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Stamina: “System Of Power” – Intervista a Stamina

Gli Stamina, con “System Of Power”, si confermano una delle band più in palla della scena power progressive metal tricolore. La band campana è cresciuta esponenzialmente dall’esordio del 2007 “Permanent Damage” e, con il quarto album ha iniziato a camminare con le proprie gambe, tornando ad una line-up compatta e senza special guest, consapevole che possa essere la chiave giusta per mettersi a correre ed essere ai livelli dei big internazionali del genere. Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con la band al completo, per scoprire i segreti di “System Of Power” e cosa ha in serbo il futuro per gli Stamina.

Ciao ragazzi, volete presentarci gli Stamina così come sono nel 2017?

(Andrea-Tastierista) Oltre al sottoscritto e Luca Sellitto, chitarrista e leader, presenti nella band sin dalla fondazione nel 2001, si sono uniti il cantante Alessandro Granato (ex Savior From Anger) ed il bassista Mario Urciuoli. Le batterie del nuovo disco sono state registrate da Andrea Stipa (ex Mind Key) ed attualmente stiamo valutando la ricerca di un membro fisso anche alla batteria. Anche Jacopo di Domenico, ex cantante della band, ha partecipato al disco come corista.

Quanto è importante avere una line-up stabile e quando invece si perde senza dei guest di livello internazionale dietro al microfono?

(Luca – chitarrista) Una line-up stabile è certamente importante per creare gruppo nel vero senso della parola. Cinque musicisti preparati e legati da un intento comune possono realizzare grandi cose unendo le proprie forze. D’altro canto, invece, ospiti di livello internazionale aiutano certamente a dare prestigio e visibilità.

(Mario -Bassista) A mio avviso creare una squadra stabile è l’unico modo per raggiungere il risultato che ci si prefissa ad inizio percorso, quanto agli ospiti internazionali, beh, non si può negare che abbiano una certa influenza sulla crescita del progetto, in quanto si può contare su personaggi di rilievo, che creano anche nuovi stimoli creativi.

(Andrea-Tastierista) Direi che la presenza dei guest aggiunge qualcosa nel momento in cui il brano si presta o addirittura nasce per essere interpretato da un ospite. Dopo l’esperienza con diversi guest nei due album precedenti, con questo disco era giunto il momento di ricompattare il sound e ripartire da un’identità precisa.

(Alessandro – Cantante) Rifacendomi a ciò che dice Andrea, in questo quarto disco è stata forte la volontà da parte nostra di creare un suono, un’etichetta “STAMINA” e dare ai nostri fans un prodotto unico e senza fumo negli occhi di nessun tipo! Ci sarebbe piaciuto presentare anche il nuovo batterista in questo lavoro, ma vorrà dire che ne faremo prestissimo un altro!

Siete giunti al quarto disco in carriera, come inquadrate “System Of Power” rispetto ai suoi predecessori?

(Luca) È indubbiamente il nostro album più diretto, omogeneo ed aggressivo, pur lasciando intatte tutte le caratteristiche tipiche del nostro sound. Diciamo che in fase compositiva ho voluto far leva su riff di chitarra più incisivi e d’impatto, mettendo in secondo piano le influenze fusion ed Aor presenti in alcuni brani dei nostri album precedenti, a favore del nostro lato più prettamente metal.

(Andrea) È sicuramente l’album più maturo e robusto, penso anche quello col sound più moderno.

Qual è secondo voi la song del disco che meglio rappresenta la musica degli Stamina?

(Luca) Non è una domanda semplice, in quanto in ogni brano si può cogliere qualche sfumatura differente del sound Stamina. Direi che “Holding on” è quella che rappresenta meglio il nostro lato power/prog, “One in a Million” quello neoclassico/sinfonico, mentre “Love was never meant to be”, con le sue progressioni armoniche più sofisticate, quello più eclettico e contaminato.

(Mario) “Love was never meant to be” è stato il brano in cui mi sono sentito maggiormente a mio agio ed ascoltarlo è sempre piacevole.

(Andrea) Cito anch’io “Love was never meant to be”, in quanto il brano più contaminato, in linea con il sound variegato presente soprattutto nei primi dischi, forte componente dell’identità Stamina, che in questo brano penso si presenti in una forma più evoluta e coerente. Inoltre la resa di un brano come “Must be blind” ha forse sorpreso anche noi per questa nuova componente aggressiva.

Mi dite solo un aggettivo o una parola che descriva ognuno dei vostri album?

(Luca) Questa è l’intervista più impegnativa della mia vita!! Ahaha, ok ci provo: Per “Permanent damage” libertà; “Two of a kind” nostalgia; “Perseverance” entusiasmo e, dulcis in fundo, “System of power” con compattezza.

(Mario) Avendo preso parte al progetto da poco, mi limiterò a definire “System of power “ con Energia.

Cosa raccontano i testi dei brani?

