Testament: “Brotherhood Of The Snake” – Intervista ad Eric Peterson

Eric Peterson è, insieme a Chuck Billy, uno dei punti fermi dei Testament. Un chitarrista che celebra, insieme alla sua band, una carriera che sta per sfiorare i 30 anni di attività “ufficiale” a ridosso dell’uscita del nuovissimo “Brotherhood Of The Snake“. Questo è il resoconto della chiacchierata con l’artista di Berkeley.

Il vostro nuovo album “Brotherhood Of The Snake” uscirà a ridosso del trentesimo anniversario della band, come ci si sente nel tagliare un traguardo così importante?

Ci sentiamo benissimo. Sono e siamo felici che il nuovo disco sia finalmente finite e disponibile per tutti i nostri fan. Abbiamo lavorato piuttosto velocemente nel mettere insieme questo disco nonostante siano passati diversi anni dalla nostra ultima fatica. Certo, non sono passati tanti anni se guardiamo alcuni dei nostri dischi precedenti, ma il tempo che abbiamo dedicato a questo album è stato un tempo per così dire piuttosto “pazzo”, ma ci siamo riuscito. Siamo contenti dell’alchimia che siamo riusciti a creare, questo sì.

Da quello che abbiamo letto durante il processo creativo ci sono state parecchie tensioni, almeno secondo quanto dichiarato da Chuck Billy. Ci racconti cosa è successo?

Dal mio modestissimo punto di vista posso dire questo: il disco è stato scritto quasi esclusivamente da me dal punto di vista musicale. Abbiamo girato molto portando in giro la nostra musica e nelle brevi pause che avevamo non riuscivamo a jammare come band, questo perché gli altri Testament erano impegnati con altri progetti attivi in quel momento. Inoltre riuscire a stabilire quando riuscire a comporre era di per sé già un compito gravoso. Come artista non vuoi che il tuo lavoro venga incasellato in un “piano di lavoro”, ma quando è stato il momento di scrivere il disco ricordo che Chuck stava vivendo un periodo di forte tensione . Un sentimento appesantito dalla data di consegna dell’album, dalla pressione creata dallo stesso e dal fatto che Chuck stava proprio in quel periodo traslocando. Ma penso che quando le canzoni hanno iniziato a “mettersi al posto giusto” la frustrazione è scivolata via. Quando abbiamo scritto canzoni come “Brotherhood Of The Snake” e “The Pale King”, solo per citarne un paio, tutto si è aggiustato.

Come hai detto prima hai scritto praticamente tutto il nuovo materiale come accadde ai tempi di “Demonic”. Come hai affrontato questa responsabilità?

Diciamo che ci sono abituato, accadde anche per “The Gathering”. Ai tempi per me è stato come far rivivere i Testament, far partire una nuova carriera per così dire. Posso metter a confronto il nostro nuovo disco con “Demonic”, ma soprattutto con “The Gathering” soprattutto dal punto di vista della pesantezza. Questo nuovo disco ha molte influenze hard rock mixata con il thrash. Quindi ti posso dire che mi sono divertito molto nel comporre il disco, amo creare musica. E’ fantastico.

Sappiamo che Alex Skolnick non ha preso parte alla fase di composizione del nuovo materiale. Come ha contribuito in studio?

Alex ci ha dato una mano perché ha contribuito alla scrittura di “Neptune’s Spear”, ha scritto un paio di riff per “Canna-Business”, ma il resto è farina del mio sacco. Ma la grande mano di Alex si è sentita per quanto riguarda gli assoli. Penso che ha fatto il suo lavoro al 100%. Ci sono degli assoli fantastici nel nostro nuovo disco, le cose migliori mai venute alla luce.

I testi sono sempre stati per voi un fortissimo elemento distintivo, ed in questo disco ho trovato molti “agganci” al periodo di “The Gathering”. So che in questo disco si parla di alieni, società segrete ed altro materiale – per così dire – occulto. Cosa mi sai dire a riguardo di questi elementi?

Molto semplicemente è il nostro stile. È il genere di testi e “cose” che puoi collegare alla nostra musica. Suonano bene insieme. Ti posso far anche questo tipo di esempio: se la nostra musica dovesse essere inserita all’interno di un film, calzerebbe perfettamente all’interno di un film di fantascienza o al limite di guerra. Prima dei testi però viene la musica, e con questa musica non puoi certo scrivere di fiorellini e d’amore. Sono temi che verrebbero spazzati via! I temi che trovi all’interno dei “Brotherhood Of The Snake” sono temi adatti all’album (ride nda.).

