SkeleToon: “Nerd Heroes”, intervista a Tomi Fooler ed Andrea Cappellari

Il nerd è il nuovo sexy. O qualcosa di simile. Credo di aver moderato anche una sobria discussione in una convention di giochi di ruolo (scontato, non trovate? Nda.) a riguardo, tessendo le lodi insieme ad altri della bellezza del “mondo nerd”. Film, videogames, giochi di ruolo, libri e film o serie televisive. Toglietevi dalla mente Sheldon, The Big Bang Theory o cose di questo tipo, perché gli Skeletoon hanno affrontato il “Santo Graal” dei bambini anni ’80: il capolavoro (grossomodo, dai Nda.) di Richard Donner “The Goonies”.

Con il loro terzo disco i nostri hanno ri-creato l’immaginario dei ragazzi di Goon Docks, andando ancora avanti di un capitolo in quella che loro definiscono “nerd saga”.  Abbiamo chiacchierato con Tomi (cantante) ed Andrea (chitarra), per cercare di capire tutti i segreti di “They Never Say Die”. Disco ricchissimo di spunti, ricordi per chi gli anni ’80 li ha vissuti con una certa intensità e per i tanti ospiti che hanno arricchito un prodotto decisamente valido.

Terzo disco e prosegue l’evoluzione della vostra “nerd saga”, raccontateci il “perché” di questa scelta?

Tomi Fooler: Facciamo un piccolo passo indietro, andiamo al nostro primo disco: il disco piacque, ma dissero che forse eravamo troppo semplici e diretti. Siamo cresciuti a livello strumentale con il secondo disco, ed abbiamo inserito qualche frangente prog. Con il nostro terzo album “They Never Say Die”, abbiamo deciso di aggiungere anche una sottotrama a quella principale, ovvero quella del protagonista che in questi cinque dischi cresce canzone dopo canzone. Dopo il primo disco, 8 anni circa, con la scoperta del mondo nerd e la voglia di diventare un supereroe, il secondo arriva intorno ai 10/11 anni con tematiche anche un pochino più adulte, come ad esempio la morte del padre. Ora intorno ai 13 anni, volevamo riportare le cose su toni e temi più scherzosi ed ecco il grande sogno: l’idea di legare questo album ad un film. La scelta dei “Goonies” è stata quasi automatica, così come quella di legare alla musica l’immagine.

Nel disco ho apprezzato molto la capacità di mediare tra parti tipicamente power metal ed altre dove riuscite ad “alzare” il piede dall’acceleratore come “Hoist our Colors”. Idea che è nata segundo il mood dei Goonies?

T.F. : Assolutamente sì ed è un pezzo che segue la scia del secondo disco con l’esperimento chiamato “Drowning Sleep” dove c’era Jonne Jarvela. C’è poi anche “When Legends turn real” con un pezzo un poco più prog e sono canzoni che seguono le emozioni del film, il pathos e l’emozione. Ci piaceva seguire il film con la nostra musica

Andrea Cappellari: La cosa che si nota anche nel disco, come nel film, è la sviluppo attraverso una logica ben precisa, quella della dinamica del film. Credo che il disco lo riassuma bene questo spirito.

Continuiamo a parlare di “Hoist our Colors”, perché come in “Whe Legends Turns Real” ho notato un certo mood anni ’80, quasi a voler anche citare la serie cult di Netflix “Stranger Things”. Quanto c’è di vero?

T.F. : Ha trovato uno degli indizi nascosti all’interno del disco, complimenti. Noi amiamo mettere qualcosa per ricordare le tematiche legate al disco o a quello che sarà quello futuro, senza dimenticare quello futuro.  Mentre stavamo scrivendo “Hoist…” stavo divorando la serie di Netflix, e la cosa ci piaceva perché “Stranger Things” è piena di richiami anche a “The Goonies”, Sean Astin compreso che prima di diventare Samwise Gamgee divenne icona negli anni ’80 vestendo i panni di Mikey Walsh. Diciamo che il mood di “Stranger Things” è legato solo a questo disco.

