Braindamage: Structures And Failures – Intervista

Ci sono alcune periferie del Nostro Genere Preferito che assomigliano, per coloro che si professano “true”, a derive nelle quali la perdizione è l’unica strada. Erroneamente il concetto di chi osa e di chi in certi casi non ha paura di andare “oltre” è proprio questo. Perché la perdizione, spesso, è il territorio più confortevole nel quale accamparsi, prima del prossimo viaggio. A volte, parte di questi viaggi si fa in compagnia, come se – parafrasando alla larga un Tolkien a caso – esistesse una mutante Compagnia Dell’Anello che cambia i propri paladini ma non riesce davvero ad annullare la propria identità. In questo scorcio di fine anno, in quel solare paese della Pizza E Fichi, sono Braindamage e Dammercide a sancire un nuovo canovaccio che tende ad unire il passato ed il futuro passando per il presente. Entrambi i gruppi stanno lavorando a ciò che diventerà il futuro artistico di due band italiane, compresse fra un illustre passato ed una serie di cambiamenti in atto da cristallizzare prima che l’istante possa diventare nuovamente “altro”.

Da una parte il gruppo torinese rientrato in formazione a quattro e con una nuova raccolta di assalti da proporre, dall’altra i vercellesi che abbandonate in un certo modo le strade di ‘Link’ si apprestano a costruire nuove direzioni. La tenda è stata montata in un piazzale di Codevilla,

dove riusciamo ad entrare nei mondi particolari dei gruppi partendo da Braindamage rappresentati da Andrea Signorelli: “ Stiamo cercando di testare i nuovi Braindamage. Questa sarà la formazione ufficiale da qui alla fine dei tempi, credo: mi sembra di aver ricominciato da capo come se il passato del gruppo – per quanto oggettivo – sia una raccolta di punti di arrivo. Stavolta ci sentiamo come ad un nuovo punto di partenza con del nuovo materiale, con una nuova formazione e con una nuova soddisfazione per quello che concerne il gruppo. Di nuovo la formazione a quattro, cercando di capire se l’impatto che desideriamo è quello che siamo

riusciti ad ottenere con le nuove canzoni e nel frattempo integrare Marco, il nuovo chitarrista, nei meccanismi del gruppo. Onestamente non si sta spappolando, per cui la cosa ci soddisfa (risate generali)”.

Se vogliamo parlare di nuovo punto di partenza, non è difficile allora considerare il passato di Braindamage, almeno musicalmente, come un periodo nel quale finalmente sono stati pagati tutti i debiti contratti con le ispirazioni ed il mondo della musica in senso lato, almeno per quello che riguarda la dimensione del gruppo: “… senz’altro. Per quanto la cosa possa infastidire chi ama ‘The Turning Point’, quel disco mi dà un fastidio terribile. Lo odio

perché è la rappresentazione dei debiti e dei compromessi che allora abbiamo contaratto con il mondo musicale e chi ci lavorava. Avevamo altri motivi che ci muovevano, quelli di Signal De Revolta che si sono letteralmente perduti in quel contesto. Abbiamo pagato carissimo lo scotto e ci siamo ripresi solo con Collapse. Oggi siamo tornati sui nostri binari: quelli che spaziano da un certo tipo di metal sino all’enfasi della distruzione e del nichilismo musicale. In questo credo

.

che con ‘Remains Of The Divine Failure’ (il “working title” è in ballotaggio anche con ‘The War Against The Almighty’, nda) riusciremo a trovare la “quadra” per quello che riguarda la musica dei Braindamage. Tuttavia non credo che questa sia l’ultima stazione da raggiungere. L’ecatombe giungerà con il successivo lavoro. Sicuramente a livello musicale l’entrata di Naike (batteria, nda) nel gruppo ha portato uno spettro più ampio relativamente a quanto non appartenesse a Gigi ed a me: noi due non spaziavamo dal prog al grind, lui sì. E ciò si è inevitabilmente riflesso nelle nuove canzoni ” che riprendono e portano avanti il discorso concettuale che il gruppo ha iniziato con ‘Signal De Revolta’ e proseguito sino a ‘Remains Of The Divine Failures’: “ Concettualmente siamo di fronte a ‘Collapse’ parte due o ‘ Signal’ parte tre. In particolare, il Braindamage riceverà le istruzioni per l’uso, si continua quindi nella sua storia. E queste istruzioni non gli piaceranno molto ”. Istruzioni che arrivano anche dalle parole di Jeff Buckley “ un aspetto maledettamente importante della mia vita personale dal 1998 in avanti, dall’episodio del mio ricovero in ospedale. Al di là della triste fine, lui ha detto delle cose che sono così belle e così vicine alle mie che mischiandole sono emersi episodi lirici che sono un’ introspezione meno violenta in questo disco. Ho conosicuto purtroppo tardi questo autore ma continua a lasciarmi cose davvero grandi dentro. Una assoluta nuova fonte di ispirazione”.

