Temperance: “The Earth Embraces Us All” – Intervista a Marco Pastorino

Forti di un’esperienza live che sta diventando di giorno in giorno sempre più forte (li abbiamo visti di nuovo dal vivo proprio pochi giorni fa a Mantova in apertura ai Nightwish), i nostrani Temperance stanno diventando in poco tempo una realtà consolidata per quanto riguarda il metal con voce femminile. Scopriamo quindi, in compagnia del valente chitarrista Marco Pastorino, i segreti della band e del loro ultimo lavoro, “The Earth Embraces Us All“. 

Ciao Marco e benvenuto su Metallus.it! Entriamo subito nel vivo del nuovo album, perché “The Earth Embraces Us All” è il vostro terzo cd in soli tre anni. Davvero un modo di lavorare atipico e molto veloce. Come mai questa scelta?

Ciao Ale e un saluto a tutti i lettori di Metallus. Diciamo che siamo relativamente un gruppo giovane come Temperance, ma siamo in giro da tanti anni come artisti, per questo ci piace vivere la musica come negli anni novanta, quando nel periodo del boom del power metal gli Stratovarius facevano uscire, nel giro di poco tempo, album come “Episode”, “Visions” e “Destiny”. Non voglio paragonarci ad una band del calibro degli Strato, per carità, ma è per far capire come noi quattro intendiamo presentare i Temeprance al nostro pubblico. In questi tre anni abbiamo pubblicato tre dischi e suonato tanto, su e giù per l’Europa ed in contesti differenti tra loro, dal locale al grande festival, sempre e comunque raccogliento riscontri positivi. Questo, unitamente ad una vena compositiva molto produttiva, ci ha permesso di essere così prolifici. Ora che abbiamo una nostra storia, se così possiamo dire, abbiamo la possibilità di presentarci al pubblico con un nome ed un certo background e dopo tre album cercare di portare in giro, ancora di più che in passato, “The Earth Embraces Us All”. Se devo pensare ad un quarto cd dei Temperance, beh, credo quindi che non arriverà nel 2017, perché vogliamo suonare il più possibile: il mondo è tanto grande e ci sono ancora molti posti dove può arrivare la nostra musica.

Come nascono le canzoni dei Temperance?

Diciamo che il processo di songwriting tra me e Giulio è veloce e l’alchimia che si è creata in tutti questi anni ci ha permesso di trovare un’intesa ormai consolidata. Molto spesso ci incontriamo in studio con delle idee in testa ed i brani nascono in un attimo, praticamente finiti già nelle versioni demo, con tutte le voci, le linee di chitarra, gli assoli, gli arrangiamenti. Ormai non abbiamo più paletti mentali, che possano bloccarci in fase compositiva: arrangiamenti, musica elettronica, passaggi più corali, sperimentazioni, la musica dei Temperance è tutto questo e molto altro ancora.

Tutte le varie sfaccettature dei brani, le influenze, gli strumenti anche un po’atipici per il genere, come si inseriscono nelle song e soprattutto come vengono studiate in fase di composizione?

Tutto ciò che abbiamo inserito è venuto in modo naturale. Quando abbiamo ascoltato alcuni passaggi del disco ci siamo detti: “Sai che figata sarebbe mettere qui un violino vero!”. E da lì a contattare Giovanni Lanfranchi dei Cayne, ragazzo che conosco da tempo, il passo è stato breve. Ha interpretato le sue parti in modo magistrale in studio, un vero fenomeno. La scelta di inserire un assolo di sax invece è arrivata dopo, per “Advice From A Caterpillar”, ma i dubbi dei primi momenti si sono trasformati in ottime sensazioni, tanto che abbiamo deciso di inserirlo anche nell’opener. Tutto scorre fluido nelle nostre teste e nelle song, per questo abbiamo deciso in “The Earth Embraces Us All” di ridurre al minimo gli inserti rabbiosi in scream e growl, semplicemente perché non eravamo attratti da questo sound in questo momento.

Pensate di inserire anche brani lunghi come “The Restless Ride” nella set list dei concerti?

Te lo dico in anteprima, non solo abbiamo deciso di inserire nel repertorio “The Restless Ride”, ma addirittura per alcuni show sarà l’opener della set list! Questo perché vogliamo che passi un’idea diversa dei Temperance, non di una band che si presenta solo con brani di tre minuti usa e getta. Fondamentalmente, anche a modo nostro, proponiamo una sorta di prog, che prevede orchestrazioni, cambi di tempo, inserti più moderni, anche momenti da colonna sonora. Non per nulla la mia band preferita sono i Savatage ed adoro quel loro modo di comporre così cinematografico, come una sorta di Denny Elfman in chiave metal. Ma anche i passaggi orientaleggianti del singolo “Revolution” e che si troviamo in altri momenti del disco, sono stati usati in passato anche dai Kamelot, ma soprattutto sono riscontrabili nel film score.

