Sonata Arctica: “A Little Less Understanding” – Intervista ad Elias Viljanen

Con il loro distintivo sound fatto di power metal e melodie struggenti, i finlandesi Sonata Arctica sono arrivati al loro decimo album di studio, “Talviyö”, che metterà alla prova la pronuncia di moltissimi fan (e giornalisti, come la sottoscritta).
Durante il promo day milanese della band, ci abbiamo scherzato su con il chitarrista Elias Viljanen, che ci ha rilassati con una voce flemmatica e ci ha raccontato di più sulla nuova fatica della band e suoi suoi trascorsi sogni d’oro.

Ciao Elias, innanzitutto grazie per il tuo tempo. Parliamo di “Talviyö”, il nuovo album dei Sonata Arctica. Il titolo significa “notte d’inverno”. Innanzitutto, come mai la scelta di questo titolo e come mai l’uso del finlandese, che non si ritrova spesso nella discografia della band?

Esatto, in passato abbiamo usato il finlandese solo per “Unia”, che significa “Sogni” e anche “Takatalvi”, alcuni anni prima. Il titolo è stata l’ultima cosa che abbiamo scelto, quando già avevamo pronto l’album e anche l’artwork. Ed è stato proprio grazie alla fotografia nell’artwork che abbiamo deciso di chiamarlo così. Però “Notte d’inverno” (Winter Night) sarebbe stato troppo stucchevole, da cui la scelta del finlandese, che fa sembrare tutto più esotico per i nostri fan. E poi è sempre molto divertente ascoltare le persone che cercano di pronunciarlo, come nel tuo caso!

Parliamo proprio dell’artwork: so che stavate cercando qualcosa di speciale per il disco, e l’avete trovata con questa immagine…

Avevamo da tempo l’idea di utilizzare una foto come artwork, invece di un’immagine fatta al computer. Tony stava cercando una bella foto su internet e ha trovato un fotografo finlandese molto talentuoso, Onni Wiljami, che ha vinto anche dei premi per le sue opere. Abbiamo cercato il suo portfolio e c’erano molte foto dell’inverno, davvero belle. Gli abbiamo chiesto di lavorare con noi e ne è stato molto contento.
Abbiamo sistemato un po’ l’immagine, perché all’inizio la luce era mattutina e l’abbiamo modificata in una foto di notte. Poi abbiamo aggiunto le due stelle cadenti che formano una “X”, a simboleggiare il nostro decimo album.

“Talviyö” arriva tre anni dopo il vostro ultimo lavoro, “The Ninth Hour”. Cos’è successo in questo periodo di tempo?

Siamo stati in tour in moltissimi posti, abbiamo suonato nella 70.000 tons of metal, il tempo passa così in fretta che non ricordo neanche! Lo scorso autunno siamo entrati in studio e abbiamo registrato tutte le parti di basso, chitarra, batteria e tastiere per tutte le tracce; ho avuto modo di registrare anche molte parti di chitarra acustica, presente in quasi tutti i pezzi. Poi Tony ha fatto questo tour natalizio in Finlandia e poi c’è stato il tour acustico, che è stato davvero speciale per noi. Avevamo già fatto degli spettacoli acustici in Finlandia o suonato brani in acustico nei nostri show, e volevamo portare quest’esperienza nel resto d’Europa, dato che il feedback è stato sempre molto positivo. Ci siamo divertiti molto!

Il sound dei Sonata Arctica è sempre molto riconoscibile e anche nel nuovo album non mancano le melodie, che caratterizzano da sempre la band. Come descriveresti lo stile del disco?

Confermo, le melodie ci sono e sono sempre molto forti, ma intorno alla melodia riusciamo sempre ad aggiungere sia parti heavy che più malinconiche. Credo sia un disco tendenzialmente più pesante del solito, sia in termini di testi che di musica. Siamo molto contenti del risultato finale.

Il primo singolo è “A little Less Understanding”, un pezzo dal ritornello catchy e dalle tinte hard rock. Come mai la scelta di presentare l’album con questo brano?

