Sunstorm: “Everything You’ve Got” – Intervista a Joe Lynn Turner

Quarto capitolo per i Sunstorm, progetto Frontiers con la voce di Joe Lynn Turner, che arriva al suo quarto capitolo. “Edge Of Tomorrow” segna un nuovo inizio, con un sound più moderno e heavy, affondando le proprie radici nel classico melodic rock. Con una band totalmente italiana capitanata da Alessandro Del Vecchio e Simone Mularoni, potremo vedere i Sunstorm presto anche sul palco. Ce lo racconta lo stesso Joe Lynn Turner!

Siamo qui per parlare del nuovo album a nome Sunstorm “Edge Of Tomorrow”. Prima di tutto come mai hai deciso di tornare questo progetto dopo i Rated X?

L’album dei Rated X è stato un ottimo album. Volevamo che quella diventasse una vera band ma il problema, che capita spesso con persone note e importante, è che tutti hanno la loro programmazione e i loro impegni. Volevamo fare un tour di tre settimane, volevamo davvero farlo, ma ogni volta sorgeva qualche tipo di impegno da parte dei membri della band. Era impossibile far combaciare tutto. Avevamo l’intero tour pianificato e abbiamo dovuto cancellarlo; è stato ridicolo. Ho imparato la mia lezione con i super gruppi. Quando Serafino mi ha contattato per Sunstorm ero parecchio sorpreso. Pensavo onestamente che una trilogia fosse sufficiente, che avessimo in qualche modo chiuso il cerchio. Ma poi mi ha spiegato che avrei avuto totale autonomia sui brani, su quali inserire nell’album, quindi gli ho dato il mio ok. Sono entrato quindi in contatto con il mio amico Alessandro Del Vecchio e gli ho spiegato come i brani sarebbero dovuti essere un po’ più spinti, più moderni. E alla fine il risultato è stato veramente buono.

Penso che l’album unisca bene il classico sound melodico dei Sunstorm con un approccio più heavy e riff-oriented. Cosa puoi dirmi appunto di questa svolta?

Si penso che la tua descrizione sia adeguata al sound di questo nuovo album. Volevamo che fosse più heavy e grezzo, ma allo stesso tempo dovevamo mantenere quell’approccio melodico. Il risultato è stato ottimo, la band ha suonato alla grande e Alessandro si è superato. Non mi capita spesso, ma in questo caso è uno di quegli album che continuo ad ascoltare ed ascoltare.

Come mi dicevi poco fa, hai lavorato con Alessandro Del Vecchio per la stesura dei brani. Cosa puoi dirmi del lavoro con lui?

E’ stato eccezionale. Abbiamo parlato insieme, siamo andati a cena fuori quando ero in Italia e lui ha capito perfettamente cosa volevo e cosa sono io come cantante. Ha catturato nel songwriting esattamente chi sono io. Nel momento del songwriting e tuttora sono impegnato anche con un altro progetto che mi piace definire “il progetto segreto”, con un produttore svedese, un po’ diverso dal solito. Alessandro quindi si è occupato di gran parte della scrittura dei brani, insieme a Simone Mularoni, un chitarrista fantastico, e alla band. Ma eravamo in contatto costante e continuavano a mandarmi brani e idee. A quel punto gli indicavo delle modifiche, ai testi o magari alla musica, in modo da renderli più miei. E’ stato comunque un lavoro di gruppo che si è sviluppato in modo progressivo ma ho scelto comunque personalmente ogni brano e ogni soluzione.

Mi piacerebbe commentare alcuni brani dell’album. La prima è proprio la titletrack, caratterizzata da un riff molto heavy, di cui avete girato anche un video.

Si il video è davvero sorprendente. E’ girato in questo canyon in Grecia e vuole esprimere visivamente proprio il concetto del titolo. L’Edge Of Tomorrow sta succedendo proprio ora. Se guardi al crollo dell’economia e alla situazione geo-politica, il Mondo è veramente in una brutta situazione. Il brano parla proprio di questo.

Un altro brano è “Everything You’ve Got”. Un altro brano molto heavy.

Si è un brano che in parte parla dello spirito con cui abbiamo lavorato all’album. Abbiamo dato “tutto quello che avevamo”, per produrre un disco all’altezza. E in parte è anche il messaggio che vogliamo trasmettere alle persone: fate lo stesso, non siate pigri. Una sorta di Carpe Diem. Penso che questo brano parli proprio del potere che ognuno ha e del proprio potenziale.

Infine “Angel Eyes”, l’immancabile ballad di cui è presente anche una versione acustica nell’edizione giapponese dell’album.

C’è sempre bisogno di una ballad. Sono conosciuto anche per questo. E’ un brano fantastico che riguarda la passione e la relazione. Penso che parli di una situazione umana che ci caratterizza. Spesso qualche tizio più metal o più duro mi chiede perché devo per forza parlare di queste cose che possono sembrare sdolcinate. Ma lasciami dire una cosa. Un uomo deve essere forte, duro ma allo stesso tempo deve essere sensibile. Un vero uomo che vuole una vera donna, deve essere queste tre cose insieme. E’ necessario mostrare questi tre lati della propria personalità. Il brano parla di questo aspetto.

Siamo arrivati al quarto album a nome Sunstorm; con un repertorio di questo tipo non potrebbe essere arrivato il momento di intraprendere un tour dedicato a questo progetto?

