Sonic Syndicate: “Sonic Syndicate” – Intervista a Nathan James Biggs

Cambi di line up e problemi di carattere famigliare non sembrano aver fermato gli svedesi Sonic Syndicate, pronti a rimettersi in gioco dopo quattro anni di silenzio dal precedente “We Rule The Night”. Forti di grosse aspettative e carichi di nuova energia, quest’anno il combo di Falkenberg dà alle stampe il nuovissimo ed omonimo lavoro. Ai nostri microfoni, il vocalist Nathan James Biggs ci parla di questa lunga pausa che ha visto la band assente per parecchio tempo e ci svela qualcosa in più di questo nuovo album self-titled.

Fotografia a cura di Linda Åkerberg

Oggi Metallus è in compagnia di Nathan Biggs dei Sonic Syndicate. Ciao Nathan e benvenuto.  Hur mår du? 🙂 Trevligt att ha dig här! 🙂

Hej! Allting so jävla bra! (Va tutto dannatamente bene)! È sempre bello essere vivi!

Parliamo di questo nuovo lavoro discografico. Perché avete deciso di pubblicarlo dopo quattro anni di silenzio?

Beh, a dire il vero siamo tornati a casa nel 2011, dopo un tour mostruoso! Diciamo che era il momento giusto per fermarsi e riposarsi. Suonare e far parte di una band è assurdo. Ti fa fare una vita pazzesca: che si tratti delle riprese per un videoclip, di essere in studio di registrazione, viaggiare in centinaia di posti, portare sul palco i tuoi concerti, realizzare photoshoots ed interviste. È una cosa che ti prende totalmente, per cui la pausa era qualcosa di fortemente necessario. Durante questo tempo off, alcuni membri della band sono diventati genitori ed è un fatto molto importante che ha richiesto del tempo per vedere e scoprire come avremmo potuto operare in quanto band pur rimanendo fermi.

L’album è un self-titled. Cosa si nasconde dietro la vostra decisione di chiamarlo così? Solitamente quando si decide di chiamare l’album allo stesso modo della band è perché questo segna una svolta decisiva per la band stessa…

Abbiamo cercato di venire a capo con qualche titolo, ma non c’era nulla che si adattasse. Questo disco racchiude un po’ tutto ciò che avevamo già presentato con i precedenti album, il nostro viaggio e come siamo cresciuti durante il corso degli anni e in questo senso abbiamo pensato di chiamarlo “Sonic Syndicate”, anche se c’è ancora qualcosa di nuovo. È come portare qualcosa di nuovo alla band.

È il secondo album che ti vede dietro al microfono. Quale è stato, secondo te, il contributo più grande che hai dato all’album?

Ho avuto modo di sperimentare con la mia voce questa volta, per cui troverete degli scream più bassi, roba più heavy e “sincopatica”, così come troverete melodie più grandi e nettamente migliori. Cerco di superarmi in ogni album. Inoltre questa volta ho sentito una sorta di catarsi mentre scrivevo i testi, recentemente ho fatto i conti con un sacco di negatività come la morte, il tradimento e roba veramente triste. Ti fa sentire meglio quando riesci ad esprimere tutto questo in musica, è una sorta di processo di guarigione.

Questo nuovo lavoro sembra più cupo rispetto ai vostri precedenti album, le linee vocali sono più heavy, si intrecciano bene ai riffs di chitarra ma ho visto che avete pur sempre mantenuto gli elementi che appunto caratterizzano il vostro sound. Da dove è nata la decisione? È stata una naturale evoluzione?

È nato tutto spontaneamente. Le voci, la batteria, le chitarre. Credo che ci fossimo ritrovati a tenerci dentro un sacco di energia per il fatto di non essere stati in tour, quindi ci siamo “sfogati” con questo nuovo album, che risulta per l’appunto essere più cupo, più aggressivo e più potente. Sapevamo di non avere alcuna intenzione di ripeterci dopo la pubblicazione di “We Rule The Night” e non volevamo di certo farlo con questo nuovo lavoro.

Come descriveresti, quindi, il sound dei “nuovi”/attuali Sonic Syndicate?

È difficile da dire. È probabilmente la roba più brutal mai scritta finora. Canzoni come “Diabolical Work of Art” e “See What I See” ci ha aperto gli occhi e ci ha fatto capire che possiamo suonare in maniera heavy allo stesso modo di altre bands che si trovano là fuori, mantenendo però la melodia che è diventata il nostro marchio di fabbrica. Nel complesso, penso che stiamo imparando a conoscere le nostre capacità, ciò di cui siamo capaci e stiamo imparando a diventare musicisti migliori. La cosa che più amo della band è che non siamo rimasti in stasi, abbiamo continuato ad evolverci e ad andare avanti.

Una cosa che mi ha particolarmente colpito è l’uso delle tastiere e dell’elettronica, fattore un po’ “atipico” nel genere metalcore. Chi si è occupato delle tastiere e delle parti elettroniche della vostra musica?

