Solid Vision: Solide realtà – Intervista

Il vostro amore per il prog metal e, in particolare, per quel che è uscito fuori dai membri dei Dream Theater, è evidente sin dalle vostre origini, quando avete formato il progetto Solid Session III. Nel vostro sound ci sono continui riferimenti (anche a livello di suoni delle chitarre) ai Theater. Del resto, se Charlie Dominici vi ha scelto come sua band per il suo album solista, c’è una ragione….Non temete che questo amore viscerale, che comunque cavalca l’onda di una moda indiscutibile, non rischia di celare le vostre indiscutibili qualità? “Ciao a tutti voi lettori di Metallus, e innanzi tutto grazie per lo spazio concessoci. Yan Maillard: Premesso che i Solid Vision sono nati successivamente al progetto “Solid Session III”, band tributo agli storici Dream Theater, vorrei precisare che, per quanto le influenze siano indubbiamente forti, credo che i SV abbiano acquisito un’identità certamente più personale, e credo sia riduttivo doversi soffermare sempre al termine di paragone “Dream Theater” per identificare il genere “Progressive”, poiché le nostre radici sono anche Genesis, Pink Floyd, King Crimson e quant’altro. Credo che la particolarità dei Solid Vision, sia di lasciare più spazio alle melodie piuttosto che alle perizie tecniche articolate, con una struttura abbastanza orecchiabile, facendo comunque emergere l’aspetto strumentale delle nostre canzoni.

Avete in progetto di lavorare ancora insieme a Dominici? Ci potete descrivere il suo carattere? Che tipo è? Che rapporto ha con il fantasma della sua vecchia band? “Brian Maillard: La band con Charlie è in ottimi rapporti. Non escludiamo un prossimo lavoro musicale assieme a lui. Charlie è una persona molto solare e divertente, con radici italiane ed uno spirito musicale molto professionale. Vi posso garantire che insieme a lui ci siamo divertiti parecchio! Charlie è molto legato ai DT perché si conoscono da più di 20 anni e le sue scelte musicali in alcuni casi riflettono ancora il legame che sente ancora con loro.

Il nuovo album è molto più diretto rispetto a "The Hurricane". Le canzoni sembrano più immediate e melodiche. E’ solo un’impressione o una scelta deliberata? “Brian Maillard: Dici giusto, non è una tua impressione, è una scelta premeditata. Difatti, come avrete notato si parte da “Eleven” nel 2004, fino ad arrivare a “The Hurricane” nel 2006, dopodiché è stata composta la Trilogia dei Dominici e il mio album solista “Melody in Captivity”. Certamente il livello compositivo, sia nell’aspetto della maturità che dell’emotività, è notevolmente avanzato. “Sacrifice” è il frutto di un periodo particolare per ognuno di noi segnato da piccoli e grandi cambiamenti. Penso che sia un disco più diretto ed immediato nel senso che è stato composto in maniera molto più spontanea e naturale. La composizione si è basata molto più sull’improvvisazione che sul pentagramma.

A proposito di originalità, trovo che "Victim Dies In Vain" inizi con un arpeggio tipicamente Petrucciano. Ma poi si evolve benissimo, molto violentemente ed in modo originale rispetto ai vostri standard. Addirittura alla fine giunge anche il growl, che ci sta davvero bene. Potrebbe essere questa una nuova via per evolvere i Solid Vision rispetto alle impronte sin’ora seguite, che tenevano sin troppo conto dell’esempio dei Dream Theater? “Yan Maillard: La scelta di inserire dei cantati growl era un modo di dare delle sonorità diverse dagli album precedenti e Samuele ha contribuito in questo senso provando diversi stili e timbriche. Inoltre, a sessioni quasi concluse, abbiamo avuto il piacere di incontrare il sassofonista Amedeo Bianchi (Venditti, Ramazzotti, Mina ecc) che ha dato il suo originale contributo al disco.

Quanta difficoltà avete avuto nel promuovere i vostri lavori? Potete in questo dirvi soddisfatti per come è andata e per le prospettive future? Vi facciamo questa domanda perché i vostri prodotti sono indubbiamente di qualità e meritano ascolti attenti, non quelli di un pubblico distratto. “Yan Maillard: Probabilmente se avessimo avuto l’opportunità si esibirci più spesso in live, sarebbe stato più semplice emergere nella nostra musica. Credo che ciò che manchi di più alla band, sia un buon management.

In Sardegna, isolati dal continente, non deve essere stato facile farvi conoscere. Avete viaggiato all’estero per promuovere la vostra musica, sicuramente. Che confronto potete fare, a livello di pubblico e di promozione, tra l’estero e l’Italia? In quale nazione dell’Unione Europea avete ottenuto maggiore consenso? Avete venduto anche negli USA? “Americo Rigoldi : Abbiamo suonato diverse volte in Olanda e posso dirvi che il lavoro delle band viene valorizzato dai gestori molto di più che in Italia e come conseguenza anche il pubblico segue di più la musica live. In Croazia abbiamo avuto un grandissimo consenso e meno male che c’è internet che ci ha permesso di saperlo e continuare a fare pubblicità. Delle volte scopriamo di avere fans in posti inaspettati come Turchia, Giappone, Israele etc….

Abbiamo saputo che se n’è appena andato lo storico bassista Riccardo Atzeni dato. Quali le ragioni? “SV: Riccardo ha voluto proseguire il suo percorso musicale senza i SV per diverse ragioni tra cui un problema alle mani. Gli auguriamo di rimettersi in forma al più presto e di realizzare i suoi nuovi progetti musicali e non.

E a proposito di split… che ne pensate dell’abbandono di Portnoy? Che ne sarà della band statunitense (anche se, a dire il vero, la loro morte è una circostanza purtroppo già avvenuta da qualche anno, secondo il nostro punto di vista)? “Yan Maillard: Abbiamo avuto la possibilità e il piacere di poter condividere il palco con i Dream Theater per il tour europeo, e posso garantirvi che hanno dei ritmi lavorativi molto intensi! Confermo di aver visto un Mike Portnoy molto stressato e comprendo la sua necessità di dover “staccare la spina” per qualche periodo.

Bene, vi saluto. Complimenti sempre per la vostra musica. Grazie e a presto “SV: Grazie a voi per averci concesso questo spazio.

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