Ark: “Burn The Sun” – Intervista alla band

“‘Burn The Sun’ è una testimonianza di ciò che proviamo e di come vogliamo esprimerlo, di quello che vogliamo fare attraverso la musica. Si basa sulla nostra personalità, sul nostro carattere e sulle nostre esperienze come esseri umani. Racchiude le nostre esperienze private e tutto quello che le circonda. E’ ciò che accade nel momento in cui ci troviamo insieme e vogliamo fare musica”.

In poche parole, ecco cosa si propongono gli Ark, autori di uno dei dischi più interessanti in ambito non-estremo dell’anno in corso. Un disco che, nelle loro parole è uscito

spontaneamente. Non seguiamo teorie, non sarebbe il modo giusto per affrontare la realtà. Lavorando spontaneamente riesci a mettere molta più personalità nel tuo lavoro perchè non pensi a come farlo, lo fai e basta, fai quello che senti dentro di te.

Ecco forse la ricetta non tanto segreta per vincere una volta che un lavoro di tipo emozionale come può essere un disco, raggiunge i suoi destinatari : “Ogni volta che ci troviamo per comporre qualcosa iniziamo ad improvvisare, lo facciamo per ore, senza pausa. Successivamente riascoltiamo quello che è rimasto sui nastri, non abbiamo la più pallida idea di ciò che può essere venuto fuori, ci guardiamo l’un l’altro e proseguiamo fin là dove ci porta l’improvvisazione. Successivamente raccogliamo le parti migliori, dove sta l’emozione più pura, questo sta alla base della canzone“.

L’universalità comunque, in musica e testi, è quello che preme agli Ark: “Concetti universali, dal mare, al respiro universale, al cielo, allo spazio e oltre. Al centro di ogni canzone c’è l’essere umano e come questi si rapporta a quello che gli sta intorno, cosa gli piace, la sua vita sociale, quali sono i valori fra esseri umani, come si relaziona nei confronti di chi gli sta intorno. Ci siamo ispirati alle nostre vite, questo album è molto personale. La nostra musica è questa, ciò che vediamo intorno a noi, le persone intorno a noi, quello che succede nel mondo. Ovviamente è proprio il mondo esterno quello che ci consente di trarre ispirazione per scrivere, tutto è correlato, tutto ha uno scopo ed è in contatto, tutto fa parte di un’unica realtà“.

Musicalmente, erroneamente infilati in un calderone prog-metal (negli Ark c’è essenzialmente di più), rifiutano la definizione stretta: “Non crediamo di poter essere in qualch emodo etichettati in senso unico. Oggi quando parli di prog metal ti vengono i paragoni con i Dream Theater. Ecco, quello non è il nostro progressive, non ci appartengono le atmosfere chirurgiche, amiamo andare dritti al cuore, coinvolgere emotivamente con la nostra musica e non esercitare solo della fredda tecnica. In un certo senso possiamo essere considerati progressivi, ma nell’accezione più umanizzata del termine, l’elemento fondamentale della nostra musica è l’emozione.

In fin dei conti, una band onesta, schietta, che non è facile condizionare: “Vedi, non ci aspettavamo per niente un riscontro così grande nemmeno con il nostro primo album. Anche allora abbiamo fatto ciò che ritenevamo giusto per noi, che ci soddisfacesse, ed oggi ci siamo trovati con un secondo disco che è stato da subito accolto alla grande. Forse questo ci permetterà anche di passare a salutare tutti coloro che sono entrati nel mondo degli Ark, suonando in concerto, facendoci anche lì trasportare dalle emozioni del momento. Vorremmo davvero poter andare in tour per ringraziare tutti coloro che là fuori hanno comprato il nostro disco. Saranno delle belle serate, mi auguro, anche se è ancora tutto da definire.

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