi eremiti. E difatti i due si dimostrano estremamente disponibili a chiacchierare, a raccontarsi e a raccontare tutto quello che sta dietro a ‘The Funeral Album‘, per il loro ultimo giro promozionale come Sentenced.

Eccoci qui, una carriera a parlare di suicidio nelle vostre canzoni, e adesso l’avete fatto davvero, come gruppo. Come siete arrivati alla decisione?

Miika: “E’ una cosa a cui abbiamo pensato per lungo tempo, non è una decisione che sia saltata fuori all’improvviso. Ci sono voluti quasi due anni ad arrivare alla decisione definitiva, ma una volta che è stata presa abbiamo capito che era la decisione giusta, il modo giusto di dare al gruppo la fine che si merita, qualcosa di speciale per noi, un ultimo album da dedicare a tutti quelli che ci hanno seguito negli anni. Credo che si accordi bene a tutto quello che abbiamo fatto in passato, abbiamo sempre parlato di morte e di suicidio nei nostri testi [ridacchiando..], per cui ci è sembrata una fine logica per il gruppo.”

E come è nata la decisione di farlo in pubblico, di dichiarare a tutti con anticipo che questo sarebbe stato l’album dell’addio? E’ un modo di attirare l’attenzione? Vengono in mente i mille tour d’addio di Ozzy…

Ville: “Non è stata una scelta di marketing, assolutamente. E’ il nostro modo di essere, siamo sempre stati onesti con la nostra musica. Se anche non avessimo detto nulla l’avremmo saputo per tutto il tempo, che il tour era l’ultimo, e non sarebbe stato onesto verso il pubblico, ci sarebbe pesato moltissimo. Così è più facile, ci siamo liberati di quel genere di tensione, in questo modo siamo tutti motivati a dare il massimo, saranno sicuramente i concerti più emozionanti di tutta la nostra carriera, sia per noi che per i nostri fan. Per cui rimandare non avrebbe avuto nessun senso. Per noi è anche un modo di mettere fine a una parte importantissima delle nostre vite in una maniera gloriosa e importante. Non so se è una cosa che qualcuno abbia mai fatto prima, ma da la possibilità alle persone che sono cresciute insieme a noi e alla nostra musica di unirsi alla festa, di mettere le mani sulla nostra tomba e di accompagnarci sotto terra.”

Una festa di funerale quindi!

Miika: “Si, ci piace l’idea di condividere tutto questo con tutte le persone che ci hanno ascoltato e ci hanno considerato qualcosa di importante. Vogliamo incontrarli tutti prima della fine, e salutarli”

Ma in qualche modo la scelta è stata dettata anche da ragioni musicali? Credete che avreste avuto ancora margine di crescita artistica come gruppo? Oppure vi sentite di avere fatto tutto quello che poteva essere fatto come Sentenced, a livello musicale?

Ville: “No, le ragioni sono tutte extra-musicali, e riguardano soprattutto il fatto che la vita che facciamo è una merda intollerabile, una specie di cancro che insidia la musica, e anche le nostre vite private. Più la nostra musica è diventata popolare più sono aumentati i sacrifici, e di pari passo le nostre vite private si sono incasinate a dismisura. Alcuni di noi si sono sposati, alcuni hanno fatto figli, e non c’è più la volontà di fare questi sacrifici per il gruppo. Quindi non ha molto a che vedere con il comporre musica, produrre album, con il lato artistico insomma. Io sono nel gruppo da nove anni, lui da sedici, e se con gli anni è aumentato il carico di soddisfazioni è aumentato di pari passo anche quello della merda che ci opprime.”

Quindi lo stile di vita rock’n’roll non fa più per voi?

Ville: “Cos’è uno stile di vita rock’n’roll? Non siamo mai nemmeno arrivati a capire cosa questo significhi. Intendi avere un sacco di figa, essere sempre fatto e metterti su un piedestallo? Non saprei proprio come rapportarmi a una cosa del genere. Stile di vita rock’n’roll… non so nemmeno cosa sia avere uno stile di vita! Ha ha ha!!”

