Sinsaenum: “Echoes Of The Tortured” – Intervista a Frédéric Leclercq

Il progetto Sinsaenum nasce da un’idea di Frédéric Leclercq dei power metallers Dragonforce, che dà vita a un nuovo “super gruppo” il cui intento è quello di riprendere le sonorità più classiche del death metal di fine ’80 e inizio ’90, una grande fonte di influenza per il talentuoso musicista francese. Il nostro riunisce cinque amici che appartengono a differenti modi di intendere la musica estrema e il risultato è “Echoes Of The Tortured”, di cui il buon Frédéric ci svela numerosi particolari nell’intervista che segue. Abbiamo Joey Jordison (ex-Slipknot) alla batteria, il tandem vocale composto da Sean Zatorsky (Dååth ed ex-Chimaira) e Attila Csihar (Mayhem, Sunn O)))), il bassista Heimot, dai blacksters francesi Seth e come secondo chitarrista Stéphane Buriez, dai Loudblast. Una all-stars band che di certo farà discutere gli appassionati del genere.

Per prima cosa benvenuto e grazie dell’intervista! Frédéric, hai dichiarato che il materiale di “Echoes Of The Tortured” era pronto già dal 1998. Come mai hai deciso di dare vita ai Sinsaenum tanti anni più tardi?

Sì, alcuni riff sono stati composti nel 1998. Devi capire che sono un musicista e compongo muisca e canzoni da più di vent’anni. E così una parte di quello che avevo creato parecchio tempo fa è finita su “Echoes Of The Tortured”. Un disco come quello dei Sinsaenum è qualcosa che desideravo fare da sempre. Ho trovato le persone giuste e finalmente è diventato realtà.

Ci vuoi presentare i musicisti che appaiono sull’album? Avete avuto modo di incontrarvi e lavorare insieme oppure, grazie alle tecnologie odierne, ognuno ha dato il proprio contributo in separata sede?

Sono tutti miei amici. Quello che volevo fare era suonare della buona musica con persone che conoscessi e che fossero anche dei grandi musicisti. Essere stato in tour tante volte e tanto a lungo mi ha dato la possibilità di conoscere davvero tanti grandi musicisti e grandi persone. Ho incontrato Stéphane la prima volta vent’anni fa, la mia band aprì un concerto dei Loudblast vicino alla mia città. I Loudblast sono stati la prima death metal band che abbia ascoltato e Stéphane è diventato uno dei miei migliori amici. Naturale averlo a bordo. Joey ed io ci siamo conosciuti nel 2008 al Rockstar Mayhem Festival, negli Stati Uniti. Abbiamo scoperto di avere una passione in comune per il death e il black metal, ci siamo ripromessi che avremmo dovuto suonare qualcosa insieme un giorno…e abbiamo mantenuto la parola! Ho conosciuto Sean nel 2009 quando i Dååth aprirono il tour americano dei Dragonforce, Attila ad un festival nel 2012 e Heimoth più o meno nello stesso periodo. All’inizio l’album era autofinanziato, ho mandato le demo a ciascuno di loro e c’è stato uno scambio di idee e opinioni, poi ognuno ha registrato separatamente perchè era più comodo che non doversi spostare. Ho a che fare con dei grandi musicisti, mi fido ciecamente del loro talento e non c’era certo bisogno che gli stessi addosso.

E cosa ci dici “Echoes Of The Tortured”? Vuoi descriverlo?

E’ tutto ciò che mi piace davvero del death e del black metal. Ho voluto provare a fare il disco che avrei voluto ascoltare basandomi sugli album che ascoltavo da ragazzino, quando avevo scoperto il genere. Sai, certe band hanno un grande impatto sul tuo modo di scrivere musica, paragonerai sempre tutto il resto a questi gruppi che hanno fatto parte delle tue radici.

Ascoltando l’album ho immaginato un sicncero tributo alla scena del death metal americano di fine anni ’80 / primi anni’90. Ho pensato a band come i Morbid Angel innanzitutto, ma anche Malevolent Creation, Vital Remains, Immolation, Nocturnus e altre ancora. Sei d’accordo? Quali altre influenze ti hanno portato alla realizzazione dell’album?

Adoro alcuni dei gruppi che hai nominato, altri invece non li ho ascoltati spesso. Sono cresciuto ascoltando Morbid Angel, Pestilence, Carcass, Deicide, Obituary, Slayer, Mayhem , Dark Funeral, Marduk, My Dying Bride e anche compositori classici come Beethoven, Bartok, Schoenberg. Poi le colonne sonore dei film horror. Mi piace tutto ciò che è violento, oscuro, triste, rabbioso.