Parliamo un pochino delle canzoni: la prima è ”Stronghold”, che miscela l’old school thrash con l’attitudine aggressiva di “Demonic”  ed un fantastico assolo. Che mi sai dire a riguardo?

Beh…non c’è moltissimo da spiegare, perché come hai detto tu è un canzone che potrebbe tranquillamente stare in album come “Demonic” oppure “The Gathering”. E’ una delle canzoni che ti fa capire in che maniera si muove un album. Ha un groove potente: le chitarre thrash metal e la voce di Chuck sono al centro di tutto. E’ una canzone con alcuni elementi hard rock e con un grande assolo di Alex.

Anche “Neptune’s Spear” è davvero una gran canzone con una struttura musicale davvero complessa….

Originariamente la canzone si chiamava “Merciful Desecration”, ed era stata pensata e scritta (in parte) per essere parte integrante di “Dark Roots Of The Earth”. Non venne alla luce perché la canzone al tempo non era completa a livello lirico. Una volta arrivato il momento del nuovo disco abbiamo ritirato fuori questa canzone e l’abbiamo completata a dovere. Abbiamo cambiato giusto un paio di cose perché come stile, come idea, la canzone si adattava quasi alla perfezione per il mood di “Brotherhood Of The Snake”. Ci siamo messi a lavoro per renderla perfetta per questo disco ed i fan potranno sentire il risultato finale sul disco.  È una canzone rinata, una canzone con un grande assolo che ti coinvolge appieno. È anche uno degli assoli migliori di Alex presenti su disco, molto influenza dalla musica di Joahnn Sebastian Bach.

“Born In A Rut” ha un sapore leggermente più melodico, e mi ricorda qualcosa che possiamo ricondurre al periodo “Souls Of Black” e “The Rituale”. Possiamo dire che in “The Brotherhood Of The Snake” ci sono tutte le facce dei Testament? Da quella death metal a quella più melodica?

Questa canzone in particolare ha uno “swing” particolare: molto old school e molto debitrice del sound tipico degli anni ’80. Ma ci sono cose nuove, ovviamente, come ad esempio il riff accoppiato al testo che sembra quasi influenzato dal black metal. Ma quel modo di suonarlo – con uno stile quasi jazz – lo fa diventare diverso. Ed è una cosa davvero interessante, perché conferisce alla canzone un sapore davvero particolare. È anche la mia canzone preferita perché è diversa rispetto le altre. Non è solo thrash metal, ma è anche una canzone che potrebbe aver fortuna in radio.

Per lanciare il disco avete lanciato un gioco ispirato allo storico “Snake”. Siete per caso dei fan del retrogaming?

Ma, sai, è una cosa che ha deciso di fare l’etichetta discografica ed è davvero una cosa divertente. È una buona idea così come la musica. Ti tiene davvero sulla corda.

Dividerete il palco con gli Amon Amarth, ma ci sarà spazio nel vostro set per sentire alcune delle nuove canzoni?

Certamente. Penso che proporremo 3 o 4 canzoni dal nuovo album. Potete star tranquilli a riguardo!

Ci puoi svelare se il tuo progetto black metal  Dragonlord tornerà con un terzo album?

Posso confermare che il nuovo album della band uscirà nel 2017, ed uscirà per la Spitfire Records. Alex Bent dei Decrepit Birth sarà il nuovo batterista. Un giovane determinato che si rivelerà fondamentale per questo disco. Uno dei migliori batteristi con cui ho lavorato. Quasi ai livelli di Gene Hogland. Inoltre ho trovato finalmente la mia “voce black-metal”. Inoltre per quanto riguarda la “questione” cori e materiale sinfonico ci sarà Leah ad occuparsi di tutto. Una cantante canadese con cui ho già lavorato. Sono davvero emozionato e non vedo l’ora di farvi sentire quanto fatto!

Ed ora un saluto ai vostri fan ed uno dedicato a tutti i lettori di Metallus.it!

Non vediamo di farvi ascoltare l’album e poi vi voglio svelare che tutte le foto che troverete dei Testament collegate al nuovo disco sono state fatte a Roma quest’estate. Non vediamo l’ora di incontrarvi e …. “Ciao Bello!” (detto in italiano nda.)

testament

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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