Miika: “Non sappiamo nemmeno cosa sia avere una vita!” [e se la ridono di gusto]

Beh, sapete com’è, vista da fuori la vita del musicista sembra sempre una figata, quasi tutti gli ascoltatori sognano di essere dall’altra parte, di andare in giro a suonare, di vivere della propria musica…

Ville: “Si ma devi anche considerare che le nostre vite stanno da un’altra parte, che abbiamo una casa e una famiglia come tutti gli altri, il music business visto da dentro ha davvero molte meno attrattive.”

Miika: “Non abbiamo mai visto l’aspetto per così dire glorioso della cosa, andare in giro per il mondo, suonare in giro e roba del genere… anzi, l’abbiamo sempre visto come un male necessario per poter suonare la nostra musica e registrare dischi. Quando vai in tour fondamentalmente esisti per un’ora al giorno. E tutto il resto è nulla, è solo merda mentre aspetti quell’unica ora. Mentalmente non è per niente salutare, ti porta ad esempio a bere tantissimo, il che ovviamente crea ancora più problemi. Quando torniamo da dei tour lunghi siamo sempre delle specie di zombi, non capisci nemmeno più se sei vivo o no.”

E allora perché non avete tenuto in piedi il gruppo, continuando a suonare insieme quando vi pare ma senza più fare tour? Ormai avete abbastanza seguito da potervelo permettere no?

Miika: “Si, naturalmente sarebbe stato possibile, ma abbiamo sempre voluto vivere fino in fondo il gruppo. Sarebbe stato un compromesso troppo grosso da accettare, credo abbia molto più senso mettere fine a tutto. Stare a casa e registrare e basta ci avrebbe fatto spegnere piano piano. Meglio smettere adesso che siamo all’apice del nostro percorso artistico.”

Questa è una cosa che rende ancora più difficile da capire la vostra scelta, perché effettivamente trovo che ‘The Funeral Album’ sia il vostro lavoro migliore, che partendo dal vostro sound classico incorpora molti elementi di novità, ed inoltre è estremamente valido proprio a livello di canzoni. La sensazione è che aveste ancora qualcosa da dire, che ci fossero ancora spunti per fare crescere la vostra musica in nuove direzioni.

Miika: “Effettivamente è il genere di reazione che speravamo di suscitare, anche noi abbiamo la sensazione di avere fatto qualcosa di grande, anche se è il nostro ultimo passo non è una specie di raccolta di quello che abbiamo fatto in passato ma una evoluzione di esso. Per cui abbiamo la precisa sensazione di essere al nostro apice quando uccidiamo la band, e secondo noi questa è una gran cosa, rende tutto più drammatico. Sicuramente ci sono dei richiami al passato, ma sono nati per caso, senza una precisa volontà. Anche ‘Where Water Falls Frozen’, che molti hanno preso come un omaggio ai nostri esordi, in realtà è nata solo perché ci siamo messi a pestare come dei dannati in studio, senza una finalità precisa, e ci pareva stesse bene in mezzo al disco per dare una scossa all’ascoltatore.”

Avete già pensato a quello che sarà il vostro ultimo concerto in assoluto?

Miika: “Si, sappiamo già il quando e il dove. Sarà in settembre nella nostra città natale in Finlandia, per chiudere il cerchio. In realtà non sarà nemmeno un tour vero e proprio visto che faremo solo qualche grosso festival qua e là prima della data conclusiva. L’ultimo concerto lo registreremo e ne faremo un DVD, così tutti quelli che non potranno venire in Finlandia a vederlo saranno almeno in grado di goderselo in tv. Comunque è davvero molto difficile per me pensare all’ultimo concerto, che ovviamente sarà qualcosa di emozionante e ci scuoterà nel profondo; ovviamente abbiamo delle aspettative enormi per questo concerto, e di solito quando ho delle alte aspettative finisco sempre col rimanere deluso. Ovviamente non voglio finire la storia dei Sentenced con qualcosa di deludente! Comunque vedremo, non è qualcosa a cui mi piace pensare troppo.”

E quindi dopo esservi liberati di tutta la merda che opprime i musicisti cosa pensate di fare delle vostre vite?