Di cosa parlate nei testi? C’è un concept o un argomento ricorrente?

No, non esattamente. E’ un po’ come per la musica: manifestiamo le nostre sensazioni più oscure. In qualche modo questa band è catartica per noi. I testi parlano di morte, incubi, suicidio…tutti quei pensieri negativi che stanno dentro di noi.

Vuoi dirci in che modo avete lavorato all’album e qualche particolare sulla produzione e la registrazione?

Ho composto tutte le canzoni e scritto una buona metà dei testi, poi ho inviato tutte le demo ai ragazzi. Ognuno di loro ha avuto la libertà di metterci il proprio tocco, ad esempio mi è piaciuto come Joey sia intervenuto con alcuni effetti per la batteria, addirittura ha cambiato alcune parti. Sean ha scritto un’altra buona parte dei testi. Come ho detto prima, ognuno ha registrato separatamente e io ho fatto da supervisore. Al termine dei lavori, ho raccolto il tutto e sono andato in Svezia per mixare l’album con Jens Bogren nei suoi Fascination Street Studios.

Come mai avete scelto la canzone “Splendor And Agony” per girare il video? Vuoi dirci qualche particolare del making of?

La canzone mostra molto bene lo stile dei Sinsaenum in tutto ciò che è: blast beats e tocchi di black metal. Abbiamo pensato che fosse giusto presentare la band in tutto il suo potenziale. “Army Of Chaos” era più una dichiarazione di ciò che siamo, una sorta di foto in bianco e nero che rappresenta l’unità della band, un pezzo facile da capire per il pubblico e così abbiamo scelto “Splendor And Agony”, un pezzo davvero brutale, potente, intenso, per soprendere e scioccare i nostri fans. Abbiamo registrato entrambi i video in Ungheria con il team “Independent Film”. Hanno fatto un ottimo lavoro, in particolare siamo soddisfatti delle scelte scenografiche. Per “Splendor And Agony” abbiamo usato sangue finto ma anche sangue vero e indossato delle lenti a contatto che ci rendevano completamente ciechi! E’ stata un’esperienza dura ma affascinante.

Avete registrato un’introduzione quasi per ciascun pezzo e poi lo avete messo sull’album come una traccia a sè stante e non parte della canzone. Come mai questa scelta?

Ho voluto che gli ascoltatori potessero farsi un viaggio musicale e creare un’atmosfera, per avere un inizio e una fine. Gli interludi danno il tempo di respirare tra un pezzo e l’altro e introducono l’argomento della canzone che sta per arrivare. E’ stato un lavoro lungo farle coincidere tutte.

Hai dichiarato che la intro strumentale “Lullaby” è un omaggio ai Goblin, maestri del dark progressive italiano. Ti piacciono questa band e il vecchio prog italiano?

Adoro i Goblin. Il mio interesse per i film horror mi ha portato a scoprire il loro album, più di vent’anni fa. Ho amato da subito i loro lavori, anche del periodo in cui si chiamavano ancora Cherry Five. Non conosco molto bene la scena progressive italiana, a parte i Goblin, ho iniziato a seguirla da poco.

Hai detto anche che alcuni testi sono ispirati ai nostri film gialli, è così?

Non c’è una canzone ispirata a un particolare giallo italiano, solo alcune citazioni, però mi piacciono molto alcuni film come “Macabro”, “Profondo Rosso” e “Suspiria”. Barbara, una mia amica italiana, mi ha regalato “La Casa Dalle Finestre Che Ridono” in DVD!

Pensi che suonerai mai dal vivo con i Sinsaenum, magari con una line-up differente?

Abbiamo intenzione di suonare dal vivo ma non con una line-up differente. Tutti e sei, oppure niente. E’ quello che vogliamo e che crediamo giusto. I nostri fans devono capire che abbiamo tutti altre band in cui siamo impegnati e non è facile coordinarsi. Non so ancora quando, ma di sicuro faremo dei concerti.

E dei Dragonforce cosa ci dici? State lavorando con la band in questo periodo?

E’ uscito un best of dal titolo “Killer Elite” e stiamo registrando il nuovo album. Ho scritto parecchie canzoni come ho fatto anche nel precedente “Maximum Overload” e ancora una volta lavoreremo con Jens Bogren.

Non ultimo, vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fans italiani?

Spero che “Echoes Of The Tortured” vi piaccia, non vedo l’ora di rivedervi tutti! Continuate a supportare il metal, comprate i dischi e andate ai concerti. Grazie di esistere, so che è un luogo comune, ma se non ci foste voi, noi non saremmo qui.

SINSAENUM

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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