Speed Stroke: “Break Your Bones” – Intervista alla band

Gli Speed Stroke hanno da poco pubblicato il loro secondo album “Fury“, un concentrato di hard rock che pesca tanto dalla scena scandinava quanto dagli States. Dopo un lungo tour tra primavera ed estate che li ha portati a suonare in gran parte dell’Italia, la band arriva al Summerfield Music Festival, dove hanno accompagnato gli Hardcore Superstar, punto di riferimento della band. Abbiamo fatto il punto con loro. Ecco la nostra chiacchierata.

Ciao ragazzi e benvenuti su Metallus, per chi ancora non vi conosce: chi sono gli Speed Stroke?

Gli Speed Stroke sono una band rock n’ roll, ci siamo formati nel 2010 con la voglia di creare un progetto con un percorso ben definito e obbiettivi seri. Ci sarebbero tante gag da raccontare per descrivere da dove veniamo ma la cosa più importante degli Speed è che facciamo rock n’ roll, ci divertiamo nel farlo e soprattutto cerchiamo di farlo il meglio possibile.

Da qualche mese è uscito il vostro secondo album “Fury”, un disco che riesce ad unire la tradizione dell’ hard rock glam americano mantenendo comunque un taglio moderno. Cosa differenzia questo dal vostro debutto e quali sono i suoi i punti a favore?

Sono due lavori distinti, ma non uno meglio dell’altro secondo me. Il primo disco veniva da tanta voglia di fare ma pochi mezzi per farlo in quanto ci siamo registrato tutto in casa da noi. I pezzi rispecchiavano quel momento storico della nostra formazione, eravamo forse un pochino più sporchi e grezzi. Il nuovo “Fury” è più studiato, elaborato. Il discorso dell’unire il vecchio e il moderno è frutto prima cosa dell’evoluzione del primo disco e poi dall’entrata in formazione di Andrew alla batteria che ha messo molto la sua impronta. Ovviamente poi sono tutte le nostre influenze musicali che fanno si che non suoni vintage.

A posteriori cambiereste qualcosa?

No, questa volta no. Ci abbiamo investito veramente tanto tempo e tanta cura per creare un lavoro del quale ad una domanda del genere ci sentiamo di rispondere: no.

E’ disponibile da qualche giorno il vostro video “The End Of This Flight” che tratta del “il dolore di essere avvolti dal cinismo nel guardare una persona, una volta a te cara autodistruggersi, cercando di portarti con lei. Una lotta continua tra la disperazione e l’indifferenza più totale”. A livello di testi, senza voler entrare troppo nel personale. Quanto è importante raccontare il proprio vissuto piuttosto che parlare dei soliti clichè da “Sognando la California” per dirla alla Mama’s & Papas?

E’ fondamentale, molte band raccolgono materiale da altri oppure raccontano quello che è standardizzato nel mondo hard rock. Quando conosci gli Speed Stroke ti rendi conto che siamo veramente come ci vedi. Se parli con il vocalist Jack potrebbe raccontarti per ore del significato di ogni canzone , è una cosa a cui tiene molto. Il testo non è di certo un riempitivo, anche quando sembriamo parlare di alcuni clichè come l’alcool e le feste c’è comunque dietro un momento nostro che abbiamo vissuto in prima persona. Così come i testi più introspettivi, fa tutto parte del nostro vissuto.


Qual è stata la reazione in Italia rispetto all’estero?

In Italia la reazione è molto buona e non ci possiamo certo lamentare. All’estero abbiamo fatto un po’ di date che sono andate molto meglio di quello che ci aspettavamo. A differenza di alcune band che dicono “quando suoniamo dalle nostre parti va tutto bene poi quando c’è da muoversi non ci conosce nessuno” per noi è il contrario. Abbiamo quasi avuto un’accoglienza migliore nel milanese che nella nostra zona.

Siete una band con un’intensa attività live, avendo supportato nomi blasonati come oggi con gli Hardcore Superstar. Quanto è importante allo stato attuale imporsi come band dal vivo?

E’ sicuramente la cosa più importante, alla fine e l’attivita live che ti ripaga e mostra veramente quello che sei. L’importante è cercare sempre di essere il più professionali possibili e ovviamente… divertirsi. Pensiamo che questa sia una delle cose fondamentali dal vivo che poi viene trasmessa alla gente, per noi è ogni volta una festa e cerchiamo di catturare con la nostra energia più persone possibili e far si che si divertano anche loro. Crediamo che se un musicista finge di divertirsi quando suona questo raggiunga il pubblico in modo palese. Per noi è importante trasmettere questo, non vogliamo che il pubblico a metà concerto se ne vada, se sei ad una festa e ti stai divertendo non te ne vai prima, anzi, resti il più possibile.

Qualche aneddoto particolare che volete condividere con i vostri fans di Metallus?

Sarebbero molti, visto che stasera ci esibiamo con gli Hardcore Superstar ti racconto di quando abbiamo suonato in Germania con loro. Il leader degli Hardcore Superstar, Jocke Berg, è per il nostro vocalist un idolo, un punto di riferimento. Inizialmente ne era quasi intimorito, gli stava lontano 3 km. Nella seconda data che abbiamo fatto insieme a un certo punto me li vedo assieme che bevono come se si conoscessero da una vita, sembrano dei ragazzini che parlano di musica “cazzo quella band è veramente figa, No quelli invece fanno schifo”. E’ stato molto bello, spero che questa sera si crei di nuovo quell’atmosfera.


State già lavorando ad eventuali nuovi brani per un futuro terzo album? Che direzione musicale vorreste prendere?

Si, a livello di composizione cambierà molto, vogliamo creare dei brani che partono da una jam tutti assieme. Anziché arrivare con un pezzo ben definito vogliamo partire appunto da una jam complessiva e poi definire man mano il brano. In realtà abbiamo già materiale per altri due album, mettiamo giù ogni giorno riff e linee vocali.

Ultima domanda: Sesso, Droga e Rock n roll. Nel 2016 e’ una triade ancora valida?

E’ certamente valida… o meglio: è valida se ti piace farlo. Non lo fai perché DEVI, lo fai perché ti PIACE e fa parte di te.

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Roberto Banfi

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Punk n roller con ispirazioni gotiche e tracce persistenti di untrue heavy metal, tra Billy Holiday e gli Einsturzende Neubauten sono incappato casualmente negli Iron Maiden. Sogno una collaborazione tra Varg Vikernes e Paolo Brosio. Citazione preferita: ""Il mio dio è più forte"" (Conan il barbaro).

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