Sixx:A.M.: “When We Were Gods” – Intervista a DJ Ashba

Dopo quattro album pubblicati i Sixx:A.M. finalmente arrivano in Italia. Nikki Sixx, James Michael e DJ Ashba iniziano il loro tour europeo proprio dall’Italia con una breve ma intensa performance al Gods Of Metal 2016. “Prayers For The Damned” è uscito da poche settimane quindi quale occasione migliore per scambiare due chiacchiere proprio con il chitarrista della band.

Finalmente i Sixx:A.M. in Europa e la prima data è proprio in Italia. Partiamo da qui, quali sono le sensazioni che state provando?



E’ fantastico. E’ meraviglioso essere in tour in generale, ma essere qui ora è ancora più fantastico. Ho incontrato mia moglie qui in Italia, mentre ero in tour con i Guns N’ Roses sette anni fa, quindi essere tornato qui e con i Sixx:A.M., insieme a mia moglie è proprio una figata pazzesca. Abbiamo un sacco di ricordi qui a Milano.

Prayers For The Damned è uscito qualche settimane fa, che tipo di feedback avete ricevuto finora?

Veramente ottimo. Negli States sta andando alla grandissima, ma anche nel resto del mondo sta andando veramente bene, con diversi piazzamenti in classifica. Siamo molto orgogliosi di questo lavoro.

Parlando della parte musicale dell’album, penso che unisca alla perfezione molti degli elementi dei vostri precedenti album. C’è il feeling drammatico di The Heroin Diaries, l’aggressività di This Is Gonna Hurt e il tocco melodico di Modern Vintage.

Il nostro obiettivo, sapendo che avremo avuto di fronte a noi oltre un anno di tour, era quello di portare in studio esattamente la band che poi sarebbe salita sul palco qualche mese dopo e catturarne l’essenza. Volevamo quindi creare due album che ricreassero quel feeling da arena rock, ma ovviamente in ottica più moderna. Li abbiamo composti in un’ottica live e quindi sono usciti decisamente più heavy, essendo decisamente più heavy le versioni live dei nostri brani rispetto a quelle in studio. In precedenza avevamo composto i brani pensando solo al lavoro in studio.

Penso il punto forte di Prayers For The Damned sia una maggiore coesione tra i brani e un sound più omogeneo e coerente. E’ una conseguenza di una maggiore unione e forza dei Sixx:A.M. come band?


Sicuramente sì, finalmente abbiamo capito chi siamo e dove vogliamo andare. Abbiamo sperimentato molto. Penso che questi due nuovi album, Prayers For The Damned Vol. 1 e Vol. 2 che avrà un titolo differente, siano esattamente ciò che siamo diventati in questi anni. E’ stato un lungo viaggio musicale, per capire chi siamo. Se dovessi consigliare a qualcuno un album per capire chi siano i Sixx:A.M., gli consiglierei senza dubbio Prayers For The Damned. E’ il mio album preferito finora e senza dubbio il più maturo, soprattutto in termini di songwriting. Abbiamo sempre voluto spingerci oltre, cercando di dare il meglio, sul lato musicale, visuale, artistico. Siamo veramente orgogliosi di tutto ciò.

Parlando dell’artwork, quello di Modern Vintage era quasi pop, con queste tonalità molto “light”, mentre quello di Prayers è decisamente più oscuro, quasi gotico.

Ed esattamente quello che volevamo e quello verso cui vogliamo andare e riprende alla perfezione ciò che abbiamo iniziato con The Heroin Diaries e This Is Gonna Hurt. Modern Vintage è un album di cui vado fiero, ma era molto più sperimentale e un po’ fuori dai nostri schemi. Ci ha permesso però di unirci molto come band e di sviluppare il nostro songwriting. Non ci siamo mai posti dei limiti o delle barriere nei Sixx:A.M. e questo è quello che piace ai fan. Modern Vintage è stato l’esperimento più estremo che abbiamo fatto, ma sono contento che siamo tornati a Prayers For The Damned e a tornare a picchiare duro.

Mi piace pensare a Prayers come l’unione tra i primi due nostri album, mentre Modern Vintage fa un po’ storia a se. Ci sono brani come Stars, Let’s Go che sicuramente hanno dei legami con Prayers, ma poi trovi episodi come Miracle che sono molto più distanti dal nostro sound attuale. Abbiamo sperimentato. Quell’album ci è servito per capire chi fossimo come songwriters, tornando alle radici della nostra musica. Ora che l’abbiamo fatto, andiamo avanti e sviluppiamo il nostro sound al 100%.

Andiamo un po’ più in profondità nei brani dell’album. Partirei da “When We Were Gods” e “Belly Of The Beast”, due brani che mostrano dei lati prettamente metal, con qualche influenza industrial e più pesante, certamente un’evoluzione del vostro sound.

