The Crown: “Death Is Not Dead” – Intervista a Marko Tervonen

Aria di cambiamenti in casa The Crown. Nonostante i vari cambi di lineup che si sono susseguiti nel corso degli anni, la band svedese non ha mai smesso di far parlare di sè. Dopo 4 anni di silenzio, novità significative ed esperienze personali che ne hanno segnato il percorso artistico, il combo di Trollhättan è pronto a dare una svolta decisiva, rilasciando il nuovo “Death Is Not Dead” che va a creare un altro tassello della loro immensa discografia. A parlarci della fatica e dell’impegno messi nella creazione di questa nuova opera death metal, è il chitarrista Marko Tervonen, orgoglioso di presentarci in anteprima quel che, secondo lui, è una nuova ventata di freschezza.

© Photo: Patrik Skoglöw 

Finalmente i re del death sono tornati. Sono passati quattro anni dalla vostra ultima pubblicazione. Come si sente la band nel tornare a far parlare di sé dopo così tanto tempo?

Per noi è fantastico, soprattutto è grandioso poter avere ancora il supporto di una delle maggiori etichette europee e, ad essere onesto, sono sorpreso del fatto che non ci abbiano ancora licenziati, ahaha. Ad ogni modo, sono serviti alcuni anni prima di poter tornare in gioco, per me è una cosa grandiosa essere tornati a fare nuovamente musica metal. Questo album è creativo in tanti modi diversi, fondamentalmente abbiamo fatto quello che eravamo soliti fare con tutti gli album dei Crown. “Doomsday King” era un ottimo disco, ma, se paragonato ai precedenti lavori della band, risulta una sorta di “mostro”, perché l’intero concept sul quale si sviluppava il disco aveva piani differenti. Inizialmente l’idea di base era quella di pubblicare questo disco con un altro progetto musicale, chiamato Dobermann, solo che successivamente molti membri dei Crown si sono rivelati piuttosto interessati e alla fine è diventato un album dei Crown a tutti gli effetti! Lo stile e il sound suonano in maniera totalmente diversa per svariate ragioni. Magnus ha composto interamente tutte le canzoni che trovate su quell’album, ma su questo nuovo lavoro, il lavoro è stato suddiviso: il 50% è stato scritto e composto da me, la restante percentuale è stata curata da lui. Siamo tornati a lavorare esattamente come facevamo in passato, questo fatto ci ha permesso di dare al disco una maggiore varietà di brani, ci sono elementi metal e rock, le melodie e così via… Per noi questa nuova fatica discografica è un buon lavoro, un album onesto e tipicamente in stile The Crown. Ci sarebbero molte altre cose da dire, ehehe.

Il 2015 si aprirà in grande stile, infatti “Death Is Not Dead” è pronto a scatenare poghi senza precedenti tra i metalheads. Vorrei parlare dell’album, partendo dal titolo, che è abbastanza curioso. Perché avete optato per questa scelta? Ti andrebbe di spiegarci brevemente il significato?

Il titolo ci è parso abbastanza appropriato e la cosa buona è che ha diverse atmosfere e sapori, ma quello che ci è sembrato più ovvio è che il titolo rappresenta una sorta di affermazione, sebbene noi tuttora ascoltiamo death metal. Voglio dire, è un qualcosa che necessita di essere ancora sviluppato e migliorato. Per noi rappresenta una dichiarazione, come per dire che noi siamo ancora qui a fare death metal, che non siamo una di quelle band che si ripete di album in album. Non copiamo lo stile di nessuno, è tutta farina del nostro sacco, è tutta roba che facciamo per conto nostro. Vogliamo dimostrare a tutti che facciamo ancora qualcosa di buono, che piaccia, che non risulti noiosa e monotona. In poche parole, con questo titolo volevamo dire che il death metal è ancora vivo e vegeto!

Questo disco ha richiesto molto tempo per la lavorazione, circa due anni. Cosa mi puoi dire del processo di creazione dell’album?

