Sadist: “Solo quello che ci piace!” – Intervista con Trevor e Alessio

Incontriamo Trevor e Alessio dei Sadist durante la seconda giornata del Gods Of Metal, mentre girano tranquillamente intorno al nostro stand. Ci si accorda per scambiare quattro chiacchiere, e ci si dà appuntamento alla fine del concerto dei Testament, che ci ha tenuti un po’ tutti occupati. Tornato il silenzio, si può incominciare…

Il nuovo disco è un’evoluzione decisa da ‘Crust’ e da ‘Tribe’. Cosa vi ha portato a questa svolta, che tra l’altro vi ha resi anche un po’ più accessibili?

(Trevor) Una delle caratteristiche dei Sadist è quello di cambiare profondamente ad ogni uscita. ‘Crust’ è diverso da ‘Above The Light’ che è diverso da’Tribe’. Stiamo già scrivendo dei pezzi nuovi, dopo quelli di ‘Lego’, e ti posso dire che sono ancora diversi. Non si può secondo me dire che sia un disco commerciale, perché quello si può dire solo guardando le vendite. Abbiamo fatto ciò che avevamo voglia di fare, e crediamo che prima di convincere il pubblico con la tua musica, il primo a crederci devi essere tu, è con quest’idea c he abbiamo realizzato il disco.

(Alessio) Sono i Sadist del 2000, questi. Rimangono le atmosfere un po’ lugubri,e aumenta la potenza.

Sul fatto che il disco non sia definibile come “commerciale” non abbiamo dubbi, e tra l’altro è piuttosto lungo, richiede tempo per essere assimilato. L’esperimento di inserire una canzone cantata in italiano?

(Trevor) E’ proprio un esperimento, una cosa innovativa per noi. Sostanzialmente è un pezzo come tutti gli altri che facciamo in inglese, ma che abbiamo provato a fare in italiano. Più che altro era per far comprendere a tutti il messaggio, non tutti si sbattono a sentire i dischi con sotto le liriche. Tra l’altro dal vivo è un pezzo che ha un ottimo responso.

D icevate che state già scrivendo pezzi nuovi…

(Trevor) Non vorremmo ritardare troppo l’uscita del prossimo disco, diciamo Autunno / Inverno del 2001. Fra ‘Crust’ e ‘Lego’ è passato molto tempo, e alla lunga diventa un problema perché non lavori più, non riesci più a suonare dal vivo. Come ti dicevo prima i pezzi sono già diversi, non sopporto i gruppi che fanno uscire 10 dischi tutti uguali.

Questi cambiamenti maturano sempre allo stesso modo, magari appassionandosi a diversi tipi di musica anno dopo anno, o è più una vostra situazione mentale che vi forza a non ripetervi? E’ più una qustione di input esterni, insomma, o di voglia di progredire interna al gruppo?

( Alessio) Io credo che le influenze le abbiano un po’ tutti, poi ognuno riesce a distinguersi per la propria personalità. La nostra caratteristica è che in tutti i dischi c’è sempre la personalità dei Sadist.

(Trevor) Io credo che più che altro sia ridicolo copiare gli americani in ogni cosa che fanno. Devi necessariamente sviluppare il tuo stile, altrimenti tutto diventa ridicolo. Ho letto delle recensioni del nostro disco che nominano Korn e Coal Chamber: onestamente io non ci vedo niente, ma è sufficiente che vedano che ti tagli i capelli, che uno ha i dreadlock, che un altro porti la maglietta verde al posto che nera per fare subito i nomi di Korn e Coal Chamber. Dev’essere gente che nemmeno ha ascoltato il disco. E poi: magari Korn! Con quello che vendono! L’importante è suonare la musica che ti piace!

E allora, a voi che musica piace?

(Alessio) Io sono un malato di colonne sonore e ascolto prevalentmente quelle. Mi piacciono anche alcuni gruppi rock contemporanei, è sempre bello vedere cosa riescono a tirare fuori, così come può essere bello anche il gruppo nostalgico, però solitamente cerco cose nuove e originali.

(Trevor) Io cerco assolutamente la melodia, basta che non sia tipo quella sentita ieri (Siamo al secondo giorno del Gods Of Metal Y2K, N.d.A.), di tutto quel power metal. E’ insopportabile, quella secondo me è antimelodia. Come melodie intendo quelle di grandi gruppi anni ’80 come Police o Simple Minds, così come quelle più “nuove” di gruppi come Korn o Limp Bizkit.

Torniamo un attimo al disco: Leggendo il titolo e guardando la copertina, che presenta il ciucciotto “deformato”, si viene rimandati a tematiche “infantili”…

(T revor) Ci sono diverse interpretazioni possibili, ma effettivamente la più immediata è questa. Uno dei temi del disco riguarda il fatto di come ognuno di noi si senta a volte piccolissimo, e poco dopo invece grande, cresciuto. Un carattere ricorrente di ‘Lego’ è l’ambiguità, c’è un pezzo che parla di drag-queen e un altro che ha come tema la pedofilia, o meglio le accuse di pedofilia che la gente fa in fretta a lanciare.

Anche a livello di produzione è cambiato molto…

(Alessio) Abbiamo lavorato in casa, abbiamo avuto tutto il tempo e nessuno che rompesse, l’opportunità di fare quello che volevamo col tempo che volevamo, che è una cosa che tanti gruppi purtroppo non si possono permettere. Abbiamo lavorato molto e siamo contenti del risultato, crediamo sia un passo avanti notevole.

La prospettiva-tour come si sta sviluppando?

( Trevor) Qua in Italia abbiamo fatto qualche data “strategica”, come il Rolling Stone a Milano, il Maffia a Reggio Emilia, il Supermarket a Torino, il Boa Goa a Genova… Alla fine i locali in Italia sono quelli, quando hai suonato una volta all’anno in un locale è sufficiente. Ora abbiamo 2 festival, uno nella Repubblica Ceca e uno in Germania, poi si spera di partire ad Ottobre per un tour europeo. Ci preoccupiamo di riuscire ad andare all’estero, perché qui non possiamo vivere della musica che facciamo. Ci hanno proposto dei gruppi, ma è roba che con noi non c’entra veramente un cazzo, roba tipo Immortal, cose così. Mi viene da piangere solo a pensarci, e non lo trovo neanche giusto: se un ragazzino va a vedere un gruppo black metal che gli piace e poi trova noi finisce che è giusto che ci tiri qualcosa…poi chiaro che se tira qualcosa scendo io dal palco con l’asta del microfono… Piuttosto facciamo una cosa per gli affari nostri, oppure cercheremo qualche altro gruppo grosso.

Teo Segale

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