Le tastiere e i synths sono da sempre stati una parte fondamentale del metal svedese già da parecchio tempo. Basti guardare ai nostri predecessori come gli At The Gates o i Dark Tranquillity. Abbiamo tratto ispirazione da loro e ci siamo attorcigliati fino a rendere il suono più moderno. Senz’altro aggiunge un’altra dimensione alla nostra musica. Robin e la nostra amica Mini si sono divertite un sacco questa volta a creare suoni strani, a volte sembrava di sentire una sorta di colonna sonora per un film. Credo sia figo!

Prima dicevamo che il sound della band si è molto incupito. Se col precedente album “We Rule The Night” si parla di positività, qua si viene a contatto con episodi di vita vera, con la rabbia (chiedo perdono ma avevo percepito questa sensazione ascoltando “Before You Finally Break”), la frustrazione… È così? Di cosa parlate esattamente nei vostri testi questa volta?

Sì, a volte non riesci a nasconderlo. Abbiamo affrontato svariati problemi, come un nostro caro amico affetto da cancro e un membro della mia famiglia che si è ammalato gravemente. Tutto questo ha portato alla nascita del brano “Unbreakable”.  “Before You Finally Break” parla di come sbattere la propria testa contro il muro, parla di quando qualcuno è talmente testardo da allontanare i propri amici e i propri cari, diventando l’involucro di se stesso. Sì, abbiamo parlato di merda profonda, haha!

Strano a dirsi, ma il mio brano preferito (ed il migliore di tutto l’album) è “Before You Finally Break”, che vede la partecipazione di Bjorn Speed Strid. Cosa ci puoi dire di questo brano? Ascoltandolo sembra che le parti vocali siano state ben bilanciate, è come se ci fosse una lotta per il microfono.

È una canzone favolosa. Ricordo di essermi sentito come un ragazzino quando il cantante di una delle mie band preferite in assoluto ha deciso di prendere parte ad un brano di un’altra band che adoro, è stato un fottuto orgasmo. Ho voluto rendere questa occasione speciale, siamo entrambi due vocalist molto intensi, ragione per cui ho deciso di dare una certa impressione con questo brano, c’è una sorta di battaglia fra noi. Speed è fantastico e i Soilwork sono una delle nostre band preferite, quindi realizzare questa traccia ha fatto sì che i fans potessero ricordarsene a vita!

Prima menzionavo appunto la frustrazione, la rabbia. In qualche modo si collega anche alla copertina? Quale è il concept che si cela dietro all’artwork?

La copertina rappresenta un mondo totalmente distrutto. L’umanità ha mangiato se stessa. Gli unici sopravvissuti sono quelle quattro figure che si vedono, deformi, sconfitte e ferite, ma che sono riuscite a salvarsi. È una specie di metafora. L’artista Gustavo Sazes è strepitoso e avevamo già avuto modo di collaborare insieme. Gli abbiamo dato alcuni spunti su quello che volevamo realizzare per l’artwork e gli abbiamo dato carta bianca e ogni volta è riuscito a tirar fuori dei capolavori.

Il lavoro è stato curato da Roberto Iaghi, che sembra esser riuscito a portare alla luce la vostra visione. Cosa puoi dirci in merito al lavoro fatto con lui?

È un amico di vecchia data della band e a dire il vero, aveva già avuto di mixare i nostri lavori in passato. Sapevamo di essere in buone mani per realizzare un album completo. Roberto ci capisce e capisce il metal. Sapevamo quale tipo di sound volevamo trasmettere questa volta e lui ci ha fornito supporto, strumenti e una guida affinché questo potesse concretizzarsi.

Avete annunciato qualche tempo fa le date del tour europeo e l’Italia – come sempre – non è prevista. Avrete modo di esibirvi qui?

Lo speriamo vivamente, nel mentre che sto parlando con te io e i ragazzi stiamo aggiungendo nuove date a quello che sarà il “Diabolical Tour of Art”, per cui date un’occhiata alla nostra pagina Facebook per rimanere aggiornati: www.facebook.com/SonicSyndicateBand.

Hai già avuto modo di visitare il nostro paese? Se sì, cosa ti piace maggiormente della cultura tricolore?

Le persone sembrano essere molto autentiche, genuine e anche oneste. La vostra cultura e la vostra arte sono leggendarie. Viaggiando spesso on the road, ci piace molto incontrare nuova gente e mangiare ottimo cibo più di qualsiasi altra cosa e l’Italia ne è l’esempio perfetto.

In chiusura, c’è qualcosa che vorresti dire ai fans italiani? In attesa di maggiori conferme, noi teniamo le dita incrociate per un vostro live qui in patria. Tack sa mycket 🙂 Vi hörs snart! (Grazie mille, ci sentiamo presto)!

Tack! Grazie! È stata una bella intervista. Speriamo di potervi vedere nuovamente. Supportate il metal e la band acquistando il nuovo album in maniera legale! Seppur sia un piccolo aiuto, è sempre altamente apprezzato! Lo abbiamo fatto per voi, quindi godetevelo e speriamo di vedervi il prima possibile! Tanto amore per voi, Italia!

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