Partendo da “When We Were Gods” è uno dei miei brani preferiti. Quando l’abbiamo scritta, sapevamo che sarebbe stata speciale. Ha tutto quello che serve. Un po’ di Heroin Diaries, un po’ di This is Gonna Hurt. E’ un pezzo speciale. Mi ricordo di quando ho inciso il mio solo di chitarra. Non li provo mai prima di entrare a registrare; di solito mi concentro sempre molto sul riff, sulle melodie della chitarra e sulla struttura del brano, ma lascio sempre per ultimo la parte solista. In questo caso invece mi è uscito molto spontaneamente, mentre James aveva appena concluso una sua sezione. E il bello è che la stiamo suonando dal vivo e ha una potenza ancora maggiore.

Per quanto riguarda “Belly Of The Beast” è il primo brano che abbiamo scritto insieme per l’album. Ha questo feeling molto oscuro e sinistro, è un pezzo molto figo.

Un altro brano veramente interessante è Rise Of The Melancholy Empire, il pezzo che chiude l’album. Penso che si possa avvertire una certa connessione con Life After Death, ultimo brano di The Heroin Diaries. Qual è il concept dietro a questo pezzo così drammatico?

Stavamo registrando un altro brano, ma continuavamo a parlare di incidere un brano speciale, epico, di 7-8 minuti. Ma ormai eravamo alla fine delle registrazioni e non avevamo ancora scritto nulla che si potesse utilizzare in questo modo. Ormai avevamo alzato bandiera bianca perché non avevamo idee valide. A un certo punto ero rimasto da solo in studio, mentre James si era preso una piccola pausa. Io mi stavo veramente annoiando, cazzeggiavo col telefono e strimpellavo qualcosa. James a quel punto entra e mi chiede cosa stessi suonando ma gli dissi che era solo una cosa suonata a caso. A quel punto ho provato a ricostruire cosa stessi improvvisando; l’intro del pezzo è  esattamente nato in quel momento, da quelle note. Da lì abbiamo iniziato a lavorare su quella che sarebbe poi diventata Rise Of The Melancholy Empire. Abbiamo scritto l’intero brano in quella sessione. Abbiamo inviato il demo a Nikki che in quel momento era Europa, in tour con i Motley. Era il giorno degli attentati di Parigi, della strage del Bataclan. Appena rientrato in hotel dopo il concerto ha scritto il testo del brano ispirandosi proprio ai fatti che erano successe poche ore prima in Francia. Alla fine ne è uscito un brano grandioso.

Leggendo i testi ci sono parecchi riferimenti a Dio. Qual è il rapporto dei Sixx:A.M. con la religione e quel dio che citate è un riferimento a qualcosa in particolare o è solo un’entità generica?

Penso che Dio sia ciò che noi creiamo. Personalmente sono cresciuto in una famiglia molto religiosa, ma non siamo assolutamente una band che abbia dei collegamenti diretti con la religione. James non crede in Dio, io sì, sono cresciuto in un ambiente molto religioso. Quello che invece ci accomuna è che tutti noi, e probabilmente molti dei nostri fan, è di esserci trovati in momenti di forte disperazione nella nostra vita. In quel momento, qualsiasi cosa sia, ti aggrappi a qualcosa di più grande di te, speri che ci sia qualcosa più grande di te. Sei esausto di bere e non ne puoi più di vomitare nel cesso e preghi dio che tutto quello finisca. E’ una speranza più che qualcosa di concreto; non vogliamo assolutamente inculcare un messaggio ne tanto meno predicare.

Ok DJ, il nostro tempo è finito ma so che hai qualcosa da raccontare di speciale legato all’Italia e al concerto che si terrà tra pochi minuti.

Ero con mia moglie questa mattina e lei stava guardando il telegiornale e stavano parlando del bruttissimo fatto di cronaca riguardante la coppia che a Milano aveva gettato dell’acido contro delle persone, nello specifico un ragazzo di nome Stefano (Savi). Mia moglie, essendo colombiana ma avendo vissuto in Italia da quando era 14enne, mi traduceva cosa stessero dicendo. Stavano intervistando Stefano e la cosa era abbastanza toccante. Alla fine dell’intervista gli chiedevano  chi fosse la sua attrice preferita, attore preferito, sportivo ecc; infine la giornalista gli chiede quale fosse la persona che avrebbe voluto incontrare in tutto il Mondo e lui risponde: DJ Ashba. Ero veramente senza parole. Holy Shit. Immediatamente ho chiesto a mia moglie se potesse rintracciare Stefano o mettersi in contatto in qualche modo con lui. Oggi sarà quindi mio ospite, ha accettato il mio invito. Sono felice che possa partecipare al concerto; quello che gli è successo è veramente brutto. Lui si godrà il concerto con noi, mentre quegli altri due falliti stanno marcendo in prigione. Chi sta ridendo ora?

Sixx AM_Gods of Metal 2016_Monza_Mairo Cinquetti-12

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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