Come vengono invece inserite le due voci, tua e di Chiara, all’interno delle song?

Quando scriviamo i pezzi registro abitualmente le parti di entrambi. Idealmente quelle di Chiara hanno un registro più alto e sono pensate appositamente per lei. Ma non solo. A volte capita che ci innamoriamo di un passaggio, un momento vocale, un chorus e chiediamo in ginocchio all’altro di poterlo cantare, perché davvero lo sentiamo nostro e ci teniamo a poterlo registrare. In ogni caso le nostre voci si amalgano perfettamente ed ognuno si prende i propri spazi. In “The Restless Ride” ho cantato maggiormente rispetto ai lavori precedenti, ma semplicemente perché i brani lo richiedevano, ma non sarà per forza una regola da qui in avanti.

In “The Earth Embraces Us All” c’è una song in lingua italiana, vuoi spiegarci questa scelta?

“Maschere” è stato costruito come al solito da me e Giulio, in questo caso l’idea di un brano così mid-temposo parte proprio dal mio compare, in seguito insieme abbiamo lavorato su melodie molto dirette , quasi pop. Da lì poi , dopo aver costruito alcuni arrangiamenti molto diretti, Chiara ha proposto di utilizzare la lingua italiana e abbiamo deciso da subito di provare. Suona strano naturalmente a chi come noi è abituato a sentire un brano coi chitarroni a 7 corde con un testo nella nostra lungua, ma siamo soddisfatti del risultato. Si è trattato quindi di un esperimento, secondo noi riuscito, ma, naturalmente, non sappiamo se avrà mai un seguito questa strada.

C’è un momento in questi tre anni che volete ricordare con piacere ed orgoglio e magari volete anche tirarvela un po’ (nda, ahahahah)?

Sono stati tanti i momenti significativi ed è difficile canalizzare tutto in un solo episodio. Durante il primo tour promozionale di “Temperance” sicuramente ricordo ancora con piacere un live in Repubblica Ceca, in un locale di medie dimensioni. Il disco era uscito da pochi mesi ed avremmo suonato nell’est per qualche concerto. Alla fine dell’esibizione siamo stati avvicinati da un paio di ragazzi che ci hanno confidato di aver fatto oltre 300 Km per venire a vederci! Certe emozioni non hanno davvero prezzo. Recentemente, invece, un momento sicuramente da ricordare è stato dopo il concerto a Roma con i Nightwish dello scorso anno. Il managment della band finlandese ci ha contattato, complimentandosi per la nostra esibizione e confidandoci che l’anno successivo (che poi sarebbe questo) avrebbero suonato ancora in Italia ed avrebbe fatto loro piacere averci ancora come supporto. Ovviamente per noi è stata una soddisfazione enorme, perché stiamo parlando comunque di un gruppo importante, autore, tra l’altro, di album che adoro. Soprattutto l’ultimo!

Quando secondo te è scoccata la scintilla attorno al nome dei Temperance? Quel momento che vi ha permesso di compiere il salto di qualità?

La scintilla credo non sia ancora scoccata, nel senso che intendo io. Quando uscirono i Rhapsody nel 1997, ad esempio, si creò attorno a loro un movimento, qualcosa di incredibile che si sentiva nell’aria e che accomunava i fan, gli addetti ai lavori, le altre band. I tempi ora sono sicuramente cambiati, bisogna rimanere costantemente sulla scena, sui social, per far sì che la gente non si dimentichi di te nello spazio di pochi giorni, quindi è difficile ricreare quelle sensazioni. Ma noi stiamo continuando a lavorare e a fare del nostro meglio per crescere e dare ai nostri fans album di valore.

Visto che ti abbiamo ai nostri microfoni ne approfittiamo per sapere come vanno le cose anche in casa Secret Sphere. Cosa bolle in pentola?

Con i Secret Sphere abbiamo in uscita il DVD live registrato in Giappone, ma stiamo preparando anche i brani per il nuovo album che uscirà nel 2017. Nel frattempo partiremo il prossimo anno per un tour che toccherà l’Europa, insieme ai nostri compagni di label, Trick Or Treat e DGM. Sarà un’esperienza unica ed incredibile, perché è la prima volta che tre band italiane di power prog metal partono per un tour di questo tipo e come co-headliner. Come si dice: l’unione fa la forza!

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alessandro.battini

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E’ il sinfonico della compagnia. Dai Savatage ai Dimmu Borgir, passando per i Rhapsody, predilige tutto ciò che è arricchito da arrangiamenti sontuosi ed orchestrazioni boombastiche. Nato e cresciuto a pane e power degli anni ’90, si divide tra cronache calcistiche, come inviato del Corriere Dello Sport, qualità in azienda e la passione per la musica. Collezionista incallito di cd, dvd, fumetti, stivali, magliette dei concerti, exogini e cianfrusaglie di ogni tipo, trova anche il tempo per suonare in due band.

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