Dream Steel: Sogni d’acciaio – Intervista a Alex e Power

Abbiamo raggiunto tramite e-mail gli italiani DreamSteel per parlare del loro debut-album “You”. Ecco cosa ci hanno detto Marco, Alex e Power rispettivamente tastierista, cantante e chitarrista della band.

Ciao Marco, inanzitutto complimenti per il vostro primo Lp “You”. Inziamo subito con una domanda di rito, quali sono state le fasi salienti della composizione e registrazione dell’album?

(Marco) Ciao a tutti i lettori di Metallus e un ringraziamento alla vostra redazione per lo spazio che ci state dedicando. “YOU” è il risultato di un lungo lavoro che ci ha tenuti impegnati per circa due anni. Il doppio cambio di line-up rispetto alla formazione iniziale dei DreamSteel (una chitarra in meno e il mio arrivo come nuovo tastierista) ha richiesto qualche mese di fisiologico assestamento che servisse a far sviluppare quell’affiatamento che, fortunatamente, non ha tardato ad arrivare. Anche grazie a qualche live nella nuova formazione siamo riusciti a trovare quelle sonorità che stavamo cercando ed allora abbiamo capito che eravamo pronti per mettere giù delle idee nuove in vista di una demo. Di lì a qualche mese avevamo composto i brani poi inseriti in “The flight of a butterfly”, la demo che ci ha portati alla firma del contratto. La decisione di affidarci per l’incisione dell’EP agli ormai celeberrimi Fear Studio ci ha ulteriormente aiutati ad ottenere un buon prodotto, poi recensito positivamente dalle più importanti riviste e webzine musicali. Alla firma del contratto avevamo già pronti gli altri brani di “YOU”, così che nella seconda sessione di registrazione, sempre presso i Fear Studio, abbiamo potuto dedicarci maggiormente al lavoro di limatura e perfezionamento dei suoni, oltre che all’ incisione delle dieci tracce del disco.

Avete già programmato delle date a supporto di “You”?

(Marco) In vista dell’uscita dell’album il 29 febbraio, il nostro management ha fissato le date che hanno dato vita alla prima parte del tour. Abbiamo portato l’album in giro per le location più importanti della nostra regione, ricevendo un’ottima accoglienza da parte del pubblico che già ci conosceva, ma anche riuscendo a farci apprezzare da chi non ci aveva mai ascoltato prima. Tra l’altro, la possibilità di affiancare artisti di altissimo spessore, primo fra tutti il grande Jeff Scott Soto, ha accresciuto in pochissimo tempo il numero di gente che ci segue, ai concerti come tramite i nostri siti web. A proposito, approfitto per invitare tutti i lettori a visitare il nostro myspace (http://www.myspace.com/dreamsteel) ed aggiungerci tra i friends… Parlando del futuro, stiamo lavorando per organizzare la seconda parte del tour, le cui prime date saranno annunciate a breve. Tenete d’occhio il myspace!

Nell’ascolto dell’album mi sono accorto che le chitarre sono spesso messe in secondo piano per lasciare spazio esclusivamente alle tastiere; questo rende un po’ vuoto il sound in certi momenti. Cosa ne pensate?

(Marco) La ricerca di una melodia che si discosti dallo standard metal più calssico per aprirsi ad un sound privo di limitazioni stilistiche dettate dalla riproduzione di uno specifico genere musicale già “pre-impacchettato”, costituisce una delle priorità che ci ha guidati nella composizione di “You”. Forse dunque è quello il significato degli inserti si piano e voce o delle altre parti dove le chitarre distorte non sono preponderanti. Il nostro obiettivo è quello di poter fare la musica che più ci piace e ci accomuna, con tutte ispirazioni del caso, allo stesso tempo spaziando fra diversi stili musicali, senza delimitazioni di genere, stile o tipologia di ascoltatore. Vorremmo riuscire a raggiungere un pubblico sempre più numeroso ed avere l’opportunità di trasmettere a tutti la passione e le emozioni che ci hanno guidato nella composizione e nell’incisione di questi brani.

Nella biografia allegata al promo si legge che siete partiti da un power che spaziava dai riff “pantereschi” alla musica medioevale. Si fa fatica ad associare le due cose ascoltandovi oggi, ci puoi chiarire come si è evoluto il vostro sound?