Quindi il quarto disco dove ci porterà?

T.F. : Ti posso anticipare che sarà ancora un classico degli anni ’80 , protagonisti più grandi e storia più matura. Il futuro è nascosto nelle musiche.

A.C. : Anche perché il protagonista continua a crescere, quindi è inevitabile: si affronteranno problemi più maturi.

Torniamo al disco e parliamo secondo me di una delle canzoni dal grande appeal commerciale e radiofonico: “Last Chanche”. In sede di recensione ho notato una certa analogia con le atmosfere di “(Dont’Fear) The Reaper” dei Blue Oyster Cult…è lui l’indizio o è solo un caso?

A.C. :  Una canzone assolutamente anni ’80! Mi sento come un chitarrista dei Whitesnake quando la suono! (ride nda.). È come indossare un vestito dai mille colori, ognuno ci vede solo il suo preferito.

T.F. : Intanto è assolutamente un caso, ma per rimanere negli anni ’80 Michele Luppi quando l’ha sentita per la prima volta (Luppi è tra gli ospiti del disco e presta sua voce proprio nella canzone descritta ndA.) ci ha subito detto che per lui era come ascoltare una canzone dei Boston! C’è di vero che in questa canzoni ci si può sentire di tutto, e l’ho fatto apposta perché doveva avere uno stile anni ’80. Ma la vera canzone che mi ha ispirato è stata “Sleeping In My Car” dei Roxette! Diciamo anche se serve anche per caratterizzare la Banda Fratelli (i “cattivi” che danno la caccia ai Goon Dock ndA.) che cercano di fare i cattivi ma alla fina sono solo buffi.

A livello musicale quanto è stato importante plasmare le influenze di Edguy, Helloween ed Avantasia all’interno del vostro sound senza però trasformarle in uno sterile “Copia – Incolla”?

A.C. : Fare tutto quello che hai appena detto è la pietra filosofale del power metal, perché il problema è sempre fino a dove ti puoi spingere, quale linea puoi sfiorare senza andare oltre. Bisogna sempre cercare di dire la propria impressione musicale, affrontare tutto con il proprio approccio alla melodia. Poi è evidente che c’è anche la chimica tra i musicisti a dare coloro al tutto, cercando di essere melodici senza esagerare. Considera anche che a seconda degli ospiti siamo riusciti a dare una chiave ancora più profonda

Video: avete pubblicato quello title-track, ora però raccontateci i perché della scelta!

A.C. : Come tutti i musicisti, siamo ovviamente orgogliosi del video di “They Never Say Die”, non potrebbe essere altrimenti. Noi puntiamo tanto su questo video perché rappresenta il disco. È un video che rappresenta tutte le altre canzoni, anche perché fare un video lunghissimo con 12 canzoni sarebbe stato decisamente problematico (ride ndA.).

T.F. : Abbiamo scelto “They Never Say Die” perché è una canzone che segue la dinamica del film, è la canzone che la rappresenta e che segue anche la trama del film con un protagonista ben preciso. Infatti ognuno di noi rappresenta uno dei protagonisti del film. Io amo questa canzone, è il power metal!

Il release party (che andrà in scena proprio oggi, 14 marzo 2019 a partire dalle 19.30 al Legend Club di Milano ndA.) come si sviluppera?

T.F. : Sono caldamente invitati i cosplayer! Ci saranno scenografie, sorprese, tanta musica e tutti gli ospiti sul palco! Ci saranno i Domine insieme a noi, suoneremo 90 minuti a testa. Sarà anche occasione per dare i pack ai raiser che ci hanno sostenuto e poi il meet & Greet con i Domine….insomma tante cose da fare!

A.C. : Oggi ci saranno gli SkeleToon all’ennesima potenza. Il concerto di questa sera sarà il Comi-Con nel nerd Metal!

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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