The Answer: “Thief Of Light” – Intervista a Cormac Neeson

Tornano i The Answer, dopo un periodo caratterizzato da eventi negativi che hanno fatto rinascere il gruppo e lo hanno profondamente segnato dal punto di vista personale a tal punto di far riflettere questo cambiamento nel nuovo album “Solas” su Napalm Records: illuminante da questo punto di vista la chiacchierata avuta con Cormac Neeson, cantante e leader della band che ci parla di questo periodo un po’ travagliato e fra le righe riesce a dare un messaggio positivo, dimostrando che le difficoltà sono ostacoli che in una maniera o nell’altra vengono sempre superati, con la giusta volontà.

Ciao Cormac e benvenuto su Metallus! Come va?

Ciao! Tutto bene grazie!

Ascoltando il nuovo album “Solas”, devo dire che sono rimasto favorevolmente impressionato: so che questo album nasce da problemi personali e della band quindi vorrei chiederti una presentazione di questo nuovo CD per i nostri lettori.

Sì, in effetti nasce tutto da un periodo un po’ buio, personalmente e per la band: per quanto mi riguarda coinvolge la nascita del mio primo figlio, prematuro di tre mesi, cosa che ha comportato il suo ricovero per diverso tempo e il fatto di affrontare sfide per la sopravvivenza importanti. E’ stata molto dura ma alla fine ne siamo usciti, però logicamente questa esperienza è racchiusa anche nella genesi di questo nuovo disco: io, mia moglie e mio figlio siamo stati coinvolti in questa sfida e tutto ciò ha generato qualcosa dentro di me che doveva uscire, doveva essere esplicitato in nuova musica, rabbia, frustrazione ma anche gioia per l’esito positivo di come tutto si è risolto: racchiudere tutto nel disco era la cura necessaria. Anche per la band è stato un periodo difficile perché il nostro disco precedente “Raise A Little Hell”, nonostante a nostro parere fosse veramente buono, non ha raggiunto il successo che ci aspettavamo ed eravamo come a un punto morto, era necessario un cambio drastico oppure l’altra scelta possibile era scioglierci. Abbiamo parlato e abbiamo voluto sperimentare, andando anche a riscoprire le nostre radici celtiche, quindi per tutta la band è stata una prova particolarmente dura, al di là della mia esperienza personale.

So che avete lavorato con Andy (Bradfield) ed Avril (MacKintosh), gli stessi produttori del vostro debut album “Rise” e volevo sapere com’è stato lavorare nuovamente con loro.

E’ stato magnifico, praticamente una family reunion (ride). Questi ragazzi hanno passato gli ultimi dieci anni della loro vita mixando e producendo pezzi anche per Hollywood, così quando gli ho mandato un messaggio riguardante il nuovo album, così, per scherzo, dicendo che sarebbe stato molto “cinematico”, Avril mi ha risposto con un “Stai scherzando?” e da lì è partito tutto, con noi che abbiamo chiesto al nostro management  di organizzare tutto per far sì che evolvesse in questa direzione. Loro hanno dato un alone di familiarità a un disco che per noi era un’incognita, trattandosi di territori che non avevamo mai bazzicato prima: hanno portato il loro know how e la loro genialità e anche grazie a loro il risultato finale è quello che potete ascoltare.

Durante la registrazione Paul (Mahon, chitarra) è stato il principale arrangiatore e ha partecipato come sound engineer: come è stata questa esperienza?

Diciamo che  si è trovato per periodi di due settimane a Londra con Andy ed Avril e il grosso del lavoro lo ha fatto in studio, stando dodici ore a fare le tracce dei vari strumenti e coinvolgendo gli ospiti che suonano nel disco. Alla fine di solito hai tre settimane per fare un disco: stavolta abbiamo avuto tutto il tempo e lo spazio a disposizione, senza problemi, e il suo lavoro sia musicalmente che “dietro la consolle” è stato fondamentale ed enorme. Arrivavamo in studio alle dieci di mattina e ci stavamo fino all’una del giorno successivo, a volte, per ottenere il risultato migliore e il meglio da ogni canzone, il tutto finalizzato ad avere fra le mani qualcosa di speciale.

Guardando più da vicino i brani del nuovo album, vorrei parlare con te innanzitutto del primo singolo, “Beautiful World”: al primo ascolto sono rimasto impressionato perché vi ho sempre amati fin dal primo disco ma devo dire che questo brano mi ha lasciato una sensazione strana, nonostante sia fantastica, forse anche perché è stata scritta insieme a Neil Davidge (produttore/autore con i Massive Attack).

