Shiraz Lane: “Gotta Be Real” – Intervista a Ana Willman

E’ nuovamente la Finlandia a proporci una band degna della nostra attenzione; gli Shiraz Lane che sono giunti al secondo album intitolato “Carnival Days” e che li riconferma come uno delle nuove band emergenti più interessanti degli ultimi tempi. Incuriositi dalla loro proposta li abbiamo contattati per saperne di più. Ai nostri microfoni il batterista Ana Willman.

Innanzitutto benvenuto su Metallus. Iniziamo subito l’intervista accennando una breve storia della band per i lettori che ancora non sono familiari al nome degli Shiraz Lane.

Nel 2009 Hannes (il cantante) e Ana (il batterista) hanno avuto l’idea di formare una band e Miki è stato il primo ad entrare nel gruppo. Quando Jani si è unito a noi nel 2011 come chitarra solista, abbiamo iniziato a prendere tutto sul serio, a fare concerti e a comporre i nostri pezzi. Tre anni a suonare intensivamente nei centri giovanili e nei bar dell’area di Helsinki ci hanno portato a vincere una competizione chiamata Hard Rock Rising dove abbiamo trovato il nostro manager e come premio abbiamo avuto la possibilità di suonare uno show a Toronto. A quel punto Joel si è unito alla nostra formazione come bassista e abbiamo subito sentito che la line-up era finalmente perfetta.

Abbiamo registrato un Ep “Be the Slave Or Be The Change” all’inizio del 2015 e abbiamo fatto passi davvero importanti nella nostra carriera molto velocemente suonando a molti festival in Finlandia e volando a Tokyo per esibirci davanti a duemila persone. Abbiamo firmato un contratto discografico con la Frontiers Music Srl e pubblicato il nostro album di debutto  “For Crying Out Loud” nell’aprile del 2016. Subito dopo siamo andati in tour due volte in Europa come gruppo di supporto e fatto un sacco di concerti da headliner in Finlandia e anche un tour solo nostro in Spagna. Abbiamo iniziato a lavorare al secondo disco “Carnival Days” alla fine del 2016 e lo abbiamo poi registrato nel 2017.

Carnival Days” è il vostro secondo full-lenght e penso che il vostro sound sia ben definito e riconoscibile, ma rispetto al vostro debutto ci sono anche elementi nuovi come un avvicinamento maggiore al blues e anche verso territori pop. Sei d’accordo e puoi dirci secondo te quali sono le maggiori differenze con “For Crying Out Loud”?

La tabella di marcia per la pubblicazione di “For Crying Out Loud” era piuttosto frenetica. E’ un buon album ma nel complesso sentiamo che non è risultato perfetto. Con “Carnival Days” abbiamo avuto molto tempo in più per comporre i brani, pensare agli arrangiamenti e finalizzare il tutto. Non avevamo fretta così abbiamo potuto pensare a molte diverse possibilità per far risaltare i pezzi e non necessariamente intraprendere la via più semplice. Con questo album siamo riusciti ad avvicinarci davvero al suono reale degli Shiraz Lane.

Dove “For Crying Out Loud” risulta un disco di hard rock più diretto in “Carnival Days” siamo riusciti invece a catturare molte altre differenze e questo è un aspetto cruciale del nostro sound. Tutti noi abbiamo un sacco di influenze e fonti di ispirazione diverse, quindi è fantastico che tu possa finalmente ascoltarle nel nostro disco. E ovviamente più suoni, provi e componi e meglio riesci in tutto questo, quindi si può proprio dire che siamo molto cresciuti rispetto al primo disco. Abbiamo anche realizzato “Carnival Days” in uno studio migliore e il suono e il mix complessivo dell’album sono nettamente superiori.

Un brano che ci ha davvero  incuriosito è la title track che ci ha molto sorpreso con l’inizio molto particolare con il sassofono, puoi raccontarci qualche cosa di più su questo brano?

