Spiritual Beggars: “Sunrise To Sundown” – Intervista a Per Wiberg

Con ormai più di vent’anni di carriera sulle spalle, gli Spiritual Beggars si apprestano a farci conoscere il loro nuovo album “Sunrise To Sundown”. Spetta al tastierista Per Wiberg il compito di introdurci all’ultimo lavoro della band capitanata da Michael Amott, disco davvero convincente.

Ciao Per, innanzitutto come stai e quali sono le tue sensazioni riguardo all’uscita di questo nuovo album degli Spiritual Beggars? Potresti presentarcelo in poche parole?

Sono molto contento del nuovo album dei Beggars, lo sento come una buona continuazione del precedente disco “Earth Blues”. Forse ci sono un po’ più di up-tempo ed è più rock, direi.

Qual è il significato del titolo del disco, “Sunrise To Sundown”?

Sia quel titolo che la stessa title track fanno riferimento al fatto che dobbiamo dare tutto quello che abbiamo perché la vita è corta. E’ meglio usare il nostro tempo finché siamo qua per realizzare qualcosa di positivo, per intenderci.

L’artwork è come sempre molto colorato e psichedelico: come lo commenteresti?

Inizialmente avevamo un’idea differente sia per quanto riguarda la copertina che per quanto riguarda il titolo dell’album, ma poi abbiamo visto questa particolare immagine e abbiamo immediatamente pensato che si sposasse alla perfezione con la canzone “Sunrise To Sundown”, così abbiamo deciso di procedere con lei.

Avete scelto come primo singolo proprio la title track dell’album, una canzone molto calda e massiccia: cosa puoi dirci di questo brano?

Si tratta di una delle prime canzoni su cui abbiamo lavorato per quest’album e ci sembra un pezzo che sarebbe divertente suonare dal vivo. Si tratta di una buona rappresentazione dell’intero album, direi: ha un ritmo sostenuto ed è groovy.

Il secondo singolo che avete scelto è invece “Diamond Under Pressure”, un brano molto à la Deep Purple: potresti spiegarci quale fonte d’ispirazione rappresenta questa band per voi?

I Deep Purple hanno sempre rappresentato una grande fonte d’ispirazione per i Beggars e direi che questo vale per tutte le varie ere che la band ha attraversato. La loro combinazione di essere musicisti molto preparati, ma che non hanno mai lasciato che ciò influisse in maniera negativa sul loro modo di fare rock è a mio parere una dimostrazione di gran classe. E’ sempre d’ispirazione vedere band come i Deep Purple, che sono in giro da così tanto tempo ma nutrono ancora una profonda passione per la musica.

Ho molto apprezzato il mood settantiano e il feeling hard rock/blues che pervadono tutto il disco: si tratta del risultato di una specifica scelta che avete preso durante il processo di scrittura o è tutto venuto fuori in maniera naturale durante le vostre sessioni in studio?

Direi che è tutto venuto fuori in maniera abbastanza naturale, davvero. Noi suoniamo nei Beggars perché amiamo questo tipo di musica e quando ci troviamo insieme sono queste le sonorità che otteniamo.

Michael recentemente ha dichiarato: “siamo la band che si rifiuta di morire”; cosa intendeva con queste parole?

Dal momento che tutti noi siamo sempre molto occupati per il fatto di suonare in numerose altre band, penso che intendesse che la soluzione più facile avrebbe potuto essere quella di chiudere coi Beggars. Ci sono sempre un sacco di pianificazioni da organizzare per fare in modo di trovarci tenendo in considerazione gli impegni di ognuno, ma amiamo suonare insieme, quindi non ci arrenderemo così facilmente! 🙂

Mi ricollego proprio a questa tua affermazione per la prossima domanda: so che vi siete appunto impegnati per riuscire a lavorare insieme in studio alla realizzazione di questo album; dal momento che, come dicevi, siete tutti coinvolti in numerosi altri progetti, quanto è stato difficile schedulare un momento in cui trovarvi tutti quanti nello stesso posto?

Siamo diventati davvero bravi con la logistica nel corso degli anni e abbiamo pianificato quel momento con parecchi mesi d’anticipo, quindi non è stato poi così difficile trovare un momento tra gli impegni di ognuno per poterci trovare.

Michael ha inoltre dichiarato che “ci sono un paio di canzoni che tornano indietro al nostro periodo degli anni ’90, molto orientate ai riff e senza una struttura tradizionale”: potresti dirci qualcosa in più su questo approccio al song-writing?

Si tratta di un paniere molto vario di canzoni, forse di più rispetto all’ultimo paio di album. Ci abbiamo inserito le tipiche canzoni rock dei Beggars come la title track, “Still Hunter” e “Hard Road”, ma ci sono anche brani come “Lonely Freedom” e “I Turn To Stone” che si allontanano dalla formula tradizionale strofa-ritornello e regalano al disco più dinamiche. Una canzone come “No Man’s Land” rappresenta inoltre una nuova tipologia di pezzo per noi, in esso abbiamo una sezione centrale completamente differente rispetto al resto della canzone.

Avete già pianificato un tour europeo, magari con alcune date in Italia?

Sì, andremo in tour a fine marzo. Si tratterà di 3 settimane in giro per l’Europa, ma sfortunatamente non passeremo per l’Italia.

Gli Spiritual Beggars hanno cominciato la loro carriera negli anni ’90, quando le sonorità vintage e il retro-rock non erano così comuni: cosa pensi del grande revival che sta invece avendo luogo negli ultimi anni?

Personalmente sono felice quando qualunque tipo di rock diventa popolare. Per quanto riguarda i Beggars, non ci importa molto, dal momento che la band è in giro dal 1992 e durante questo tempo siamo stati a volte di moda, altre fuori moda per diverse volte. Noi continuiamo semplicemente a suonare la musica che amiamo, non importa di cosa si tratti.

Nonostante l’impegno di molti di voi in altre band, ad esempio Michael e Sharlee con gli Arch Enemy, gli Spiritual Beggars sono riusciti a far uscire 9 album e a portare avanti una carriera più che ventennale: come vedi il futuro della band, dal momento che avete ottenuto successo e importanza crescenti durante tutti questi anni?

Penso che continueremo come abbiamo fatto fino ad ora, negli spazi liberi lasciati dagli impegni con le altre band, per intenderci. Sono felice del fatto che siamo riusciti a far uscire album con costanza, anche se siamo persone indaffarate, e già non vedo l’ora di realizzare un altro disco.

Al di là degli Spiritual Beggars, su cosa stai lavorando al momento? So ad esempio che di recente hai lavorato coi Casablanca e coi Kamchatka…

Sono un membro dei Kamchatka e andiamo in tour abbastanza spesso, ma sfortunatamente non siamo mai stati in Italia. Suono anche nei Candlemass come membro dal vivo da alcuni anni. Ho inoltre appena registrato le parti di tastiera sul nuovo album della band svedese Switchblade, con la quale pure vado in tour. Cerco di tenermi occupato! 🙂

Potresti infine lasciarci un messaggio per i vostri lettori italiani?

E’ passato abbastanza dall’ultima volta in cui abbiamo suonato in Italia coi Beggars, ma spero che non passi troppo tempo prima che riusciremo a tornare!

Spiritual Beggars - Sunrise To Sundown

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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