Soulfly: “Archangel” – Intervista a Max Cavalera

I Soulfly stanno per pubblicare il loro nuovo album “Archangel“, ennesimo capitolo della band di Max Cavalera che si divide tra tematiche mistiche/religiose e fratellanza metal. Abbiamo raggiunto l’ex-Sepultura telefonicamente per saperne di più…

Ciao Max, sono Tommaso dall’Italia come stai innanzitutto?

Tutto bene man…

Ok, perfetto… iniziamo l’intervista ringraziandoti per il tempo che ci hai voluto dedicare: partirei parlando di “Archangel” il nuovo album dei tuoi Soulfly: ce lo vorresti introdurre magari partendo da quella che secondo te è la canzone più rappresentativa del lavoro?

Certamente: quello in uscita ad agosto sarà il nostro decimo album, un traguardo molto importante e quando ci siamo ritrovati in studio eravamo molto concentrati considerato appunto questa ricorrenza; a tal proposito volevo produrre qualcosa di completamente diverso dal passato soprattutto rispetto a “Savages” che se vogliamo era un “normale” album dei Soulfly. Il risultato è “Archangel” un lavoro in cui ho trattato temi biblici molto particolari, quasi “esotici”, soprattutto in tracce come “Sodomites”, “Ishtar Rising” e “Shamash” mentre dall’altro lato abbiamo pezzi molto dark come “Bethlehem’s Blood” che è un classico metal anthem che sconfina nel thrash o “We Sold Our Souls To Metal”. Quindi sono contento di essere riuscito a far convivere sonorità così differenti ma soprattutto testi molto distanti tra loro da quelli che esaltano il “vivere metal” nel quotidiano ad altri che trattano di Babilonia e antiche citazioni bibliche. È certamente l’album più mistico che ho composto dai tempi di “Prophecy” (una decina d’anni fa) ma non c’è stata alcuna forzatura, è semplicemente uscito così; sono entrato in studio con il titolo in mente ma poi la maggior parte delle idee hanno preso vita in maniera naturale soprattutto a livello di suoni insieme al produttore Matt Hyde facendo scaturire un album molto potente e di cui sono estremamente soddisfatto. Mi piacerebbe riportare le tematiche trattate anche in forma visiva sul palco del nostro prossimo tour realizzando qualcosa di simile ad una chiesa ortodossa.
Aggiungerei un paio di cose: stiamo cercando proprio in questo periodo la giusta location per girare il video della title track perché rappresenta al meglio un lavoro dal lato metal e brutale davvero spiccato. Da qualche tempo mancano parti più “tribali” nei miei lavori ma non escludo di avvicinarmi ancora a quel tipo di sonorità.

Hai parlato di tematiche bibliche trattate in buona parte delle canzoni; possiamo considerare “Archangel” in parte un concept album o ogni pezzo tratta temi specifici?

No, non lo considererei un concept album perché, come ti dicevo prima, ci sono pezzi come “We Sold Our Souls To Metal” o “Live Life Hard!” che non trattano temi biblici… è semplicemente una combinazioni di misticismo e metal. Ho ascoltato in effetti un sacco di metal ultimamente, anche molte band italiane come Hour Of Penance o Bloodtruth che mi hanno davvero ispirato anche a livello di immagine visto che spesso le loro cover trattano di temi legati al Vaticano e utilizzano canti gregoriani all’interno delle loro composizioni; altra ispirazione l’ho tratta da gruppi come Melechesch, Behemoth o Belphegor e roba simile.

Viene spontaneo allora chiederti che tipo di relazione hai con la religione ed i temi biblici in genere?

Direi abbastanza marcata, più che altro come fonte d’ispirazione non voglio certamente trasformarmi in uno stupido predicatore o far diventare i Soulfly una christian band. È semplicemente bello pescare da un testo come la Bibbia queste storie che hanno un che di esotico cercando di utilizzarle come se si dovesse creare un quadro, solo che sarà fatto di musica.

Tornando alle canzoni ci sono un paio di ospitate che volevo commentare con te: in “Live Life Hard!” troviamo Matt Young dei King Parrot mentre in “Sodomites” Todd Jones dei Nails… come mai hai scelto di registrare con loro e com’è andata questa collaborazione?

Molto bene, mi piacciono le loro band di provenienza che rappresentano la nuova generazione del metal. Todd ha fatto un gran lavoro vocale su “Sodomites” mentre mi piace moltissimo anche l’anarchia vocale di Matt dai tratti punk molto marcati e che chiaramente non potevo utilizzare nelle composizioni che trattano temi biblici; “Live Life Hard!” infatti parla semplicemente della vita on the road quando sei in tour. Mi sarebbe piaciuto poter ospitare anche altri artisti e probabilmente lo farò in futuro ma sono comunque contento di aver lasciato un po’ di spazio alla new generation dato che in passato avevo lavorato con membri di Clutch e Napalm Death che non erano esattamente dei novellini.

In un pezzo come “Bethlehem’s Blood” si può notare l’interessante accostamento tra la tromba e una struttura metalcore genere molto trendy negli ultimi anni. Senti in qualche modo di far parte di questo filone?

Non saprei, mi piacciono alcune band come gli Acacia Strain o i Suicide Silence ma è quello che ruota intorno al filone che non mi piace; ad esempio il tipico fan metalcore ascolta solo quello senza allargare un po’ le sue vedute mentre io ricerco proprio qualcosa di più personale come, Nails, Full Of Hell, Psycroptic che sento più connesse a quello che cerco di proporre io.