Sì, abbiamo scelto “Beautiful World” come primo singolo pensando anche alla reazione del pubblico! Sai, penso che la gente, dopo “Raise A Little Hell” si aspettasse lo stesso suono: sarebbe stato facile per noi fare un altor disco rock blues e continuare su quella strada, no? Non volevamo fare ciò e “Beautiful World”, così come in generale “Solas”, rappresenta questa nostra volontà: per noi è sempre stato importante, ma pensiamo che sia importante per il rock in generale, seguire la propria strada e non stare sempre a ripetere cerrti “concetti” musicali di 40 anni fa, anche se sono sempre validi. Neil Davidge si è messo in contatto con me un anno fa chiedendomi di collaborare per delle linee riguardanti un brano che doveva essere inserito in un film: il brano era molto ambient e “Beautiful World” è il risultato perché alla fine il brano non è uscito per il film! La cosa buffa è che all’inizio pensavo “di certo un brano così non può stare su un disco dei The Answer”… Alla fine, invece, la band ha partecipato ed è uscito un pezzo perfetto per il nuovo album: abbiamo lavorato bene insieme, unendo universi differenti.

Un’altra traccia che mi ha particolarmente colpito è “Thief Of Light”: penso sia il brano dal suono più particolare del disco e che da parte tua ci sia stato un approccio vocale ben diverso dal solito su questa canzone. Ce ne puoi  parlare?

Sì, in effetti è una canzone cruciale all’interno del disco perché viene dopo l’oscurità, come attraverso un viaggio, compiuto sia dalla musica che dalla voce: la canzone parla del fatto che alla fine del tunnel c’è una luce e forse le cose andranno meglio, che tutte le cose brutte e oscure fanno ormai parte del passato. Il testo è molto sentito e molto importante nell’economia dell’album: ci sono la chitarra acustica e la voce e quando abbiamo fatto il demo io e Paul (Mahon, chitarra)ci siamo accostati al brano in maniera naturale. Dal mio punto di vista è stato così per ogni canzone di “Solas”: non ho mai avuto per questo CD l’intenzione di cantare ogni brano come un cantante rock ma ho cercato ogni volta di trovare quale fosse l’approccio migliore per ogni canzone. Qualcosa di diverso, un po’ Pearl Jam, forse e per dirtene una per esempio il ritornello mi ricorda una canzone da pub irlandese, con uomini che sono in piedi al centro della sala e cominciano a cantare: ho pensato di combinare il mondo Pearl Jam a quello da pub irlandese, questo è il risultato e rappresenta anche l’album, a mio parere.

L’ultima canzone che volevo approfondire con te è “Battle Cry”: un mix perfetto di elementi dei vecchi e dei nuovi The Answer…

Sì, ha un testo epico e trionfante e in teoria volevamo metterla alla fine del disco, che dal punto di vista concettuale… Tutto nasce dal fatto che James (Heatley, batteria) ha suonato un beat samba, diverso dal solito “straight rock” nella strofa e nel ritornello e questo ha aperto la strada a varie possibilità musicali per lo sviluppo della canzone. La produzione e il completamento della canzone deriva dal fatto che siamo riusciti ad ospitare una gruppo samba nello studio e non scorderò mai quest’esperienza: una domenica pomeriggio sono arrivati in studio, da Belfast e hanno fatto tutto. E’ stato molto divertente per noi ma anche un punto interrogativo perché c’è un uso massiccio, per la prima volta nella storia dei The Answer, della lingua irlandese: ci avevamo pensato più volte ma non avevamo mai avuto la possibilità di farlo quindi quale migliore occasione di questo album, che praticamente è una piattaforma di lancio per tutti i nostri sogni musicali mai realizzati? Ci sono influenze celtiche e samba nella canzone, ci sono i The Answer e penso che sia importante, nell’ottica globale del disco, non aver perso comunque la nostra identità perché ci sono sempre comunque questi quattro ragazzi che suonano col loro stile.

Cormac, un’ultima domanda, riguardante i live: vi ho visti suonare pochi mesi fa coi Whitesnake e mi sono stupito sentendo in scaletta tre pezzi da “Rise” e due dal nuovo “Solas” ma è stato forte perché sentire le nuove canzoni mi ha dato subito modo di pensare che ci apprestavamo ad ascoltare un album diverso dal solito: per il nuovo tour pensate di basarvi principalmente sul nuovo album, come per scandire l’avvento di una nuova era per i The Answer, o porrete l’accento anche su brani più vecchi?

Penso che la scaletta sarà pesantemente influenzata dall’ultimo disco, perché è come una nuova vita per noi, seppur certamente non rinneghiamo i cinque album precedenti… Sarà un mix anche con canzoni vecchie ma diciamo che sarà un “Solas-based” mix.

Ok Cormac! Grazie mille per l’intervista e puoi lasciare un messaggio ai vostri fan italiani.

Torneremo in dicembre per il tour: la vostra passione nei confronti della musica è genuina ed è sempre un piacere suonare da voi. Statemi bene e ci vediamo presto.

 

The Answer

Fabio Meschiari

view all posts

Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

tommaso.dainese

view all posts

Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login