Simo: “Stranger Blues” – Intervista a JD Simo

I Simo, nuovo power trio capitanato da JD Simo, tornano in Italia per un’imperibile data da headliner al Druso di Ranica (BG) l’1 Novembre. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere proprio con il leader della band, approfondendo storia e genesi del debutto “Let Love Show The Way“.

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Ciao JD, benvenuto su Metallus.it. Per i nostri lettori italiani che ancora non ti conoscono, ci vorresti introdurre brevemente la tua storia come musicista?

Ho iniziato a suonare veramente molto preso, attorno ai 4-5 anni. Mi innamorai di Elvis Presley e del film The Blues Brothers; queste due cose mi fecero innamorare della musica. Mi venne regalata una chitarra quando avevo quattro anni. Di fondo sono autodidatta, ascoltavo le canzoni e le imparavo da solo, cercando di ripetere ciò che ascoltavo. Ho iniziato ad esibirmi live attorno ai nove anni, nei club, bar e altro. A 15 anni ho lasciato casa, lasciato la scuola e sono andato on the road, per suonare ovunque. Di alcune cose ora non sono molto orgoglioso, ma è andata così. A quel punto è iniziata veramente la mia carriera di musicista. Alla fine sono arrivato a Nashville, attorno ai 20-21. Sono diventato un musicista session a quel punto, suonavo per altri musicisti. Ho incontrato gli altri membri della band Simo facendo proprio questo lavoro.

Il nuovo album “Let Love Show The Way” è stato pubblicato da poco. Partiamo dal titolo e dal messaggio.

Sì l’album prende il titolo da uno dei brani che abbiamo composto. E’ un messaggio sicuramente positivo, cosa che comunque ritorna su gran parte dei brani che abbiamo composto. Ci siamo divertiti veramente tanto a realizzare l’album e dobbiamo ringraziare l’etichetta che ha creduto in noi e ci ha mandati in tour in tutto il mondo. Siamo molto contenti, ma stiamo già scrivendo e provando cose nuove. A questo punto siamo già proiettati nel nuovo lavoro.

Avete registrato ai Big House, suonando la Gibson Les Paul Goldtop di Duane Allman; penso che si possano rintracciare alcune influenze della sua band. Quali sono le sensazioni che hai provato suonando quello strumento?

Sì in realtà avevamo già registrato tutto l’album in una sessione precedente, registrazione che ci ha permesso di ottenere il contratto discografico. Eravamo ai Big House per incidere solo un paio di bonus track, nient’altro. Due giorni di lavoro e via. Abbiamo però iniziato a suonare anche il materiale che avevamo già pronto e suonava così bene che abbiamo deciso di tenere per l’album gran parte delle nuove registrazioni e solo qualche estratto dalla prima session. Per quanto riguarda la chitarra, conosco questo mio amico che la possiede e l’avevo già provata qualche volta. Usarla per registrare però è stato decisamente fico; gli Allman Brothers sono senza dubbio una delle nostre grandi influenze.

Solitamente iniziate a comporre dalle jam sessions, suonando insieme o ognuno porta qualche idea e ci lavorate più a tavolino? Penso che l’improvvisazione sia una forte componente del vostro background.

Nel primo album sicuramente molto è nato dal lavoro insieme, dall’improvvisazione e dall’alchimia di noi tre insieme. In realtà ora le cose si stanno già evolvendo in modo differente. Infatti sto lavorando ad alcune idee sia da solo che insieme a un mio nuovo collaboratore. Ma resta salvo il fatto che poi le sviluppiamo insieme, con la band. Quindi è un buon mix tra le due cose. Attualmente stiamo procedendo nei ritagli di tempo perché il tour a cose fatte conterà oltre 200 date tra States e Europa.

La traccia d’apertura, “Stranger Blues” è un mix perfetto delle vostre influenze, dal blues all’R&B fino alla psichedelia. E’ sicuramente una traccia speciale. Come la descriveresti?

E’ un brano particolare. In realtà non avevamo pianificato di registrarlo, non lo avevamo scritto. Abbiamo semplicemente suonato, stavamo jammando su un mood che stavamo provando. Niente di pianificato. Avevo solo un testo pronto e ho provato ad adattarlo a quello che ne stava uscendo e alla fine tutto è andato al proprio posto. E’ un brano molto spontaneo.

Un altro brano che ci è piaciuto molto è “I’ll Always Be Around”, che mi sembra parlare d’amore e di allontanarsi dalla persona che sia ama. Qual è il signficato più profondo?

In realtà anche questo è un brano che è nato in modo molto genuino, senza volerci dare un signficato preciso. Parla comunque del fatto di fare ciò che ci si sente di fare e di lasciare che le cose accadano, senza porsi troppe domande. Può riguardare la persona che si ama, o un amico, o può parlare della morte o semplicemente di te stesso che rifletti sulla tua vita: a volte ci sono delle cose che devi lasciare ed andare avanti. Comunque il concetto centrale è sicuramente l’amore, il resto lo lascio all’ascoltatore.

E di “Becky’s Last Occupation” cosa mi puoi dire?

Questo brano parla di un argomento molto differente. Riguarda la crisi finanaziaria iniziata negli States qualche anno fa. Se vuoi è una sorta di critica e di analisi verso quella piccola fetta di popolazione, il 2-3%, che possiede la maggior parte della ricchezza totale. Arrivo da un background ancorato alla “working class” e quello per me è un mondo decisamente alieno, con cui ho sempre fatto fatica a rapportarmi.

Siete attualmente in tour in Europa e vi aspettiamo in Italia l’1 Novembre al Druso di Bergamo

Sì, è la nostra seconda volta in Italia. Siamo già stati a Milano e a Roma con i Blackberry Smoke in estate, due concerti fantastici e non vediamo l’ora di tornare on stage per questa data da headliner.

Negli ultimi due-tre anni il rock’n’roll classico, old school, sta tornando decisamente in auge, con molti giovani e nuovi artisti in prima linea, insieme alle label appunto come Mascot che stanno spingendo molto questa sorta di revival, cosa ne pensi?

Penso che quando parliamo di rock’n’roll possiamo intenderlo in molti modi. Quando è suonato al meglio, può racchiudere tantissime cose e tantissime influenze. Può essere country, folk, gospel, blues, jazz. Ma il rock di fondo, quando è di alto livello, è primitivo, è emozionante. Questo è il minimo comune denominatore più che qualche particolare influenza o stile. Penso che questo tipo di musica possa sempre trovare un buon pubblico quando è genuino e spontaneo, perché punta al cuore, sia che trasporti un messaggio positivo e di gioia, sia nei suoi frangenti più tristi e malinconici, due aspetti che hanno sempre caratterizzato il rock’n’roll. Dal mio punto di vista, mi innamoro facilmente della musica che in qualche modo dipinge alcuni aspetti della mia vita, di ciò che sento dentro. Penso che sia questa la chiave.

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tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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