Ville: “Io ho ancora il mio altro gruppo, i Poisonblack; il nostro secondo album è già stato registrato otto mesi fa, abbiamo altre quattro canzoni da registrare e aggiungere e poi uscirà in ottobre. Per cui per me la musica e i concerti non ci fermeranno fino a fine estate del 2006”

Ah, quindi scambi la merda dei Sentenced con dell’altra merda?

Ville: “No no no, erano impegni che avevo già preso, ma dopo questo tour mi prenderò una lunga lunga lunga lunga pausa, per liberarmi di tutta la merda.”

Miika: “Io non ho dei piani ben definiti, credo che dopo l’ultimo concerto mi metterò a dormire… per circa sei mesi… e poi vedrò un po’ cosa fare.”

E poi vi lamentate, vorrei potermelo permettere io di dormire per sei mesi!

Miika: “Comunque non credo che uscirò mai dal mondo della musica, ci sono troppo legato, è tutta la mia vita. Mi piacerebbe farlo però su una scala più umana, con qualcosa di più piccolo e meno famoso che mi permetta di usare la musica come qualcosa di terapeutico per tirare fuori tutta la merda che ho dentro.”

Qundi pensi che un gruppo più piccolo sia meglio, più vivibile?

Ville: “In effetti anche io non credo di potere e volere uscire dal mondo della musica. Per quanto mi riguarda suonare con gli amici e bere birra, anche magari senza registrare nulla, sarà sempre qualcosa di irrinunciabile. In generale sono molto interessato anche alla fase di produzione e di registrazione, per cui magari in futuro mi butterò su questo genere di occupazione, in cui non devi fare tour!”

Dal punto di vista dei testi, anche se non ho avuto l’occasione di leggerli, mi pare che in generale sia il solito fiorire di morte e suicidio e funerali, stavolta proprio non vi siete limitati! In compenso in ‘Dispair-ridden hearts’ dichiarate ‘firmly united we will stand till the world falls apart’. Una bella dichiarazione alla Manowar per un gruppo che ha deciso di sciogliersi.

Ville: “Beh, in qualche modo i Sentenced sono sempre esistiti nella nostra vita e nella nostra carriera, e credo proprio che andranno avanti a esistere anche dopo che li avremo sciolti. E quindi come persone saremo sempre uniti.”

Miika: “Sì, volevamo dire che ci consideriamo fortunati a prendere ognuno la propria strada da amici, di avere mantenuto questa purezza nella nostra arte e nella nostra vita. E anche se i ponti con il passato prima o poi bisogna bruciarli penso che sia stato molto bello farlo tutti di comune accordo.”

Invece ‘Venegeance Is Mine’ mi ha colpito per la violenza e l’efferatezza del testo, tra crani sfondati, cervelli strappati, pugnalate alle spalle… da dove vi è uscita tutta questa aggressività?

Miika: “Questa e anche ‘Everfrost’ le ho scritte in un momento molto difficile della mia vita. Non so se sai che abbiamo scritto qualche tempo fa l’inno per la squadra di hockey della nostra città. La canzone è scritta in finlandese, ma non so come qualche politico ha preso due parole, togliendole dalla frase e dal loro contesto, le ha tradotte in tedesco e ha deciso che c’erano delle connessioni con il nazismo. E’ stato veramente assurdo per tutti, trovarci con tutti i media contro che ci accusavano di essere nazisti, ne hanno parlato persino nei notiziari principali alla televisione! La cosa mi ha colpito molto profondamente, e ho attraversato un momento davvero buio di depressione e di disorientamento, dopo avere visto quanto le persone possono spingersi in basso e inventarsi di sana pianta delle cose pur di fare parlare la gente. E quindi i brani li ho scritti per sfogare in musica tutta l’aggressività e la rabbia represse, prima di mettermi a fare davvero qualcosa di violento!”

Vedo che non di sei calmato molto comunque!

Miika: “Infatti, ogni volta che ci penso mi sale ancora la rabbia!”