(Alex) Il nostro sound ha seguito una evoluzione strettamente parallela col nostro essere, la musica vuole essere specchio di noi stessi, di ciò che ci circonda, e delle emozioni che viviamo giorno per giorno, per cui essendo tutto in continua mutazione risulta inevitabile che questi cambiamenti si riperquotano nei brani.

Ad un ascolto attento vi si può ricollegare all’ex band di Fabio Lione, gli Athena. Avete tratto ispirazione dal prog-power di questa band?

(Alex) Non essendoci una band precisa od un movimento artistico a cui facciamo riferimento non posso dirti che gli Athena siano un punto cardine su cui si snodano le nostre ispirazioni, nonostate siano un gruppo di indiscussa qualità artistica e sonora.

“The Flight of a Butterfly” è sicuramente il pezzo che più risalta tra i 10 brani. Come siete arrivati alla sua composizione? La versione Radio Edit vi ha già dato la possibilità di farla girare in qualche radio?

(Alex) “The Flight of a Butterfly”, nonostante la sua complessa struttura è stato uno dei pezzi che si è adattato più rapidamente all’impronta emotiva che la caratterizza.Brano nato dalla necessità, a seguito di un evento traumatico, di esprimere quanto sia fragile la vita all’interno di questo contesto frenetico che caratterizza la quotidianità. Per quanto riguarda la Radio Edit, è stata una necessaria riduzione del brano per consentirne una corretta distribuzione, coniugando i vincoli temporali radiofonici alla diffusione che a nostro avviso questo brano meritava. Siamo in contatto con parecchie web-radio, che hanno già mandato in onda (se così si può ancora dire) i nostri brani; ed ovviamente il nostro management è in continua ricerca di spazi che ne consentano la maggiore diffusione possibile.

“Neverstar” è forse il brano più spiccatamente power. Vi sentite ancora a vostro agio sotto questa etichetta?

(Power) Diciamo che le etichette ci sono sempre state strette. Quando scriviamo un pezzo la frase "non facciamo così perché non è da regola del nostro genere" non è mai saltata fuori. Certo, i DreamSteel nascono come un gruppo power, e non mi sognerei mai di rinnegare le nostre origini. Come non negherei mai di provare ancora forti emozioni ascoltando pietre miliari del power metal con le quali sono cresciuto sia musicalmente che anagraficamente. Quindi è chiaro che la nostra vena power salta fuori ogni tanto, e Neverstar indubbiamente ne è una dimostrazione. Però credo che il nostro sound si sia notevolmente evoluto da ciò, e sarebbe limitativo catalogarlo ancora sotto un’etichetta così restrittiva (almeno per come viene generalmente intesa).

Al contrario “Dancing in the Fate” evidenzia tutto il vostro lato Prog, che band di questo genere vi hanno ispirato?

(Power) Sinceramente faccio fatica a ricondurti a qualche band in particolare che ci abbia ispirato. Questo perché in realtà abbiamo background musicali piuttosto differenti, specialmente in ambito prog. Ti potrei citare i Dream Theatre e i SymphonyX sopra a tutti, anche se a dire il vero Dancing In The Fate non è mai stata pensata "prog" a tavolino. Nel senso, non abbiamo mai pensato "facciamola tipo SymphonyX…."oppure "mettiamoci un passaggio alla Pain of Salvation" ma semplicemente… ci è venuta così. In quel momento si può dire che la "sentivamo" così. Anche perché dare una struttura variegata alla canzone sicuramente si adattava meglio all’idea espressa dal testo; a questa continua danza nel fato appunto che conosce momenti di pace come momenti di rabbia; indecisione e sicurezza; un equilibrio miracoloso che è poi l’alchimia che ci permette di far fronte a tutto ciò che il destino ci pone davanti.

Possiamo chiudere l’intervista con un vostro messaggio ai fan e in bocca al lupo! (Power) Ai nostri fan non posso altro che mandare un sentito ringraziamento, per il supporto datoci fino ad ora e per il calore trasmessoci. Spero che i nostri sforzi e la qualità del nostro lavoro siano sempre sufficienti a ripagarli di tutto quello che ci trasmettono. Non vediamo l’ora di incontrarvi di nuovo on the road! Rock ‘n’ Roll!!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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