Sicuramente il fatto di abbracciare territori comunque di espressione ed artistici è nella genia di Braindamage e soprattutto in quella di Andrea Signorelli, un progetto che coinvolge la musica ma anche altre forme d’ arte: “ Domani mi ridanno il computer! Ho dovuto sostituire la scheda madre e dopo dei tempi biblici riesco a rimettere le mani sul computer e sul libro. E’ in parallelo a ciò che sono i testi di Braindamage e cerca di spiegare in altro modo il percorso umano e sub umano del Braindamage. Pubblicheremo qualcosa prossimamaente sul nostro sito che sarà disponibile tra non molto. Vedi, è un perido molto felice della mia vita e ultimamene ho scoperto di avere anche la velleità di dipingere, cosa nella quale mi sono sempre reputato impedito. Sto quindi cecando di dare anche una connotazione grafica a questi concetti. Comunque ne riparleremo quando verrà lanciato il sito, senza alcun dubbio.” Un futuro che porta il gruppo fuori dall’Italia, in particolare in Germania per dare forma definitiva alla nuova raccolta di canzoni: “ Stiamo entrando in studio con Oliver Phillips, il fac totum di Everon. Entro Febbraio contiamo di aver termianto il disco, dopo di che ci sentiremo con qualcosa di nuovo.”

Viste le tematiche e tutto il resto, non c’è augurio migliore di un Buon Natale con i Braindamage in Germania, crediamo che la congiunzione sia quanto meno curiosa o, almeno quanto lo sono i percorsi lasciati intendere da alcune tracce rilasciate anche da Dammercide.

‘Construction’ è il titolo dell’aperitivo che prelude alla completezza di ‘Structure’ lasciato a completarsi in qualche anfratto di coscienza. I passi di distanza dal passato sono decisi e mutato è anche lo spirito del gruppo: da una parte i nuovi amalgami e dall’altra diverse intenzioni. Fuori il growl e dentro il thrash, una connotazione più “metal” di quanto non sia emersa in precedenza (soprattuto a livello chitarristico) ed una stratificazione che punta orecchie e dita verso lo sviluppo di un’identità più attinente a ciò che il gruppo è oggi a differenza del riassunto dei primi sei anni di militanza (tempo trascorso fra i primi accorid scritti e la realizzazione di ‘Link’) “ un discorso che continua già dal giorno successivo all’uscita del primo disco.

Un’esigenza se vogliamo fisica e musicale, non necessariamente dovuta al cambio di cantante ma piuttosto una comune tendenza che ci vede coinvolti tutti per andare nella medesima direzione. Non mi chiedere però quale sia la direzione perché non lo sappiamo nemmeno noi ” è così che ci aiuta Fausto Massa: “ in pratica è difficile dare una direzione in quanto stiamo suonando quello che ci piace e ci interessa, così come successe nel periodo di gestazione di ‘Link’. Il thrash americano è uno dei nostri attuali interessi, commistionato al “liscio death”, al progressive ed al death metal che comunque rimangono e naturalmente al funky e ad altre spezie che sono all’interno di Dammercide oggi .”. Già, “liscio death”, naturalmente… “ Ci sono giustamente gli ingredienti di base nella nostra musica, ma vengono applicati a nuove soluzioni soprattutto a livello di arrangiamento e di parti vocali, ma su queste ultime può dirti meglio Fabio ”. Il quale continua: “ il fatto di tenere il growl a bada è una mia esigenza. Mi trovo meglio nell’assecondare la struttura dinamica del pezzo, a modificarla e mallearla. Questo riesco a farlo limitando l’impatto del growl in favore di atmosfere che riescano a donare più slancio alle singole canzoni, anche se poi di vere e proprie canzoni non riesco a parlare in quanto nei Dammercide continua ad esserci gente che non ha alcuna intenzione di imparare a scrivere musiche semplici. In questo grande disastro sono agiato in quanto appoggio i testi che generalmente scrive Decovich sulle linee di voce come se fossero un ulteriore strumento.”

Una complessità che non viene comunque esasperata, piuttosto che viene incanalata per donare più coesione alla proposta musicale come ci spiega Fausto e “che deriva anche dal grosso merito che ha avuto Colombi all’interno di Dammercide: ci ha consentito di passare da un’impronta tecnico-strumentale in un gruppo e questa è la caratteristica che più di altre ha portato cambiamenti e diversificazioni. In questo sta il fondamento del futuro di Dammercide e siamo curiosi di avere critiche e commenti non appena ‘Structure’ sarà disponibile.”

Sta di fatto che l’antipasto lascerà intendere qualcosa in relazione ad una proposta più corposa e personale, nonostante le grida di tradimento al Sacro Verbo Del Death stiano diventando più fastidiose e pressanti rispetto al vociare delle comari nei cortili di Metalloland (la band dalla voce di Fabio Decovich ha già una risposta per tutti: “ se davvero ci sono così tanti “deathsters” là fuori ‘Link’ avrebbe venduto cento volte di più ”), una città che comunque ha confini e che per definizione, grazie a questi confini, va stretta a gruppi come Dammercide e Braindamage. Già, la lotta continua. Là fuori. E soprattutto dentro.

Buone Feste.

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