Ville: “Guarda, in Finlandia è stato davvero un casino per quella storia, e soprattutto Miika che aveva scritto il pezzo è stato attaccato personalmente e se l’è passata davvero male. Comunque qualcosa di buono ne è uscito, visto che tutti i fans dell’hockey, e non solo loro, si sono stretti intorno a noi e ci hanno fatto sentire tutto il loro affetto e la loro comprensione, persino i tifosi avversari ci hanno fatto i complimenti e manifestato solidarietà! La nostra squadra poi ha vinto il campionato e l’ha dedicato a noi!”

Miika: “E alla fine ci hanno invitato a giocare nel palazzetto durante la festa per la vittoria, davanti a 30 mila persone. Nel frattempo l’inno era stato ritirato, per cui è stato bellissimo trovarci circondati dall’affetto dei tifosi e dei giocatori e mandare affanculo tutti quelli che avevano tentato di trascinarci nel fango. Nessun altro ha sentito nessun riferimento nazista nella nostra musica, anche perché non c’era. Volendo puoi inventarti qualsiasi storia se ti ci metti… Credo che ci considerassero troppo pericolosi per suonare l’inno di una squadra di hockey. Da noi è popolarissimo, come il calcio qui in Italia, e tutte le persone ad alto livello nel club e nella amministrazione cittadina non hanno potuto accettare che la squadra fosse associata a noi, e questo è stato il loro modo per liberarsi di noi.”

Comunque anche l’ironia ha una grossa importanza nei vostri testi, il vostro parlare sempre a tinte fosche è spesso forzato in maniera grottesca.

Miika: “Si è vero, anche se in questo caso in generale ci siamo presi un po’ più sul serio visto il significato che ha tutto questo per noi, ma già a partire dal titolo dell’album c’è una certa ironia di fondo. Da un lato parlare di suicidio e di morte in maniera seria è per noi una cosa molto importante, che ci aiuta comunque a stare bene. D’altra parte ricordare ogni tanto a noi stessi e agli ascoltatori che non è tutto serio e negativo è comunque necessario, l’umorismo nero è qualcosa che è stato parte della band da sempre. I testi non vanno presi come resoconti delle nostre vite personali.”

Beh, in quel caso dovreste essere già tutti morti da tempo!

Miika: “ha ha ha, si, infatti! In realtà non sono resoconti di niente, sono solo pensieri oscuri che ogni tanto si affacciano nelle nostre menti, e scrivere le canzoni è anche un modo per gestire meglio questi pensieri.”

Anche il fatto di mettere 13 pezzi nell’album va letto come una specie di scherzo?

SMLIZO: “In realtà non è stata una scelta a monte, ma quando ci siamo ritrovati con 13 pezzi ci è sembrato perfetto per il tono generale del lavoro!”

Come siete cambiati come persone in questi anni di carriera musicale?

Miika: “Spero che ci siamo evoluti, almeno un po’, in tutti questi anni. Quando ho inziato io avevo circa 13 o 14 anni, ero un ragazzino; è stato un lungo viaggio, sia a temporalmente che come musicisti, abbiamo preso confidenza con in nostri strumenti in maniera sempre maggiore album dopo album. Non abbiamo mai voluto dimostrare niente a nessuno tecnicamente, ma ci siamo sempre preoccupati di dare l’atmosfera giusta alle canzoni.”

Ville: “Avevo 23 anni quando mi sono unito ai Sentenced, e adesso ne ho 32. Sicuramente sono molto cresciuto come persona all’interno del gruppo; non le basi della mia personalità che ovviamente sono rimaste quelle, ma sicuramente sono stati anni importanti, anche se non è facile guardarsi da fuori e fare un bilancio”.

A questo punto il tempo a disposizione è scaduto da tempo ed è il momento di lasciare spazio ad altri, davvero un peccato perché la chiacchierata è stata davvero piacevole, con due persone estremamente disponibili, che dietro una apparente chiusura sanno offrire una certa complicità all’interlocutore, grazie alla loro ironia. Un vero peccato dovere dire addio ai Sentenced, riposate in pace! SENTENCED: ‘The Funeral Album’- Recensione

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