Realizzare la title track è stata una cosa davvero naturale per noi. Ricordo che Miki ha tirato fuori il riff e gli accordi in modo molto spontaneo e noi ci siamo accodati a lui praticamente suonando la canzone subito dopo. La parte divertente di tutto questo è stata  che per la prima volta in assoluto Hannes per scherzo stava canticchiando le sue idee per le melodie in finlandese e noi ci siamo divertiti un sacco a sentirlo. L’atmosfera jazz dei versi è venuta in seguito quando abbiamo fatto la pre produzione con il nostro producer ed è stato il tocco finale di cui la canzone aveva bisogno per brillare. Abbiamo cercato di avvicinarci all’intero disco usando elementi e strumenti differenti nelle registrazioni e per questa traccia abbiamo trovato che il sassofono e gli arrangiamenti per il pianoforte si adattassero alla perfezione. Abbiamo scelto che fosse la canzone d’apertura dell’album per sorprendere un po’ l’ascoltatore e per fare una dichiarazione di intenti per far capire l’evoluzione del nostro sound.

Altre due composizioni che lasciano il segno sono “Shangri-La” e “Reincarnation” quest’ultima soprattutto è molto diversa dal materiale a cui ci avete abituato, raccontaci di cosa parlano e come sono state composte.

Entrambe le canzoni erano in cantiere da un po’ di tempo. Hannes ha elaborato le melodie del coro per “Shangri-La” quattro anni fa quando stava dormendo nel cottage della sua famiglia e in sogno ci ha visti suonare quel pezzo dal vivo. Abbiamo cercato di farlo accadere durante la lavorazione di “For Crying Out Loud“,  ma credo non fossimo pronti a farlo correttamente a quel punto ed è stata una benedizione che non abbiamo provato a spingerci in quella direzione perchè ora è uscita in modo perfetto. Probabilmente è il pezzo più melodico dell’album e entrambe sia musicalmente che a livello di testi sono una specie di inno riguardo la nostra prospettiva del mondo.

Reincarnation” è nata come idea di fare una canzone sul cerchio della vita. Nel 2014 già avevamo la struttura, ma le melodie e il testo erano un punto interrogativo. Abbiamo messo il brano da parte e lo abbiamo ripreso quando abbiamo iniziato a lavorare a “Carnival Days” e l’esperienza maturata dal primo disco ci ha aiutato a completare il pezzo. Volevamo eliminare tutti gli standard normali che tendi ad avere mentre crei una canzone e semplicemente inserire  feeling e variazioni diverse, piuttosto che creare un brano diverso di ogni parte. Come la vita stessa,  la song si apre con un battito del cuore ed inizia a crescere e ti porta in posti dove non avresti mai pensato di andare. I testi rappresentano gli esseri umani che sono esseri spirituali che intraprendono un viaggio nel mondo materiale per rinascere in qualche forma dopo la morte. “E’ la bellezza della vita, la bellezza di tutto, la bellezza di dire addio e riunirsi di nuovo”.

Il vostro album alterna momenti più granitici come “The Crown” ad altri più melodici come “Gotta Be Real”, in quale dei due aspetti ti identifichi maggiormente?

Entrambi in realtà. Il nostro scopo è mixare musica rock sbalorditiva e grezza con un mood bello e melodico. In “The Crown” si potrebbe dire che ci sono i due aspetti di noi in una canzone sola, dal momento che i riff e i versi sono hard rock dall’impronta più tradizionale e il pre-chorus e i cori hanno un’atmosfera più melodica. Ci è sempre piaciuto suonare anche dolcemente e in modo soft e questo si può sentire in “You Gotta Be Real“, quindi in definitiva penso che entrambi i pezzi rappresentino il nostro suono allo stesso modo.

Molti associano la vostra proposta a band come Eclipse e H.E.A.T. questi paragoni vi stimolano o rappresentano un limite?

Entrambe sono delle grandi band e gli H.E.A.T. in particolare sono stati un’influenza per noi. Credo che per un gruppo relativamente nuovo come noi sia bello avere una sorta di paragone che aiuti le persone a cui piace quel tipo di musica a trovare formazioni vicine a quelle sonorità. Ma quando si tratta di noi che creiamo musica e facciamo concerti, non penso che importi a chi veniamo paragonati e perchè. Noi facciamo le nostre cose e non lasciamo che le opinioni delle persone influiscano sul nostro lavoro. Ascoltare la musica può essere un’esperienza individuale, e molte volte persone diverse trovano diversi aspetti in essa, quindi quando uno sente un po’ degli H.E.A.T o degli Eclipse nella nostra proposta, altri potrebbero trovare influenze più presenti di altri gruppi. Ecco perchè non penso che i paragoni dovrebbero essere presi troppo sul serio, ma possono certamente aiutare gli ascoltatori a trovare la tua band ed è una buona cosa.

Preferisci la dimensione live o in studio?