Un’altra canzone che mi è piaciuta molto è “Mother Of Dragons”, forse la più hardcore del lotto… cosa mi puoi dire a riguardo?

Già dalla sua concezione l’avevo immaginato come pezzo di chiusura dell’album, anche se è cambiata molto in studio; è un pezzo che fa il paio con “We Sold Our Souls To Metal” perché volevo iniziare e chiudere il disco nello stesso modo, con potenza e onorando il vero spirito thrash. È inoltre una sorta di regalo per mia moglie, una dedica speciale alla donna che è al mio fianco da tanti anni oltre che rappresentare stilisticamente una sorta di tributo al metal di stampo mediorientale che spero di riprendere anche in futuro perché ritengo ci voglia molto coraggio nell’essere un metal fan in quei territori.

So che Tony Campos ha lasciato il gruppo quindi volevo sapere cos’è successo e chi è il suo sostituto?

Beh diventerà una formazione ancor più familiare dato che mio figlio Igor suonerà il basso nel tour europeo quindi il pubblico parteciperà ad un evento che personalmente mi rende molto orgoglioso visto che dividerò il palco con lui e Zyon alla batteria; abbiamo già suonato in Messico con questa line-up ed è stato un successo anche perché Igor possiede un’energia punk rock che non può che giovare ai Soulfly.
Per quanto riguarda Tony ci siamo lasciati in maniera assolutamente amichevole lo considero un fratello; semplicemente sono venuto a conoscenza del fatto che voleva unirsi ai Fear Factory e ha avuto la mia benedizione per questa sua scelta; sono sicuro che suoneremo ancora insieme in futuro. I Soulfly sono un gruppo di sopravvissuti che affrontano la “guerra” del rock.

Recentemente tuo fratello Igor ha annunciato la pubblicazione di un EP dei Cavalera Conspiracy… lo state già realizzando o per ora si tratta solo di un’idea?

Assolutamente è solo un’idea in fase embrionale perché non ho tempo a disposizione da dedicare a questa nuova possibile pubblicazione; abbiamo appena finito un tour estenuante coi Cavalera Conspiracy suonando in Paesi come il Nicaragua, El Salvador, lo stesso Brasile senza dimenticare tutta la parte americana ed i festival europei come l’Hellfest, il Graspop e il Download. Mi prenderò sicuramente una lunga pausa da questa mia altra band, direi almeno un paio d’anni.

Recentemente è stata pubblicata anche in Italia la tua biografia “Bloody Roots” scritta con Joel McIver; cosa ci puoi dire della collaborazione con quest’ultimo?

È stato assolutamente fantastico; avevo letto altri suoi libri e devo dire che la mia biografia non si discosta molto da quella di altri musicisti rock che hanno vissuto buona parte della loro esistenza on the road (tipo “I’m The Man” di Scott Ian). Ho cercato di raccontare la mia vita, le mie storie e con l’appoggio di alcune persone come mia moglie Gloria cercare di ricordare il più possibile; anzi è stata proprio sua l’idea di scrivere un libro sulla mia vita con la ciliegina sulla torta dell’introduzione scritta da Dave Grohl. Credo che sia un prodotto interessante, io stesso l’ho letto cercando di mantenere un punto di vista distaccato e ho apprezzato il susseguirsi dei capitoli indipendentemente dal fatto che fossi direttamente coinvolto; credo possa essere anche d’ispirazione per tutti coloro che sognano di suonare in una band considerando che provenendo dal Brasile mi sono dovuto guadagnare il successo mondiale che ho successivamente trovato.

Qualche minuto fa ci hai accennato del palco speciale che ti piacerebbe “portare” in Europa: avete per caso intenzione di registrare qualche show live per eventuali pubblicazioni future (anche in DVD) per celebrare questo decimo album?

Speriamo di poter registrare qualcosa dato che stiamo per affrontare un lungo tour anche se il set up di cui accennavo non sarà disponibile prima dell’anno prossimo quando presumo ritorneremo in Europa.
In realtà mi piacerebbe pubblicare un live atipico almeno per quanto concerne la location; non mi interessa pubblicare un “Live in London” o un “Live In L.A.” ma sarei molto più propenso a pubblicare i concerti suonati in Nicaragua o in Siberia per fare due esempi a caso.

Stai per tornare in Italia proprio quest’estate, pensate di suonare molti pezzi dal nuovo album non ancora nei negozi?

Per il momento solo tre: “We Sold Our Souls To Metal”, “Archangel” e “Ishtar Rising” mentre poi abbiamo ben altri nove album da cui pescare quindi il materiale non manca. Credo sarà un grande tour basato essenzialmente sulla musica quindi senza effetti scenici particolari ma semplicemente instaurando il giusto rapporto con il pubblico; per me sarà inoltre un tour memorabile perché dividerò il palco coi miei ragazzi e sono già emozionato al pensiero.

Mi sembra che suonasti al Wacken qualche anno fa con loro, ricordo bene?

Sì, è vero… ma un tour è tutta un’altra cosa

Questa era l’ultima domanda, grazie per il tuo tempo e se vuoi puoi chiudere l’intervista con un messaggio per tutti i fan italiani…

Certamente… non vedo l’ora di tornare in Italia, mio padre era italiano quindi le mie radici sono fortemente connesse al vostro Paese. Non vedo l’ora di suonare, spero vi possa piacere il nuovo “Archangel”, un lavoro scaturito direttamente dal cuore e dalla passione per la musica metal.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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