Il processo di creazione è stato abbastanza normale, o almeno lo è stato a livello standard. La cosa più problematica e che ha richiesto più tempo del previsto è legata al fattore dell’esecuzione e della registrazione. Ci sono state un paio di modifiche piuttosto grosse: ad esempio, durante il periodo che avevamo a disposizione per registrare il materiale, il nostro batterista Janne ha ricevuto un’offerta di lavoro dalla Apple a San Francisco, come tecnico del suono; ha ricevuto quest’offerta per andare negli States e migliorare/sviluppare i sistemi audio. Era un’opportunità fantastica e ha deciso di trasferirsi là con la sua famiglia, lasciando in Svezia tutto quello che possedeva. Questo, ovviamente, è successo uno o due mesi prima di iniziare la registrazione del disco e ci ha portati a chiederci: “Come possiamo risolvere la cosa?”, “Come possiamo fare?”. Abbiamo tentato fino all’ultimo di far funzionare le cose, Janne ha comunque avuto modo di registrare alcune tracce direttamente da San Francisco, inviandoci poi il risultato, ma ammetto che è stata una situazione piuttosto complicata, per cui dovevamo risolvere la questione, in un modo o nell’altro. Durante il nostro tour in Giappone, Janne mi ha suggerito di registrare al posto suo; in un primo momento ho pensato che fosse un pazzo, perché non sapevo come poterlo fare, successivamente ci ho pensato più seriamente e il fatto è che avevo già suonato la batteria nel corso della mia vita, ma non mi ero mai cimentato in cose tecniche, super veloci e via discorrendo. L’idea poi si è fatta sempre più concreta e ho pensato di fare almeno un tentativo, mi sono detto: “Va bene, proverò a registrare un paio di canzoni e vedremo cosa dirà la band”. Ho registrato effettivamente due brani e la band ha molto apprezzato, quindi abbiamo pensato di continuare su questo percorso e di non prendere alcuna persona esterna per la registrazione dell’album. A grandi linee è successo questo, io ho vestito i panni del batterista in questo nuovo disco e, per quel che riguarda il sottoscritto, ha richiesto un sacco di allenamento. Mi sono dovuto allenare tanto per poter fornire una buona performance. Questa è stata una delle ragioni principali per il quale il processo ha richiesto moltissimo tempo.

L’album segna il ritorno del vostro storico vocalist Johan Lindstrand. Il disco precedente, “Doomsday King”, vantava la partecipazione di Jonas Stålhammar dei God Macabre. Per chi si fosse perso qualche pezzo per strada riguardo la vostra storia musicale, potresti dirci come è scaturita la scelta di richiamare in lineup Johan? I fans come accolto questa notizia?

In un certo senso era abbastanza logico che succedesse e, in effetti, non è stata una cosa pianificata. Sin dall’inizio non avevamo calcolato che Johan sarebbe tornato in seguito, ma siamo andati avanti e Jonas ha fatto un lavoro strepitoso su “Doomsday King”. L’intenzione era quella di proseguire il nostro percorso con Jonas, ma è capitato che incontrassi Johan ad un pub qui nei dintorni e ci siamo messi a parlare di musica, come abbiamo sempre fatto… Gli ho chiesto se fosse interessato a partecipare al nostro prossimo album e a riaggregarsi nella band e si è dimostrato entusiasta. È stata una decisione scaturita naturalmente. Ovviamente ne abbiamo parlato anche con Jonas e gli abbiamo spiegato che non vi era nulla di personale, non volevamo mettere in piedi “la vecchia band” di prima o cose del genere. Johan faceva parte della band da quando aveva 14 anni, è come se fosse il mio migliore amico, quindi ricprenderlo nella band ci è sembrata la soluzione più adeguata, soprattutto ora che ci sentiamo così scrupolosi. Ad essere sinceri, aveva già ricevuto l’offerta ai tempi di “Doomsday King”, ma all’epoca era concentrato sugli One Man Army e quindi questa volta ha voluto partecipare attivamente, tant’è che la sua band si è sciolta poco dopo e, attualmente, Jonas si sente molto più partecipe. Ha scritto molti testi per il nuovo album, è stato molto coinvolto. Rispondendo alla tua seconda domanda: quando abbiamo dato l’annuncio ufficiale, molte persone e fan provenienti da tutto il mondo erano contenti. Sono fermamente convinto che molti di loro stessero aspettando pazientemente il suo ritorno e questa è una buona cosa! A parer mio, è uno dei migliori cantanti metal che tu possa trovare in circolazione! È magnifico essere tornati nuovamente insieme a degli amici con i quali sei praticamente cresciuto!

So che di recente la band si è divisa dal batterista Janne Saarenpä, che ha voluto dedicarsi ad altri progetti, ma allo stesso tempo ha accolto Robin Sörqvist. Vorrei chiederti in primis: come ti sei sentito a registrare le parti di batteria su questo nuovo album? Inoltre, quale contributo è stato dato dal nuovo chitarrista?