L’esibirsi dal vivo è un’esperienza molto più primitiva e sento che è l’anima della musica rock. E’ dove si trova la magia, dal momento che è spontanea e puoi esprimere le tue emozioni alle persone che sono fisicamente lì e la loro reazione ti dà energia. E’ un’interazione tra te e il pubblico. Anche lavorare in studio è molto divertente ed è davvero creativo. Di solito lavori su un breve pezzo di musica per molto tempo e quando lo completi e hai il risultato finito in mano, la sensazione è unica. Quindi per me lo studio potrebbe essere più simile al lavorare e l’esibirsi dal vivo di più come divertirsi, ma non posso sceglierne uno rispetto all’altro.

Ritorniamo a parlare del nuovo disco come è stato accolto fino adesso dagli addetti ai lavori e dai fan?

Per ora i fan lo amano e la reazione da parte della stampa è fantastica. Abbiamo ricevuto molte recensioni con voti altissimi ed è una bellissima sensazione che lo abbiano ritenuto un grande album. Prima di pubblicarlo lo abbiamo suonato agli amici e ai parenti e dal loro feedback siamo sicuri che la reazione sarà molto positiva su larga scala.

Che cosa rappresenta la copertina e da chi è stata disegnata?

E’ stata progettata dall’unico e solo Joel Alex (il bassista). Joel si occupa di tutto il nostro artwork ed è fantastico in questo. E’ una benedizione per noi che siamo in grado di occuparci di questo per conto nostro ed assicurarci che il risultato sia al 100% rappresentativo della nostra visione. Il nostro logo è la lettera S che si fonde con una forma Ying & Yang che è un simbolo dove gli opposti sono rilevanti in tutta la nostra esistenza. Non c’è il bene senza il male, non c’è la luce senza il buio. Volevamo che il logo fosse davvero immediato e fondamentalmente fosse l’unica cosa nella copertina. Lo sfondo è una fotografia di una giacca di pelle che apparteneva ad un famoso cantante finlandese Samuli Edelmann.

Quanto vi ha aiutato lavorare con un produttore esperto come Per Aldeheim?

Per è stato come se fosse il sesto membro della nostra band durante la lavorazione del disco e siamo stati estremamente fortunati ad averlo trovato molto presto quando abbiamo iniziato a comporre le canzoni. Ci ha aiutato molto con la pre produzione, è volato in Finlandia per le prove e ha fatto tutto il possibile per rendere questo album grandioso. Ha avuto delle grandi idee sopratutto per quanto riguarda le melodie in modo che le canzoni rimanessero subito impresse nella testa dopo il primo ascolto e poi è davvero abile negli arrangiamenti delle percussioni e delle tastiere. Il suo contributo è stato molto importante per il disco e gli siamo davvero grati. E’ stata anche una grande esperienza per noi lavorare a Stoccolma piuttosto che a Helsinki, dato che eravamo lontani da casa ci siamo concentrati al cento per cento sull’album.

Qual è il vostro rapporto con i social network e internet in generale, quanto può condizionare le nostre scelte?

Al giorno d’oggi essere attivi sui social media è una delle cose più importanti quando si tratta di promuovere la tua band. Tutto accade su internet, quindi devi essere lì e devi fare in modo che il tuo gruppo abbia un bel aspetto. Ai tempi dovevi promuoverti mettendo poster e volantini in giro adesso lo fai mettendoli nei vari profili ed è vivido, in tempo reale e raggiunge molte più persone. L’unica cosa brutta è che sembra non ci sia più mistero nel rock n roll dal momento che sembra che tu debba dire alla gente ogni singola cosa su di te per mantenere vivo il loro interesse.

Quali sono i vostri progetti futuri nell’immediato?

Al momento ci stiamo godendo l’uscita di “Carnival Days“, avremo un release show a Helsinki e faremo un po’ di date in Finlandia per tutta la primavera. In estate sarà il momento dei festival e stiamo programmando di fare degli spettacoli all’estero anche nel 2018. Speriamo di poter suonare il maggior numero possibile di show nel maggior numero di paesi.

Grazie mille per l’intervista ti lasciamo lo spazio per un messaggio ai nostri lettori e ai vostri fan italiani.

Date un ascolto al nostro nuovo album “Carnival Days“, suonatelo al massimo del volume e parlatene ai vostri amici! Ricordate di essere gentili con gli altri e con voi stessi e keep on rocking! Peace out!

 

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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