Shinedown: “Cut The Cord” – Intervista a Barry Kerch

Barry Kerch, batterista degli Shinedown, racconta a Metallus la storia dietro il nuovo album della band americana Threat To Survival. Lo fa raccontando di un disco a suo modo di vedere diverso rispetto agli altri della band americana, più cupo e con il racconto della ritrovata consapevolezza da parte del cantante (Brent Smith) dopo un periodo di estrema difficoltà. Queste le parole di Barry Kerch.

Ciao Barry, prima di tutto grazie delle tua disponibilità e per il tempo concesso a noi e a tutti i lettori di Metallus.it, ora però andiamo subito al sodo e parliamo del nuovo album degli Shinedown “Threat To Survival”, raccontaci la sua storia.

“Threat To Survival” è prima di tutto un passo in avanti rispetto a tutto quello che abbiamo fatto in passato, è autobiografico ed è diverso rispetto al passato perché abbiamo provato a lavorare in maniera diversa con elettronica e percussioni. Tutto questo perché non abbiamo mai cercato di fare lo stesso album due volte. Abbiamo cercato di crescere e questo è il risultato considerando anche il nostro passato artistico.

Ascoltando il disco ho avuto l’impressione che il disco sia leggermente più melodico e “soft”, decisamente più “radio-oriented” rispetto al vostro precedente disco. Tu cosa ne pensi?

Beh, forse a livello musicale il disco potrebbe sembrare più melodico, ma a livello di testi il disco è decisamente più oscuro rispetto al passato. Non abbiamo cercato almeno intenzionalmente di costruire un disco con elementi radiofonici, è uscito così con forse un paio di canzoni un po’ più radiofoniche ma senza l’intenzione di voler a tutti i costi costruire una hit radiofonica. Come ti ho detto precedentemente il disco risulta essere piuttosto cupo a livello lirico ed abbiamo cercato di dare una continuità anche a livello musicale, proprio per questo penso che nonostante tutto il disco risulti essere più oscuro rispetto il passato.

Parliamo un po’ del processo compositivo e di registrazione: quali sono stati le differenze principali con il precedente “Amaryllis”?

In effetti sono state molte diverse le differenze anche perché abbiamo avuto più produttori a nostra disposizione per le varie canzoni che compongono “Threat To Survival”, mentre nel disco passato abbiamo avuto un solo ed unico produttore che ha lavorato con noi. Non è stato intenzionale perché le canzoni che abbiamo scritto per “Threat To Survival” avevano bisogno di approcci diversi e quindi di produttori diversi. È stato come un processo che ci ha permesso di dare un “vestito” adatto a tutte le canzoni. Per quello che riguarda il processo di scrittura dell’album si è svolto come al solito, mentre anche per il processo di mastering anche qui abbiamo avuto a che fare con molti tecnici. C’era un sacco di gente tutto il giorno, ma ci hanno lasciato molto spazio per provare diverse soluzioni a seconda delle canzoni e ovviamente a seconda del produttore che aveva lavorato sulla canzone.

So che l’album ha subito dei ritardi per alcuni problemi di salute che ha avuto Brent, che cosa è successo di preciso e qual è la sua attuale situazione di salute?

Brent sta bene. Adesso la situazione è ok e non è certo un segreto che Brent abbia avuto in passato problemi di dipendenza, ma ora ha recuperato totalmente. Non ci sono problemi per lui oggi nel combattere le esperienze del suo passato: proprio per questo motive molte delle canzoni parlano di questa situazione. Una canzone come canzone come Black Cadillac parla di lui come se fosse al suo funerale all’interno di un carro funebre (una black cadillac, appunto, ndr.) e di tutte quelle persone che assistono al passaggio di lui all’interno di questa macchina. Ma c’è anche una canzone come “How Did You Love?” dove si interroga se ha lasciato qualcosa di sé agli altri e se è stato una brava persona. E poi c’è “Cut The Cord” dove si parla di dipendenza, droga o alcool non importa, e di come non venir sopraffatti da queste dipendenze.

Mi è molto piaciuto l’artwork dell’album, e penso che l’immagine sia chiaramente legata al titolo del disco. Cosa c’è dietro la sua realizzazione?

Sai, ci abbiamo messo molto tempo nel capire cosa veramente volevamo per la copertina di “Threat To Survival”. Abbiamo avuto a che fare con molte possibili scelte ed alcune delle quali anche simili a quella poi scelta come definitiva. Ma poi quando abbiamo visto l’immagine del serpente che si avvinghia attorno all’uovo abbiamo detto “E’ lei!”, è veramente un’immagine forte: una vera e propria dichiarazione. E’ una copertina che ti permette di dire “Sì, è un album degli Shinedown”.

Penso che in Italia gli Shinedown siano un po’ sottovalutati, hai una tua idea a riguardo? E soprattutto, vi vedremo suonare in Italia?

Noi sottovalutati? Non saprei proprio. Noi diamo sempre il 110% e anche in ogni show dimostriamo ai nostri fan come siamo e quanto valiamo dal vivo. Forse è per questo che in Italia non ci conoscono molto. Stiamo al momento programmando un tour europeo per febbraio/marzo; si è parlato anche di Italia. Attualmente non ho la lista delle città e date sottomano ma so che è sulla lista. Se tutto va bene saremo da voi a febbraio.

Le due canzoni che preferisco dal nuovo album “Threat To Survival” sono “Dangerous” e “Cut The Cord”

Cut The Cord è stata la prima canzone composta per “Threat To Survival”, ed è stata scritta da Eric (Bass, bassista degli Shinedown ndr.) e da Brent. È una canzone che da il tono all’album, perché Eric ed io nel passato abbiamo lavorato molto anche come produttori, su progetti e band che non avevano niente a che fare con il rock’n’roll: alternative e pop. Queste influenze probabilmente si possono sentire nel brano e hanno dato vita e identità a “Cut The Cord”. Quando abbiamo registrato la batteria, abbiamo registrato tutto un pezzo per volta, prima i cimbali, poi questo, poi quell’altro. Poi abbiamo ri-assemblato tutto, il che ci ha dato molto più controllo sul risultato finale del brano. C’è stata molta sperimentazione. “Dangerous” mi pare sia stata invece la prima canzone su cui abbiamo lavorato a Los Angeles per questo album. E’ un brano più rock e diretto, rimanda ai vecchi Shinedown senza per forza copiarne lo stile.

Questa è ormai una domanda che faccio ad ogni musicista: cosa ne pensi di Spotify e di tutto il business dello streaming come musicista?

È un’arma a doppio taglio: permette di entrare a contatto con una infinità di musica diversa che non hai mai ascoltato prima. È molto più veloce che andare in un negozio di dischi a caccia di qualcosa. Ma per quanto riguarda i musicisti e le band penso che sia orribile perché non vieni pagato per la tua musica, questo perché la musica è pressoché gratuita e condivisa gratis dovunque. La generazione di internet non capisce quanto lavoro ci sia dietro la composizione di una canzone e un disco, e soprattutto di quanti soldi ci vogliano per registrare un disco.

Barry, siamo arrivati alla conclusione, vuoi dire qualcosa a tutti i fan italiani degli Shinedown?

Grazie per tutto il vostro supporto e se avrete ancora di pazienza ci ritroveremo presto. Non vediamo l’ora di suonare per voi ancora una volta!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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