Ha dato un notevole contributo per questo nuovo album. Sostanzialmente, ha fornito lo stesso aiuto che ci ha sempre dato Marcus in passato, nonostante non sia mai stato il vero compositore della band. Io e lui abbiamo scritto moltissima musica, lasciando anche il giusto spazio a riff di alta qualità ed è qui che è subentrato Robin. Ha sviluppato passaggi interessanti, è un ragazzo con tanto talento musicale, ha un’ampia gamma di generi che ama particolarmente, come il rock e il metal; gli piacciono gli assoli rock n roll, quelli death e non disdegna nemmeno l’armonia. È molto versatile e sono convinto che quello che ha messo all’interno di questo disco sia semplicemente stupefacente! Come persona, Robin è un ragazzo molto interessante, lo conosciamo da tantissimo tempo poiché è cresciuto nella nostra stessa città. Pensavamo fosse figo invitarlo a partecipare alla band, ha contribuito a dare una visione diversa, è molto qualificato. È fantastico!

So che forse è presto per dire e fare una domanda del genere, ma pensi che ora la lineup sia stabile e più coesa rispetto al passato?

Si, credo che la lineup sia stabile quanto lo sia stata anche in passato. È così che si va avanti qua! Le cose al momento stanno andando perfettamente, e nonostante Marcus [Sunesson] fosse coinvolto negli Engel (per i quali ha contributo anche in veste di corista/cantante), ci siamo trovati in una situazione in cui abbiamo dovuto cancellare alcuni show per privilegiare la sua attività con l’altra band. Non è stata una situazione facile, quindi avere Robin nella line up attuale ci permette di osare e di scritturare show, proprio perché abbiamo la conferma che è una cosa che possiamo fare, senza costringerci a cancellare i concerti e via discorrendo. Adesso abbiamo gente stabile che ci permette di concentrarci al meglio sul nostro lavoro.

Ascoltando l’album, ho avuto la sensazione di ascoltare un album death metal dei primi anni ’90. Ascoltando “Death Is Not Dead” sembra di ascoltare i primi “vecchi” The Crown: è intenso, i riff di chitarra sono taglienti, ci sono sfuriate thrash, veloci cambi di tempo, le canzoni sono fantastiche, la produzione è bombastica, il guitar work è qualcosa di fenomenale e tutto riesce a rimanere sempre in puro stile death metal. Sei d’accordo con me? Come descriveresti tu stesso questo nuovo lavoro? 

Per me è sempre una gatta da pelare, descrivere il proprio lavoro è piuttosto complicato. A me farebbe piacere sapere come lo descriveresti tu o chiunque altro! Per me sono solo un pugno di canzoni che sono rimaste lì per anni e che alla fine sono riuscite ad essere incluse nel disco, dandogli così un senso. Non saprei come descriverti questo album, non lo so davvero! Nel mio mondo, io sono ancora convinto che tutti noi siamo riusciti a portare qualcosa di nuovo, far sì che tutti gli album fossero qualcosa di speciale, di fresco! Cerchiamo di evitare di diventare ripetitivi, ma è anche palese che ci siano elementi che tuttora sono presenti e che sempre lo saranno, poiché è roba suonata dalle stesse persone, quindi ci sono ancora tutte le nostre caratteristiche individuali. Quello che voglio dire è che tutti quanti noi abbiamo il nostro stile personale, sia per quel che riguarda la performance, sia per quel che riguarda la creatività e, in fin dei conti, è normale che tutti questi componenti vadano a formare il cosiddetto “pacchetto”, che in questo caso sono i Crown. Io credo fortemente che anche in questo album siamo riusciti a fare qualcosa che non avevamo mai fatto prima d’ora, per me è un nuovo lavoro targato The Crown. È esattamente il tipo di album che la gente che ama la band si aspetta! Non è una fotocopia o roba ripescata dal passato. Sostanzialmente, parliamo di un nuovo disco!

Un’altra cosa che mi ha lasciata basita è l’inserimento di una traccia strumentale, “Meduseld”, che vanta la partecipazione di Niklas Rimmerfors alla Nyckelharpa. Cosa mi puoi dire di questa traccia?

