The Devin Townsend Project: “Epicloud” – Intervista a Devin Townsend

Così come si mostra folle, scatenato e giocoso sul palco, dietro le quinte Devin Townsend si rivela una persona pacata e riflessiva, capace di considerazioni molto lucide. Abbiamo avuto un assaggio di questo lato della sua personalità in occasione dell’intervista rivoltagli ai Magazzini Generali, poco prima dell’inizio del suo concerto milanese a supporto dell’album “Epicloud”. Se volete tenervi aggiornati sugli innumerevoli futuri progetti di Hevy Devy troverete pane per i vostri denti nelle prossime righe.

Cominciamo parlando dell’ultimo album marcato “The Devin Townsend Project”, “Epicloud”. Tu l’hai definito una “epic space opera”: potresti spiegarci meglio questo concetto?

D.T.: Più che di un concetto si tratta di un sentiero creativo che a volte può andare in una direzione, a volte in un’altra. Questo riflette il mio interesse nel realizzare qualcosa di un po’ più semplice a livello di costruzione, un’opera che usa la musica “heavy” come mezzo per dire qualcosa di positivo, meno oscuro e negativo. Penso che questi due elementi, semplicità e positività, si siano compattati come una palla di neve e abbiano portato al disco: penso di aver avuto la sensazione di ciò che volevo rappresentare solo a lavoro concluso.

“Epicloud” arriva dopo una serie composta da quattro album: costituisce quindi un episodio isolato o rappresenta a sua volta l’inizio di un nuovo ciclo?

D.T.: Penso sia un episodio isolato, dal momento che credo abbia un suono più facilmente assimilabile da un punto di vista commerciale. La maniera in cui l’ho scritto è come sempre basata sul mio modo di reagire alla cose che capitano nella vita: i quattro dischi precedenti rappresentavano un determinato periodo della mia vita, “Epicloud “ è relativo ad un altro. Penso comunque che alla fin fine tutti i miei dischi possano essere considerati come episodi isolati, “Epicloud” forse ancora di più per le intense attività che l’hanno preceduto, l’impegno che ho messo nella sua realizzazione.

Sappiamo che stai lavorando al sequel di “Ziltoid the Omniscient”: hai qualche news da darci in proposito?

D.T.: Sì! “Ziltoid” è un grande progetto che necessita di un lungo periodo di preparazione. Negli ultimi 4-5 anni sono stato così impegnato tra tour e nuovi dischi, c’è stato un vero e proprio “assalto” di produttività. Per quanto riguarda “Ziltoid” voglio che esca nella maniera giusta: direi che ho iniziato a lavorarci più o meno un anno e mezzo, due anni fa; ho già iniziato a pensare al nuovo burattino, allo staff per realizzare dei video, alle persone per registrare il disco, al concetto che volevo rappresentare e al mettere tutto ciò insieme.

E cosa puoi dirci invece dell’altro nuovo album a cui stai lavorando, “Casualties of Cools”?

D.T.: Ho iniziato a lavorarci già durante questo tour. E’ veramente un grande, grande disco per me. Mi domando come apparirà alle altre persone perché è molto particolare, dal momento che lo sto scrivendo di notte, da solo, in momenti tranquilli. Tutto ciò che al momento so è che funziona molto bene per me e per la mia mente e spero che anche le altre persone lo trovino bello, ma non riesco ad immaginare che possa incontrare un’approvazione molto vasta dato che è così particolare.

Durante la tua carriera hai lavorato a tantissimi progetti differenti e sei sempre stato in grado di scrivere musica originale: hai una fonte d’ispirazione particolare, un’attività che ti aiuta nel processo creativo?

D.T.: Quando ho smesso di scrivere musica per un po’ ho subito realizzato che fare musica è la mia natura! Ho sempre suonato la chitarra e ho sempre constatato che mi basta avere uno strumento vicino per far uscire delle note che rappresentino ciò che sta succedendo in quel momento. Così quel che mi ispira è l’essere esposto a chiunque e a qualunque cosa: a volta non ricevo l’ispirazione da ciò che mi aspetto, a volte, viceversa, la ricevo da ciò che non mi aspetto; lascio quindi che le cose scorrano, raccolgo musica che sia indicativa di determinati periodi della mia vita.

Stiamo vivendo in un periodo di grandi cambiamenti, sia da un punto di vista economico che per quanto riguardo i nostri stili di vita. Pensi che questo contesto sia favorevole per artisti indipendenti e sperimentali come te?

D.T.: Penso di essere stato fortunato a sistemarmi prima di questi cambiamenti. Da un punto di vista personale la mia vita ha già avuto così tanti cambiamenti: i figli, la sobrietà… penso che qualunque risposta ti dia possa essere oggetto di speculazione, ma rispondo basandomi sulla mia esperienza. Credo sia un periodo molto difficile per i musicisti: quando ho cominciato io i dischi si vendevano ancora, mi ritengo quindi fortunato ad essere stato in grado di catturare l’attenzione di un pubblico. Magari ora non ce l’avrei fatta, viviamo in un mondo diverso…

Negli ultimi tempi si è anche verificato un crescente interesse per la natura, si è affermato il tema del rispetto dell’ambiente. Penso che tu abbia anticipato queste idee più di dieci anni fa col tuo album solista “Terria”, disco che io considero un vero e proprio inno alla natura: cosa ne dici?

D.T.: Penso che la consapevolezza del rispetto per l’ambiente fosse presente fin da prima che io nascessi. Il mio interesse per questo tema è basato semplicemente sulla logica: se non rispetti l’ambiente non rispetti neanche te stesso, uno scarso interesse per l’ambiente è segno di una mancanza di rispetto per te e per la tua famiglia. Penso che tutto sia connesso, questo è il mio suggerimento!

Al di là del sequel di “Ziltoid” e di “Casuallties of Cool” stai sviluppando altre idee al momento?

D.T.: Sì, sto sviluppando altre idee, ma nel passato ho commesso l’errore di annunciarle troppo presto e le persone cominciavano ad essere troppo concentrate su di esse. Quindi ho altre idee, ma non voglio parlarne troppo per non confondere le persone.

Puoi dirci qualcosa sul DVD relativo allo show al Roundhouse di Londra che uscirà la prossima primavera?

D.T.: Sì, cominceremo le operazioni di editing la prima settimana di gennaio. Spero di essere in grado di fornire un’ottima rappresentazione di quello che abbiamo cercato di fare. Ci sono alcuni particolari tecnici che voglio perfezionare, voglio che lo show rappresenti esattamente quello che era il proposito originale, nella maniera migliore possibile. Vorrei dare ai fan proprio quello che loro vogliono, o quanto meno quello che si aspettano.

Avete cominciato questo tour europeo ormai un mese fa: come sta andando?

D.T.: Sta andando bene! Sono stato in tour per così tanti anni, da così tanto tempo che la mia attenzione è concentrata sul fatto di essere fortunato a fare questo. Per me andare in tour significa essere pronto per uno show piuttosto che comparare un tour con un altro: sarebbe per me difficile fare confronti.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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