La canzone è semplice da approcciare e da ascoltare, probabilmente questa è la ragione per cui l’abbiamo usata per introdurre il disco, mentre gli altri brani sono più complessi. Hai ragione, il chorus del pezzo mi ricorda i Journey ed è molto semplice da memorizzare. All’inizio non ero d’accordo nello scegliere proprio “A Little Less Understanding” come primo singolo, ma poi abbiamo parlato con il manager dell’etichetta e ci siamo convinti tutti.

Nell’album c’è anche un pezzo strumentale, “Ismo’s Got Good Reactors”. Qual è la storia di questo brano?

Tony aveva in mente questa melodia, che è un po’ orientale, fin da quando era un teenager. Per lui ha anche un valore simbolico, perché si suona solo con i tasti neri del piano, sulla scala pentatonica. Credo sia un’ottima aggiunta al disco perché la canzone è profonda e allo stesso tempo leggera, confortante.
Il titolo arriva da un amico di Tony, che non c’è più e lavorava con dei ragazzi con esigenze particolari; la frase del titolo arriva proprio da uno di questi ragazzi.

“Talviyö” è il vostro decimo album, un traguardo molto importante per una band! Tu sei arrivato nei Sonata Arctica nel 2007, circa a metà della carriera del gruppo. Quali sono le differenze tra i Sonata di allora e la band di oggi, nel 2019?

Beh, eravamo 10 anni più giovani! Tutto era nuovo per me, i tour, il successo, ero sopraffatto da quanti fan avevamo, non ne avevo idea. Eravamo giovani e ci divertivamo, certo, questo lo facciamo ancora oggi! Quando abbiamo registrato “The Days Of Grays”, ero molto nervoso, non volevo rischiare di deludere i fan. Oggi siamo tutti più rilassati e possiamo essere di più noi stessi: stiamo invecchiando, ogni album o tour potrebbe essere l’ultimo! Per cui cerchiamo di essere più focalizzati su tutto ciò che facciamo.

Elias, tu hai anche pubblicato tre album solisti: c’è la possibilità di un seguito del tuo ultimo disco, “Fire-Hearted”?

In realtà ho già dei brani pronti, ma dovrei trovare il tempo e a anche la modalità per pubblicarli. Sappiamo che i CD non hanno più delle grandi vendite, per cui pensavo di aprire un canale YouTube o qualcosa del genere.

Wikipedia fact or fiction: è vero che se non fossi stato un musicista, saresti stato un argentiere?

Sì, è quello che ho studiato, studiavo per diventare un artigiano nella lavorazione del metallo. Avrei potuto continuare la scuola come orafo, ma non è andata in porto. Ho ancora una parte di attrezzatura in garage, ma ricordo che quando ho dovuto scegliere tra trasferirmi a Lahti per continuare come orafo o rimanere nella mia città e trovare un altro lavoro, ho scelto di fare questo perché avevo la mia band, provavamo tre volte a settimana e la musica per me era molto importante. Ho lasciato la strada dell’artigianato per la musica.

Cosa puoi dirmi sull’esperienza nei teatri fatta grazie al tour acustico, che ha toccato anche l’Italia a Marzo di quest’anno?

Come ti dicevo, avevamo già provato con alcuni show in Finlandia e all’inizio era strano avere il pubblico seduto, tutto era così tranquillo e questo ci rendeva davvero nervosi! Era un’esperienza diversa dal solito, ma poi ci siamo abituati e abbiamo iniziato a goderci quel mood speciale, è il completo opposto di uno show classico.

E parlando proprio di tour classici, avete già delle date fissate per la promozione del disco?

Sì, cominceremo con gli USA, dove saremo in tour con Kamelot e Battle Beast a partire da Settembre e per circa sette settimane. Poi torneremo a casa per qualche settimana e poi daremo il via al tour europeo, che dovrebbe iniziare prima di Natale, anche se per ora non abbiamo ancora le date esatte. Ma verrà annunciato presto.
[Ad oggi i Sonata Arctica hanno annunciato due date in Italia per la fine di Novembre, nda]

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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