Ahahah, figo! Ho scritto personalmente quel brano e da tempo, sentivo l’esigenza di dover inserire una traccia dal sapore tipicamente nordico, che potesse dare un tocco folk. Più pensavo a questo brano, più mi veniva voglia di concretizzare questa idea e la Nyckelharpa o la “key fiddler” o come diavolo viene chiamata in Inglese, sottolinea maggiormente la sensazione di questo tocco scandinavo. Niklas è un mio caro e vecchio amico, lui suona in una band folk chiamata Fejd, ho prodotto alcuni album di questo gruppo e devo dire che è un ragazzo veramente super talentuoso! La cosa più interessante è la sua intransigenza, il suo essere irriducibile, lo strumento che lui suona è stato costruito da lui personalmente. Dimmi tu se questo non è notevole! È riuscito persino a ricreare questa atmosfera norrena sulla canzone. Sono stato io, comunque, ad inventare la melodia finale del brano, tant’è che quando l’abbiamo poi riascoltata tutti quanti, abbiamo avuto la sensazione di ascoltare “Orion” dei Metallica, proprio per come è strutturata la traccia. Effettivamente, il primo titolo che avevamo in mente di usare per questo pezzo era “Orion”, era un titolo che inizialmente si addiceva parecchio. Ad ogni modo, il risultato è stato abbastanza singolare, la canzone si è trasformata in qualcosa di diverso. Certamente non è super unico come si potrebbe credere, ma è ugualmente un pezzo che spacca, che centra con questo album! In un certo senso, ha un suo perché, rientra perfettamente nel nostro pacchetto. È una bellissima canzone e mi piace molto!

Siete attivi da 25 anni. avete in programma di celebrare questo anniversario proponendo qualcosa di speciale per i vostri fan?

Sì, assolutamente! Finora l’unica questione sulla quale siamo tutti quanti concordi è quella riguardante la realizzazione di qualche cosa, ehehehe, ma non siamo ancora riusciti a decidere cosa fare. Certamente, vorremmo fare qualcosa per celebrare il 25° anniversario, ma non so dirti se sarà uno show speciale, un dvd live, un album di cover o chissà cos’altro… Sentiamo l’esigenza di fare qualcosa! Dobbiamo solo metterci d’accordo sul da farsi, su cosa fare fondamentalmente, per cui rimanete sintonizzati! Saprete tutto quando saremo noi i primi a saperlo!

Recentemente, siete stati confermati alla prossima edizione dell’Hellfest. Al momento è previsto un tour Europeo? Avremo modo di vedervi qua in Italia a breve?

So che abbiamo ricevuto parecchie offerte per quel che riguarda l’Italia, yeah! Abbiamo alcuni buoni contatti e sì, credo che sia possibile. Finora, però, non è stato confermato nulla, ma posso dirti che quel che faremo sarà sicuramente suonare un certo numero di show, saremo piuttosto selettivi nella nostra scelta. Non faremo, di conseguenza, alcun tour “esteso”, vorremmo fare alcuni show e tour più corti, della durata di qualche giorno. Al momento, abbiamo confermato qualche concerto in Svezia e in Francia e suonare all’Hellfest sarà fantastico! Successivamente ci muoveremo verso il Giappone, ma a parte ciò la lista per ingaggiarci è ancora aperta, per cui vediamo cosa succederà!

In apertura, avevo detto che il 2015 sarà un anno abbastanza intenso ed importante per i The Crown. Quali sono gli obiettivi che vorreste raggiungere? Cosa vi aspettate da questo nuovo anno che sta per arrivare?

Il responso che abbiamo ricevuto dalla stampa, così come i feedback dei nostri fan per quel che riguarda l’Italia, è stato sorprendentemente buono, probabilmente uno dei migliori riscontri ottenuti in tutta l’Europa! Di conseguenza, sarebbe strepitoso poter venire a suonare nel vostro paese e poter mettere in piedi un adeguato festival o qualcosa di vagamente simile. Come ti dicevo prima, il fatto è che al momento siamo diventati molto selettivi per quel che riguarda la performance e i vari show. Vogliamo che i nostri concerti siano ben organizzati, che abbiano un senso e che siano ben pianificati, quindi se dovesse presentarsi un’occasione del genere, noi saremo lieti di coglierla al volo. Non ci sono problemi! Sono sicuro che in Italia ci saranno ottime risposte da parte del pubblico, sarà tutto fantastico! In chiusura, vorrei dirvi che se doveste vedere uno show in lista, vi pregherei di non esitare, perché, come dicevo pocanzi, faremo pochi show nel corso dell’anno. Non faremo niente di esteso, ma proporremo comunque degli show esclusivi, quindi cercate di venire a vederci, altrimenti vi toccherà aspettare almeno un paio di anni prima di rivederci all’opera! Vedremo cosa succederà! Ti ringrazio!

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