(Luca) I miei preferiti sono “One in a million” e “System of power”. Il primo lo scrissi circa tre anni fa durante un periodo in cui stavo leggendo alcuni libri motivazionali di Zig Ziglar, Napoleon Hill e Og Mandino. È un testo che invita a non rinunciare mai ai propri sogni, continuando a lavorare duro per migliorarsi ed ignorando le persone che tentano di scoraggiarci. “System of power”, invece, invita a riflettere su come sin dalla nascita ci vengano imposti modi di pensare, percorsi di vita sicuri, apparentemente al fine di rendere la società in cui viviamo un ingranaggio perfetto in cui tutti si realizzano e sono felici, ma in realtà molto spesso sono solo i più potenti o i più furbi a beneficiare realmente del lavoro di migliaia di persone. Questo “sistema del potere” che tenta costantemente di dominarci, può essere purtroppo rappresentato in alcuni casi anche da persone a noi molto vicine, come familiari, amici, fidanzate che, pur essendo in buona fede, tentano di cambiarci e di manipolare il corso della nostra vita. Siamo dunque immersi in un sistema che, se non prestiamo attenzione, può soffocare del tutto la nostra personalità, lasciandoci privi di desideri, motivazioni ed aspirazioni reali.

Avete accompagnato in tour i Royal Hunt qualche anno fa ormai, cosa vi resta di quella esperienza?

(Luca) Fu come vivere un sogno ad occhi aperti e ancora aggi, a distanza di cinque anni, non mi capacito del fatto che sia accaduto realmente. Fu un’esperienza che ci fece sicuramente crescere molto, sia singolarmente come musicisti che come band. Cosa posso dirti…quei giorni mi resteranno per sempre nel cuore. I Royal Hunt sono persone squisite e ci incoraggiarono molto ed anche il pubblico ci accolse molto bene ovunque e, detto tra noi, spero tanto di poter ripetere un giorno quell’esperienza! Grazie a quel tour non solo acquisimmo tanti nuovi fan in giro per l’Europa, ma destammo anche l’interesse del loro management che l’anno successivo ci mise sotto contratto.

(Andrea) E’ stata sicuramente l’esperienza più bella finora fatta con la band, eravamo particolarmente in forma, ad ogni concerto ricevemmo una bella risposta di pubblico e fu bellissimo ogni volta scaricare l’adrenalina della performance assistendo al live dei Royal Hunt e condividendo con loro il dopo-serata.

E come avete intenzione di promuovere SOP?

(Mario) La nostra principale ambizione è quella di poter andare in tour dando a questo disco una maggiore visibilità, in più sfrutteremo le piattaforme digitali.

(Alessandro ) Credo sia importante muoverci sia all’estero sia sul territorio nazionale, dove in questo periodo stiamo vedendo la rinascita di un movimento molto interessante soprattutto per quanto riguarda il power/prog. Basti citare gli amici DGM, ormai tra le stelle del genere, ed il ritorno dei Labyrinth sulle scene. Ebbene il mio sogno sarebbe quello di riunirci tutti in un fantastico festival itinerante. C’è qualche produttore in ascolto? Noi siamo pronti!

Una curiosità: avete cambiato quattro label in quattro dischi. Come mai questa scelta?

(Luca) Ovviamente non è stata una scelta premeditata né tantomeno dovuta ad un disinteresse delle label a rinnovarci il contratto. Da rappresentante legale degli Stamina ho sempre cercato di ottenere le condizioni contrattuali migliori per ciascun disco, cercando di far crescere di volta in volta la band e nel mio piccolo penso di esserci riuscito. Pertanto, se non abbiamo mai fatto uscire due dischi di seguito per la stessa label è solo perché è arrivata sempre un’offerta migliore da qualche altra parte. E se oggi abbiamo il supporto di un’etichetta come la tedesca Pride and Joy, che ha la Edel come principale distributore ed una propria agenzia promozionale, è grazie al fatto che tutti i membri che hanno fatto parte della band nel corso degl’anni, ospiti internazionali e session man inclusi, hanno contribuito con il proprio duro lavoro e la propria professionalità a dare credibilità al nome Stamina nell’ambito del metal melodico europeo.

Qual è il disco più significativo che vi è capitato di ascoltare negli ultimi due o tre anni?

(Luca) “Night song” di Ketil Bjornstad e Svante Henryson, un disco di solo piano e violoncello: bellissimo! Ma restando in ambito rock/metal direi che “Nemesis” degli Stratovarius è stato una piacevole sorpresa.

(Mario) Qui si apre praticamente un mondo, poiché i miei ascolti e la mia attività di bassista spaziano tra profonde radici R&B-Funk per poi passare alla fusion e al progressive. Uno dei dischi più belli che ho ascoltato negli ultimi anni è stato “ Toto XIV “, oltre a “ Iconoclast “ dei Symphony X, anche se risale a più di 3 anni fa. Ultimo ma non per importanza “Random access memories “ dei Daft Punk, che hanno letteralmente rivoluzionato il loro sound.

(Andrea) Direi “Blackstar” di David Bowie, mentre in ambito metal “Empire of the Undead” dei Gamma ray e voglio citare anche le colonne sonore di “Interstellar” di Zimmer e di “The hateful eight” di Morricone.

(Alessandro ) Per quanto mi riguarda sono stati anni di grande ricerca e questo lo si è visto anche dalla mia lontananza dalle scene metal, infatti il mio ultimo lavoro discografico risale a circa dieci anni fa (“Lost in the darkness” con Savior From Anger) . In questo periodo ho potuto studiare ed apprezzare molta musica, ma non posso non dare il giusto rilievo alla musica classica ed all’opera lirica, che in questi anni mi hanno accompagnato in modo molto presente e mi hanno dato tantissimo dal punto di vista sia tecnico che interpretativo. Abbiamo grandi esponenti della musica metal, come Richie Blackmore o Yngwie Malmsteen, che testimoniano la vicinanza della musica classica al metal e la mia esperienza diretta ne è l’ennesima testimonianza.

 

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