E’ divertente che tu me lo chieda, perché proprio in questo momento il management è a lavoro su questo aspetto. Ne abbiamo parlato inizialmente con Serafino che ci ha proposto uno show a Milano, ma provare una settimana per poi suonare solo uno show mi sembra limitante, quindi stiamo lavorando a un tour completo. Ovviamente la band sarà quella dell’album, tutta italiana, veramente eccezionale. I Sunstorm ora sono un vero e proprio marchio. Non posso dire che siano una vera e propria band perché implicherebbe qualcosa di differente. In questa fase stiamo ancora trattando con Serafino per un supporto da parte di Frontiers, che sia a livello di produzione o semplicemente per assemblare la band al meglio e agganciarci a qualche agenzia che ci permetta di suonare 10-12 show in Europa. Sarebbe una cosa che piacerebbe a tantissimi fan. Abbiamo 4 album, potremo scegliere il meglio è tirarne fuori uno show di due ore.

Quindi probabilmente vi vedremo alla prossima edizione del Frontiers Rock Festival.

E’ un’opzione. Se non possiamo fare un tour intero, sicuramente suonare in quella situazione sarebbe ottimo. Potremo assemblare un ottimo show di un’ora e mezza.

Torniamo indietro nel tempo. Puoi ricordarci la nascita del progetto Sunstorm?

E’ nato tutto da un nastro, da una cassetta che conteneva una dozzina di miei brani provenienti dagli anni passati, inediti che erano stati scritti insieme a Rainbow, Deep Purple e per i miei lavori solisti ma che non erano ancora stati utilizzati. Serafino aveva questa cassetta e un giorno mi chiamò per capire se mi sarebbe potuto interessare utilizzare quei brani per un nuovo progetto chiamato Sunstorm. A quel punto aggiungemmo 4-5 brani nuovi di zecca. Anche Jim Peterik aggiunse qualche brano. Penso che da quella cassetta, il progetto Sunstorm si sia evoluto fino ad oggi, per raggiungere una qualità decisamente alta. Penso che un album come “Edge Of Tomorrow” sia quello di cui c’è bisogno oggigiorno in un mercato dove fondamentalmente manca la qualità. Siamo letteralmente inondati di nuova musica ogni giorni e il materiale di qualità c’è, ma è spesso sommerso in una marea di uscite mediocri. E’ difficile trovare il diamante, ma penso che Sunstorm brilli.

Lasciando perdere per un attimo Sunstorm, pensi di tornare presto in Italia in veste solista o con altri progetti?

Al momento dobbiamo completare una parte del tour europeo con delle tappe in Scandinavia, in Bulgaria e in est-Europa ma non ci sono ad oggi date fissate ancora in Italia. Sono stato a Venezia da poco (per la Deep Purple Convention) e forse tornerò da quelle parte in autunno, ma ancora nulla di certo. Vorrei lavorare ancora sui set acustici, mi diverto tantissimo a proporre tutte le mie influenze, variando maggiormente nella scaletta.

Ricordo il tuo show di qualche anno fa a Bologna con gli Over The Rainbow. Hai mai pensato di rimettere in piedi quella band?

Oh sì, ci ho pensato e ci ho provato ma sono sorte numerose complicazioni. Devi sapere che Jurgen Blackmore è affetto dalla Malattia di Lyme che gli impedisce di suonare regolarmente. Un mese sta bene, il mese successivo sta male. Il mio rapporto con lui è fantastico, è una persona eccezionale, niente a che vedere con suo padre Ritchie (ride). Contemporaneamente ho sentito anche gli altri ragazzi e ci starebbero tutti per tornare insieme. Poi Ritchie ha deciso di suonare questi tre show con i pezzi dei Rainbow e abbiamo pensato che in ogni caso sarebbe stato il caso di aspettare un po’ e vedere poi come si evolveranno le cose. Nel frattempo spero che Jurgen possa guarire e tornare a suonare regolarmente. Avevo in testa anche un progetto in studio legato alla band: volevamo ri-registrare i vecchi brani dei Rainbow in versione metal.

Recentemente si è parlato molto della cerimonia della Rock N Roll All Of Fame dedicata ai Deep Purple. Ti sei sentito deluso o arrabbiato dal fatto di non essere stato chiamato?

Onestamente proprio no. Non so se hai avuto modo di leggere la mia risposta a Ritchie Blackmore, dove molto gentilmente citava “Slaves And Masters” e il mio contributo. Quello è stato il premio migliore che potessi ricevere. Però fondamentalmente non sono deluso perché non credo minimamente nella valenza dell’organizzazione. Penso che sia scaduta tanti anni fa, perdendo totalmente l’obiettivo per cui era nata. E’ diventato solo un evento Hollywood. Ne parlavo con Eddie Trunk e concordavamo sul fatto che ormai questa cosa non abbia più senso. Sono state incluse band che non se lo meritavano e band, come gli stessi Deep Purple, hanno dovuto aspettare il 2016 per essere incluse, è ridicolo. Quello che conta è la scelta dei fan, non di alcuni manager di Hollywood. Se fossi stato chiamato, non sarei andato: esattamente come ha fatto Ritchie.

Ok Joe, questa era la mia ultima domanda per oggi. Puoi chiudere l’intervista con un messaggio finale per i tuoi fan!

Posso solo ringraziarvi per tutto il supporto e per l’amore; i miei fan mi supportano ancora in modo incredibile dopo tutti questi anni. Tanti Baci (In Italiano)!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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